Ricorrenza dell'apertura dei cancelli di
Auschwitz 27 Gennaio 1945
Shoah
La parola olocausto,che in greco significa "tutto
bruciato", si riferiva ai sacrifici che venivano richiesti agli
ebrei dalla Torah: si trattava di sacrifici di animali uccisi e
bruciati sull'altare del tempio. Solo in tempi recenti il termine
olocausto è stato attribuito a massacri o catastrofi su larga scala.
A causa del significato teologico che la parola porta, molti ebrei
trovano problematico l'uso di tale termine: viene infatti
considerato offensivo dal punto di vista teologico pensare che
l'uccisione di milioni di ebrei sia stata una "offerta a Dio";
inoltre il popolo ebraico non è stato "tutto bruciato", perché un
suo resto è sopravvissuto al genocidio.
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
0 vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
Guai a sognare: il momento di coscienza che
accompagna il risveglio è la sofferenza più acuta. Ma non ci capita
sovente, e non sono lunghi sogni: noi non siamo che bestie
stanche...
La testimonianza di
Primo Levi: Se questo è un uomo (1958)
«Soccombere è la cosa più
semplice: basta eseguire tutti gli ordini che si ricevono, non
mangiare che la razione, attenersi alla disciplina del lavoro e del
campo. L’esperienza ha dimostrato che solo eccezionalmente si può in
questo modo durare più di tre mesi. Tutti i mussulmani che vanno in
gas hanno la stessa storia, per meglio dire, non hanno storia; hanno
seguito il pendio fino al fondo, naturalmente, come i ruscelli che
vanno al mare. Entrati in campo, per loro essenziale incapacità, o
per sventura, o per un qualsiasi banale incidente, sono stati
sopraffatti prima di aver potuto adeguarsi; sono battuti sul tempo,
non cominciano a imparare il tedesco e a discernere qualcosa
nell’infernale groviglio di leggi e di divieti, che quando il loro
corpo è già in sfacelo, e nulla li potrebbe più salvare dalla
selezione o dalla morte per deperimento. La loro vita è breve ma il
loro numero è sterminato. Sono loro, i Muselmanner, i sommersi, il
nerbo del campo; loro, la massa anonima, continuamente rinnovata e
sempre identica, dei non-uomini che marciano e faticano in silenzio,
spenta in loro la scintilla divina, già troppo vuoti per soffrire
veramente.
Si esita a chiamarli vivi: si esita a chiamar morte la loro morte,
davanti a cui essi non temono perché sono troppo stanchi per
comprenderla:
«Essi popolano la mia memoria della loro presenza senza volto, e se
potessi racchiudere in una immagine tutto il male del nostro tempo,
sceglierei questa immagine, che mi è familiare: un uomo scarno,
dalla fronte china e dalle spalle curve, sul cui volto e nei cui
occhi non si possa leggere traccia di pensiero».
Come se fosse
possibile
dimenticare l’orrore,
quando, nelle orbite vuote,
grida ancor la paura.
Il sole continua a brillare
sull’umana tragedia:
da sempre, il potere
ricerca pretesti di morte.
E la bestia,
assopita nell’uomo,
continua a colpire,
che giova il ricordo
se, ovunque, non cessa
il morire.
Son ebrei,
ceceni, iracheni,
o soldati d’Italia,
sono zingari oppure
fratelli di colore diverso,
ad ognuno occorre la pace
sotto quella bandiera,
ove Cristo impresse
Con passo greve
esco,
da un sogno
dove tutto è annullato,
confuso
in una spirale
di sofferenza.
Memoria,
popolata da presenze
senza volto.
Uomini scarni
dalle spalle curve e
negli occhi
alcuna
traccia di pensiero,
solo
sequenze di ricordi
come ferite
ogni giorno
riaperte.
Trattengo, a stento, un fremito di mani
serrate in spasmi taglienti
e, i frantumi del tempo
che librando nell' aria oscillano,
li vedo cadere come neve sui campi
che più non risuonano di passi.
Maree vagabonde di pensieri,
datemi luce per le immagini sbiadite,
rugiada che rinfreschi germogli
assetati di pace.
Sbiadisca pure, il fiato della vita
ma non muoia mai, il ricordo
di ciò ch' è stato.
IL GIORNO DEL
RICORDO
Luca Capua
Vedo attorno,
l’ignorante perpetuazione
di microscopiche violenze
che, invisibili
ai ciechi occhi dei molti,
vanno accumulandosi,
minacciose nuvole temporalesche,
all’apice dell’ennesimo tornado.
Sento, i vissuti nonni,
raccontare, tra le recenti lacrime,
i lontani scempi,
da disumani menti pianificati.
Vedo, uscire
Dal catodico tubo,
immagini inconcepibili
per chi non le ha vissute.
Sento, inviti a ricordare
per non ripetere,
interrotti
dai quotidiani fatti
di violenta cronaca nera.
Vivo, l’ironica autodistruzione
di questa società,
che non ha tempo
per ricordare.
Nazismo
Mauro Montacchiesi
Lasciarlo risucchiare
dagli obliosi vortici
del Rio Letèo
sarebbe come
ipocritamente
fallacemente
confutarne gli obbrobri
e l’Olocausto
e la Sho’ah
i dumosi germogli
di una mitomania
collettiva!?
Disconoscerlo
sarebbe come gettarne
nuova nefasta semente
ed i venefici frutti
solo attossicherebbero
gli Ebrei
fratelli nostri
diletti!?
Per esorcizzarlo
ascoltiamo la
testimonianza
del Popolo dello Shemà
Israel
che dalla Torah
ha tratto Divina
Saggezza!
Yahweh sia sempre con
Voi
Genti di Sion Suprema e
Perfetta! (Salmi 50,2)
Ch’il feral nero cobra
dalle nefande spire
uncinate
più non infesti
della Terra Promessa i
giardini
più non infetti
i suoi aulenti
primaverili rampolli!
Shalom Nobile Stella di
David!
Lager
Belzec
Mauro Montacchiesi
Con
lugubri rantoli andava spirando Eutanasia (1)
nel
cuore di quel brumoso
algido
marzo del 1942
quando l’ infame Einsatzgruppe Reinhard
prava
legione di Be’ lal (2)
gettò
le fondamenta del contennendo lager Belzec
fucìna
del “trattamento speciale”
subdola
perifrasi di sterminio di massa!
Di
quella Jehannah (3) dove sola ètra era il gas
dove
feral maniscalco era La Parca (4)
che
dalle vitali aure del giorno
i
nostri amati fratelli Ebrei
chiamava a’ cori d’ Eliso (4)
di
quella Jehannah
ben
poco è sopravvissuto
perché
i posteri sapessero!
Su
binari-braceri
invereconde sacrileghe are sacrificali
corpi
cosparsi di benzina
subivano il martirio del vero Olocausto (5)
e poi,
giù, in fosse comuni!
L’ Einsatzgruppe Reinhard
al
comando di Belial Generale dell’ Ombra (6)
con
nefanda solerzia
nel
marzo del 1943 ultimò questa Shoah
Shoah nella Shoah!
Si
ritirò dal lager e cancellò ogni vergogna!
Fondamenta baracche scavi
riaffiorarono molto più tardi
a testimoniar dove migliaia di
figli di Abramo furono stipati
prima del bagno infame.
Tutto questo laggiù
tra larici e abeti
dove il cobra nero strisciava
seminando morte
schizzando veleno.
Adonai Mio Signore
ancor oggi mi chiedo:- Perché?
Adonai Mio Signore
non permettere ch’ il nepènte
profumo del lòto
obnubili del dolore il rosso
giacinto!
Adonai Mio Signore
io soltanto so dire: Shalom!
(1) Programma nazista di eugenetica
(2) Termine biblico per indicare un uomo malvagio
(3) Termine di origine ebraica, ma qui usato per traslato con il
significato di “inferno”
(4) I due termini mitologici sono collegati. Parafrasando il
Foscolo con un’ espressione sostanzialmente paradossale per la
filosofia ebraica, auspico, per traslato, un luogo di beatitudine e
serenità per le vittime della Shoah
(5) …del vero Olocausto-Qui ho usato il termine nella sua ben nota
semantica etimologica: holos=completo e Kaustos=bruciato
(6) …di Belial Generale dell’ Ombra= Nome derivante dal biblico
Be’ lal, per indicare il capo delle legioni del Male
Il
giorno della memoria.
Cristina Pia Sessa Sgueglia
27 gennaio 1945.
“Anniversario della Liberazione”
Di coloro che non erano
Considerati uomini
dalla razza ariana nazista .
Ricordando i 5.557 Ebrei
che persero la vita, durante
la seconda guerra mondiale
A questi è stata dedicata la
"Giornata della memoria".
Più di sessant'anni ormai
son trascorsi, ma…
non dimenticheremo mai.
La storia ne ha annoverato
i giorni della Resistenza,
le stragi, i lager di Flossemburg;
in tutta l’Europa nazista
E nell’Italia di Mussolini.
Doveroso è il nostro rispetto
Per quel periodo senza più assetto.
Soldato sei qui!
Umberta Ortelli
Sei arrivato
tardi
soldato.
Il mio corpo
è già
misera
carcassa
Mi hanno
incolonnata
ignuda.
" Kapò, non
toccarmi
non
spingermi,
so dove
vado.
L'odore
della morte
è nelle mie
ossa,
le vedi
Kapò?
Eppur non
tremano,
Il numero
sul braccio,
si è
raggrinzito,
Guardami
Kapò,
mi
ricorderai,
ti
perseguiterà
il mio viso
di
scheletro,
i miei seni
vuoti,
il ventre
sfondato.
Una volta
ero bella
Kapò"
Una pallida
luna
ha
abbracciato
il mio
ultimo
sguardo.
Soldato sono
qui
chinati,
ascoltami
ricoprimi
con questa
lurida
terra,
è la melma
che affamata
ho divorato.
Tremo,
ricoprimi
sentirò
calore.
Non
guardarmi
così,
non voglio
pietà.
Ora non
soffro
più.
Nulla ha più
un
limite.
Fili spinati
imprigionano ossa
trafitte da ferri di morte
e pianti di madri
D'un solo colore
il cielo d'inverno
di cenere nera
Memoria cancellata
di uomini non uomini
e piove sul nulla...
Eufemia Griffo
Inferno
(Per non dimenticare)
Fabrizio
Corselli
Camminano a stento,
come anime grigie
su una comune fossa,
con ferite bianche
e i capelli rasati,
con lo sguardo spento
e una corona di spine
sulla testa; vagano lenti,
tutti quanti insieme,
lungo uno sterrato
che profuma di morte,
dove crescono soltanto
orditi fiori d'acciaio,
dall'odore di ruggine:
alcune delle loro schiene
tuttora si piegano
ricurve come tralci
sui fradici paletti.
Conduce quel sentiero
a una pira di cemento
il cui fuoco disconosce
della carne d'un martire,
la propria innocenza.
Al patibolo vanno,
pungolati dalla punta
di una baionetta
come appesi al gancio
del macellaio,
senza mai sanguinare.
Solo filo spinato
impresso nelle loro pupille
durante il tragitto,
quale triste ricordo
d'una colpa mai digerita
da coloro che il primato
della razza osannano
nell'alto dei cieli.
Più in alto, però s'innalza
il fumo, da una vicina bolgia,
odora proprio della carne
di quei penitenti
che adesso riscattano
della propria vita
il lungo tormento.
SHOAH MAI
PIU’
Massimiliano Badiali
Alla luce
della Storia
Nella Giornata della Memoria
S’elevi nell’umano e fraterno
Memore pianto d’auspicio un canto:
Mai più cuori ingenui e stanchi
D’agnelli sacrificali tremanti nei campi
Come pecore al macello immolati
Tra sbarre di ferro ansimanti
E sogni di futuro mutilati.
Mai più madri straziate
Per feti trucidati in grembo
O figli spinti con mazze di ferro
O armi alle docce obbligati
Destinati ad essere ammazzati
Mai più impotenti cuori dei padri
Che battono in silenzio
Per disperazione e orrore
Tra l’odore del sangue e del gas l’afrore.
Alla luce della Storia
Nella Giornata della Memoria
S’elevi una preghiera
In memore umano auspicio bianca
Di fraterna speranza:
Shoah mai più
Per voi bambini di Buchenwaid
Mai più nei vagoni come bestie ammassate
Per voi donne di Belsen
Mai più nei campi dell’orrore confinate
PER NON DIMENTICARE – 27 GENNAIO – GIORNO DELLA MEMORIA.
Titolo
dell’opera: Bambino del campo di concentramento
di Auschwitz utilizzato dal Dott. Josef Mengele per i suoi
atroci esperimenti.
Materiale:
refrattario
Il Dott. Josef Mengele fu certamente tra i peggiori criminali
nazisti.
Ad Auschwitz effettuò atroci, orribili ed agghiaccianti
esperimenti sui bambini, in particolare sui gemelli.
Prelevava, senza anestesia, parti di fegato o di altri organi
vitali, iniettava metilene blu negli occhi al fine di mutarne il
colore per renderli azzurri, praticava iniezioni di virus e
trasfusioni incrociate ma l’unico risultato dei suoi folli e
insensati esperimenti era soltanto quello di procurare la morte a
queste creature dopo disumane e inutili sofferenze.
Ed altro ancora….Autrice: MARA
FAGGIOLI
e.mail: mara_faggioli@marafaggioli.it
sito web: marafaggioli.it
Una scultura dedicata ad
un bambino del campo di concentramento di Auschwitz, utilizzato da
uno dei peggiori criminali nazisti , il Dr. J. Mengele, per i suoi
atroci esperimenti.
Ricordare perché ciò che è accaduto non debba mai più ripetersi.
Con questa scultura in refrattario ho voluto rappresentare un
bambino del campo di concentramento di Auschwitz utilizzato dal
Dott. Mengele per i suo atroci esperimenti.
Il Dott. Josef Mengele fu certamente tra i peggiori criminali
nazisti. Ad Auschwitz effettuò atroci, orribili ed agghiaccianti
esperimenti sui bambini, in particolare sui gemelli.
Prelevava, senza anestesia, parti di fegato o di altri organi
vitali, iniettava metilene blu negli occhi al fine di mutarne il
colore per renderli azzurri, praticava iniezioni di virus e
trasfusioni incrociate ma l’unico risultato dei suoi folli e
insensati esperimenti era soltanto quello di procurare la morte a
queste creature dopo disumane e inutili sofferenze.
Nota: Molte
persone sopravvissute ai campi di concentramento hanno continuato la
loro vita sentendosi in "colpa" per essersi salvati. Colpa che è
stato un grande incubo per Primo Levi che disse: Chi è tornato
non ha visto fino in fondo la Gorgone e chil'ha vista, non è
tornato
Treni
Patrizia Mezzogori
Treni carichi di coloro
non considerati esseri umani,
ma carne da macello,
senza più nome, senza più identità.
Umanità dolente
caricata su carri bestiame
con un biglietto di sola andata
fatto di urla, percosse e paura,
per un viaggio di ignota destinazione,
ma che porterà solo orrore e dolore
Treni che non danno la possibilità
di gioire dello scorrere di un paesaggio,
che sono solo ammasso di persone
unite da un unico destino.
Percorsi interminabili
su binari che hanno un solo capolinea,
una sola fermata,
in questo viaggio che è la perdita
dei diritti umani
per gente accomunata da una sola colpa...
ricordo che, quando
ero bambina
v'era una giornata particolare
e mia nonna, in viso adombrata
soleva dal suo comodino prendere
una foto sbiadita e porla in vista
sopra il cammino,
adornarla di fiori ed accendervi vicino
un lumino.
In silenzio, poi si sedeva,
col rosario in mano pregava
e per ore ed ore piangeva.
Finché fui piccola, non mi fu data
una spiegazione
fino a quando, cresciuta
in età della ragione,
mia nonna mi svelò
chi fossero quei due sposi sorridenti
nella sbiadita foto:
sua sorella e l'amato marito.
Lui era ebreo, lei cristiana,
uniti nel nome dell'amore
osarono sfidare
le razziste leggi del regime
unendosi in matrimonio.
Ma la Gestapo e la Milizia
informati da anonima segnalazione,
per porre fine alla scandalosa situazione,
li arrestarono e li portarono
alla stazione,
Auschwitz la loro destinazione
e lì morirono tra mille tormenti,
bruciati nel forno crematorio,
dispersa la loro cenere ai venti.
A nulla valsero i tentativi
della famiglia, degli altri parenti,
si vendettero proprietà,
terreni per comperare la loro libertà,
ma nulla si poté fare
e quando mia nonna arrivò alla stazione
le dissero che il treno era partito
per l'amara destinazione.
Quel giorno che la triste storia
mi fu svelata,
mia nonna mi fece giurare
di tenerla sempre viva nella memoria
ed ai miei figli tramandare
il ricordo
per non dimenticare
affinché simili orrori, la guerra
mai più si ripetessero sulla terra.
( PER NON
DIMENTICARE LE
ATROCITA'
NAZISTE CHE
OLTRE A COLPIRE
IL POPOLO
EBRAICO, I
DISSIDENTI, GLI
ZINGARI, I
TESTIMONI DI
GEOVA, NON
RISPARMIARONO I
MALATI DI MENTE)
ausmerzen...
verbo..
tradotto in
italiano:
sradicare
...
abbattere
buttare
eliminare
rifiutare...
verbo
coniugato
nella
pratica
nazista
per
eliminare
malati di
mente
diversamente
abili...
selvaggia
eutanasia
purificazione
lavare
l'onta della
imperfezione,
le tare
dalla
perfetta
razza
ariana.
Ernest Lossa
bambino
imperfetto
insano
non
riadattabile
peso
superfluo
per la
società.
Raus,
eliminare...
Nel braccio
della morte
cinquecentodiciotto
giorni
resistette.
Per gli
altri
due
settimane
per morire
di fame e di
stenti.
Ma lui, no,
resistette...
Divenne
problema nel
problema
imbarazzo
per il
regime
la sua
voglia di
vivere...
Arrivò
l'infermiera
specializzata
-angelo
della morte
era
chiamata-
colei che
aiutò
con
iniezione
letale
a porre fine
al problema.
Morì dopo
due giorni,
Ernest Lossa.
L'esercito
dei folli
marciò in
cielo...
centoquarantamila
i disabili,
malati
mentali
uccisi...
mentre la
vera follia
marciava
sulla terra
al passo
dell'oca.
Elie Wiesel, tratto da La notte
« Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi... ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai. »
(Wiesel fu rinchiuso ad Auschwitz all'età di 15 anni).
Il nero di questa pagina è
simbolico, rappresenta il lutto per quei morti innocenti ma
soprattutto per le azioni che l'uomo ha fatto e che... non avrebbe
mai dovuto nemmeno immaginare di poter fare.
Queste scene non dovevamo mai vederle ed allora
dobbiamo sempre guardarle:
Per non Dimenticare,
perchè mai più si dovranno ripetere!
27 Gennaio – giornata della Memoria
Questa foto l’ho scattata l’estate scorsa (2011) a
Dachau durante la mia vacanza nella splendida Baviera.
Ero molto indecisa se andarci ……. dopotutto ero in
ferie, spensierata e stavo vedendo città e paesaggi splendidi.
Andare a Dachau un po’ mi angosciava, ma nello stesso tempo la
vicinanza a quel luogo e l’interesse hanno superato la mia ansia e
siamo andati tutti e tre, anzi quattro (cane compreso). Avevo paura
di quello che avrei visto, e avevo ragione! Visitare un campo di
sterminio e pensare che qualcosa non ti rimanga dentro è
impossibile, che le immagini e i luoghi possano scivolare via veloci
dalla tua mente è impensabile, che non possa minimamente turbare è
inumano.
Come inumano è quello che hanno fatto!
In questa foto c’è scritto in alcune lingue: “MAI
PIU” – “NEVER AGAIN”!
Silvia Vecchi
Nella giornata della memoria scriviamolo anche
noi: “MAI PIU” – “NEVER AGAIN”