Partecipiamo.it
 
 
             
 
Seconda Domenica di Maggio
 
 
Non è importante l'età, il colore della pelle, la ricchezza: la mamma è sempre la mamma!
 
 
 
 
 
 
 
 
Silvia Denti: Una antologia dedicata alla Mamma
 
 
 
 
 
 
 
 
La festa della Mamma nel mondo
 
 
 
 

Mamma

Se fossi un pittore,
dipingerei un quadro
con tutti i colori del creato.
Al centro metterei
un cuore tutto d'oro
e sotto scriverei:

Mamma, tu sei il più bel tesoro!

 

 

 

 

 
 
 
 
                       
 
 
 
 

La madre


E il cuore quando d’un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d’ombra,
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.
 
In ginocchio, decisa,
sarai una statua davanti all’Eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.
 
Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.
 
E solo quando m’avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.
 
Ricorderai d’avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.
(Giuseppe Ungaretti)

 
 
 
 
 
 
 
 

A mia madre


Ora che il coro delle coturnici
ti blandisce nel sonno eterno, rotta
felice schiera in fuga verso i clivi
vendemmiati del Mesco, or che la lotta
dei viventi più infuria, se tu cedi
come un'ombra la spoglia
(e non è un'ombra,
o gentile, non è ciò che tu credi)
chi ti proteggerà? La strada sgombra
non è una via, solo due mani, un volto,
quelle mani, quel volto, il gesto d'una
vita che non è un'altra ma se stessa,
solo questo ti pone nell'eliso
folto d'anime e voci in cui tu vivi;
e la domanda che tu lasci è anch'essa
un gesto tuo, all'ombra delle croci.
(Eugenio Montale)

 
 
 
 
 
 
 
 

Lettera alla madre

<<Mater dulcissima, ora scendono le nebbie,
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d’acqua, bruciano di neve;
non sono triste nel Nord: non sono
in pace con me, ma non aspetto
perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
da uomo a uomo. So che non stai bene, che vivi,
come tutte le madri dei poeti, povera
e giusta nella misura d’amore
per i figli lontani. Oggi sono io
che ti scrivo.>> - Finalmente, dirai, due parole
di quel ragazzo che fuggì di notte con un mantello corto
e alcuni versi in tasca. Povero, così pronto di cuore,
lo uccideranno un giorno in qualche luogo. -
<<Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo
di treni lenti che portavano mandorle e arance,
alla foce dell’Imera, il fiume pieno di gazze,
di sale, d’eucalyptus. Ma ora ti ringrazio,
questo voglio, dell’ironia che hai messo
sul mio labbro, mite come la tua.
Quel sorriso m’ha salvato da pianti e da dolori.
E non importa se ora ho qualche lacrima per te,
per tutti quelli che come te aspettano,
e non sanno che cosa. Ah, gentile morte,
non toccare l’orologio in cucina che batte sopra il muro,
tutta la mia infanzia è passata sullo smalto
del suo quadrante, su quei fiori dipinti:
non toccare le mani, il cuore dei vecchi.
Ma forse qualcuno risponde? O morte di pietà,
morte di pudore. Addio, cara, addio, mia dulcissima mater.>>
(Salvatore Quasimodo)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Disegno di Barbara Galizia

 
 
 
 
         
 
 
 
 

Se fossi pittore


Non sempre il tempo la beltà cancella
o la sfioran le lacrime e gli affanni:
mia madre ha sessant'anni,
e più la guardo e più mi sembra bella.

Non ha un accenno, un guardo, un riso, un atto
che non mi tocchi dolcemente il core;
ah, se fossi pittore,
farei tutta la vita il suo ritratto!

Vorrei ritrarla quando china il viso
perch'io le baci la sua treccia bianca,
o quando, inferma e stanca,
nasconde il suo dolor sotto un sorriso

Pur, se fosse il mio priego in ciel accolto,
non chiederei di Raffael da Urbino
il pennello divino
per coronar di gloria il suo bel volto;

vorrei poter cangiar vita con vita,
darle tutto il vigor degli anni miei,
veder me vecchio, e lei
dal sacrificio mio ringiovanita.
(Edmondo De Amicis)

 
 
 
 
     
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Supplica a mia madre - Pier Paolo Pasolini  
 
 
 
 

E' difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d'ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.

E non voglio esser solo. Ho un'infinita fame
d'amore, dell'amore di corpi senza anima.

Perché l'anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

ho passato l'infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

Era l'unico modo per sentire la vita,
l'unica tinta, l'unica forma: ora è finita.

Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

 
 
 
 
 
 
 
 
                   
 
 
 
 

Mamma

 
 
 
 
 

L'amore vero che di più si sente,
che dentro il cuore è come una gran fiamma,
è uno solo, uno solamente:
l'amore che si sente per la Mamma.

Il nome Mamma, è il nostro pio riparo,
da ragazzetti, fino in sepoltura;
ed è speranza, vita e grande faro:
magico dono di Sacra Natura.

La Mamma è una persona cara e dolce,
che porta pace in questo mondo rìo...
ed è un toccasana, quando molce,
la vita all'uomo, dopo il Sommo Dio.

Mia Madre conta già ottantun'anno
ed è tuttora vispa, qual fanciulla,
sebbene ha conosciuto ogni malanno
d'una vita penosa, scialba e brulla.

E se per caso, d'Ella m'allontano,
assai ci soffro ed in mio cuore bramo:
presto ritorno, le bacio la mano,
e stiamo insieme, come frutto a ramo

(Poesia trovata su internet di cui non conosciamo l'autore)

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Mamma

 
 
 
 

 

mamma,
non piangere più, mio amato bene,
che più della vita mia sei ogni cosa,
tutto di me, mamma, t'appartiene,
vorrei blandire ogni tua pena oscosa
per te darei la giovinezza mia
come tu l'hai data a me,
e quando s'addensa la malinconia
vorrei cullarti con un dolce canto.
Se a volte, mamma, scordo la tua pena
fammi sentire appieno l'amarezza,
voglio che tu sia sempre serena
e meritar da te ogni carezza.

(Poesia trovata su internet di cui non conosciamo l'autore)

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
     
 
 
 
 

Vita di mamma

 
 
 
 

Guardo il suo viso
e vedo il tempo andato...

Tracce di polvere

sul suo lento andare
Macchie di penna

sul suo viso spento
Squarci di sole
nei suoi occhi vivi,
nei suoi occhi in cerca
di mille perchè,
di mille speranze.
Vita di mamma,
di mamma mia adorata
Vita riflessa
nei miei occhi tristi.
Troppo poco
per una vita,
una vita
che non vuol fermarsi
al nostro bivio,
regalarci un sentimento.
E il tempo va...
Il tempo,
un soffio di poesia
che si posa sull'argento.

(Poesia trovata su internet di cui non conosciamo l'autore)

 
 
 
 
 
 
 
 

È ancora presto, mamma!

Silvana Pagella

 
 
 
 

È ancora presto,

mamma,

parlare d’avversità:

ascoltiamo,

ora,

la soffice terra

che si ridesta

col suo grave respiro.

 

Sentiamo:

è primavera,

e la natura

si riveste

di colori vivaci

canta

intorno a noi.

Attualmente,

esiste solo il presente,

mamma.

 

È ancora presto,

mamma,

pensare

alla desta tristezza

del domani;

oggi,

ricordiamo i fiori

che ci richiamano

alla cortese attenzione

delle nostre pupille.

 

Seguiamo

il mutamento

del firmamento,

sopra di noi,

che varia tinte tenui

e stupende.

L’eternità è fatta d’oggi,

mamma

 

Origliamo,

nella quiete

più assoluta,

la soave eco

dell’apparente freschezza

ed allegra stagione

di primavera,

mamma!

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

La festa della mamma è una ricorrenza civile diffusa in tutto il mondo che in Italia cadeva regolarmente l'8 maggio, fin quando non si decise di fissarla alla seconda domenica di maggio.

Costituisce una festa molto antica, legata al culto delle divinità della fertilità degli antichi popoli politeisti, che veniva celebrato proprio nel periodo dell'anno in cui il passaggio della natura dal freddo e statico inverno al pieno dell'estate dei profumi e dei colori (e della prosperità nelle antiche civiltà contadine) era più evidente. Con l'andare del tempo questa festività dal tono religioso si è evoluta in festa, talvolta anche in sagra.

Negli Stati Uniti nel maggio 1870, Julia Ward Howe, attivista pacifista e abolizionista (della schiavitù), propose di fatto l'istituzione del Mother's Day (Giorno della madre), come momento di riflessione contro la guerra. Fu ufficializzata nel 1914 dal presidente Woodrow Wilson con la delibera del Congresso di festeggiarla la seconda domenica di maggio, come espressione pubblica di amore e gratitudine per le madri e speranza per la pace. La festa si è diffusa in molti Paesi del mondo, ma cambiano le date in cui è festeggiata.

In Italia fu celebrata per la prima volta nel 1957 da don Otello Migliosi ad Assisi, nel piccolo borgo di Tordibetto di cui era parroco. Migliosi la celebrò la seconda domenica di Maggio.

In molti Paesi la ricorrenza è stata imitata dalla civiltà occidentale: in Africa, ad esempio, alcuni Stati istituirono la festa della mamma ispirandosi al concetto britannico della stessa.

tratto da Wikipedia

 
 
 
 
           
 
 
 
 
  Auguri alla mamma in tante lingue
Tedesco:  Herzliche grüsse zum mutertag
Austriaco:  Frohes fest mutti
Spagnolo:  Félicidades mama ou Feliz Dia de las Madres
Inglese:  Happy mother's day
Italiano:  Buona festa mamma
Portoghese:  Boa mamã
Francese:  Bonne Fête maman
Sloveno:  Vesel Dan Zena
Polacco:  Wszytkiego nadjlpszego mamoSelamat hari ibu
Svedese:  Grattis på Mors dag
Finlandese:  Onnea äitienpäivänä
Olandese:  Gelelicituud
Norvegese:  Gratulerer med morsdagen!
Ungherese:  Boldog anyák Nápját
Indonesiano:  Selemat (hari) ulsang tahun Ibou
Malese:  Selamat hari ibu
Russo:  C npazgHuKou, uaua !
Turco:  Iyi bayramlar anne
Ebraico:  Yom Haem

 

 
 
 
 
     
 
 
 
 

La matri mia
(Carmelo Vaccaro)

Mi ricoddu ddu iornu quannu minnii
pirchi ora l'aiu caputu che dda ti pirdii,
Cuntu li iorna che aiu passatu senza di tia
ni stu paisi che ora vidu tristi comu a mia.

Ti lassai chiancennu ni na seggia
senza pinzari che stava iernu ni na caggia,
lu tiempu a passatu senza pinzari
che m'avissu piaciutu vidiriti 'nvicchiari.

Ni stù avissi vulutu stàriti vicinu
ppi farimi accucciari, vasari e tiniriti li manu,
li stissi manu che quann'era picciriddu
mi cummighiavanu ppi 'un sintiri friddu.

'un ci nnè paroli ppi cuntari la luntananza
di stà mamma che campa cu la spiranza.

mi ricoddu ddu iornu quannu minnii
pircchi ora l'aiu caputu che dda ti pirdii.

 
 
 
 
 
 
 
 

Ora Nel Vento - Luciano Somma

 
 
 
 

Nell’oceano

Dei tuoi desideri repressi

Navigava il tuo credo di madre

Per istinto felina e protettiva.

“ Donna partorirai con gran dolore… “

e lo sapevi quando, per vocazione,

sentivi dentro al tuo ventre

ad ogni parto

i palpiti e gli spasmi

e tu stringevi i denti

senza un lamento piena d’emozione.

Poi ad uno ad uno, col passar degli anni,

ti lasciarono sola per andare

in una terra dove il pane è duro

a fare i vu’ cumprà o gli accattoni

ma tu non lo sapevi.

Nell’ultimo sospiro li chiamasti

come un appello antico, una preghiera,

e in quel momento

non tutti li vedesti al capezzale.

Ora madre senza confini, senza più desideri

tu certamente ascolti

echi dei vu’ cumprà, di quei tuoi figli,

nel vento, nell’azzurro, nella pace

dei tuoi incomunicabili silenzi…

 
 
 
 
 
 
 
 
Mamma
Mauro Montacchiesi
 
 
 
 

Austere e affrante, quasi presagendo il mistero,

quelle pupille di giorni scomparsi, oggi terse e generose,

ma poi umide e sempre più dolci, nel mio cuore penetrano,

le mie vene lacerano, quasi pruni di biancospino inaridito,

mentre frutici di rosso dolore, d’un rumore cupo,

stormiscono nell’anima.

Assente è il riverbero, disperso nel tempo,

del canto immaturo che salmodiava gioiosi versi,

in cielo librandosi, soddisfatto della tua melodica voce

mentre a casa rientravi la sera.

Ogni cosa è decisa, oggi:

in balia del dolore, le stanche tue membra,

i tuoi ultimi raggi di luna, i tuoi ultimi raggi di sole.

Un libro aperto sono i tuoi occhi privi di parole,

più eloquenti di ogni poesia e percepisco forte il tuo grido,

la tua rabbia, il tuo desiderio di non ceder le armi.

Però, nel consunto velario delle memorie, della mia fanciullezza,

permango tristemente inerme, in quella casa oggi deserta,

dove solo rumore è la quiete,

ma dove il tuo amore, eternamente respira.

 
 
 
 
 
 
 
 
Occhi materni
Silvana Pagella
 
 
 
 

Guardando

il volto di mia madre,

il mio giovane sguardo

s’incanta

sui suoi occhi;

occhi d’una bellezza infinita,

occhi d’un verde caldo,

dolci e pii.

Sono iridi

che m’inducono

a riflettere,

che leggono

i miei dolori,

le mie ansie,

i miei timori.

Sono occhi

che sempre mi vedono,

pur da lontana.

Fissando le pupille

Di mia madre,

comprendo che la sua vita

non è stata felice.

Ella ha sofferto,

e, sempre, soffrirà

per me e con me.

Quegli occhi materni

Che contemplo ogni giorno,

mai una volta m’infastidiscono:

son occhi che m’amano

più degli occhi altrui.

O, cari occhi di mamma,

tesoro e conforto magnifico!

 
 
 
 
 
 
 
 
Ad una grande Mamma…
Silvano Montanari
 
 
 
 

Ricordo, piccino, quando mi accudivi

con la dolcezza del tuo grande cuore

quando, ferito, dai doveri della Vita

lenivi le mie pene con il tuo Amore.

 

Azzurro, l’Angelo che ti teneva la mano

rosso, era il cuore, della tua passione

caldo, il pianto che scendeva muto

sulle tue guance ad ogni mio dolore.

 

Ora che il tempo è ormai fuggito

e come adulto, io ti sto osservando

ora, che i miei figli hanno bisogno d’aiuto

mi accorgo delle pene che hai patito.

 

Noi vecchi, piccoli, t’abbiamo conosciuto

quando il vigore ti bruciava in petto

quando la Vita, per tè era un successo.

 

Adesso, invece che ti vedo stanca

sola, senza più forza, l’Anima smarrita

mi rendo conto che per te, la Vita

ha ormai perduto così l’antico smalto.

 

Desidero però che tu conosca a fondo

quanto è grande il bene che ti voglio.

 

-------------------------------------

 

Dedicato a tutte le Mamme.

 
 
 
 
 
 
 
 
Ero appena giunto
Reno Bromuro
 
 
 
 

Ero appena giunto dove s'annida lo spermatozoo

che mi dicesti: "ama la vita e cresci sano e forte".

Ogni giorno mi decantavi la vita,

ma la tua voce come pianto giungeva.

Se tuo marito rincasava ubriaco

se non avevi pane da masticare

se non avevi aria per respirare

se ti sentivi sola

quando avresti voluto compagnia

se dovevi stare zitta

quando avevi voglia di cantare

a me ti stringevi e con voce dolorosa dicevi:

                 "nasci presto che la vita è bella".

 

Mi attaccai alla vita perché lo volesti

e non mi ribellai quando

col latte d'asina mi nutristi:

perché crescessi eri pronta a tutto.

 

Ti addossasti il dolore della vita

per darmi solo la parte più bella

ma i giorni di fame furono eterni.

In compenso venne tanta compagnia.

 

Pensando a quel giorno che il film volevo girare

impiccando uno dei fratelli ti grido:

grazie per aver alzato gli occhi dal ricamo.

 

Ama la vita, dicevi. E l'amo...

Ma vivo la fanciullezza negata

e solo dolore oggi è mio compagno.

 

Roma 2 luglio 1980

 
 
 
 

Non volevo nascere

Reno Bromuro

 
 
 
 

Non volevo nascere per farti torto, ero offeso
perché non avevi mantenuto le promesse.
Nelle brevi notti senza sonno sussurravi
"non scalpitare angioletto mio
sto preparando per tè tappeti di sole!"

Non volevo uscire dal tuo grembo perché
non eri riuscita nemmeno a rinnovare il pavimento.
Mi presero con la forza e mi voleste al mondo
ma mi rifiutavo di vivere. Mi deste di prepotenza

il latte d'asina. Come potevo accettarla
la vita se mia madre mi aveva mentito
e non ero ancora nato?

Sono passati gli anni. Mi trovo al tuo posto
anch'io ho mentito agli angeli miei
ma quanto avrei voluto tagliarmi la lingua
perché il regalo più bello l'ho avuto
da te vecchietta mia.

© Reno Bromuro - Napoli 2 luglio 1949

 
 
 
 
 
 
 
 
Dopo lunghi silenzi Solo vento
Franco Pastore Franco Pastore
 
 
 
 

Dopo lunghi silenzi,

dalle rughe della vita,    

con l’ansia del parlare,

con la voce della tua anima,

le tue parole.  

Pezzi di vita,

sospiri sussurrati al vento,

con la pazza paura

che qualcuno  

ne fraintenda il fine.

Pensieri semplici di madre,

affidati  al figlio,

con la preghiera, sommessa, di scusarla:

- Sai, io non ho la tua cultura!-

Oh madre mia!

Son io che non ho la tua umiltà,

né la grandiosità del tuo coraggio.

Con le lacrime agli occhi,

ringrazio Dio

per averti avuto quale maestra d’amore,

quello che ti rende

più grande di un dio

ed il più umile dei servi,

quello che  ti spacca il cuore

ed apre i cancelli dell’immenso.

È  come guardarti dentro

e capire  i tuoi silenzi

ed i tuoi sorrisi,

la tua bontà… il tuo amore per la vita.

 

Alla finestra aperta,

sulla via,

la faccia triste

e gli occhi

di mamma mia.

Ti cerco ovunque,

ma tu non ci sei,

abbraccio Dora

ed i brividi di lei.

Quant’ho temuto in cuor

questo momento,

la vita umana, infine,

è solo vento,

che s’agita tra i sogni

e la speranza,

che anche la morte

sia un’illusione.

Il sole brilla

ai gerani

sul balcone.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
I tuoi occhi - A mia madre Non so cantare
Franco Pastore Franco Pastore
 
 
 
 

Solo quelli son rimasti,

lucidi di dolore

e bagnati di pianto!

Attenti ad ogni sospiro

ed avidi di vita,

più che mai.

I tuoi occhi,

che da sempre

precedono le parole

e danno voce al cuore,

gonfio di piccole cose,

colmo d’amore.

Occhi vissuti nel sole,

che chiedono luce,

avidi di natura,

di musica, di canto.

Occhi pieni di fiducia,

di fede, di speranza.

Occhi che si spengono

ai sogni,

e si aprono alla pace.

Occhi che continueranno

a sorridere, tra noi,

come un regalo

a Natale.

Da te

mi viene il seme

di Calliope‚

dai tuoi messaggi‚

dalle semplici parole‚

oh madre mia‚

così poco amata!

Negli occhi tuoi‚

quell’ansia di soffrire‚

tra aneliti di vita

e la paura di morire‚

scacciata coi canti

e coi sorrisi‚

scrutando‚ di nascosto‚

i nostri visi

e l’orma dei tuoi sogni‚

mai condivisi.

Oggi‚

come solingo rudere‚

sulla sabbia grigia

del mio io‚

li capisco i tuoi sogni

e le paure‚

ma non so cantare

le tue canzoni.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
A mia Madre Pensiero
Salvatore Armando Santoro Salvatore Armando Santoro
 
 
 
 

Sentivo i tuoi passi

colpire lieve l'asfalto

e risuonare nella strada

come i rintocchi lente delle ore

ed il mio orecchio bambino

abbandonava ogni altro interesse,

il mio volto si illuminava

in un sorriso di gioia serena,

e ti correvo incontro.

E tu, stanca e felice,

mi aprivi tutto il tuo mondo

tra le tue braccia tremanti

e mi stringevi al cuore,

che ancora oggi

sento battere al mio.

Dove mai siete,

giorni spensierati

di una felicità

mai più conosciuta ?

Dove vi nascondete,

anni miei sereni

fatti di sogni

e piccole cose ?

Oggi mi resta

un mondo completo,

completo di cose volute,

di cose comprate,

di cose che non rappresentano nulla

nell'immensità dei desideri insoddisfatti

che mi tormentano ed affiggono.

Sfoglio i tuoi libricini,

e li accarezzo, mamma,

libri invecchiati,

di polvere coperti,

con le pagine qua e là

consunte e stinte.

Apro la nera copertina,

con incisa una croce

ed una scritta in oro,

e dentro,

mesto rileggo una preghiera.

Io, sì,

mamma mia stanca,

son’io che leggo la preghiera

che da bambino sussurravi mesta,

la sera,

seduti attorno a una caldana

in una casa

ormai vuota e lontana.

Io che non credo

ai santi ed ai martirii,

che mi rivedo bimbo,

e che pio ascolto,

seduti attorno al fuoco,

la vita di San Giovanni Bosco.

T’ascolto!

E la tua voce si confonde,

addolorata e flebile da lungi,

col forte ruggir del maestrale

che gelido s’aggira per le case

di questo vecchio borgo di Maremma,

e si disperde tra la densa nebbia

ch’umida e fredda sale su dal mare.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Se il tempo tornasse Ricordi - A mia madre
Salvatore Armando Santoro Salvatore Armando Santoro
 
 
 
 

Se il tempo tornasse

d’un colpo,

imperioso;

se l’alba apparisse

radiosa,

con frotte di bimbi

in corsa gioiosa

per vecchie strade sterrate

prive di macchine in corsa;

se ancora provassi

il brucior sulle braccia e le spalle

che le foglie del fico m’han dato

e il lattice antico dei frutti

restasse di nuovo attaccato alla pelle,

e il dolce liquore dei fichi

leccassi goloso

assestato su un ramo frondoso;

se la vita all’indietro corresse

e quella tua voce tornasse

a ripetermi ansiosa

i richiami affettuosi d’un tempo;

se l’urlo antico m’avesse fermato,

o madre, madre pietosa,

per sempre con me saresti rimasta

a vivere in pace

e contenta affrontare

le gioie e le ansie del tempo,

con me avresti con gioia aspettato

che lieve spirasse

la brezza del vento grecale,

con me avresti provato altre volte

la dolce carezza dell’erba,

con me avresti osservato

l’intenso colore dell’alba,

l’azzurro del mare

il dolce calore del sole,

ed anche la morte

sarebbe arrivata più dolce

e meno struggente e pesante.

 

La tua borsetta aperta,

abbandonata in un angolo

dell’armadio ormai vuoto

e privo del tuo profumo.

Ondeggia un vecchio vestito

appeso a una gruccia

coi colori dei fiori sbiaditi

ed i palloncini

ormai tutti bucati dalle tarme.

Anche i miei pensieri ondeggiano:

immagini che inseguono

primavere ormai andate

e baci che non sanno

più di mare

ma solo di pianto.

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
  Per te Mamma
  Umberta Ortelli
 
 
 
 

Sei dolce musica

nel mio pensiero.

Carezza nell'anima

il tuo ricordo.

Cascata

d'acqua limpida

il tuo sorriso,

odore

di fresca lavanda

la sericità del tuo viso.

Amore infinito

i tuoi occhi neri,

appassionati,

come la terra dove nascesti.

Portavi in te

il profumo delle zagare,

il caldo sole del sud,

la fierezza

 di una terra antica.

Il riflesso

di un mare blu

imprigionato

nei tuoi capelli corvini.

Non ricordo

le fatiche, i dolori,

i tuoi tristi pensieri.

la ruga

sulla  fronte.

Ricordo

le tue mani laboriose

la  gioia nel donare,

 il tuo cuore

pieno d'amore .

Cuore

che non mi ha aspettata

per farmi raccogliere

l'ultimo suo

battito.

Il nostro parlare

non si è concluso.

Si diffonde

intorno a me,

non metterò mai

fra noi

la parola

FINE.

Mamma cara!!

 
 
 
 
 
 
 
 
Mamma
Marco Pellacani
 
 
 
 

Mamma

il tuo figlio nel giovane grembo porti,

un maestoso inchino

ora devo davanti a te

che  sei tempio e spazio

creante della vita

perchè donarla saprai

con tanta gioia ed immensa

meraviglia!

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Grazie di esistere
Luciano Somma
 
 
 
 

Come sei bella mammina

Nel tuo sorriso c’è il sole

Vorrei trovare parole

Per dirti quanto ti amo !

Come sei dolce la sera

Quando carezzi il mio viso

Io sfioro sai il paradiso

E mi addormento felice.

Quanto sei cara al risveglio

Quando mi baci la fronte

Si apre un nuovo orizzonte

Davanti agli occhi col giorno.

Grazie di esistere mamma

Restami sempre vicino

Guidami lungo il cammino

Tu la mia luce sei vita .

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
La primavera ti portò via
Giovanna Li Volti Guzzardi
 
 
 
 

La primavera ti portò via

Dopo lunghi inverni di profonde

Sofferenze e dura malinconia,

Oh! dolce cara lontana mammina mia!

Un gran dolore mi afferrò al cuore,

Al petto, allo stomaco e alla mente

Come quando ti lasciai per fare l’emigrante!

 

Quanti chilometri di lettere

E fili di telefono attorcigliati al cuore,

Tanti infiniti sospiri e pianti,

Ma abbiamo costruito un ponte

Che ci ha sempre tenuti avvinti.

Adesso questo ponte è crollato,

L’ha spezzato il tempo con gli anni

Sulle tue esili spalle curve

Ed io mi ritrovo qui da sola,

Anche se tra la folla come sempre,

A combattere il mio urlo straziante

Che rimbomba di continuo nel mio cuore,

Come quando ti lasciai per fare l’emigrante!

 

Adesso sento che mi sei più vicina,

Un’ombra sottile aleggia al mio fianco

E t’immagino bella come quando ti ho lasciato.

Guardando questo cielo azzurro australiano,

Ti vedo su d’una nuvoletta che mi viene incontro,

Ti vedo tra un tappeto di stelle e ti riconosco

Perché so che sei la più luccicante,

Sei la mia stella oh mamma del mio cuore,

E guiderai col tuo eterno grande amore

Questa povera tua figlia emigrante per errore!

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
’A Mamma La Mamma
Vincenzo Cerasuolo Vincenzo Cerasuolo
 
 
 
 

Viato ’o figlio ca tene ancor’ ’a mamma,                  

viato a chi ne sente ancor’ ’a voce;

certo pe’ chillo ’a vita è assaje cchiù doce, 

pecché ll’ammore ’e mamma è ’nu babbà.

 

’A mamma è chillu bene ca nun more,

ea t’accarezza pure si ll’accide;

tann’ ’o ccapisce, quanno nun ’a vide, 

quann’ ’int’ ’o scuro ’a chiamme e nun ce sta.

 

’A mamma è ’nu tesoro, è ’na ricchezza,

’nu core sempe chin’ ’e sentimento;

che desse pe’ tenerla ’nu mumento… 

surtant’ ’o tiempo d’ ’a turnà’ a vasà’!

Beato il figlio che ha ancora la mamma,

 beato chi ne sente ancora la voce;

certo per lui la vita è molto più dolce,

perché l’amore di mamma è un babà.

 

La mamma è quel bene che non muore,

e t’accarezza pure se la uccidi;

allora lo capisci, quando non la vedi,

quando nel buio la chiami ma non c’è.

 

 La mamma è un tesoro, una ricchezza,

un cuore sempre ricco di sentimento;

cosa darei per vederla per un momento…

soltanto il tempo di baciarla ancor..

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Grazie Mamma,

perché mi hai dato la tenerezza delle tue carezze,
il bacio della buona notte, il tuo sorriso premuroso,

la dolce tua mano che mi dà sicurezza.
Hai asciugato in segreto le mie lacrime,

 hai incoraggiato i miei passi,

hai corretto i miei errori,

 hai protetto il mio cammino,

 hai educato il mio spirito,
con saggezza e con amore

 mi hai introdotto alla vita.
E mentre vegliavi con cura su di me

 trovavi il tempo per i mille lavori di casa.
Tu non hai mai pensato  di chiedere un grazie.


 

Grazie mamma!

 

 
 
 
 

Parrocchia S. Rita - Villaricca

 

 
 
 
 
 
 
 
 
Pe na mamma.
Dario De Lucia
 
 
 
 

C’è sta n’ammore ,

ca nun è tale e quale a tutte l’ammore,

ca nasce primma ca nasce tu,

primma ca sai che re l’ammore.

 

C’è sta n’ammore,

ca  nun è tale e quale a tutte quante,

ca nun è fatto sulo ‘e vase,

n’ammore senza mbruoglie e senza inganne,

n’ammore ca se prova, sulo pa mamma.

 

Nun ce stanno parole,

pure si e vuò cercà,

tu ca si ,

na faccia amica, dinto a guerra e tutte e juorne,

quando ‘a vita te saglie pe quollo,

senza nemmeno se scusà.

 

E m’arrubbasse,

nu poco ‘e tiempo dinto ‘a stu tiempo,

nu spazio ‘e munno, dinto a stu munno,

nu poco ‘e cielo dint a stu cielo,

pe vivere n’ata vita cu tte.

 

Na vita sola è poca,

pecchè nu sorriso e na mamma,

te resta dinto all’uocchie pure cient’anne

E si l’uocchie miei,

putesere campà cient’anne,

allora io campasse sul p’ ‘o sorriso tuoio.

 

Comme si bella,

quanno guardannate ‘o specchio,

fai ‘a guerra co ‘o tiempo,

e passannate na mano dint ‘e capille,

sai ca addereto nun se po turnà.

 

A quanno ero piccerillo,

e m’abbastava na carezza,

e a jurnata chagnava faccia,

e nisciuno me puteva fermà.

 

C’è sta n’ammore,

ca  nun è tale e quale a tutte quante,

ca nun è fatto sulo ‘e vase,

n’ammore senza mbruoglie e senza inganne,

n’ammore ca se prova, sulo pa mamma.

 
 
 
 
 
 
 
 
'A Mamma
Armando Torre
 
 
 
 

Chi tene 'a mamma sì ch’ è furtunato,
pecché 'na mamma vale nu tesoro
nun 'mborta ca tenesse pate é ssore
à mamma é n'ata cosa,
'na cosa eccezzionale, difficele a spiegá.
Essa ca sempe veglia, essa ca spia sempe,
essa ca sape tutto, senza l'addumanná.
'A mamma è na gendarma ca patria nun pó dá,
e quanne sta' in pericolo a primma che si chiamme
é sempe chella llá.
'A mamma é na putenza a nun puté emitá,
a mamma na sapienza ca l'arte nun pó fá. 

 
 
 
 
 
 
 
 
Auguri Mamma
Rocco Fodale
 
 
 
 

Forse perché mi nutro al tuo respiro,

sono venuto su tra mille note,

e in ogni dove sempre mi rigiro ,

vedo apparire serie le tue gote.

 

Mille speranze e mille sogni belli,

Bianchi cavalli liberi e spronati,

che ogni notte danzano fratelli,

Sul tuo cuscino dove sono nati. 

 

Voglio riempire i tuoi momenti neri,

Di mille baci e mille tenerezze.

Ed abbracciarti con i miei pensieri,

e farti ricca di delicatezze.

 

Questo mio augurio mamma io ti dono,

Che ci puoi fare tu se sono sciocco?

Tanto più amata sei pel tuo perdono,

Buon compleanno dal tuo figlio Rocco. 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Gli occhi di un Angelo
Domenico De Marenghi
 
 
 
 

Ti guardo negli occhi,
mi guardi,
scruti il mio cuore
con occhi pungenti
ma colmi d'amore

il mio cuore s'infiamma:
gli
occhi, quegli occhi,
sono della mia mamma.

 
 
Frugando nella memoria Mani di Madre
   
   
Eufemia Griffo
 

E ti ricordo

ancora bella

con lo chignon

ed un filo di perle

che adornavano i tuoi

lunghi  capelli

che ora paiono

decorati dal

bianco di nubi.

Lentamente gli anni

han  giocato col tempo

e son corsi via

senza che nessuno riuscisse

a fermarli.

Frugando nella memoria,

mescolando

presente e passato,

ti rivedo

giovane donna

su un’antica poltrona

mentre silenziosamente mi culli

e sottovoce  sussurri parole

che un giorno

avrei accolto nel cuore.

 

Mani stringono

- non esiste tempo -

ciò ch'appartiene:

 

sono mani d'amore

sono mani di madre

 

Oggi come  ieri

nei giorni della vita

corsa impetuosa

 

li  vorresti fermare

e fissarli nel cuore

 

Sanno di latte

profumata la pelle

seni di madre

 

nutrono l'esistenza

legami mai dissolti

 

E poi favole

raccontate la sera

baci e sussurri

 

e poi  scende la notte

stagione di ricordi

 

 
 
 
 

Tante piccole perle dedicate alla Mamma

 
 
 
 

 

 

 

 

Lei porta il sole in casa; adesso è un piacere restarci. (Cecil Beaton)

 
 
 
 

All’improvviso lei era qui. E io non ero più incinta; ero una madre. Non avevo mai creduto ai miracoli, prima. (Ellen Greene)

 
 
 
 

Tu vagabondo tra braccia amorevoli, giovane arrampicatore di ginocchia, quando dimenticherò i tuoi mille modi, allora la vita e il resto cesseranno. (Mary Lamb)

 
 
 
 

La madre è una persona che se non è là quando torni a casa da scuola, non sai come mettere assieme il pranzo e comunque non te la sentiresti di mangiare. (Anonimo)

 
 
 
 

Qualsiasi madre potrebbe fare il lavoro di parecchi controllori di volo con facilità. (Lisa Alther)

 
 
 
 

Madre ti amo tanto”, disse la bambina, “ti amo più di quanto io sappia.” Reclinò il capo sul braccio della madre, e l’amore tra di loro le riscaldò. (Stenie Smith)

 
 
 
 

Vorrei per amico il figlio che non ha mai resistito alle lacrime di sua madre. (Lacretelle)

 
 
 
 

Ogni uomo, per amore della grande Madre dei Cieli e della sua piccola madre terrena, dovrebbe trattare gentilmente tutte le donne e tenerle in altissimo onore. (Lord Alfred Tennyson)

 
 
 
 

Ci sono madri che baciano e madri che rimproverano, ma sempre d’amore si tratta, e la maggior parte delle madri baciano e rimproverano nello stesso tempo. (Pearl S. Buck)

 
 
 
 

L’amore di mia madre per me era così grande che ho lavorato duro per giustificarlo. (Marc Chagall)

 
 
 
 

Quale? (La madre di Dwight D. Eisenhover, quando le chiesero se era orgogliosa del figlio)

 
 
 
 

Avevo più figli di quanti riuscissi a mantenerne, ma non ne avevo più di quanti riuscissi ad amarne. (Ossie Guffy)

 
 
 
 

L’amore materno è il carburante che permette a un normale essere umano di fare l’impossibile. (Marion G. Garretty)

 
 
 
 

Chi pensa che un amore materno sia morbido e abbia gli occhi dorati come un gatto che fa le fusa, dovrebbe vedere una gatta che difende i suoi micini. (Pam Brown)

 
 
 
 

Spezzò il pane in due pezzi e li diede ai bambini, che li mangiarono con avidità. “Non ne ha tenuto neanche un po’ per sé” brontolò il sergente. “Perché non ha fame”, disse un soldato. “Perché è una madre”, disse il sergente. (Victor Hugo)

 
 
 
 

Se potessi indossare la tua pena, lo farei. Se il denaro potesse comprare soluzioni o il mio conforto guarisse le peggiori ferite, essi allora sarebbero per te. Mi addolora non aiutarti, e mi addolora sapere che tutta la mia bontà frenerebbe la tua crescita. Ci sarò sempre per te. Spero che tu lo sappia, ma sei libero: va’ e cresci. (Helen M. Hexley)

 
 
 
 

L’eterno dispiacere di ogni madre è che viene il momento in cui non può più portare la magia nella tua vita né alleviare le tue sofferenze. (Diana Briscoe)

 
 
 
 

Più divento vecchio, più penso a mia madre. (Ingmar Bergman)

 
 
 
 

Non importa quanto diventi vecchia, ogni volta che vedo qualcosa di nuovo o meraviglioso vorrei esclamare: “Mamma, vieni a vedere.” (Helen Exley)

 
 
 
 

Quello che lascia meravigliate, quello che ci dà un’enorme speranza e fiducia in un futuro in cui la vita delle donne e dei bambini sarà migliorata e costruita da mani femminili, sono tutte le cose che siamo riuscite a salvare di noi per i nostri figli... la tenerezza, la passione, la fiducia nel nostro istinto, la scoperta di un coraggio che ignoravamo di possedere, l’apprensione per un’altra esistenza umana, la totale comprensione del prezzo e della precarietà della vita. La battaglia di una madre per il figlio – contro la malattia, la povertà, la guerra e tutti i germi di sfruttamento e malvagità che sviliscono la vita umana – deve diventare una comune battaglia umana, intrapresa con amore e con l’impeto della sopravvivenza. (Adrienne Rich)

 
 
 
 

Gli unici fantasmi, credo, che si infilano in questo mondo sono le giovani madri morte, tornate a vedere come se la passano i loro figli. Non esiste incentivo altrettanto forte per riportare indietro i defunti. (J. M. Barrie)

 
 
 
 

Mia madre voleva che io fossi le sue ali, per volare come lei non aveva mai avuto il coraggio di fare. Le voglio bene per questo. Amo il fatto che voleva dare vita alle sue ali. (Erica Jong)

 
 
 
 

Nessuno può avere la mia anima. Mia madre l’ha avuta, e nessuno può averla ancora. Nessuno può entrare di nuovo nel mio profondo essere e respirarmi come l’aria. (D. H. Lawrence)

 
 
 
 
(tratto da “Mother Quotations” di Helen Exley, 1993; trad. italiana: “Mamma”, Edicart, 1995)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Sogno di bimbo Maternità
Dani Gaia Dani Gaia
   
   
   
   

Nel silenzio della notte,

il pianto del bimbo la desta,

interrompe il sonno faticosamente conquistato.

 

Passi leggeri,

un fruscio di vesti

come suono armonioso

annunciano l’arrivo di lei.

 

Il bimbo si rasserena,

si bea del suo nutrimento

e si accoccola felice sul suo seno,

al calore ed al profumo della sua pelle .

 

Ascolta il battito cadenzato del cuore,

una ninna nanna che l’accompagna

nel più bel sogno di bimbo:

l’amore della mamma.

 

Solo una figlia,a sua volta madre,

può comprendere quanto la gioia di un figlio

possa cancellare fatiche, sacrifici e dolori.

 

Grazie mamma che mi hai fatto nascere,

grazie figlio che mi hai resa madre.

 

Grazie Padre,

che nel tuo Immenso Amore

hai reso possibile tutto questo.

 

 
 
 
 
 

LA MAMMA

Alberto Liguoro
 
 

Quella notte

c’erano gli angeli.

Ero seduto accanto a mia madre

dormiva,

mi addormentai,

sognai

di quando ero bambino,

correvo, la chiamavo,

mi accolse

tra le sue braccia.

Indossava un vestito…

un cappello…

di altri tempi;

stupore…

poi altre cose

altri sogni

reminiscenze?

Erano angeli

quelle persone.

Fu così che mi allontanai

dal suo letto

all’ospedale.

Quando tornai

non c’era più.

 

Come era grande

quel vuoto!

Avrei voluto dirle qualcosa,

sentirla,

mostrarle pagine

scritte da me…

quanti egoismi,

inutili attese!

Che avrebbe detto?

 

Quel silenzio

era più grande

di tutto.

Scriverò di un paradiso,

un cane, un treno,

un campo di fiori

pieno di sole

che non ferisce,

dove incontrarti.

E lì ti vedrò…

quell’abito, quel cappello…

mi verrai incontro,

anzi correrai

ora… ragazza

e io

vedermi correrti incontro…

sarò più vecchio di te.

 

Mi abbraccerai.

Ancora sto a bocca aperta

a guardarti…

quell’abito,

quel cappello d’altri tempi…

quante ore trascorse

in un solo istante!

Quante domande

rimaste in sospeso!

Me l’avevano detto:

“vedrai…”

Si fa buio

sempre di più;

non c’è più nessuno.

Eri stanca,

non avresti mai dovuto

essere stanca.

Madonna che buio!

Il cane abbaiava

ma a che cosa?

Anche gli angeli

se n’erano andati. 

 

 
 

NINA

 

Alberto Liguoro

 
 

……………………

……………………

Una donna attraversa la strada

sorridente;

spinge una sedia a rotelle

da dove guarda gli altri,

un bambino

dal volto indescrivibile

 

Senza riserve... senza riserve...                    (coro)

 

El sueño de la razòn produce monstruos

 

Il volto di quella donna

non era poi

così sorridente;

e il volto di quel bambino

non così indescrivibile.

 

Basta prendere a modello

il morso che attanaglia

il cuore di sua madre.

E' lo stesso volto

del Mondo che guarda...

malinconico...

 

……………………………….

…………………………………

 

qualcuno si accorge

del canale di Panama

distante mille anni-luce

oltre il quale però

si intuisce...

un'idea più che altro...

un vago sentore...

l'isola di Utopia.

 

……………………………………

……………………………………

 

 

UTOPIA!...........UTOPIA!...............

 

Senza riserve... senza riserve...                    (coro)

 

El sueño de la razòn produce monstruos

 

 

Sole raggiante,

il mare azzurro,

immenso

fino all'orizzonte cosmico...

come l'occhio di Dio...

nell'onirico profondo del nulla

oltre l'orizzonte

già si disvela l'isola...

 

UTOPIA!...........UTOPIA!...............

 

Senza riserve... senza riserve...                    (coro)

 

El sueño de la razòn produce monstruos

 

 

I capelli,

l'accenno del corpo

sotto quello che sembra essere

un mantello di luce,

il passo leggero

accompagnato

dal rumore lento delle onde...

una giovane donna.

E' forse la sua bellezza

a far divenire abbagliante

quella dell'isola?

Come dirlo!

Si intravede appena,

precocemente sovrastata

com'è,

dalla sua stessa luminosità.

 

 

Viandante

la cui casa è il Mondo,

non ti stupire

 

………………………………

………………………………

 

non ti stupire

di ritrovarti in Paradiso

dove anche dalla soavità dell'olfatto

ti lasci vincere,

dominato dalla soavità dell'udito...

si può solo piangere per non morire

sentendo quel coro...

e da quella vista...

era, forse, come quello della donna

che attraversava la strada

spingendo, in una sedia a rotelle,

suo figlio,

il suo volto?

Per saperlo...

si può solo morire.