| Sospensione dell’essere | |
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Raccolta antologica a cura di Silvia Denti |
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| LA GRANDE LUNA | |
| (tracce materne di amore e di luce) | |
| Vitale Edizioni | |
| Prefazione | |
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Il privilegio delle madri Avere una madre. Amarla. Viverla. Piangerla. Una naturale legge di natura impone che prima o poi si debba perdere questo colosso della nostra esistenza. Sia che succeda presto o tardi non importa, è sempre terribile, invivibile, inconcepibile. Ho voluto fortemente realizzare questa antologia dedicata al tema materno perché lo sento moltissimo. Sono figlia e mi sono dilaniata nel dolore quando la mia dolce Ma’ è andata via. In un dove sconosciuto, magari bellissimo, ma lontano da me. Sono passati 23 anni, ma io non l’ho ancora accettato. Nemmeno quando, a mia volta, sono diventata madre. È come un urto violento che ti strappa qualcosa dentro, come se nella carcassa dove esiste il tuo cuore si formasse una voragine buia. E il corpo lo percepisci mutilato, non sai in quale parte esattamente, ma non è più quel corpo che l’abbracciava, la sentiva, si accoccolava in lei. Il buco nero ho cercato di colmarlo ponendomi sul seno mia figlia. Sicuramente si è creato un velo protettivo, come una pellicola in grado di attutire la profondità del vuoto, ma la voragine rimane. E insiste, ti stuzzica, ti ricorda ogni giorno che lì c’è stata lei. Questo è stato ed è, più o meno, il mio percorso. Chiaramente ogni persona vive le cose in maniera differente. Così, leggendo moltissime poesie dedicate alla figura della genitrice, mi è venuta l’idea e la voglia di un confronto, anche di un canto comune, una specie di coro per colei che ci ha dato la vita. Anche stasera domando al vento dov’è lei, dove può essere. Oppure osservo un filo ideale e inseguo pensieri che volano assieme all’immaginario fatto del suo profumo, del suo sorriso. Mia figlia dorme e io sono sicura che mia madre le è seduta accanto, la osserva fiera e l’accarezza da quel mondo a noi non evidente, forse parallelo in qualche modo, ma nascosto. La selezione delle liriche da inserire in questo libro è stata lunga, ho vagliato parecchi scritti, intanto sono trascorsi almeno tre mesi. E in questo periodo, come per un destino assurdo, ma forse perfettamente ovvio, ho perduto una persona che in qualche maniera mi ha donato quegli aspetti che sono sempre andata cercando nel mio dopo-mamma. Parlo di Nonna Lucia, alla quale dedico con tutto il mio cuore l’antologia che sto presentando. Lucia è stata una nonna per la mia bambina, una nonna di salsedine e di sole, abitava al mare, sfornava delle torte impastate con mani d’amore e occhi di gioia, sempre. Mi sentivo bene quando mi sedevo a chiacchierare con lei, con i suoi racconti semplici e simpatici, con i suoi consigli saggi, le sue espressioni un po’ toscane un po’ corse. Nonna Lucia aveva perduto la sua mamma quando era bambina e questo suo ricordo emergeva spesso nei suoi discorsi. Ma poi il suo viso si illuminava quando cominciava a viziarci, con tutto l’affetto di cui era capace, con tanti buoni progetti… Mia figlia la viveva come “la nonna del mare”, ma anche durante il resto dell’anno le veniva in mente spesso. Le viene in mente. Perché per lei, per me, nonna Lucia è ancora là che ci aspetta con la torta di mele, le cipolle fritte, le sue minestre odorose di erbe fresche ed estive. Quest’anno ci aspettava più di ogni altro anno. Per salutarci. La sua dipartita è stata dura, l’abbiamo vissuta come un incubo e ora che l’estate è finita, non possiamo fare a meno di immaginarla ancora nella sua casa, seduta sulla sua sedia speciale, che impasta e riordina. Ci sono state molte similitudini con la scomparsa di nonna Lucia e quella di mia madre. Difficili da dire, da spiegare. Ho rivisto in suo marito, il caro nonno Amilcare, il mio amatissimo papà che mi manca terribilmente, ma lo percepisco adesso con lei, la mamma. Lo stesso battito di ciglia terrorizzato, la stessa espressione di smarrimento… Perdere una compagna così importante, così avvinghiata ai giorni comuni… La stessa scena. Mia madre aveva la dolcezza di Lucia e Lucia aveva la semplicità di mia madre. Amilcare ha pronunciato le stesse parole che disse mio padre. Comunque… Mi sono dilungata e l’ho fatto volentieri, era da molto tempo che non riuscivo a parlare di mia madre se non con poesie e a Lucia dovevo un pensiero speciale, un grazie perché ha potuto essere un pochino la nonna materna che la mia bimba purtroppo non ha conosciuto. Dedico il mio pensiero anche ad Emilia, una madre giovane che se ne è andata via troppo precocemente e che mi ha dato modo di pensare ancora di più al mio compito di mamma. Anche lei ha avuto un ruolo importantissimo in questi ultimi anni: ho conosciuto sua figlia e la porto con me nell’oasi delle mancanze, cercando di rendere un po’ meno traumatici i suoi vent’anni. Forse sono proprio io a doverla accompagnare nella crescita o comunque a tenderle una mano per sentire un po’ più leggero il peso della salita. Chissà. Tornando agli scritti: anche se sono poche, le liriche dedicate alle madri ancora in questo mondo, ci sono. E mi piace dire qui che è splendido cantare un inno per una persona che ci sente e magari si commuove. Non bisognerebbe ritrovarsi a scrivere per una persona nella disperazione di quando non c’è più… Ma pure questo aspetto fa parte dell’essere umano. Nel tentativo di parafrasare, in questa deliziosa raccolta, l’approssimazione dell’esistenza, il suo tendersi tra opposti spesso contaminati, violati, cattivi, ho fatto in modo che emergesse spesso quel lato dolce e pregno di motivazioni per andare avanti: vi sono testi semplici, altri molto ricchi, ermetici, spiccati, insomma, le più svariate sfumature lessicali però tutte legate non solo dallo stesso tema, ma anche e soprattutto i segni inconfondibili della continuità, della speranza, della voglia di vita. Per ogni scritto ho avuto il piacere di porre due righe di critica, di pensiero e sensazione a piè pagina. Mi sono commossa sempre. Ho vissuto delle emozioni belle, a volte dure, ma intense, vere, simili alle mie, diverse dalle mie, nuove, già vissute, ma meravigliose. Grazie a tutti.
Silvia Denti |
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NEGLI ANNI SESSANTA |
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(A mia madre) |
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Le tue braccia piene I fianchi rotondi quel mondo attorno fatto di musiche vivaci e di bambini il tuo seno di latte la seta della spallina che suggevo il tuo odore misto a caramello e gelato al pistacchio
Erano belli quei suoni dell’omino con l’organo d’estate sotto le finestre che sapevano di afa e il fruttivendolo ambulante con la gobba regalava pesche tu ed io immaginavamo il mare grande la tua voce mossa d’amore mi cantava sempre favole nuove toccavo le conchiglie con gli occhi e i fili d’uva profumavano di buono come le tue ascelle mai silenzi mai solitudine mai paura avevo tutto mamma perché avevo te
Quegli anni li ho ancora dentro nello scrigno più colorato dei miei tesori ancora sporchi di borotalco
Ho pianto tanto per averti perduta… ma ringrazio di averti avuta.
Silvia Denti |
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Senza Motivo |
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Sorridi, mi stringi a te. Sempre, tutte le volte. Non capisco, non so perché continua questo bizzarro rituale…
Un bacio ogni sera, come fosse l’ultima, un abbraccio ogni giorno, anche senza motivo. Eppure il tuo abbraccio,
intriso di tepore, non mi sorprende, né mi confonde. Mi ricorda solo chi sei, e sarai sempre, per me…
mamma.
Alba Barbati |
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E scorrendo tra le anse del fiume della vita con tutte le sensazioni più dolci e dolorose, il denso motivo della carne e dell’anima materna sciolto in versi tenerissimi. |
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Orfani Pensieri |
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All’adorata mamma che non c’è più. Il cielo è azzurro e le ventate cariche di nuvole e sabbia.
Giornata inquieta e insopportabile calura! I pensieri azzittiti in fondo ai loro nidi scossi dal vento della rabbia!
Mentre il mio abbandono mormora: “ mamma dove sei..? ”
Una volta, seduti vicini vicini, lasciavamo fuggire il tempo. Tra giochi e risate, la grandezza dell’amore non trovava espressione.
Tu eri soddisfatta dei miei progressi, Io dilapidavo le ore in ciarliere futilità. Io crescevo, a Te bastava!
Oggi invano Ti vorrei qui, nella malinconia di questo vicino temporale, nell’anima di questa solitudine!
Una rosa sulla Tua tomba, petali sulle ceneri… Mi manchi mamma….
Alberto Fiore |
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| Nel pianto la gabbia dell’impotenza, nel ricordo la mancanza fortissima e quasi violenta. | |
| L’angoscia autentica, drammatica e viva che nel continuare a credere si snoda. In nome di colei che l’esistenza ha generato. | |
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Madre |
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Madre, viso arboreo, capelli neri, occhi lucenti, gote acuminate, labbra splendenti.
Genera vita dalle sue acque, come nessun’altra.
Madre, essenza d'amore, entità placida, anima soave.
Continua a darci forza e a sorreggerci.
Grazie Madre!
Alessandro Barisone |
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Il ringraziamento proveniente da un cuore gonfio, in uno scritto immediato, senza titolo proprio per dare a tutta la lirica l’impronta della gratitudine, se possibile con maggior potenza, quasi urlata. |
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Foglia D'Autunno |
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Quasi d'autunno, il cielo blu, immoto, Ti persi, Mamma...
Alessandro Guidobaldi |
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Una frase in haiku che dice tutto: il pensiero, l’immagine mai sopita, il futuro. |
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Mamma |
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Mamma, non pensarci, Questa lettera è vera e pura, Come i tuoi occhi quando piangi, Quando ridi Quando con tanto amore mi parli. Alle preoccupazioni, Mamma non pensare, A cosa avverrà dopo, Ma vivi questi momenti così belli e sereni Con la solita allegria, E quegli occhi e quel tuo cuore Che per tutto si commuove. Mamma, non pensare al mio futuro, c'è ancora tempo... Ricorda solo una cosa mamma, Mai ti lascerò, Non sarai mai sola... Mamma, sei bella come una viola, Che io coglierò per tenerla sempre con me, Quella viola, Che non ha mai pensato soltanto a sé.
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Alessandro Simioli |
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Una viola colta per il soffio più dolce… “mamma”, quante volte sentiremo questa parola nell’antologia, ma sarà musica e spessore per la nostra camminata dedicata alla donna per eccellenza. |
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Non so più |
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A mia madre Se un giorno mai t’ho avuta e t’ho sentito mia; o se il diritto a te mi fu negato. Questo tempo tiranno tutto travolge e tutto agli occhi miei cancella. Il tuo ricordo, solo faro che illumina a giorno le mie notti, veste d’azzurro il grigio del mio tempo.
Vivo e ti sento mia. |
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Alfredo Bovenzi |
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Quei colori… così vividi che tramano nella profondità della lirica e conducono nel saggio sogno di un figlio che non dimentica… Poesia, vera poesia. |
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La mia Luce |
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Mamma, mamma te lo vorrei dire che sei la luna che brilla in cielo Nelle notte buie.
Anche se mai mi avrai capito Dopo non ci sarai e so che mi mancherai.
anche quando gridi dal tuo sguardo sorridi e mi fai sentire me stessa.
Mamma, mamma Che bella che sei! |
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Anahi' Palacin Martinez |
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Una dolce bimba che conosce già l’importanza del rapporto con la genitrice… |
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| Una lirica semplice e fluida, espressa con forza e grinta nella dolcezza del momento. | |
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A mia Madre |
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Come un calore nella pelle e nelle membra senza pensare a nulla, solo sensazione che ti prende |
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che ti fa vedere il mattino con soddisfazione e con una sorta di pienezza non facilmente "dimenticabile"…
Aldilà… Non sono più capace di adorare e ricordo fu devastante e avvolgente… Ma non importa. Come si può guardare in faccia il mattino ? Si può: madre è colei che ti ha generato e che attende risposta nel futuro da te! |
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| Andrea Ferrando | |
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Qui vibrano le sensazioni accompagnate dai buoni propositi, dall’eredità dei valori che solo chi ci ha donato l’esistenza ci regala. Una modalità ben strutturata nella sua essenzialità. |
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A cosa servono i ricordi |
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A mia Madre Stamane appena sveglia sono entrata nella sua stanza: era ancora assopita, cosa inconsueta per lei. Le ho aperto la finestra affinché potesse vedere i rami del platano grande pieni di foglie ancora verdi. Le ho detto: “Buongiorno eh… si batte la fiacca stamane? Che siamo a Montecarlo nel Palazzo di Grace?”
Poi sono andata a prepararle la colazione dicendo al gatto: “Vedi un po’ di là la nonna che fa…” E sono tornata col suo cappuccino in tazza topolinata con Mickey Mouse che fa una smorfia come per dire: Te l’ho fatta anche stavolta! L’ho mostrata a lei facendo tintinnare il cucchiaio per incoraggiarla. “Pappaaaa… pappaaaa!! Essù! Manco un bacetto stamane? Allora la do a Topolino sta bella colazione, Mà??” Lei si è scossa, ha fatto una specie di vezzo contagiosissimo per me, che significa ogni mattina la stessa cosa: Grazie… Ti amo... Ho fatto bene il mio “lavoro”…
Poi un bacio volante, come fanno i bambini che ancora non sanno sincronizzare la mimica: un bacio nell’aria diretto a me, seguendo la mia traiettoria, mi è giunto tutto, enorme, caldo. Ma poco dopo mi ha guardata intensamente, esplorando il mio viso: ha fatto come per afferrare una ciocca dei miei capelli e rimetterla a posto dietro l’orecchio, come faceva quando ero piccola, e ha detto: “Basta……”
“Basta cosa…??? Ehiii!!.... Non vuoi mangiare? Alzarti? Lavarti?... E la scuola? La tua classe ti aspetta sai. Stanno tutti seduti preoccupatissimi! Oggi hai compito in classe… Hai preparato i temi? Ed il registro? Ehiii..! La Preside rompe se arrivi tardi e le bidelle hanno già pulito il loro chilo quotidiano di fagiolini… Suuuu!! Che vuol dire basta, eh???” Al primo cucchiaio di latte il primo paradigma: sum-ei-fui-esse (spero sempre sia corretto!)… al secondo cucchiaio: Volo-nolo-malo… al terzo: temporibus illis-consecutio temporis… Ma mi martellava quel suo “basta”…
A cosa servono i ricordi?.... A curarla, amarla ancora tanto, dando un po’ di vita a questi suoi ultimi giorni, non potendo mettere indietro le lancette del suo orologio biologico, oppure dirle: “Basta?? Stanca di cosaaa?? Non deludermi sai…” Adesso è di là nel suo letto, tranquilla. Oggi non ha voluto alzarsi. Cocciuta! Vedo i suoi sandali in terra allineati che l’aspettano come due soldatini sull’attenti. Le ho lasciato il gatto sul letto, in via del tutto eccezionale, perché possa, se distende la mano, afferragli la coda. Dovrei stare di là, accanto a lei e dirle ancora una volta: “Basta coosaaa?? Ma stiamo scherzando spero!!”... Ma non ce la faccio. In fondo ha ragione, che dire… A cosa servono i ricordi?.... A sperare che in un attimo di lucidità le scatti ancora la voglia di scuola, di registri, di penne biro e cancellini sulla lavagna, di segnacci rossi sui compiti, di note sui diari... e che calzi finalmente i suoi sandaletti, afferri la sua borsa a tracolla, un velo di rossetto Lancome n.25 e via… A cosa servono i ricordi?.... A darle ancora un segnale di vita, di utilità, di affanno quotidiano, di corse della serie se-no-faccio-tardi…. qualcuno-mi-aspetta… ….E a me basta un solo ricordo di lei, del suo amore, della sua autorevolezza, dei sacrifici e della abnegazione, e che mi abbia amata senza aver fatto nulla di straordinario, solo per il motivo di esistere, di essere sua, e se riuscirò a farla mangiare un po’ oggi è come se avessi salvato il mondo… e con esso, me stessa.
A cosa servono i ricordi… |
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Angela Bravo |
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Uno scritto tra il prosastico e la lirica che ha del meraviglioso per il coraggio e la lucidità nell’esprimere il turbinio delle emozioni di una figlia che è costretta ad assistere allo sfiorire della propria carne. I ricordi servono e serviranno… Angela non sarà mai sola, anche quando Topolino si approprierà davvero di quella colazione e lei lo accarezzerà e lo stringerà più forte… più forte… |
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MAMMA |
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mamma! la maternità è una ferita sempre aperta falsa è chi dice che basta un taglio al cordone!! mamma! e stai sempre là con il cuore in gola e l'occhio al telefono.. che se squilla è ansia... se non squilla è ansia... mamma! è la gioia di ogni abbraccio avuto così all'improvviso dopo lampi e tuoni, dopo l'ennesimo “scazzo” di conflittualità e banalità che ogni famiglia sa! mamma! così grandi e sempre piccoli... il tempo che passa rafforza il cordone... il figlio canuto sa che è il dolore più grande: perdere l'amore di una mamma! mamma! è l'unica verità che la vita ci dà! |
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Anna De Rosa |
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Chi non conosce le ansie di una madre quando i figli escono e fanno tardi… chi non conosce i momenti duri, quelli del mestiere più difficile del mondo… Così, teneramente qui riportati alcuni dei passaggi vissuti in una verità inconfutabile. Uno scritto dalle note classiche con virgole metaforiche godibilissime. |
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