Tiziana Mignosa
 
 
 
Semplicemente accetto
 
 

Mi arrendo

 

a questo folle gioco

 

che sull’altalena

 

tra la terra dura

 

e il dolce cielo

 

inclemente svetta

 

 

 

D’azzurro sa l’ossigeno

 

e leggerezza

 

e a boccate intense lo divoro

 

mentre i bagliori di Luce

 

lo sguardo m’accendono con il sole

 

 

 

Ma nell’istante successivo

 

i fili verdi mi trovo dentro agli occhi

 

c’è solo terra

 

e le stelle sono luccichii lontani

 

 

 

Credo di non attendere più nulla

 

semplicemente accetto

 

poteva andare pure peggio

 

 

tiziana mignosa

maggio duemiladiciannove

 
 

Arrendersi, a volte, può avere un significato ben lontano da quello che solitamente siamo abituati ad attribuirgli; in questo caso non è una sconfitta ma un semplice lasciare che accada ciò che deve accadere senza opporre alcuna resistenza. Nella prima strofa l’autrice ci porta a spasso nelle emozioni che descrive e che chiunque sperimenta abitualmente nella vita, basta solo farci caso; ci descrive il mondo della dualità dove si sta spesso “sull’altalena” e cioè si passa in continuazione tra i due estremi della stessa sensazione: felici/infelici, benessere/malessere, allegri/tristi …  La poetessa, a un certo punto, prende come metafora la dura terra per descrivere la materia pesante e il dolce cielo, invece, quando si riferisce alle esperienze spirituali che, per loro stessa natura, sono leggere. Parla anche, sempre simbolicamente, di quella bilancia che, inclemente, porta da un lato all’altro della stessa situazione, quindi agli estremi della stessa emozione/sentimento dove lei stessa, come qualsiasi altro essere umano, non riesce ancora a non rimanerne coinvolta a causa delle condizioni emotive che vive in quel momento. Parla di “folle gioco” riferendosi alla vita che ci porta a vivere tutto ciò e così mentre sta in alto, quindi mentre sperimenta “lo stare bene come lo intendiamo qui sulla terra”, si gode l’ossigeno puro e la Luce che nutre la sua essenza; subito dopo, però, si ritrova con il viso a contatto con i fili d’erba, quindi a terra, e guarda le stelle con una velata nostalgia perché ormai sono solo luccichii lontani. Ecco che in questa fase sperimenta l’ombra, il sottobosco della vita, l’inquietudine che deriva dallo star male a causa di una mancanza e quindi dall’incapacità di accettare visto che non corrisponde ai suoi desideri, ciò che la vita offre nel momento presente.

Chiude le sue riflessioni poetiche annunciando che non attende più nulla; credo che questo sia un ottimo approccio alla vita perché ha finalmente imparato ad accettare tutto quello che l’esistenza le offre e a non soffrire per ciò che non è riuscita ad avere e quindi anche a non sentirne la mancanza.

 

Accetta ciò che arriva con la consapevolezza di essere stata fortunata perché “ … poteva andare pure peggio”.

 

                                                                                                                                                                                                                                             Santino Gattuso

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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