Tiziana Mignosa
 
 
 
Ottobre a Miami
 
 

Semafori come sguardi assai solenni

 

mostrando cosa sia bene fare

 

al centro delle ampie strade a schiera

 

dal soffio un pò indeciso

 

si lasciano ondeggiare

 

 

 

Funamboli giocolieri

 

su fili dondolanti

 

sincronici tutti insieme

 

anche loro danzano

 

e intanto incitano ad andare o a rimanere

 

secondo ciò che ognuno è venuto a fare

 

 

 

Longilinee palme dai ciuffi scompigliati

 

a malapena parano dal caldo

 

anche quando è più di tanto

 

eppure da sfondo esotico

 

tutte in coro fanno

 

 

 

L’oceano è quasi sempre un po’ arrabbiato

 

eppure brilla il sole che pare piena estate

 

ma ecco che all’improvviso viene giù la pioggia

 

per poi mostrare in cielo

 

un’altra volta ancora il luccichio del raggio

 

e di nuovo acqua giù a secchiate

 

 

 

Anche il tempo a dire il vero

 

da queste parti pare un poco matto

 

ed è per questo che la pioggia e il sole

 

-che a quanto pare qui hanno grande intesa-

 

camminano a braccetto

 

 

 

Tra musica e stordimenti vari

 

c’è chi in bella mostra mette

 

un pizzico in più del bello di cui crede di poter fruire

 

e chi quanto invece può acquistare

 

di sicuro però nessuno smette d’inseguire

 

ciò che neanche uno in verità potrà mai comprare

 
 
 

 

tiziana mignosa

ottobre duemiladiciannove

 
 

Per l’autrice ogni spunto è buono per fare poesia ma anche riflessioni filosofiche; in questa sua, per esempio, inizia con la descrizione di una città, parla di Miami, per l’esattezza, e poi sconfina nel filosofico ma andiamo per ordine...

Parlando con lei ho saputo che è appena tornata da un viaggio negli Stati Uniti ed ecco che, come sempre accade a chi è “di poesia facile”, quasi a ogni emozione viene fuori qualche verso come in questo caso.

Nella prima strofa  di “Ottobre a Miami” la poetessa descrive ciò che vede nella strada che la conduce nella nota città americana; si sofferma sui semafori che, a differenza di come accade in Italia che ce n’è uno soltanto a ogni incrocio e sull’angolo destro della corsia, qui non solo ce ne sono tanti ma oscillano su fili protesi da un lato all’altro su quelle che lei definisce  “ampie strade a schiera”. In effetti, a pensarci bene, non potrebbe essere diversamente visto che ci sono mediamente sei corsie di marcia per ogni lato.

Nella seconda strofa scende più nel dettaglio quando li paragona a dei funamboli, a dei  giocolieri che si esibiscono su “fili dondolanti/sincronici tutti insieme /anche loro danzano … “

“Anche loro danzano”, se scelgo di soffermarmi su questo verso mi viene spontaneo chiedermi: “Chi sono gli altri, semafori a parte, a danzare?” Qua la poetessa fa un tacito riferimento alle persone che ha incontrato nella tappa precedente (New Orleans) dove abitualmente è possibile incontrare chi balla e canta per strada.

“…e intanto incitano ad andare o a rimanere/secondo ciò che ognuno è venuto a fare”: in questi due versi, almeno da come dice lei, sembra che il compito principale dei semafori americani sia quello di oscillare poeticamente al vento e, nel frattempo, visto che ci sono, incitano ad andare o a rimanere/secondo ciò che ognuno è venuto a fare.”

Ecco che nella terza strofa l’occhio poetico si sposta sulle palme che con i loro ciuffi scomposti decorano l’ambiente rendendolo esotico e attraente ma riescono poco a proteggere dal caldo che nel mese di ottobre a Miami è davvero tanto.

E poi c’è l’oceano che con la sua immensità e con la potenza che possiede sembra essere sempre “un po’ arrabbiato” e questo anche in piena estate quando, essendoci un clima tropicale, il tempo regala quegli sbalzi improvvisi, e poco prevedibili, tra sole cocente e acqua battente per cui si assiste spesso a quel paradosso vivente di persone che scappando dalla spiaggia finiscono per riversarsi sulle strade a camminare  in costume, e con l’ombrello, oppure a popolare i locali. L’autrice, nella penultima strofa, fa un velato riferimento al fatto che da quelle parti non è solamente il tempo a essere “un poco matto”; c’è un’aria vacanziera che rende tutto leggero e brioso e poi, come è sua abitudine, visto che ha la tendenza a vedere “il lato buono” in ogni cosa che le capita, non descrive questo continuo mutamento climatico come qualcosa di spiacevole e fastidioso, anzi, suggerisce ai suoi lettori di interpretare la vicenda in maniera alquanto romantica, se non addirittura bizzarra, regalando in rima la sua visione dei fatti: il sole e la pioggia da quelle parti hanno grande intesa ed è per questo che camminano a braccetto.

Le chiuse di quest’autrice invitano sempre alla riflessione, e questa poesia non fa eccezione; così attraverso il suo sguardo possiamo accorgerci che i “passeggiatori di quelle vie” hanno la tendenza a mostrare, “tra musica e stordimenti vari”,  “un pizzico in più del bello di cui credono di poter fruire”; qua fa un esplicito riferimento  al fatto che chi ancora “viaggia soddisfacendo l’ego” ha bisogno di “mostrarsi” nella sua parte migliore ma considera solo il lato materiale, quindi il corpo, e non la bellezza vera che, di fatto, non è visibile agli occhi ma è molto più grande di quella che credono di avere nel fisico.

Continua dicendo che fa sfoggio di sé non solo chi mostra la propria avvenenza fisica ma anche chi ha tanti soldi da spendere attraverso la propria automobile di lusso o l’abbigliamento che indossa. “… di sicuro però nessuno smette d’inseguire/ciò che neanche uno in verità potrà mai comprare”

L’autrice conclude la sua lirica dicendo una grande verità e cioè che ognuno, attraverso i mezzi che ha a disposizione, o comunque ritiene validi, alla fine insegue ciò che di fatto nessuno potrà mai comprare, cioè la felicità!

 

                                                                                                                                                                       Santino Gattuso

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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