Tiziana Mignosa
 
 
 
La dolce resa
 
 

Con mani traballanti

ho tirato giù l’invisibile laccetto

che il fiocco dei sorrisi

appena partorito

aveva formato

 

Ho visto evaporare

percorsi d’opportunità intraviste

e boccioli appassire

nell’attesa di donarsi al sole

per diventare forti e grandi

 

Lo stesso volo di rondini

che col suo dolce tepore

la stagione della primavera annunciava

adesso la bandiera bianca in volo porta

e mi libera

 

Sulla consapevolezza

che ancora dal bisogno vengo guidata

la malinconia che da essa sorge

 ha un gusto più leggero

e alla serenità della dolce  resa lieve m’accompagna

 

 

tiziana mignosa

maggio duemiladicianove

 
 

Chi di noi non ha sperimentato, almeno una volta in vita sua, di avere un’aspettativa che poi è sfumata nel nulla? La dolce resa è una poesia che parla proprio di questo; la poetessa si apre parlando in prima persona, non tiene conto del fatto che così facendo si espone mettendo a nudo parti intime della sua anima. “Tutto è uno” lei afferma, (e con lei si leva un coro sempre più grande di persone che la pensano così), pertanto lo stato d’animo di uno/a non può che fare da specchio a molti altri e allora che ben venga esporsi! Il poeta non è forse colui che si fa portavoce dei sentimenti che pervadono l’anima del mondo?

Nei suoi versi dice di tirare giù “l’invisibile laccetto” ha però “mani traballanti”, perché evidentemente non voleva farlo, e poi continua affermando di sciogliere quindi un “piccolo legame” che aveva creato delle aspettative, per l’appunto i sorrisi di cui parla.  Perché lo ha fatto? Ce lo spiega nella seconda strofa dove dice di aver visto evaporare percorsi d’opportunità intraviste, qui entra in gioco una metafora chiara, e boccioli appassire / nell’attesa di donarsi al sole / per diventare forti e grandi. Le cose nascono e poi muoiono sulla terra e spesso senza nemmeno diventare “grandi”, si esauriscono, a volte, anche prima di iniziare. “Lo stesso volo di rondini / che col suo dolce tepore / la stagione della primavera annunciava / adesso la bandiera bianca in volo porta /e mi libera.

Perché la libera? E perché parla di bandiera bianca? Non potevo non chiederglielo anche perché non riuscivo a comprendere cosa volesse dire con le parole che ha usato; la sua risposta è stata la seguente: “Quand’è che alziamo la bandiera bianca? Quando ci arrendiamo! Abbandonarsi a un volere superiore non ha l’accezione negativa che per alcuni ha la parola “arrendersi”, non è una sconfitta ma ha il sapore dolce della fiducia. Quando impariamo a fidarci del cielo la nostra vita si modifica in meglio senza che noi facciamo niente perché nel nostro metterci da parte permettiamo alla volontà superiore di intervenire al posto nostro, è l’Uno stesso che agisce, noi diventiamo canale, semplice mezzo e questo ci rende liberi/e e leggeri/e.

La consapevolezza è un altro passo importantissimo per la crescita individuale di ogni creatura, osservare senza giudicare quale sia l’intenzione celata che ci spinge ad agire in un verso o nell’altro ci aiuta a comprendere dove dobbiamo intervenire per migliorarci. L’osservazione senza giudizio libera senza effettuare nessuno sforzo.”

Ed ecco che qui Tiziana si confessa, e non teme di farlo, si accorge, e ce lo dice attraverso i suoi versi, della malinconia che le è scaturita “nel vedere questo bocciolo lentamente prendere forma e poi seccare prima di farsi fiore è generata ancora dal “bisogno” ( si accorge che le manca quel qualcosa che vorrebbe ma le sfugge…); ed ecco, parole sue, che l’accorgersi di tutto questo dà un senso alla malinconia che prova e che quindi, grazie a questo, diventa “dal gusto più leggero e quindi alla serenità della dolce  resa lieve m’accompagna”.

Santino Gattuso

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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