| Tiziana Mignosa |
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Due ore e trenta
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Quanto l’ho atteso
quel tempo e le mie mani conche avide sul piacere che d’entusiasmo infiocchettano lo stupore. E’ figlio degli anni della pioggia il pensiero a disco rotto che nel giro del compasso mi restituisce il tolto.
Passato e paradiso
fanno la pace col presente come se nemmeno una fosse la luna transitata in tondo.
Ma è inganno agli occhi
e il cuore freme stesso addobbo della carta voglia di scartare il pacco.
Due ore e trenta
sguardo dietro e languore avanti l’estate è ritornata allora è bene anche l’abbaglio.
E’ pieno il gusto
ma ha lo spazio di un gelato due ore e trenta e poi è scivolata. |
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tiziana mignosa |