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al botteghino, otterranno un biglietto a prezzo
ridotto: 22 € per la platea e 18 € per la galleria.
Sono esclusi gli eventi di Barra e Minghi.
Ti invierò a breve materiale informativo e prima di
ogni spettacolo dettagli sullo stesso.
Un caro saluto.
--
Moreno Sangermano
Responsabile Marketing e Comunicazione
Il Teatro Cassia
stipula con il sito Partecipiamo.it la seguente convenzione:
gli iscritti alla
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diritto ad usufruire del biglietto ridotto previa prenotazione
telefonica (06 96527967) o mail (promozione@teatrocassia.it)
almeno 24 ore prima della replica prescelta e salvo
disponibilità di posti. La promozione è ritenuta valida dal
martedì alla domenica. All'atto della prenotazione sarà bene
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onde permettere alle operatrici di cassa di prenotare il
ridotto. All'atto del ritiro del biglietto potrà essere chiesto
di esibire una mail stampata che attesti l'effettiva iscrizione
alla vostra newsletter.
Angela Domina -
Responsabile Promozione
Teatro Cassia, Via
Santa Giovanna Elisabetta 69, Roma
siamo disponibili con grande
piacere ad estendere la convenzione per i vostri iscritti al
nostro teatro.
Diamo la possibilità di avere un
biglietto ridotto per tutti i vostri iscritti (più un eventuale
accompagnatore a testa) previa prenotazione almeno 24 ore prima
e ovviamente salvo disponibilità di posti e ad esclusione del
venerdì e sabato. All'atto della prenotazione sarà bene
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onde permettere alle operatrici di cassa di prenotare il
ridotto. All'atto del ritiro del biglietto potrà essere chiesto
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Andrea Martella
Teatro Sette
CARTELLONE STAGIONE
2010 - 2011
Direttore Artistico:
Michele La Ginestra
Teatro 7 via Benevento, 23 00161 Roma
Direttore artistico: Michele La Ginestra
Tel.: 06 442.36.382 mail: teatro@teatro7.it
PREZZI BIGLIETTI
Stagione 2010 - 2011 (variano a seconda degli spettacoli):
INTERO da
minimo € 17,00 a massimo € 20,00 (compresa prevendita)
RIDOTTO da
minimo € 13,00 a massimo € 16,00 (compresa prevendita)7
Il teatro è un insieme
variegato di differenti discipline, che si uniscono
e concretizzano nella esecuzione di un evento
spettacolare dal vivo.
Proveniente dal greco θέατρον
(théatron), che significa spettacolo, θέα,
(théa), comprende le
arti tramite cui viene rappresentata, sotto
forma di testo recitato o drammatizzazione scenica,
una storia (un
dramma, nel senso etimologico del termine).
Una
rappresentazione teatrale si svolge davanti ad
un pubblico utilizzando una combinazione variabile
di parola, gestualità,
musica,
danza, vocalità,
suono e, potenzialmente, ogni altro elemento
proveniente dalle altre
arti performative.
La particolare arte del
rappresentare una storia tramite un testo o azioni
sceniche è la recitazione, o
arte drammatica. In molte lingue come il
francese (jouer), l'inglese
(to play), il
russo (играть - pron. igra't), il
tedesco (spielen) e nelle lingue nordiche
il verbo "recitare" coincide col verbo "giocare". Il
termine
italiano, invece, pone l'accento sulla finzione,
sulla ripetizione del gesto o della parola ("citare
due volte").
Come qualsiasi altra forma
artistica e culturale anche il teatro si è evoluto
dalle origini ad oggi, nelle diverse epoche e
luoghi. La
storia del teatro
occidentale pone come origine di questa
disciplina la rappresentazione teatrale nella
cultura dell'antica
Grecia: i precedenti esempi teatrali (Egitto,
Etruria...) ci aiutano a comprendere la nascita
di questo genere, ma non vi sono sufficienti fonti
per delinearne le caratteristiche.
Definizioni di teatro
Da
Aristotele ai giorni nostri, il termine ha
subito diverse interpretazioni e sviluppi, ed è
certo che il dibattiito intorno ad una definizione
esaustiva dell'evento teatrale continuerà in futuro.
Sintetizzando i punti di
convergenza dei diversi insegnamenti che hanno
attraversato il teatro contemporaneo negli ultimi
decenni, da
Jerzy Grotowski a
Peter Brook, da
Giorgio Strehler a
Eugenio Barba, possiamo trovare elementi comuni
per una definizione: il teatro è quell'evento che
si verifica ogni qual volta ci sia una relazione tra
almeno un
attore che agisca dal vivo in uno
spazio scenico e uno
spettatore che dal vivo ne segua le azioni.
Silvio D'Amico ha definito appunto il teatro
come «la comunione d'un pubblico con uno spettacolo
vivente».
« Non
gl'immobili fantocci del Presepio; e
nemmeno ombre in movimento. Non sono
teatro le pellicole fotografiche che,
elaborate una volta per sempre fuor
dalla vista del pubblico, e
definitivamente affidate a una macchina
come quella del Cinema, potranno esser
proiettate sopra uno schermo, tutte le
volte che si vorrà, sempre identiche,
inalterabili e insensibili alla presenza
di chi le vedrà. Il Teatro vuole
l'attore vivo, e che parla e che agisce
scaldandosi al fiato del pubblico; vuole
lo spettacolo senza la quarta parete,
che ogni volta rinasce, rivive o rimuore
fortificato dal consenso, o combattuto
dalla ostilità, degli uditori partecipi,
e in qualche modo collaboratori. »
(Silvio
D'Amico, Storia del teatro.
)
In senso lato può avvenire anche
fuori dagli spazi consueti, in ogni luogo dove sia
possibile raccontare una storia o catalizzare
l'attenzione di un pubblico. Gli elementi essenziali
che distinguono un
evento teatrale da, per esempio, una
conferenza o dal vociare di un mercato pubblico,
sono, nella pratica teatrale:
(È utile notare come spesso l'improvvisazione
renda variabili le costanti sopra descritte, anche
se è opinione corrente dei maestri di questa
disciplina che solamente il rigore di uno schema
predefinito renda l'attore libero di variarlo).
Pirandello il [metateatro]
Più in generale, ciò che separa
il teatro da altri avvenimenti che coinvolgono un
pubblico, è il carattere di compiutezza dell'azione
scenica che la rende classificabile come arte e la
distingue dagli altri eventi sociali, didattici o
semplicemente quotidiani. Ciò non esclude del tutto
che l'evento teatrale (la 'magia' di
Eduardo) si possa temporaneamente manifestare
anche in altri contesti: nella parentesi narrativa
di un insegnante durante una lezione scolastica, o
nella
performance di un
giocoliere in una piazza affollata.
Il teatro drammatico
Sicuramente può essere definito
teatro uno spettacolo coreografico, il «varietà»,
gli spettacoli musicali e i numeri da prestigiatore,
le esibizioni dei giocolieri nel circo, così come i
pagliacci. Di norma, però la
storia del teatro restringe il campo della sua
indagine alla forma «principe» di evento teatrale:
il teatro drammatico. Vale a dire la
rappresentazione, la finzione
drammatica, in cui gli attori interpretano
personaggi, storie, ambienti diversi dai propri,
intendendo con questo dare vita ad una forma d'arte.
Nel teatro drammatico, è
necessaria la presenza di tre elementi fondamentali:
autore, attori e spettatori. Se in altre forme
d'arte teatrale spesso l'autore non è necessario, in
un dialogo teatrale, scritto o non scritto, esiste
sempre un autore, che può talvolta coincidere, nel
caso dell'improvvisazione, con l'attore stesso. Il
teatro drammatico presuppone quindi l'esistenza di
un testo, e la comunicazione verbale, anche quando
non esclusiva, è comunque fondamentale.
Il concetto di
dramma e di drammaticità è legato maggiormente
ad un dialogo che non ad un monologo o ad una lirica
(pur potendo etimologicamente essere riferita a
qualunque forma letteraria destinata alla scena). È
con la presenza di almeno un altro attore dialogante
che si può meglio esprimere la caratteristica
principale del teatro drammatico: il contrasto tra
almeno due differenti elementi.
Bernard Shaw, introducendo il suo primo volume
di commedie, afferma: «Non c'è opera teatrale senza
conflitto». Un contrasto può verificarsi anche in un
testo leggero, e costituisce la sua ossatura.
Lo spazio del teatro
Nel teatro il concetto di
spazio ha almeno due significati: il primo è lo
spazio fisico, il luogo della rappresentazione, il
secondo è lo spazio dell'immaginazione, quello che
Vladimir Toporov definisce come
mitopoietica.
Il luogo teatrale, spazio
'concreto' dell'azione scenica, può identificarsi
con un
teatro o una qualsiasi altra struttura adatta a
ospitare una rappresentazione (nel caso del
teatro di strada, al contrario, sono attori e
pubblico ad adattarsi ad una struttura destinata ad
altri scopi). All'interno del luogo teatrale può
essere delimitato lo
spazio scenico, ovvero il perimetro della
rappresentazione vera e propria, affidata agli
attori.
Lo spazio rappresentato,
inesistente fino a un momento prima dell'inizio
della rappresentazione, è il luogo mentale che viene
evocato, grazie all'immaginazione dello
spettatore e alla maestria dell'artista che ne
crea i confini, con la possibilità, durante la
performance, di variarne continuamente le dimensioni
e la forma (si può citare, a questo proposito, lo
spazio variabile creato dall'artista del
mimo che voglia rappresentare una cella, un
muro, o uno spazio sconfinato.
A volte, lo spazio rappresentato
può coincidere con il luogo teatrale. È il caso di
spettacoli o performances iper-realistici, o di
rappresentazioni teatrali (ne è un esempio lo
spettacolo Barboni di
Pippo Delbono, messo in scena in un androne
della
Stazione Centrale di Milano nel
1998) in cui gli attori, rappresentando se
stessi, compiono azioni teatrali in un luogo che
coincide con il luogo reale in cui essi potrebbero
agire quotidianamente
Tempi teatrali
L'elemento temporale, in una
rappresentazione teatrale, è ciò che ne determina
più di ogni altra cosa le caratteristiche di
alterità rispetto all'esperienza quotidiana. Dalla
ideazione, attraverso il tempo dedicato alle prove,
fino alla rappresentazione, i 'tempi teatrali'
prendono il sopravvento sul tempo individuale,
coinvolgendo alla fine all'interno di coordinate
extra-quotidiane anche il
pubblico, che tornerà al proprio tempo abituale
al calare del
sipario.
Lo studio del tempo è parte
integrante e fondamentale dello studio dell'attore
teatrale: evidente nel caso di una battuta
comica, la precisione di tempo e ritmo nella parola
e nell'azione determina la riuscita di una scena, e
spesso dell'intera rappresentazione. Questo è
particolarmente determinante in ogni azione
performativa che si svolga dal vivo, in cui il
riscontro del pubblico è immediato: lo spettatore
stesso concorre a determinare il tempo comune
dell'evento teatrale, di per sé irripetibile, anche
durante le repliche di uno stesso spettacolo.
Si può quindi parlare di tempo
teatrale come di un'esperienza transitoria e unica,
in cui si incontrano il tempo dell'esecuzione con
quello della fruizione. (cfr. Insulti al pubblico
di
Peter Handke)
La durata della rappresentazione
come evento, nella
storia del teatro, fu definita in ogni epoca con
modalità differenti. Nel
teatro greco, il tempo della rappresentazione
coincideva con la durata di una intera giornata,
spesso coincidente con il tempo rappresentato nel
testo (vedi l'esempio della tetralogia dell'Orestea
di
Eschilo, che si apre all'alba concludendosi con
il calare del giorno). Nel
teatro medioevale, si estese fino a comprendere,
in alcuni misteri, anche 25 giorni consecutivi. Nel
teatro colto del
Cinquecento si arrivò alla divisione in tre
atti, fino ad arrivare ai giorni nostri ai
tradizionali due tempi con intervallo, rispettati
nella maggior parte delle produzioni teatrali.
Sperimentazioni, nel senso della sintesi estrema o
al contrario della dilatazione, sono state eseguite
da molti artisti e registi del
Novecento. Un esempio di sperimentazione delle
possibili variazioni temporali nell'evento teatrale
sono gli spettacoli itineranti, che spesso hanno
struttura ciclica, nei quali lo spettatore ha la
possibilità di fruire della rappresentazione da un
punto non necessariamente coincidente con l'inizio,
e ripetere la visione per il tempo desiderato. Un
esempio recente è lo spettacolo Infinities,
allestito da
Luca Ronconi nel
2001.
Il
tempo narrato sulla scena, necessariamente 'al
presente' anche quando si riferisca ad eventi
passati, è il frutto di una convenzione che
intuitivamente si stabilisce tra i due protagonisti
dell'evento: l'artista e lo spettatore. Entrambi,
sospendendo le regole che governano le rispettive
esistenze, si prestano ad una sorta di
gioco, spendendo le proprie energie nel
costruire il rapporto che si genera. Durante una
serata particolarmente riuscita, entrambi escono
dall'edificio
teatrale con una diversa percezione. Per molti
attori questo si accompagna ad una sorta di 'felice
spossatezza' fisica ed emotiva, fatto che ha portato
molti maestri del teatro ad utilizzare, per l'
esperienza performativa la similitudine con l'atto
sessuale. Come in quest'ultimo, è stato detto
non senza ironia, la riuscita è determinata dal
rispetto di un
climax, che porti l'attore
e lo
spettatore a raggiungere gradualmente il culmine
dello spettacolo attraverso un sapiente aumento del
ritmo dell'azione.
Nella convenzione teatrale,
spesso allo spettatore è affidato il compito di
ricomporre cronologicamente i fatti che gli vengono
presentati in una successione non sempre
consequenziale. Nell'Edipo
Re di
Sofocle, ad esempio, la storia inizia quasi
dalla fine, nel giorno in cui edipo, al termine
della sua avventura, vedrà palesarsi il suo destino
tragico. In questo caso, l'intervento dei messaggeri
e del coro fornisce gli elementi necessari alla
ricostruzione degli eventi. Aristotele nella Poetica
definì il tempo di una rappresentazione come
unitario, ossia un corso temporale che si svolga
compiutamente dall'inizio alla fine. Il filosofo
aveva anche asserito che l'azione dell'epopea e
quella della tragedia differiscono nella lunghezza
"perché la tragedia fa tutto il possibile per
svolgersi in un giro di sole o poco più, mentre
l'epopea è illimitata nel tempo". Nella
tragedia greca il coro, tra l'altro, era
essenziale, per evitare incongruenze e spiegare gli
antefatti. Orazio, come Aristotele, insistette sul
concetto di unità. In epoca rinascimentale, ad
Aristotele venero attribuite le cosiddette tre
unità, di azione, luogo e tempo, in cui quest'ultima
sancirebbe la regola sopra descritta (peraltro
presente come convenzione in molti testi del
teatro greco antico, come nell'esempio citato).
Il
teatro elisabettiano e spagnolo prima, e più
radicalmente il teatro contemporaneo hanno mescolato
e rivoluzionato non solo i generi, ma anche le
convenzioni relative al tempo rappresentato.
Brecht,
Samuel Beckett,
Tadeusz Kantor,
Thomas Eliot, hanno proposto nuovi schemi
narrativi, in cui l'elemento temporale entra a far
parte delle scelte stilistiche. Con
Brecht, l'uso epico del tempo teatrale (definito
nella modalità di un racconto distaccato di
avvenimenti lontani, anche quando il personaggio
parla in prima persona) concorre all'effetto di
straniamento perseguito dall'autore, in
Beckett la durata è determinata dal tempo del
pensiero non-logico, un tempo interiore
contraddittorio, che rappresenta il dramma dei
personaggi con l'utilizzo di un linguaggio e di
azioni apparentemente innocenti. In
Ionesco la definizione di tempi e silenzi è una
precisa indicazione narrativa
« Altro
silenzio. La pendola suona sette volte.
Silenzio. La pendola suona tre volte.
Silenzio. La pendola non suona affatto. »
Più recentemente sono stati
mutuati nel linguaggio teatrale stili e modi
provenienti dal cinema e dalle arti visive.
L'utilizzo di
flash-back e
flash-forward, di video proiettati sul fondale o
in schermi, moltiplicando le possibilità di
raccontare tempi diversi, anche contemporaneamente.
Stili Teatrali
Ci sono innumerevoli stili e
generi che possono essere impiegati dai!
commediografi, dai
registi e dagli
impresari per venire incontro ai diversi gusti
del pubblico, nei diversi contesti e culture.
Possiamo elencarne alcuni, anche se la lista sarà
sempre incompleta, considerando il fatto che i
generi elencati non si escludono a vicenda. La
ricchezza del teatro è tale che i praticanti di
questa disciplina possono prendere in prestito
elementi di ognuno di questi stili e presentare
lavori multi-disciplinari in una combinazione
virtualmente infinita.
Tragedia: è un dramma di intento serio e di
significato in genere elevato (vedi
tragedia greca) in cui un personaggio
eroico affronta gli eventi o le conseguenze
delle sue azioni, e generalmente si conclude con
la morte dei protagonisti o con la descrizione
della loro pena.
Commedia: , perlopiù a lieto fine, la
commedia ha temi leggeri, si occupa di problemi
quotidiani e mette a nudo le debolezze dei suoi
personaggi. La risata è il segno più forte di
complicità tra spettatore e attore, e la
maestria nel delineare personaggi comici ha
portato al successo numerosi attori teatrali.
Musical: (abbreviazione di musical comedy) è
un genere di rappresentazione teatrale in cui
l'azione viene portata avanti sulla scena non
solo dalla recitazione, ma anche dalla musica,
dal canto e dalla danza.
Commedia dell'arte: è una rappresentazione
in cui gli attori, basandosi su un canovaccio,
rappresentano vicende ispirate alla realtà
quotidiana, arricchite con numeri acrobatici,
danze e canti, e con l'ausilio di
maschere.
Teatro dell'assurdo: è in genere riferito ad
un particolare stile teatrale di scrittori di
teatro europei ed americani sviluppatosi tra gli
anni quaranta e sessanta del Novecento; si
caratterizza per dialoghi apparentemente senza
significato, ripetitivi e senza connessioni
logiche.
Grand Guignol: è un dramma contenente scene
macabre di pronunciata e spesso esagerata
efferatezza, con l'ausilio di effetti speciali
più o meno rudimentali.
Mimo: è una rappresentazione di azioni,
caratteri e personaggi che si serva solamente
della gestualità piuttosto che della parola.
Kabuki: è una forma di teatro, sorta in
Giappone all'inizio del '600. Le vicende sono
espresse attraverso l'emotività dei singoli
personaggi, il particolare prevale sempre su
considerazioni morali o politiche di carattere
generale. Al testo, che spesso non ha una
unitarieta narrativa, si aggiungono movimenti
stilizzati e un uso della voce vicino al canto.
Nō: è una forma di teatro sorta in Giappone
nel XIV secolo che presuppone una cultura
elevata per essere compreso, a differenza del
kabuki che ne rappresenta la sua
volgarizzazione. È caratterizzato dalla
lentezza, da una grazia spartana e dall'uso di
maschere caratteristiche.
Queste notizie sul teatro sono tratte da Wikipedia.