Grazie allo Hubble Space Telescope gli astronomi della
NASA hanno tracciato una più accurata mappa di
distribuzione della materia oscura, sfruttando l'effetto
di lente gravitazionale di Abell 1689, un ammasso di
galassie che si trova 2,2 miliardi di anni luce da noi.
Com'è noto, la forza gravitazionale generata
dall'ammasso deflette la radiazione luminosa prodotta
dalle galassie che si trovano dietro l'ammasso rispetto
alla nostra linea di vista, agendo così come una vera e
propria lente. Questo effetto è tanto più intenso quanto
maggiore è la concentrazione di materia che si trova
nell'ammasso. Valutando questo effetto, gli astronomi
hanno potuto valutare la quantità di materia oscura
all'interno di Abell 1689, scoprendo che nella zona
centrale dell'ammasso la sua concentrazione è nettamente
maggiore di quanto indicato dalle simulazioni al
calcolatore. Una scoperta sorprendente, che anticipa di
alcuni miliardi di anni l'epoca in cui questo ammasso
dovrebbe essersi formato.
"I cluster di galassie dovrebbero quindi aver
iniziato a formarsi miliardi di anni prima, per poter
rendere conto dei numeri che osserviamo oggi. Nei primi
tempi l'universo era molto più piccolo e con una densità
di materia oscura maggiore. Abell 1689 mostra di essersi
ben 'alimentato' con la materia oscura che la circondava
nel universo primigenio. Il cluster ha portato
con sé questo carico fino alla sua età adulta per
apparire quale lo osserviamo oggi", ha detto Dan Coe,
uno degli autori della ricerca.
"Le immagini attraverso la lente sono come un grande
puzzle", prosegue Coe. "Per la prima volta abbiamo
trovato un modo per collocare le masse in Abell 1689 in
modo che le sue 'lenti' rendano conto delle posizioni
osservate di tutte le galassie che sono sul suo sfondo."
I ricercatori hanno così potuto produrre una mappa ad
alta risoluzione delle distribuzione della massa della
materia oscura nel cluster.
Questa nuova mappa potrebbe rivelarsi una vera e propria
miniera di informazioni anche sul ruolo dell'energia
oscura nelle prime fasi di formazione dell'universo.
Dalle prime analisi dei dati emergono infatti importanti
indicazioni sul fatto che gli ammassi di galassie
possono dunque essersi formati più rapidamente di quanto
ritenuto finora, prima che gli effetti prodotti
dall'energia oscura bloccassero la loro crescita.
L'energia oscura – l'altro enigmatico "attore"
nell'evoluzione dell'universo – gioca infatti un ruolo
antagonista rispetto all'attrazione gravitazionale
esercitata dalla materia oscura. L'energia oscura
allontana le galassie le une dalle altre, stirando lo
spazio tra di loro e bloccando di fatto la formazione di
strutture a grande scala come gli ammassi di galassie. E
proprio per comprendere come si sia svolto questo
braccio di ferro tra smisurate forze opposte risulta
determinate conoscere quale fosse la distribuzione di
materia oscura nell'universo primordiale. (gg)

