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Le Scienze

 

Una strana stella di neutroni

Finora l'emissione di radiazione X e gamma era ritenuta limitata a magnetar, stelle di neutroni con un campo magnetico estremamaente intenso e in veloce rotazione

 
 
 
 

Intense emissioni di radiazione emesse da una pulsar debolmente magnetizzata e in fase di lenta rotazione sono state osservate grazie ai satelliti Swift e Chandra della NASA, smentendo la credenza che tali processi siano esclusivi delle pulsar dotate di una forte magnetizzazione.
A originare il tutto, secondo gli astronomi, una sorgente di energia nascosta sotto la superficie dell’oggetto.
Secondo il modello attualmente accreditato, le pulsar, o stelle di neutroni, sono ciò che resta del collasso di stelle massicce. Sebbene mediamente possiedano un diametro di 30 chilometri, esse sono dotate di campi magnetici estremamente intensi, miliardi di volte più grandi di quello del Sole.
Gli oggetti più estremi – denominati magnetar – hanno campo magnetico superficiale da 50 a 1000 volte più intenso della media ed emettono brillamenti di raggi gamma e raggi X.
Gli studi teorici indicano che nei magnetar il campo magnetico interno è in realtà più intenso di quello superficiale. Il decadimento del campo magnetico porta a un’emissione di radiazione X sia costante sia concentrata in burst, attraverso il riscaldamento della crosta della stella di neutroni e l’accelerazione di particelle.
Ora, una ricerca internazionale a prevalente partecipazione italiana pubblicata sulla rivista Science suggerisce che la stessa emissione di radiazioni può essere presente nelle pulsar più deboli non-magnetar. Le osservazioni della stella di neutroni SGR 0418, effettuate grazie agli osservatori a raggi X Chandra e Swift della NASA, potrebbero indicare la presenza di un campo magnetico interno enorme anche in queste pulsar apparentemente meno potenti e nonostante un'apparente incompatibilità con i valori del campo magnetico sulla loro superficie.
“Alla luce di questi risultati, dobbiamo riconsiderare quelle caratteristiche che fanno di una stella di neutroni un magnetar”, ha spiegato Paolo Esposito, dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Cagliari, che ha partecipato allo studio. “Per esempio, non bisognerebbe prendere in esame solo la taglia e l’intensità del loro campo magnetico superficiale, ma anche l’intensità e la configurazione della componente del campo magnetico interno alla stella.  Il nostro lavoro suggerisce che nel cosmo anche stelle di neutroni apparentemente 'normali' sono potenziali magnetar, pronte a emettere da un momento all’altro flussi di radiazione di altissima energia”.
Gli altri ricercatori italiani sono G. L. Israel, L. Stella, S. Mereghetti e A. Tiengo, dell'INAF e R. Turolla, dell'Università di Padova. (fc)

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Articoli tratti dall'edizione italiana di scientific american