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Le Scienze

 

Scoperto grazie al Keck Observatory

 

Un pianeta extrasolare con acqua liquida

 
Il gruppo di astronomi ha analizzato le lievi variazioni nella velocità della stella che derivano dall'interazione gravitazionale dei sei pianeti che gli orbitano intorno
 

Un pianeta che potrebbe avere acqua allo stato liquido sulla sua superficie: è quanto ha scoperto un'ampia collaborazione di astronomi guidati da Nader Haghighipour dell'Università delle Hawai a Manoa.

Il pianeta, scoperto grazie a uno dei telescopi del Keck Observatory, sulla cima del Mauna Kea, sempre nelle Hawaii, probabilmente è dotato di un diametro del 30 per cento più ampio di quello della Terra, e orbita intorno a una stella relativamente piccola, Gliese 581, che si trova a 20 anni luce di distanza da noi nella costellazione della Bilancia.

Una copia del lavoro in cui viene descritta la scoperta, in via di pubblicazione sulla rivista Astrophysical Journal, è disponibile on line sul sito arXiv.
“Determinando l'orbita di questo pianeta possiamo dedurre che la sua temperatura di superficie è simile a quella della Terra”, ha spiegato Haghighipour. "Ciò significa che almeno parte dell'acqua sulla sua superficie e nella sua atmosfera sarà in forma liquida invece che in forma di ghiaccio o di vapore".

Gli studiosi spiegano che il nuovo pianeta, denominato Gliese 581d, orbita intorno alla sua stella in soli 37 giorni terrestri e che la sua massa, da tre a quattro volte maggiore di quella della Terra, indica che esso è di tipo roccioso e con una gravità sufficiente a conservare la propria atmosfera.

Per arrivare alla scoperta, il gruppo di astronomi ha analizzato le lievi variazioni nella velocità di Gliese 581 che derivano dall'interazione gravitazionale dei sei pianeti che gli orbitano intorno, per un totale di 238 osservazioni raccolte nell'arco di 11 anni.

Ma Gliese 581d potrebbe essere solo il primo di una serie di pianeti con analoghe caratteristiche. Grazie al Keck Observatory, gli studiosi stanno infatti monitorando diversi pianeti e con l'accumularsi dei dati sperimentali, è possibile che si trovino pianeti con condizioni simili a quelle terrestri. Per sapere ancora di più su questi cloni del nostro pianeta saranno sicuramente utili le osservazioni future che potranno essere effettuate con telescopi di dimensioni ancora maggiori, come il Thirty Meter Telescope che, secondo il progetto, dovrebbe anch'esso sorgere sul Mauna Kea. (fc)

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Articoli tratti dall'edizione italiana di scientific american