I protoni e i nuclei di elio dei raggi cosmici nella
Galassia non sono tutti accelerati allo stesso modo alle
alte energie (nell'ordine delle centinaia di GeV): è
questo il risultato dell'esperimento PAMELA - un'impresa
scientifica internazionale coordinata dall'Istituto
Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) -
pubblicato su Science Express.
Questo potrebbe significare che esistono vari tipi di
acceleratori cosmici di particelle che agiscono con
meccanismi differenti. Finora, infatti, si pensava che
questo "lavoro" venisse compiuto dai turbolentissimi
resti delle supernove in modo identico per tutte le
particelle cariche. Ora invece, le osservazioni di
PAMELA rivelano che i protoni e l'elio possono avere
diverse sorgenti che li accelerano.
I dati sono stati raccolti da PAMELA tra il 2006 e il
2008 e riguardano il flusso di protoni e di nuclei di
elio, cioè la quasi totalità della radiazione cosmica
che intercettiamo. Si è scoperto che lo spettro dei
protoni e quello dei nuclei di elio hanno andamenti
diversi. Questa differenza sarebbe quindi la prova che
qualcosa accelera diversamente gli uni e gli altri. Una
ipotesi potrebbe essere l'esistenza di un meccanismo
sconosciuto di accelerazione che agisce in modo diverso
per le varie specie di particelle.
Una spiegazione in termini più classici suggerisce che i
raggi cosmici galattici siano accelerati sia da nove,
enormi esplosioni nucleari causate dall'accumulo
di idrogeno sulla superficie di una nana bianca, sia da
supernove di diverso tipo. I protoni sarebbero
accelerati nell'esplosione di supernove più piccole - in
cui l'atmosfera stellare è ricca per lo più di protoni -
e i nuclei di elio in stelle più grandi, in cui
l'atmosfera stellare è più ricca di elio, e queste
differenti condizioni potrebbero produrre le diverse
dipendenze dei loro flussi dall'energia osservate da
PAMELA.
"Questi risultati – dichiara Piergiorgio Picozza,
responsabile dell'esperimento PAMELA – mettono in seria
discussione il paradigma che vuole i raggi cosmici
accelerati solo dall'onda d'urto dei resti delle
supernove per poi propagarsi nella Galassia. Essi
richiedono processi più complessi di accelerazione che
saranno presto oggetto di una approfondita indagine
teorica. Si tratta di un importante progresso nella
conoscenza dei meccanismi di accelerazione dei raggi
cosmici nella nostra galassia, che si aggiunge a quelli
recenti degli esperimenti AGILE e FERMI".
"Questo risultato è molto importante per la comprensione
dell'origine dei raggi cosmici, che rappresenta uno dei
grandi enigmi della scienza moderna" aggiunge Barbara
Negri responsabile dell'Unità esplorazione e
osservazione dell'universo dell'ASI.
"L'esperimento PAMELA è stato realizzato anche con il
contributo dell'ASI ed è attualmente il più avanzato
osservatorio per lo studio dei raggi cosmici. L'ASI, dal
lancio avvenuto nel 2006, è impegnata a fornire il
supporto alla gestione dell'esperimento PAMELA in orbita
e alla comunità scientifica che ne deve interpretare i
dati ottenuti. I tanti importantissimi risultati che
l'esperimento PAMELA così come gli esperimenti sui
satelliti AGILE e FERMI, che studiano il cosmo alle
altissime energie, stanno ottenendo in questi ultimi
anni sono per l'ASI motivo di orgoglio, in quanto
rappresentano la chiara dimostrazione dell'efficacia del
supporto che l'agenzia riesce a dare alla scienza
nazionale".
PAMELA è un esperimento che orbita tra i 350 e i 610
chilometrei di altezza su un satellite russo ed è il
frutto di una collaborazione tra l'INFN, l'Agenzia
spaziale russa e istituti di ricerca russi, con la
partecipazione dell'ASI e il contributo delle agenzie
spaziali e università tedesche e svedesi. (gg)

