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Le Scienze

 

Sulla rivista Astronomy and Astrophysics
 

L'ultima cena di Centaurus A

 
 

Le osservazioni hanno rivelato al suo interno i resti della distruzione, avvenuta tra 200 e 700 milioni di anni fa, di una galassia ricca di gas di dimensioni minori

 
 
 

Si può scorgere in una fitta coltre di polveri opache, ormai deformata dalle intense interazioni gravitazionali: è il frutto di un recente “pasto” galattico, si tratta cioè di una piccola galassia assorbita da Centaurus A (NGC 5128) – la galassia gigante di forma ellittica più vicina a noi – osservata nello spettro del vicino infrarosso grazie a un’innovativa metodica del New Technology Telescope (NTT) da 3,58 metri di diametro dello European Southern Observatory (ESO) di La Silla, situato sulle Ande cilene.

Proprio la polvere presente al centro della Galassia è quella che conferisce a Centaurus A la bellezza che attrasse lo sguardo dell’astronomo John Herschel già più di un secolo e mezzo fa. L’astronomia moderna ha rivelato che tale formazione di materia è ciò che resta della distruzione, avvenuta tra 200 e 700 milioni di anni fa, di una galassia ricca di gas di dimensioni minori che ora sembra partecipare alla formazione di altre stelle nel nucleo della galassia gigante.

Recenti osservazioni effettuate con il telescopio Infrared Space Observatory dell’ESA e con il telescopio spaziale Spitzer della NASA avevano permesso di rivelare una sorta di piccola galassia che si estende per più di 16.000 anni luce, poi rivelatasi il probabile residuo di una galassia a spirale ricca di gas caduta all’interno di una galassia ellittica, ritorta e deformata durante il processo. Ma queste ultime immagini dell’NTT sono ancora più nitide.

“C’è un chiaro anello di stelle e ammassi nascosto dietro la striscia di polvere, e le nostre immagini ne consentono una visione dettagliata senza precedenti”, ha spiegato Jouni Kainulainen, primo autore dell’articolo “Uncovering the kiloparsec-scale stellar ring of NGC5128” apparso sulla rivista Astronomy and Astrophysics. “Ulteriori analisi di questa struttura forniranno indizi importanti sul modo in cui si è verificato il processo di fusione e su qual è stato il ruolo della formazione stellare durante tale processo”.

“Questi sono i primi passi verso lo sviluppo di una nuova tecnica che permette di scoprire enormi nubi di gas in altre galassie con un’alta risoluzione e con modalità che riducono i costi”, ha concluso Joao Alves coautore del lavoro. “Sapere come queste nubi giganti si formano e si evolvono significa capire come si formano le stelle nelle galassie”. (fc)

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Articoli tratti dall'edizione italiana di scientific american