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Le Scienze

 

 

   Dai dati della sonda Cassini

 

Saturno, il pianeta con gli anelli di ghiaccio

 
L'arrossamento della radiazione visibile emessa viene spiegata ipotizzando che il ghiaccio d'acqua sia contaminato da piccole quantità di atomi di carbonio o nanofasi di ossido di ferro
 

 
 

Gli anelli principali del pianeta Saturno, indicati come A e B, sono costituiti per la maggior parte di ghiaccio acqua, mentre quello indicato con “C” risulta contaminato da sostanze come carbonio e silicati di origine meteoritica: è questa la conclusione di uno studio esposta in un articolo pubblicato sull'ultimo numero della rivista Science.

L'analisi è stata resa possibile allo strumento VIMS (Visual and Infrared Mapping Spectrometer) montato su Cassini, la sonda frutto della collaborazione scientifica e tecnologica tra NASA/JPL, Agenzia spaziale europea (ESA) e Agenzia spaziale italiana (ASI). In particolare, il contributo italiano è andato allo sviluppo del canale VIS dello spettrometro, mentre l'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) partecipa all'analisi dei dati raccolti.

La composizione degli anelli di Saturno è infatti rimasta, almeno finora, un mistero legato ai dati spettrali. Mentre infatti le analisi nello spettro infrarosso sembrano indicare la presenza di composti di ghiaccio d'acqua puro, la radiazione emessa dagli anelli nello spettro visibile appare decisamente spostata verso il rosso e perciò diversa dal blu-bianco tipico del ghiaccio.

Tuttavia, come ha dimostrato l'analisi di Gianrico Filacchione, ricercatore dell'INAF-IASF di Roma e coautore dell'articolo, il grado di “arrossamento” degli spettri nel visibile è correlato con l'intensità delle bande di ghiaccio osservate nell'infrarosso: entrambi questi parametri aumentano infatti con lo stesso andamento nelle regioni degli anelli più dense, denominate "A" e "B".

Da ciò si può dedurre che il materiale che assorbe la radiazione ultravioletta è dunque all'origine dell'arrossamento osservato, e che esso sia strettamente legata al ghiaccio: si può produrre un effetto simile con piccole quantità di atomi di carbonio (catene PAH) o nanofasi di ossido di ferro (Fe3+).

“I dati sembrano indicare che anche gli anelli di Saturno possano contenere particelle di elementi contaminanti, spiegando così in modo naturale un effetto altrimenti misterioso”, ha spiegato Angioletta Coradini, direttrice dell’INAF-IFSI di Roma e membro del team scientifico di VIMS.

“VIMS, così come gli altri strumenti realizzati dall’ASI in collaborazione con la NASA/JPL per la missione Cassini, continua a lavorare perfettamente”, ha aggiunto Enrico Flamini, responsabile per ASI della Missione Cassini. “Questo dimostra sia la qualità costruttiva degli strumenti sia il livello di innovazione dei loro progetti. Infatti ad oltre 15 anni dalla loro realizzazione sono sempre in grado di fornire dati di eccezionale valore scientifico contribuendo ad incrementare ancora il numero di scoperte e la conoscenza del Sistema di Saturno”. (fc)

 
 
 
 
 
 
 
 

Articoli tratti dall'edizione italiana di scientific american