Quattro secoli fa, alzando gli occhi al cielo - lo so,
ve lo siete sentito ripetere fino alla nausea... - un
ingegno solitario armato di uno strumento nuovo e
potente ha dato inizio a una rivoluzione senza
precedenti: l'astronomia moderna. Nella seconda metà del
1609 Galileo osservò i crateri della Luna, scoprì
quattro satelliti attorno a Giove, scrutò la scia
lattiginosa della galassia per rivelare al mondo - con
il Sidereus Nuncius, pubblicato nel marzo 1610 - che la
fioca luminescenza che attraversava il cielo altro non
era che uno sterminato letto di stelle indistinguibili a
occhio nudo. E che il suo pur modesto cannocchiale,
invece, riusciva perfettamente a discernere.
È per questo che il 2009 è stato dichiarato Anno
internazionale dell'astronomia. Ed è per questo che in
questo numero abbiamo raccolto quattro articoli che
fanno il punto non solo su ciò che abbiamo scoperto
dall'invenzione del telescopio ai giorni nostri, ma
anche sull'incredibile evoluzione degli strumenti di
osservazione e sul loro futuro. Perché oggi possiamo
registrare - per dirla con Roberto Battiston, che
introduce il dossier a p. 44 - tutti i colori del cosmo,
anche quelli invisibili alla limitata sensibilità dei
nostri occhi. Non riesco nemmeno a immaginare la
sorpresa dello scienziato pisano se vedesse la
formidabile perfezione dei telescopi di oggi, così
enormi e flessibili, con quegli specchi a nido d'ape
che, assecondando le minime turbolenze dell'atmosfera,
ne neutralizzano il disturbo. O se solo potesse capire
quanto sono preziose le informazioni che ci regalano le
immagini dell'universo a raggi X, a raggi gamma,
nell'infrarosso, nelle microonde.
C'e tutto questo, nelle pagine che seguono, ma anche
altro. C'è un importante lavoro sulle cause della
celiachia, e potenzialmente di altre malattie
autoimmuni, firmato da Alessio Fasano, campano doc in
forze all'Università del Maryland: sì, un altro cervello
che ha preso il largo, ma ormai abbiamo smesso di
contarli. E c'è un bell'articolo di Kate Wong sulla
scomparsa dei Neanderthal, ancora avvolta dal mistero.
Mi soffermerei anche sugli Sviluppi sostenibili di
Jeffrey Sachs, a p. 23. Prende spunto dal Clean Energy
and Security Act, la legge in discussione negli Stati
Uniti per incentivare la riduzione delle emissioni di
gas serra. E a partire da quella voluminosa
dichiarazione d'intenti delinea le priorità per il
futuro della produzione energetica. Ah, se solo ci
fosse, da noi, un funzionario illuminato che mettesse di
nascosto quella pagina sul tavolo del prossimo Consiglio
dei Ministri...
P.S. Certo, vi dobbiamo una spiegazione. Come ogni mese,
accanto all'editoriale compaiono i volti di alcuni dei
nostri autori. In questo numero abbiamo voluto metterne
tanti, quasi 300. A cominciare dalla copertina, per
arrivare all'esplosione di sorrisi che vedete in queste
pagine. Sono giovani e meno giovani, uomini e donne,
«precari» e «strutturati» (ma ci avete mai pensato a
quanto può rendersi odiosa una lingua come l'italiano?).
Tutti ricercatori in fisica delle particelle,
astrofisica, cosmologia. Non hanno firmato loro gli
articoli di questo numero, ma la loro curiosità, il loro
sacrificio, la loro passione quotidiana - che qualcuno
tratta con arroganza e fastidio come un'inutile zavorra
della «società che produce» - sono il motore della più
straordinaria impresa collettiva dell'umanità: noi,
questa impresa, la chiamiamo conoscenza.
