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Le Scienze

 

Quelli che guardano le stelle

Di Marco Cattaneo

 

 
 

Quattro secoli fa, alzando gli occhi al cielo - lo so, ve lo siete sentito ripetere fino alla nausea... - un ingegno solitario armato di uno strumento nuovo e potente ha dato inizio a una rivoluzione senza precedenti: l'astronomia moderna. Nella seconda metà del 1609 Galileo osservò i crateri della Luna, scoprì quattro satelliti attorno a Giove, scrutò la scia lattiginosa della galassia per rivelare al mondo - con il Sidereus Nuncius, pubblicato nel marzo 1610 - che la fioca luminescenza che attraversava il cielo altro non era che uno sterminato letto di stelle indistinguibili a occhio nudo. E che il suo pur modesto cannocchiale, invece, riusciva perfettamente a discernere.
È per questo che il 2009 è stato dichiarato Anno internazionale dell'astronomia. Ed è per questo che in questo numero abbiamo raccolto quattro articoli che fanno il punto non solo su ciò che abbiamo scoperto dall'invenzione del telescopio ai giorni nostri, ma anche sull'incredibile evoluzione degli strumenti di osservazione e sul loro futuro. Perché oggi possiamo registrare - per dirla con Roberto Battiston, che introduce il dossier a p. 44 - tutti i colori del cosmo, anche quelli invisibili alla limitata sensibilità dei nostri occhi. Non riesco nemmeno a immaginare la sorpresa dello scienziato pisano se vedesse la formidabile perfezione dei telescopi di oggi, così enormi e flessibili, con quegli specchi a nido d'ape che, assecondando le minime turbolenze dell'atmosfera, ne neutralizzano il disturbo. O se solo potesse capire quanto sono preziose le informazioni che ci regalano le immagini dell'universo a raggi X, a raggi gamma, nell'infrarosso, nelle microonde.
C'e tutto questo, nelle pagine che seguono, ma anche altro. C'è un importante lavoro sulle cause della celiachia, e potenzialmente di altre malattie autoimmuni, firmato da Alessio Fasano, campano doc in forze all'Università del Maryland: sì, un altro cervello che ha preso il largo, ma ormai abbiamo smesso di contarli. E c'è un bell'articolo di Kate Wong sulla scomparsa dei Neanderthal, ancora avvolta dal mistero.
Mi soffermerei anche sugli Sviluppi sostenibili di Jeffrey Sachs, a p. 23. Prende spunto dal Clean Energy and Security Act, la legge in discussione negli Stati Uniti per incentivare la riduzione delle emissioni di gas serra. E a partire da quella voluminosa dichiarazione d'intenti delinea le priorità per il futuro della produzione energetica. Ah, se solo ci fosse, da noi, un funzionario illuminato che mettesse di nascosto quella pagina sul tavolo del prossimo Consiglio dei Ministri...
P.S. Certo, vi dobbiamo una spiegazione. Come ogni mese, accanto all'editoriale compaiono i volti di alcuni dei nostri autori. In questo numero abbiamo voluto metterne tanti, quasi 300. A cominciare dalla copertina, per arrivare all'esplosione di sorrisi che vedete in queste pagine. Sono giovani e meno giovani, uomini e donne, «precari» e «strutturati» (ma ci avete mai pensato a quanto può rendersi odiosa una lingua come l'italiano?). Tutti ricercatori in fisica delle particelle, astrofisica, cosmologia. Non hanno firmato loro gli articoli di questo numero, ma la loro curiosità, il loro sacrificio, la loro passione quotidiana - che qualcuno tratta con arroganza e fastidio come un'inutile zavorra della «società che produce» - sono il motore della più straordinaria impresa collettiva dell'umanità: noi, questa impresa, la chiamiamo conoscenza.

 
 
 
 
 
 

Articoli tratti dall'edizione italiana di scientific american