11,5 miliardi di anni fa, quando aveva un quarto delle
dimensioni attuali, l'universo avrebbe subito un
improvviso "congelamento", di fatto una transizione di
fase, che potrebbe spiegare l'origine dell'energia
oscura. Lo afferma un nuovo modello cosmologico proposto
da Sourish Dutta della Vanderbilt
University, e Stephen Hsu dell'Università
dell'Oregon, che lo illustrano in una articolo
pubblicato sulle "Physical
Review D".
"Uno degli aspetti decisamente insoddisfacenti delle
spiegazioni attualmente esistenti della materia oscura è
che sono difficili da testare" dicono gli autori. "Noi
abbiamo progettato un modello che può interagire con la
materia normale e ha quindi conseguenze osservabili."
Il modello associa l'energia oscura alla cosiddetta
energia del vuoto e, come altre teorie, ipotizza che sia
lo stesso spazio la fonte dell'energia repulsiva che fa
espandere l'universo. Un tempo si riteneva che l'energia
dello spazio vuoto fosse in media pari a zero, ma per la
meccanica quantistica lo spazio vuoto è ricolmo di
coppie di particelle "virtuali" che spontaneamente
vengono e sfuggono dall'esistenza troppo rapidamente per
essere rivelate. Questa attività, osservano i
ricercatori, si propone come possibile origine
dell'energia oscura, dato che entrambe sono
uniformemente diffuse nell'universo.
In contrasto con le teorie che reintroducono la costante
cosmologica di Einstein per dar conto dell'espansione
sempre più rapida dell'universo, la nuova teoria
appartiene a quelle che attribuiscono l'energia oscura a
un nuovo tipo di campo, noto come "quintessenza", che si
affiancherebbe a quelli elettromagnetico e
gravitazionale, ma la cui intensità sarebbe uguale in
tutto l'universo. Inoltre, questo campo avrebbe
un'azione antigravitazionale.
Una delle conseguenza dell'ipotetica interazione della
quintessenza con la materia normale è che ciò renderebbe
probabile che il campo sia passato attraverso una
transizione dei fase quando, circa 2,2 miliari di anni
dopo il Big Bang l'universo si era sufficientemente
raffreddato. Secondo i calcoli dei ricercatori la
densità di energia del campo di quintessenza sarebbe
rimasto a un livello decisamente elevato fino al momento
della transizione di fase, per poi crollare
improvvisamente ai più bassi livelli attuali.
Nella transizione di fase sarebbe stata rilasciata una
frazione di energia oscura sotto forma di radiazione
oscura e questo rilascio, non rilevabile dagli strumenti
attuali, sarebbe tuttavia identificabile dai suoi
effetti, e in particolare dal rallentamento secondo uno
schema caratteristico nell'accelerazione dell'espansione
dell'universo che esso dovrebbe aver prodotto in quella
remota epoca.
I ricercatori osservano che i dati che verranno raccolti
nei prossimi 10 anni dalle campagne di osservazione da
poco iniziate, volte a misurare la brillantezza delle
supernove più distanti, dovrebbero permettere di
rilevare il rallentamento previsto dal modello. Inoltre,
acceleratori come il Large Hadron Collider (LHC) di
Ginevra, dovrebbero essere in grado di produrre energie
sufficienti a eccitare il campo di quintessenza e quindi
a produrre nuove particelle esotiche. (gg)