Un nuovo tipo di supernove è stato osservato da un
gruppo internazionale di ricercatori - fra cui Paolo
Mazzali della Scuola Normale Superiore di Pisa e
dell'Osservatorio INAF di Padova - che ne danno notizia
in
un articolo pubblicato su Nature. Si tratta
della supernova (SN) 2005E, che esplose circa 110
milioni di anni fa nella galassia a spirale NGC 1032,
nella costellazione del Cetus.
Per quelle che sono le conoscenze attuali, le supernove
possono avere due origini: o derivano dall'esplosione di
una stella gigante giovane che collassa violentemente
sotto il peso della propria massa, oppure sono il
prodotto dell'esplosione di vecchissime stelle nane
bianche.
La supernova osservata dai ricercatori non sembrava però
poter rientrare in nessuno di questi due scenari. Da un
lato, la quantità di materiale proiettato all'esterno
dalla supernova era troppo esiguo per provenire
dall'esplosione di una stella gigante, e inoltre la sua
posizione era molto distante dalle "nursery"
galattiche in cui si formano nuove stelle, indicando che
doveva avere avuto molto tempo per allontanarsi dal
luogo di nascita.
D'altra parte la composizione chimica rilevata non
corrisponde a quella che si osserva nelle supernove
dell'altro tipo.
Normalmente le nane bianche che esplodono come supernove
di tipo Ia sono costituite principalmente da carbonio e
ossigeno, e il materiale espulso riflette tale
composizione chimica. La supernova in questione aveva
invece un livello insolitamente elevato degli elementi
calcio e titanio, solitamente prodotti di reazioni
nucleari che coinvolgono l'elio e non ossigeno e
carbonio.
"Non avevamo mai visto uno spettro come questo", osserva
Mazzali. "E' stato subito chiaro che la composizione
chimica unica di questa esplosione era una chiave di
grande importanza per comprenderla." Da dove proveniva
l'elio? Le simulazioni suggeriscono che nel fenomeno
siano state coinvolte due nane bianche una delle quali
avrebbe sottratto elio all'altra, fino ad arrivare a una
soglia oltre la quale è avvenuta l'esplosione. "La
stella donatrice è stata probabilmente completamente
distrutta nel processo, ma non siamo sicuri circa il
destino della stella saccheggiatrice", ha detto
Avishay Gal-Yam, uno dei coordinatori dello studio.
Secondo gli autori, questa supernova, insieme ad altre
sette che erano state osservate in precedenza, sia pure
con maggiore difficoltà, potrebbero essere le
rappresentanti di un nuovo tipo di supernova in realtà
più comune di quanto finora sospettato, che potrebbero
spiegare due questioni rimaste senza risposta:
l'abbondanza di calcio che si rileva nelle galassie, un
elemento essenziale per lo sviluppo della vita sulla
Terra, e la concentrazione di positroni, le
antipartricelle dell'elettrone, al centro delle
galassie.
Questi ultimi potrebbero essere il risultato del
decadimento del titanio 44, radioattivo e prodotto in
abbondanza da questo tipo di supernove, in scandio 44
più un positone, che poi decade a sua volta in calcio
44. Finora l'ipotesi della presenza di una così elevata
quantità di positoni era attribuita al presunto
decadimento della sfuggente materia oscura al centro
delle galassie. (gg)

