Studiando i resti della supernova Cassiopea A, distanti
11.000 anni luce da noi, la cui esplosione fu osservata
sulla Terra circa 300 anni fa, due ricerche indipendenti
hanno mostrato che il cuore della stella a neutroni
rimasta è costituito da materiale superfluido e
superconduttore.
I risultati si basano sui dati rilevati
dall'osservatorio spaziale Chandra, che hanno indicato
una rapidissima diminuzione della temperatura della
stella di neutroni, valutata del 4 per cento nel giro
dei soli ultimi dieci anni.
"Per quanto possa sembrare ridotta, la diminuzione della
temperatura è realmente drastica e sorprendente", dice
Dany Page della National Autonomous University in
Messico, primo firmatario di un articolo che descrive il
fenomeno sulle Physical Review Letters. "Ciò
significa che sta succedendo qualcosa di molto insolito
all'interno della stella di neutroni.
I superfluidi che contengono particelle cariche sono
anche superconduttori, ossia sono conduttori perfetti
che non disperdono energia. I nuovi dati suggeriscono
che i protoni ancora rimasti nel nucleo della stella
siano in uno stato superfluido e, in quanto portatori di
carica, formino un superconduttore.
"Il rapido raffreddamento della stella di neutroni
Cassiopea A è la prima prova diretta che i nuclei di
queste stelle sono effettivamente composte di materiale
superfluido e superconduttore", ha detto Peter Shternin
dello Ioffe Institute a St Petersburg, in Russia, che
firma un articolo di prossima pubblicazione sulle
Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.
Le due ricerche mostrano entrambe che il rapido
raffreddamento è spiegato dalla formazione di un nucleo
superfluido: i ricercatori pensano che questo
raffreddamento si protrarrà ancora per un secolo circa,
per poi rallentare.
Per ottenere la superfluidità sulla Terra occorre
raggiungere temperature prossime allo zero assoluto, ma
nelle stelle di neutroni, può manifestarsi a temperature
vicine al miliardo di gradi. Finora le stime sulla
temperatura critica in queste condizioni erano molto
incerte, ma la nuova ricerca permette già di restringere
il campo da mezzo miliardo a un miliardo di gradi.
La stella potrà anche servire per testare modelli
sull'intensità della forza forte che lega fra loro le
particelle subatomiche. (gg)

