Buon Natale? Non esageriamo. La festa più attesa
dell'anno non suscita solo buoni sentimenti. Il disagio
è palpabile, si percepisce per le strade affollate,
nelle corsie del supermercato dove si scontrano carrelli
colmi di cibo, nelle tavolate familiari dove una patina
di buona educazione non basta a mantenere sereni gli
animi.
E soprattutto si coglie il giorno dopo, quando ci
risvegliamo con gli avanzi da finire e le carte regalo
da buttare via. Dicendoci che, anche per quest'anno,
Natale è passato. Lasciandosi dietro una sensazione di
rimpianto per ciò che non si è avuto. Perché Natale, o
ancora meglio il periodo natalizio, che oggi si «spalma»
per esigenze commerciali su diverse settimane, è
soprattutto un periodo di attesa. Ma attesa di che cosa?
«La festa del bambino Gesù dovrebbe essere il modo per
celebrare il bambino che c'è in ognuno di noi», osserva
Renato Rizzi, medico e psicologo. Ma intorno alla festa
si agitano altre emozioni: l'ansia per gli incontri
indesiderati, il rimpianto per chi non c'è, il dovere di
mostrarsi felici e anche quello di fare un bilancio dei
mesi trascorsi e disegnare un catalogo di buoni
propositi. E su tutto, inevitabile, lo stress. «Gli
studi sulla relazione tra stress e depressione
inseriscono il Natale tra gli eventi stressanti per gli
stimoli emotivi legati a questa ricorrenza», spiega
Stefano Pallanti, professore di psichiatria
all'Università di Firenze. «Natale è la festa
dell'amore, e non c'è sentimento più crudele
dell'amore».