Partecipiamo.it

Vai alla home page

Le Scienze

 

Evoluzione del genoma
 

I meccanismi di un gene parassita

 
Il retrotrasposone LINE-1 è un gene mobile che si è moltiplicato massicciamente nella storia del genoma umano: oggi ben il 17 per cento circa del nostro DNA è costituto da sequenze di LINE-1
 
PAROLE CHIAVE
 
 

La struttura di una proteina (L1ORF1p), che è codificata da un elemento genetico parassitico e che è responsabile della sua mobilità è stata determinata da ricercatori del Max Planck Institut per la biologia dello sviluppo a Tübingen, in Germania, che ne danno notizia in un articolo pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

Il cosiddetto retrotrasposone LINE-1 è un elemento genetico mobile che può moltiplicarsi e inserirsi nel DNA dei cromosomi in molti punti differenti, disturbando i geni in cui si va a inserire, con possibili serie conseguenze. D'altra parte questo stesso meccanismo porta a variazioni genetiche che sono importanti per l'evoluzione delle specie.

La determinazione della struttura della proteina consente ora di studiare con precisione i meccanismi di mobilizzazione di LINE-1 e le relazioni esistenti tra retrotrasposoni e retrovirus, chiarendo anche alcuni processi evolutivi.

I ricercatori sperano anche che il meccanismo sfruttato da LINE-1 possa essere in futuro sfrutatto per inserire informazioni genetiche in punti specifici del genoma con una precisione maggiore di quella oggi consentita dal ricorso a meccanismi retrovirali.

Il retrotrasposone LINE-1 è un gene mobile che si è moltiplicato massicciamente nella storia del genoma umano. Oggi ben il 17 per cento del nostro DNA è costituto da sequenze di LINE-1 (per confronto, le circa 30.000 proteine del nostro organismo sono codificate dal 5 per cento circa del DNA).

LINE-1 è inoltre responsabile dell'integrazione nel genoma anche di un milione circa di cosiddette sequenza Alu, anch'esse parassitiche, presenti in molti primati, che formano un altro 10 per cento del genoma: i ricercatori stimano che ogni venti neonati uno presenti un nuovo elemento di inserzione legato a esse. “E' difficile ritenere che la massiccia integrazione di LINE-1 e delle sequenze Alu sia rimasta senza conseguenze sull'evoluzione umana ed è sorprendente quanto poco sappiamo dei meccanismi di retrotrasposizione e sulle proteine e gli acidi nucleici coinvolti in questo processo”, ha concluso Oliver Weichenrieder, che con Elena Khazina ha condotto lo studio. (gg)

 
 
 
 
 
 
 
 

Articoli tratti dall'edizione italiana di scientific american