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Le Scienze

 

Nel cosmo profondo

Lo sviluppo embrionale dei buchi neri massicci

 
Le stelle supermassicce che ne sono i precursori necessitano di essere stabilizzate da qualche fattore, o la loro stessa rotazione o il loro campo magnetico

 

 

Bozzolo Gassoso

 

I primi grandi buchi neri dell'universo si formarono e crebbero probabilmente all'interno di un gigantesco "bozzolo" stellare che attutiva l'intensa radiazione X prodotta impedendo ai gas circostanti di essere dispersi nello spazio.

È quanto afferma una recente ricerca coordinata da Mitchell Begelman, docente di astrofisica dell'Università del Colorado a Boulder i cui risultati sono ora pubblicati sulla rivista "Monthly Notices of the Royal Astronomical Society".

I predecessori dei buchi neri sono oggetti chiamati stelle supermassicce, che cominciarono a formarsi nelle prime centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang, circa 14 miliardi di anni fa. Un simile oggetto, secondo gli attuali modelli di evoluzione stellare, raggiunge infine una massa decine di milioni di volte quella del Sole e il cui nucleo, dopo un'evoluzione relativamente breve, collassa in soli pochi milioni di anni.

In questo studio Begelman e colleghi hanno calcolato in che modo si siano potute formare le stelle supermassicce così come i loro nuclei: i calcoli hanno permesso di stimarne la dimensione e l'evoluzione successive e di prevedere in che modo infine abbiano dato origine ai buchi neri.

Nel quadro emerso dalla ricerca, le stelle supermassicce necessitano di essere stabilizzate da qualche fattore: probabilmente dalla propria rotazione o da qualche altra forma di energia, quale il proprio campo magnetico, al fine di facilitare la veloce crescita dei buchi neri al loro centro.

"Il risultato notevole è rappresentato dall'aver trovato il meccanismo con cui si formano le stelle supermassicce, che fornisce nuove indicazioni per comprendere in che modo i buchi neri si siano potuti sviluppare in modo relativamente rapido”, ha commentato Begelman.

“In sostanza, la richiesta principale per la formazione delle stelle supermassicce è l'accumulo di materia al ritmo di una massa solare all'anno", ha concluso il ricercatore. "A causa dell'incredibile quantità di materia consumata da questi oggetti, i conseguenti buchi neri allo stadio embrionale che si sono formati al loro centro erano, con grande probabilità, di massa ben più consistente rispetto ai buchi neri ordinari – di sole poche masse solari – e successivamente crebbero in maniera ancora più veloce.” (fc)

 
 
 
 
 
 
 

Articoli tratti dall'edizione italiana di scientific american