"Il presente lavoro, grazie al raggiungimento di
temperature dell'ordine dei microkelvin, dimostra che i
rivelatori interferometrici di onde gravitazionali,
progettati come strumenti di controllo della relatività
generale e di fenomeni astrofisici, possono diventare
sensibili strumenti di prova di effetti
quanto-mecccanici macrosopici": lo scrivono in
un
articolo pubblicato sul " New Journal of Physics"
Thomas Corbitt e Nergis Mavalvala del Massachusetts
Institute of Technology, che curano la messa a punto e
la calibrazione di alcune strumentazioni di
LIGO (Laser
Interferometer Gravitational-Wave Observatory).
LIGO è una collaborazione internazionale che fa capo
alla U.S. National Science Foundation per la rilevazione
delle onde gravitazionali: misurando i più deboli
movimenti esibiti da masse di prova rappresentate da
specchi, ci si aspetta che LIGO riesca a osservare
direttamente la radiazione gravitazionale generata da
fenomeni esotici che avvengono nello spazio lontano,
dalla collisione fra stellle di neutroni e buchi neri,
fino all'esplosione di supernove.
Per monitorare gli spostamenti relativi degli specchi
dell'interferometro - posti a 4 chilometri di distanza
l'uno dall'altro - vengono utilizzati fasci di luce
laser, grazie ai quali LIGO è in grado di registrare
spostamenti inferiori al millesimo della dimensione di
un protone. Questa sensibilità è richiesta perché
l'effetto delle onde gravitazionali previsto è
decisamente piccolo.
In diverse bande di frequenza, peraltro, la sensibilità
di LIGO è limitata dal "rumore" che deriva dalla natura
quantistica della luce laser e dal rumore termico
proprio degli stessi specchi. L'osservazione del
comportamento quanto-meccanico di LIGO richiede quindi
la riduzione del rumore termico, che può essere ottenuta
con tecniche simili a quelle per il raffreddamento laser
degli atomi, in modo da raggiungere temperature molto
prossime allo zero assoluto.
Ora i ricercatori sono riusciti a raggiungere una
temperatura di un milionesimo di grado al di sopra dello
zero assoluto, e a osservare le oscillazioni di un
pendolo a un livello molto prossimo al suo stato
quantistico fondamentale. Il risultato suggerisce quindi
come l'apparato possa essere utilizzato anche per
osservare comportamenti quantomeccanici, come per
esempio l'entanglement, a una scala di masse
finora ritenuto impensabile. (gg)
