Le Scienze, novembre 2008, n.483
Per contrastare gli attacchi sempre più frequenti e sofisticati dei criminali, i professionisti della sicurezza informatica ritengono necessario perfezionare la tecnologia, senza però trascurare gli aspetti legali e il fattore umano del problema
«Quid custodiet ipsos custodes?»
si chiedevano gli antichi Romani: «Chi sorveglierà i sorveglianti?». Oggi i professionisti della sicurezza informatica e della tutela di dati (i cosiddetti security vendor) sono controllati dai loro concorrenti, dai clienti, dagli hacker e, sempre più spesso, dai governi, preoccupati per la sicurezza nazionale. A maggio John Rennie, direttore di «Scientific American», si è riunito a Palo Alto, in California, con rappresentanti del settore e di alcune aziende che si affidano ai loro prodotti per discutere di problemi ancora irrisolti.
Per contrastare gli attacchi sempre più frequenti e sofisticati dei criminali, i professionisti della sicurezza informatica ritengono necessario perfezionare la tecnologia, senza però trascurare gli aspetti legali e il fattore umano del problema
si chiedevano gli antichi Romani: «Chi sorveglierà i sorveglianti?». Oggi i professionisti della sicurezza informatica e della tutela di dati (i cosiddetti security vendor) sono controllati dai loro concorrenti, dai clienti, dagli hacker e, sempre più spesso, dai governi, preoccupati per la sicurezza nazionale. A maggio John Rennie, direttore di «Scientific American», si è riunito a Palo Alto, in California, con rappresentanti del settore e di alcune aziende che si affidano ai loro prodotti per discutere di problemi ancora irrisolti.
