L’evoluzione di nuove caratteristiche
negli organismi viventi può essere migliorata quando
l’ambiente cambia in modo sistematico: è quanto
affermano in uno studio i ricercatori del
Weizmann Institute
of Science, che ha sede in Israele.
In un articolo pubblicato sulla rivista on-line
ad accesso libero “PLoS
Computational Biology”, Merav Parter, Nadav Kashtan
e Uri Alon affermano infatti che in ambienti che variano
nel tempo in modo non casuale, l’evoluzione riesce, in
qualche modo, ad “apprendere le regole” che stanno alla
base di tali trasformazioni e a spingere lo sviluppo
degli organismi in modo da generare prontamente nuovi e
più utili tratti con un numero limitato di mutazioni.
La capacità di generare mutazioni è uno dei grandi
misteri della teoria dell’evoluzione. Recentemente, si è
riusciti a integrare modelli conoscenze delle
evoluzionismo, della genetica e della biologia dello
sviluppo per fornire una nuova visione in cui le
mutazioni genetiche casuali danno come risultato un
fenotipo utile ad adattarsi all’ambiente.
Ma in che modo l’organismo può prevedere quali siano le
caratteristiche più vantaggiose?
In questo nuovo studio si è cercato di fornire una
risposta cominciando a osservare quegli ambienti che in
natura sembrano variare secondo regole o regolarità
comuni. L’idea è che gli organismi siano in grado di
apprendere in che modo gli ambienti siano cambiati nel
passato per trarne vantaggio in previsione del futuro.
Per esempio, i semi delle piante tendono a variare nelle
dimensioni e nella durezza; corrispondentemente, le
specie di uccelli hanno sviluppato di fatto becchi di
dimensioni e durezza facilmente modificabili.
Per verificare queste ipotesi, il gruppo ha impiegato
simulazioni al computer dell’evoluzione di semplici
“organismi computazionali”, ovvero di entità biologiche
virtuali dotate di un DNA e di regole di evoluzione
mutuate da quelle naturali.
Tali organismi sono stati lasciati evolvere in due
differenti scenari: un primo ambiente in cui non si
verificavano cambiamenti e il secondo in cui i
cambiamenti avvenivano in modo sistematico. Come
prevedibile, i due scenari hanno prodotto organismi con
caratteristiche differenti. In particolare gli organismi
evolutisi nell’ambiente variabile hanno conservato
informazioni della loro storia nel genoma e sviluppato
una speciale struttura modulare, dimostrandosi in grado
di generare nuovi e utili fenotipi per un nuovo
ambiente, anche se quest’ultimo condivideva le stesse
regole degli ambienti passati.
Lo studio mostra in questo modo l’ampio e profondo
effetto che l’ambiente può avere sull’evoluzione dei
sistemi biologici, e getta le basi per ulteriori studi
in questa direzione per comprendere in che modo gli
organismi e l’evoluzione possono integrare nel genoma
l’esperienza del passato. (fc)
