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Le Scienze

 

 

Dal meteorite all'asteroide

 
Per la prima volta, gli astronomi hanno avuto la possibilità di seguire un asteroide prima che esplodesse e di studiare la segnatura isotopica dei frammenti arrivati a terra
 

 

 


 
 
 
L'asteroide esploso sopra il Deserto nubiano nell'ottobre scorso era molto piccolo in confronto con quello che 65 milioni di anni fa ha dato il via all'estinzione dei dinosauri, ma ha sicuramente avuto un grande effetto sulla comunità degli astronomi e dei planetologi.

Si è trattato infatti del primo esempio di un asteroide osservato nello spazio prima della sua caduta sulla Terra. I ricercatori sono poi riusciti a raccoglierne i frammenti: in un articolo pubblicato sull'ultimo numero di "Nature vengono riportati i risultati di uno studio in cui per la prima volta si sfrutta l'opportunità di calibrare le osservazioni al telescopio di un asteroide noto con analisi di laboratorio dei suoi frammenti.

"In passato, è stato possibile osservare un numero enorme di meteoriti come lampi di luce e tracce di fumo mentre attraversano l'atmosfera”, ha commentato Douglas Rumble del Geophysical Laboratory della Carnegie Institution, coautore dell'articolo. “È successo per anni, ma vedere realmente questo oggetto prima che raggiungesse nell'atmosfera per poi seguirlo è un'occasione unica.”

La composizione chimica degli asteroidi può essere studiata dalla Terra analizzando gli spettri della radiazione luminosa dalle loro superfici. Ciò fornisce informazioni sufficienti per suddividere gli asteroidi in ampie categorie, ma non informazioni dettagliate sulla loro composizione.

D'altra parte, i meteoriti recuperati sulla Terra possono essere analizzati direttamente per capirne la composizione chimica, ma i ricercatori in genere non hanno informazioni dirette sul tipo di asteroidi da cui hanno origine.

L'asteroide, noto come 2008 TC3, è stato tracciato per la prima volta il 6 ottobre del 2008 dai telescopi automatizzati del Catalina Sky Survey di Tucson, in Arizona. Numerosi osservatori hanno seguito la sua traiettoria, effettuando misure spettrografiche prima che sparisse nell'ombra della Terra nei giorni seguenti.

Un gruppo di recupero guidato da Peter Jenniskens del SETI Institute, che ha sede in California, e Muawia Shaddad dell'Università di Khartoum, hanno poi cercato i meteoriti nel Sudan settentrionale. Sono state così recuperati 47 frammenti poi analizzati.

"Questo asteroide era costituito da un materiale particolarmente fragile che ne ha causato l'esplosione a circa 37 chilometri di altitudine, evento che ha prodotto pochi frammenti sparpagliati su un'ampia area”, ha spiegato Jenniskens, primo autore dell'articolo apparso su “Nature”. "I meteoriti recuperati sono assai diversi da quelli raccolti finora”.

In particolare, la segnatura isotopica dei meteoriti fornisce importanti informazioni sul corpo da cui ha avuto origine: ciascuna fonte di meteoriti del sistema solare, incluso il pianeta Marte, ha una segnatura caratteristica dei tre isotopi 16-O, 17-O e 18-O. Questa segnatura può essere riconosciuta anche quando altre variabili, come la composizione chimica delle rocce, differiscono. "Gli isotopi dell'ossigeno rappresentano l'unica e più decisiva misurazione per la determinazione dell'origine dei meoteoriti”, ha concluso Rumble, che ha effettuato le analisi. (fc)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Articoli tratti dall'edizione italiana di scientific american