Alcuni dei primi dati raccolti dal telescopio spaziale CoRoT lanciato nel dicembre del 2006, forniscono preziose informazioni sulle vibrazioni fisiche e sulle caratteristiche della superficie delle stelle vicine, che sembrano essere del tutto simili a quelle del Sole.
I risultati consentono di aggiornare le attuali
conoscenze sull’interno delle stelle e al contempo di
perfezionare i modelli sull’evoluzione delle galassie.
È quanto afferma un articolo pubblicato sull’ultimo
numero della rivista “Science” firmato da Eric Michel
dell’Osservatorio di Paris -LESIA - CNRS che ha guidato
un’ampia collaborazione di studiosi europei e
sudamericani.
In particolare, i dati del satellite CoRoT hanno
permesso di stimare l'ampiezza delle oscillazioni
presenti sulla superficie delle stelle osservate, che è
risultata 1,5 volte maggiore di quelle del Sole, anche
se del 25 per 100 più deboli di quanto previsto dagli
attuali modelli.
L’iniziale scoperta delle oscillazioni del Sole
risalgono a primi anni settanta: esse portarono in
seguito alla formulazione di una sorta di “sismologia
solare”, che da allora è stata utilizzata per misurare
il movimento e il trasporto di calore intorno al Sole.
Tale teoria ha portato a un rapido progresso nella
comprensione della struttura interna della nostra
stella, ma a un certo punto ci si è trovati di fronte a
un ostacolo difficile da superare. Le misurazioni
riguardanti tale dinamica della struttura stellare,
infatti, richiedono la raccolta di dati precisi,
all’interno di diverse serie di osservazioni
ininterrotte, secondo modalità impossibili da attuare
con le osservazioni da Terra. Per questo le osservazioni
dallo spazio hanno portato a un enorme passo in avanti.
I risultati di Michel e colleghi sono basati sulle
variazioni di luminosità ottenute con il satellite CoRoT
e hanno richiesto un periodo di 60 giorni.
Sebbene l’energia emessa dal Sole sia più o meno
costante in un arco di tempo relativamente breve, anche
piccole variazioni possono avere effetti importanti.
Secondo il giudizio dei ricercatori: "Comprendere tale
piccola variabilità è un passaggio chiave, per esempio,
per prevedere le tempeste solari e per comprendere le
dinamiche che stanno alla base del clima terrestre”. (fc)
