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Le Scienze |
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Ai laboratori del Gran Sasso |
Borexino: uno sguardo all'interno delle stelle grazie ai neutrini |
| La rivelazione delle sfuggenti particelle permette di confermare l'esistenza della reazione protone-protone nel nucleo delle stelle meno massicce |
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Se i neutrini ad altissima energia prodotti artificialmente negli
acceleratori di particelle del CERN di Ginevra hanno guadagnato le
prime pagine dei giornali e delle testate online per il
presunto superamento della velocità della luce, è ora la volta di
quelli naturali, che provengono dallo spazio. “Com'è noto, il neutrino interagisce molto poco con la materia: sulla Terra arrivano 60 miliardi di neutrini per centimetro quadrato al secondo e noi ne vediamo 46-47 al giorno: se non si schermano i raggi cosmici andando sotto terra e non si abbatte la radioattività naturale di molto che vengono mascherate dalle altre interazioni”, ha proseguito Bellini. “Inoltre, tutti i materiali sono radioattivi quindi abbiamo dovuto adottare nuove tencologie per poter abbassare la radioattività naturale, sia ambientale, schermandola, sia del materiale con cui abbiamo costruito il rivelatore, a livello tale da vedere neutrini solari a livelli molto bassi, fino alla soglia dei 200 KeV”. L'apparato sperimentale di Borexino è costruito come una "matrioska" di materiali che isolano i 2200 fotomoltiplicatori che costituiscono i rivelatori veri e propri, dalla radioattività naturale e dai pochissimi raggi cosmici residui: dall'esterno verso l'interno, l'apparato è costituito da una cupola di 16 metri di diametro, all'interno della quale sono poste 2200 tonnellate di acqua purissima; ancora più internamente è posto uno strato di pseudocumene (un idrocarburo). Il cuore del rivelatore è la parte più interna costituita da 300 tonnellate di liquido scintillante. I lampi di luce osservati con borexino provano quindi il transito di neutrini, e i parametri misurati per questi eventi costituiscono una prova sperimentale dell'esistenza della reazione pp e di porre limiti molto stringenti all'esistenza della reazione CNO.
“Negli esperimenti, noi non vediamo direttamente il neutrino, bensì lo scattering tra neutrino ed elettrone, e dall'energia di rinculo di quest'ultimo possiamo risalire all'energia del neutrino”, ha sottolineato Bellini. “Esperimenti precedenti avevano osservato solo la reazione che coinvolge il boro, che ha lì energia più alta, arriva infatti a 16 MeV, e ha una probabilità molto più bassa: rappresenta infatti un decimillesimo dello spettro solare”. “Nel Sole, la reazione di gran lunga dominante è pp: noi non abbiamo osservato direttamente questa, che è a energie ancora più basse di 200 KeV, ma il suo unico 'figlio' che è la reazione pep”, ha concluso Bellini. “Per quanto riguarda la reazione CNO, essa è un ciclo dominante nelle stelle massicce e nel Sole ha un'incidenza di qualche per cento; non l'abbiamo mai osservata nelle stelle massicce ma solo nel Sole, quindi si può ottenere solo un limite, anche se stringente”. |
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Articoli tratti dall'edizione italiana di scientific american |
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