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Le Scienze

 

 
Una sperimentazione sul modello animale
 

Controllare l'autoimmunità nell'artrite reumatoide

 
Un ruolo chiave di regolazione è svolto dal fattore Foxp3, la cui mancanza o inefficienza può scatenare una violenta risposta autoimmunitaria
 
PAROLE CHIAVE
Artrite reumatoide autoimmunità
 

 

 
Un gruppo di ricercatori del Laboratory of Molecular Biology del Medical Research Council (MRC) di Cambridge, nel Regno Unito, ha compiuto un’enorme passo in avanti nello studio dell’artrite reumatoide, grazie alla comprensione di alcuni meccanismi che potrebbero aiutare a controllare la risposta autoimmune che causa la patologia.

Le cellule immunitarie, nei soggetti sani, si sviluppano in modo da riconoscere particelle di materiale estraneo – gli antigeni – in modo da poter attivare una risposta contro di essi.

Le cellule immunitarie che attaccano le cellule che fanno parte del corpo vengono distrutte durante lo sviluppo; se qualcuna di esse sopravvive viene mantenuta sotto controllo da speciali cellule di regolazione che garantiscono una sorta di prevenzione della deriva autoimmunitaria.

Un ruolo chiave tra queste cellule di regolazione è svolto dal fattore Foxp3, la cui mancanza o il cui cattivo funzionamento possono scatenare una violenta risposta autoimmunitaria.

Secondo quanto si legge in un articolo pubblicato sulla rivista on-line ad accesso libero “PloS Biology”, il gruppo di Cambridge è riuscito a mettere a punto un sistema per convertire le cellule del sistema immunitario in fase di sviluppo in cellule di regolazione in grado di tenere sotto controllo l’autoimmunità.

Alexander Betz, che ha coordinato i lavori del laboratorio dell'MRC ha spiegato: "Abbiamo generato una forma modificata di Foxp3 che può essere introdotta nelle cellule immunitarie utilizzando tecniche di ingegneria genetica e poi essere attivata con una semplice iniezione: nella sperimentazione sul modello animale questa procedura si è dimostrata in grado di inibire lo sviluppo della malattia.”

Prima di poter pensare al trasferimento di questa tecnica sull’essere umano occorrerà tuttavia chiarire alcuni dettagli dei meccanismi molecolari coinvolti nel funzionamento dei fattori Foxp3.

"In primo luogo, cercheremo di sviluppare un fattore Foxp3 umano per poi valutarne la funzionalità nei modelli di artrite umana”, ha continuato Betz. "Affinché questa strategia terapeutica sia praticabile, le cellule di regolazione devono soddisfare alcuni criteri: essere compatibili con gli altri tessuti dell’organismo, essere dirette specificamente verso la malattia e non contro l’intera risposta immunitaria del corpo e infine insediarsi correttamente nel tessuto di interesse.”
 

Non mancano tuttavia i motivi di speranza.
 

"Se effettivamente potrà essere sfruttata la funzione della Foxp3, potrebbe aprirsi la strada a una sostanziale trasformazione delle terapie per l’artrite reumatoide.”, ha concluso il ricercatore. (fc)

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Articoli tratti dall'edizione italiana di scientific american