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  Gli Eventi culturali di Partecipiamo.it

 

 

Un consiglio per la salute...quando correre dal medico senza perdere tempo!!!

 


1) Incepparsi nel discorso - Quando le parole sembrano non voler uscire di bocca e si prova una sensazione di netta difficoltà nel parlare, potrebbe essere il segnale di uno scarso afflusso di sangue al cervello (possibile anticamera di un ictus). Attenzione, non stiamo parlando di ciò che accade molto più spesso ­ e cioè il non trovare le parole adatte, che restano "sulla punta della lingua…" ­ ma proprio di una sensazione di blocco, accompagnata magari da qualche termine che non corrisponde affatto a quello che invece si vorrebbe dire. Sintomi di questo tipo richiedono di rivolgersi immediatamente a un medico, se non direttamente al pronto soccorso. Ictus di portata minore possono protrarsi per qualche minuto e i sintomi di solito scompaiono entro un’ora. Ma se si verificano, possono voler dire che un ictus vero e proprio è imminente. Età più a rischio: dopo i 55 anni.

2) L’affanno - Gli uomini tendono a prendersela con il fatto di essere fuori forma. Ma un segnale come questo può in realtà annunciare anche un infarto. Precisiamo, però: se già soffrite di asma o allergia, sapete delle vostre difficoltà nella respirazione. Ma il fiato corto, in seguito a uno sforzo anche minimo (anche una sola rampa di scale, per esempio), potrebbe essere la spia del fatto che al cuore non arriva abbastanza ossigeno, tipico della malattia cardiaca coronarica. Specie se aumenta ogni volta. Non c’è urgenza massima, di fronte a un segnale come questo. Ma vale la pena di rivolgersi al medico di fiducia per sottoporsi ad esami specifici (come elettrocardiogramma, ecocardiogramma, radiografia al cuore). Età più a rischio: over 55.

3) Un dolore forte e persistente su un lato dell’addome - Non pensate per forza di aver esagerato con gli esercizi per gli addominali: qualunque dolore all’addome passa da solo al massimo in tre giorni, se di poco conto. Proprio il fatto che non se ne vada deve invece mettervi sul chi vive: fatevi visitare da un medico. Potrebbe dipendere da molte cause, alcune delle quali molto serie (tumore incluso).
Se poi il dolore è lancinante, localizzato e non migliora entro un’ora, potrebbe trattarsi di un calcolo renale, come di un’appendicite, un’ernia o un’ulcera perforante. Ecco perché diventa fondamentale correre al pronto soccorso.

4) Sangue nell’urina o nelle feci - Forse è il sintomo meno a rischio di sottovalutazione. A seconda dei casi, potrebbe indicare la presenza di emorroidi, calcoli renali, un’ulcera, ma anche malattie molto più serie. Meglio rivolgersi a un medico, che potrebbe ritenere opportuno effettuare una colonscopia o un’endoscopia per chiarire meglio la situazione. E ricordate: anche tracce microscopiche di sangue possono segnalare un problema.

5) Disfunzione erettile - Non preoccupatevi soltanto di come risolvere il problema, pensate piuttosto a ciò che questo disturbo può voler indicare. Diversi studi hanno confermato che gli uomini tra i 40 e i 50 anni con disfunzione erettile hanno più probabilità di essere colpiti, entro massimo 5 anni, da un problema cardiovascolare come un infarto. L’arteria che arriva al pene ha un diametro pari alla metà di quella che parte dal cuore: l’arteriosclerosi, cioè il restringimento dei vasi sanguigni, si manifesta quindi anzitutto in quella parte del corpo. Rivolgetevi a un medico di fiducia, un cardiologo o un urologo, per gli esami del caso.

6) Stanchezza continua durante il giorno - Non date la colpa soltanto alle vostre frequenti uscite serali. Potrebbe trattarsi di apnee notturne, difficoltà di respirazione durante il riposo che interrompono di continuo il sonno (anche 30 volte in un’ora), rendendo impossibile il riposo. Non solo: le apnee notturne fanno rischiare moltissimo. Possono causare problemi molto seri, dalle aritmie all’infarto, all’ictus. Attenzione, però: per senso di stanchezza continua, si intende la netta difficoltà a mantenere gli occhi aperti durante il giorno, in qualunque momento, non momenti transitori che possono capitare a chiunque. Il problema è più frequente negli obesi e nei forti russatori. Meglio farsi vedere da uno specialista.

7) Malumore continuo - Può essere un periodo di stress, è vero. Ma se fosse soltanto quello, dopo qualche giorno passerebbe tutto o quanto meno andrebbe meglio. Ecco perché non si può escludere la depressione: si presenta per periodi ininterrotti (anche due settimane consecutive), fa perdere interesse per qualunque cosa intorno a noi, rende antipatici e sgradevoli verso il prossimo, di pessimo umore. Il consiglio, in questo caso, è di rivolgersi subito a un medico per chiarirsi un po’ le idee.

8) Voglia di urinare spesso - Se arrivate ad alzarvi anche due o più volte per notte, per andare in bagno, potrebbe trattarsi di un ingrossamento della prostata (specie se il flusso vi sembra debole o se avete l’impressione di non riuscire a svuotare del tutto la vescica) oppure di un problema con i valori della glicemia (occhio al diabete di tipo 2, insomma).

9) Pelle giallastra - Invece di cercare di darvi un colorito migliore a colpi di lampada abbronzante, riflettete: potrebbe trattarsi di un problema epatico, il fegato non sta funzionando come dovrebbe. Per colpa di un’epatite o di calcoli biliari, per esempio, oppure anche qualcosa di peggio (come un tumore). Rivolgetevi al vostro medico di fiducia, sarà lui ­ se necessario ­ a indirizzarvi a uno specialista.

10) Nuovi nei o lentiggini o macchie della pelle - Prima di parlare di melanoma, il tumore della pelle, ce ne corre, è vero. Ma se spuntano fuori nuovi segni oppure quelli già esistenti cambiano forma, colore o dimensioni, è bene farsi vedere subito da un dermatologo. Specialmente i nei possono indicare la presenza di un cancro della pelle o di un melanoma benigno. Ma la valutazione, naturalmente, può farla solo lo specialista. Prima possibile.

 

 

 
DANZA LENTA
Hai mai guardato i bambini in un girotondo ?

O ascoltato il rumore della pioggia

quando cade a terra?



O seguito mai lo svolazzare

irregolare di una farfalla ?

O osservato il sole allo

svanire della notte?



Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce.

Il tempo è breve.

La musica non durerà.



Percorri ogni giorno in volo ?

Quando dici "Come stai?"

ascolti la risposta?



Quando la giornata è finita

ti stendi sul tuo letto

con centinaia di questioni successive

che ti passano per la testa ?



Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce

Il tempo è breve.

La musica non durerà.



Hai mai detto a tuo figlio,

"lo faremo domani?"

senza notare nella fretta,

il suo dispiacere ?



Mai perso il contatto,

con una buona amicizia

che poi finita perché

tu non avevi mai avuto tempo

di chiamare e dire "Ciao" ?



Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce

Il tempo è breve.

La musica non durerà.



Quando corri cosi veloce

per giungere da qualche parte

ti perdi la metà del piacere di andarci.



Quando ti preoccupi e corri tutto

il giorno, come un regalo mai aperto . . .

gettato via.



La vita non è una corsa.

Prendila piano.

Ascolta la musica
 

 

 
Vi proponiamo un filmato in cui viene acceso il fuoco con le stesse modalità dell'uomo preistorico:

Accensione del fuoco al Parco dell'Orecchiella

Il filmato, tratto da www.archeologiasperimentale.it, è molto pesante da caricare

ma è di ottima qualità vi consigliamo di pazientare

L'uso del fuoco è uno degli elementi che differenzia l'uomo dagli animali. Non è certa la data della sua scoperta. E' invece certo che alcuni Homo erectus abbiano padroneggiato il fuoco già circa 500.000 anni fa. E' impossibile sapere se l'Homo erectus fosse già in grado di produrre il fuoco a suo piacimento; è comunque ipotizzabile che, all'inizio, lo abbia preso durante eventi naturali come incendi spontanei nelle savane o causati da fulmini o ancora da eruzioni vulcaniche. Il problema era quello di mantenerlo sempre acceso. Sicuramente, in seguito, cercò di costruire strumenti adatti all'accensione. I modi con i quali si poteva accendere il fuoco nella preistoria, si dividono in due gruppi: a percussione e a frizione di legna. Quello a percussione consiste nel battere insieme un minerale, con percentuali di zolfo, con una pietra molto dura (selce, diaspro, quarzite...) insieme vengono chiamate " pietre focaie "con queste producevano scintille, per poi attivare una combustione. Invece quello a frizione di legna consiste nello strofinare insieme, in vari modi possibili, due legni. I quali facendo attrito producono segatura e calore. Solo quando la temperatura arriva a circa 250 gradi la segatura inizia a bruciare. I sistemi a frizione di legna si chiamano: trapano da fuoco, ad archetto, a sega, ad aratro ecc...

Per vedere altri sistemi di accensione del fuoco clicca e vai su questa pagina del sito:www.archeologiasperimentale.it

 

 

 
L'eredità
Fiorella Cappelli

Respiravo quell'aria

che muoveva i pensieri

raccoglievo l'essenza...

perché Tu c'eri!

Eri nel vento

con il nostro pianto

lenta immagine

di un voltar di pagine...

Tu, uomo vero

simbolo unanime

del nostro Vangelo.

Viaggi senza confini

per farci sentire

ancor più vicini

piegato nel corpo,

dalla Tua sofferenza

insegnavi al mondo

ad avere pazienza...

Ai potenti della Terra

gridavi "non più guerra!"

In tante lingue parlavi d'amore:

"aprite le porte del vostro cuore".

Ogni Tua parola, da tutti era sentita

quando invocavi

rispetto per la vita!


Verso chi ti ha colpito

hai rivolto il perdono, raccolto pietà

lasciandoci ricchi...della Tua eredità.

Questa poesia descrive talmente bene i sentimenti vissuti in quei momenti di enorme tristezza, da farli rivivere ai lettori di partecipiamo, non possiamo esimerci dal diffonderla con tanto Impegno.
Grazie Fiorella, per merito tuo anche chi era assente dai funerali di Papa Giovanni Paolo II può respirare l'aria che tu hai respirato per noi ciao Santino Gattuso

 

 

 
La Scimmia di Darwin

Il famoso scienziato naturalista britannico Charles Darwin per comporre la sua famosa opera intitolata: “Viaggio d’un naturalista attorno al mondo”, scrupoloso com’era, si diede a viaggiare per il mondo allo scopo anche di raccogliere elementi significativi e prove valide ed inoppugnabili a fondare il “Darwinismo”, perseguendo sempre ostinatamente il fine di dimostrare l’origine della specie umana come scaturita  dalla selezione naturale.

 

Un giorno, Darwin, sbarcato di fresco dalla nave “Beagle” (Cane poliziotto), comandata dal suo paziente amico e sostenitore capitano Fitzeroy, lasciato il bagnasciuga ed inoltratosi nel folto della foresta equatoriale, fumava, pensieroso, ma attento a piante ed animali, la sua lunga pipa di canna, che, però, ad un certo punto, stufa d’esser trascurata, come tutti gli oggetti e persone di specie e genere femminile, indispettita dalla irriguardosa trascuranza, si spense;  ora, com’è a conoscenza di tutti i “pipaioli” del globo, la pipa, specie quella a cannuccia lunga, va succhiata piano e ad intermittenza, ma di continuo, perché se il tabacco del fornello non viene stimolato a dovere, si spegne e bisogna riaccenderlo con santa pazienza, schiacciarlo lievemente col polpastrello dell’indice, fino a che la brace non scotti il polpastrello detto, quasi mai prontamente ritratto dal fumatore distratto da altri pensieri od azioni che non quelli banali attorno all’accensione a regola d’arte del fornello che, come detto, si succhia simultaneamente dal cannello;  orbene e dunque, mentre Sir Darwin riaccendeva e succhiava la sua pipa, si sentì battere lievemente sulla spalla e giratosi lentamente, poiché pensava che il tocco amichevole fosse del Cap. Fitzeroy sopraggiunto, grande fu la sua sorpresa e somma la sua meraviglia, quando vide che non del Comandante del Beagle si trattava, ma di una scimmia abbastanza alta, di forte complessione, quasi del tutto eretta, quasi del tutto nuda, di carnagione quasi del tutto scura e con un sigaro, quasi del tutto consumato, stretto tra i labbroni sorridenti che gli chiedeva cortesemente, bofonchiando un inglese appena comprensibile, di dargli da accendere, essendo rimasto privo dell’acciarino per averlo smarrito o lasciato nella sua nicchia di fogliame nella biforcazione dell’albero che aveva eletto a sua dimora, or erano tre mesi, dall’ultimo uragano che gli aveva prima allagato e poi distrutto il suo precedente bel rifugio che era stata la sua confortevole casa da più di un anno, orbandolo anche del suo grazioso fedele cercoletto.

Ora capite bene che, nonostante Sir Charles fosse dotato di sangue freddo come le lucertole e piuttosto statico come i ciechi gechi, le sue gambe secche da inglese attempato e brizzolato, furono tentate di muoversi da sole, istantaneamente e di corsa per allontanarsi il più possibile dal mostro d’improvviso apparso inaspettato sulla scena, ma “the english self control”, che lo controllava tutto, dalla testa ai piedi, immediatamente impartì l’ordine contrario alle gambe frementi di giusto ed appropriato impeto, che, dunque, ristettero immobili coi ginocchi basiti.

Ma capite altrettanto bene che la strana imprevista, e perciò incresciosa, situazione di stallo era insostenibile a lungo per chiara mancanza di buona creanza verso l’indigeno. Il primate, infatti, per quanto di insolito sembiante scimmiesco, dato anche che appariva rasato di fresco, si mostrava benevolmente accogliente l’ospite intruso nella sua terra e cortesemente altrettanto ben disposto, una volta acceso il sigaro, ad intrattenersi piacevolmente col turista, con lui chiacchierando del più e del meno, mentre si stava amichevolmente a sfumacchiare insieme.

Così, obbedendo alla rigida educazione ricevuta dal Lord suo padre, Charles fece accendere il gentiluomo scimpanzé (perché di una cotal intelligente scimmia si trattava indubbiamente, osservando i suoi peculiari tratti somatici e la sua inconfondibile postura) e, al primo sbuffo puteolente di fumo del sigaro (sicuramente di foglie macerate chissà con quale porcherioso liquido, ancorchè ingegnoso sistema), Darwin diede finalmente e finemente l’avvio alla seguente interessante conversazione.

 

- “Mi chiamo Charles Darwin, suddito di Sua Maestà Britannica, scienziato naturalista, in viaggio di studio nel suo amabile paese.”-

 

-  “Buonagiorna Mr. Charly, parmettatemi chi presenta ancora io: mio noma è Chimpa,   fuma sicara e viva dova veda, mio casa è viciana e mi fecilita di fara chiacchiero con vostra”.-

 

- “Como mai”  -interloquì sgrammaticando a bellaposta Charles, per adeguarsi all’idioma dell’indigeno e non metterlo così in imbarazzo col suo linguaggio forbito-  “tu parlia linguo englisha?”.-

 

- “Chimpa sentita sempre parlato ingliscia da widowa kepera hongonga (vedova del guardiano del faro di Hong Kong) e ‘mpara presta perche ha testo ntelligento sveglia”.-

 

- “Wella, very wella, my darlingo; ma como mai non porta pelo, quantamena barbo?”-

 

- “Perche pela di barbo ntriccia cco rama de albera enda capitòmbolia e graffia spisso, cosi taglia prima chi cresco troppa lungo fare”. Meglia tu taglio ancora”.-

 

- “Tenkia darlingo, nont disturbo”.-

 

- “Wiscia walkiggiare for albera o a pieda?”-

 

- “Megliora pieda, darlingo frienda.”-

 

   Così i due si avviano per il sentiero e Chimpa fa compitamente gli onori di casa, mostrando mobili e suppellettili, ovverossia, piante e piccoli graziosi animali e, addirittura, con un gran balzo scimmiesco, salta su un albero e da questo ad un altro e, veloce, come appunto una scimmia, cattura un topo e lo offre allo scienziato per lo spuntino delle undici:

 

- “Na, tenkia molta, ma non ho fama, puttalo vio”.-

 

- “Perca? si nont vuola, mangia Chimpa”-  e l’addenta di gusto.

 

- “Tu viva sempre quia?”-

 

-         “Certa, quia tuta caso mia!”-

 

I conversari continuano piacevolmente fino all’ora di cena ed a quel punto i due si separano: Sir Charles mette su la tenda ed accende la lampada da campo e Chimpa con una lampadina tascabile tra i dentoni, vola di ramo in ramo fino a casa; ma promettono di rivedersi, per approfondire l’amicizia, l’indomani, intorno alle nove, per fare “breakfast” insieme, avendo Sir Charly promesso di preparare appositamente per lui uno squisito “porridge”.

 

   Rimasto solo, lo scienziato si abbandona alla gioia più sfrenata e, dimenticando finanche la compassatezza inglese, danza tutto intorno alla lampada ad acetilene, quasi ubriacandosi di “bourbon” insaporito di “cherry”: egli ha, dunque, finalmente trovato il finora introvabile “ring”, l’anello, lo stramaledetto anello di congiunzione fra la scimmia e l’uomo: è, dunque, Chimpa, l’affabile scimpanzé-umano, fortuitamente incontrato su quell’isola ignorata dai portolani grossolani: il tratto congiuntivo, la maglia finora dispersa tra il tessuto scimmiesco e quello umano; l’adorabile ospitale disponibile scimpanzesco buon Chimpa che “to morrow” tornerà ad assaggiare il suo “porridge”: la catena dell’evoluzione è finalmente completa, la sua ardita teoria è finalmente –“Deo gratias!”(?)- comprovata!  Porterà l’anello, addirittura ancora vivente, in England e lo presenterà alle loro Maestà e vedrà allibire quell’antipatico osteggiatore del Vescovo di Westminster….  Che ineffabile gioia, che trionfo scientifico!  Potrà finalmente riposare le ossa anchilosate a casa e godere della rendita favolosa dei ricchissimi diritti d’autore e sistemerà Chimpa in un buon pensionato per handicappati, in attesa di avere il suo scheletro a disposizione per venderlo, osso per osso, a carissimo prezzo al British Museum...: ragazzi, è fatta!

 

   L’indomani mattina, come promesso, alle nove precise ritorna il simpatico scimpanzé umano, portando per colazione, di suo, certi pregiati topi grigi e baffuti, secchi e farciti di miele squisito di rare api rosse; Chimpa, però, non gradisce il “porridge” che gli resta stuccato fra i denti e dice:

 

- “Escusma Charly ma nont riesca a ngullare thisa schefiario, magnema topa bona miela nutriva apa reda”.

 

   Sir Darwin si scusa a sua volta, dando la colpa della schifezza del “porridge” allo stolido cambusiere del Beagle, rifiutando, comunque, i topastri, con la scusa di soffrire al momento della cosiddetta diarrea liquida ed incolore del viaggiatore incauto e delicato di stomaco occidentale.

 

   I due fraternizzano vieppiù ed a tal punto che Sir Charles invita a bordo Mr. Chimpa, dove, fustigato l’incolpevole cambusiere Don Lucas, consumano al tavolo imbandito del Comandante Fitzeroy un “brunch” finalmente mangiabile ed alla frutta, portata dall’ospite di riguardo, s’abboffano finalmente di gustose banane, di succulenti manghi, di fragranti papaie, dei celebri avocadi, di ananassi superbi, d’insipidi kiwi e di dolci cocchi.

Non si fece a tempo a sturare la fiasca di “cherry”, perché al primo rullare della nave, messa proditoriamente in movimento dal comandante ad una furba occhiata di sottecchi del tristanzuolo Darwin, Chimpa, senza neanche salutare, si buttò a capofitto in acqua e scomparve alla vista finanche del colombiere.

 

   Giorni e giorni di ricerche risultarono di poi del tutto infruttuosi: Chimpa s’era come volatilizzato.  Non restò altro da fare, dunque, serpeggiando già -oltre lo scontento- lo scorbuto fra i marinai, che girare la prua e dirigerla verso altri lidi più ospitali: il Capitano fu irremovibile, temendo imminente l’ammutinamento dei suoi.

Ma Charles riuscì a convincere il comandante a dargli una scialuppa per raggiungere la rocca del faro spento e colà, se fosse ancora viva la vedova del guardiano, attingere da lei notizie sullo scomparso prezioso Chimpa.

 

   Così avvenne e Darwin, portando in regalo una cassa di “bourbon” andato a male per il forte calore della stiva, conferì con la vedovella di Hong Kong:

 

- “Ma che scimio e che …ringo, mio Chimpaman è bravissimissima quilibristo-crobata-trepezisto de Macao, naufragito in thisa isla bandonata de alls, ch’ia nutrica e non vesta pre mancamenta di stuffe risistenti, datusi ch’illo si rampica simpre into arbules e si scica qualunquia camisa wit cross offi brancs, tanta ca nont ce tiempo de puntiarla.  In te enda, ve diga ca Chimpa nont ve wils plus videra, pere causa vostro temptata rapimienta de illo ande chi si ne sbattes -escusma la parabla vulgara- de vuestra pilosa amity. Buonagiorna Sir: leadinga winda (vento in poppa)!”.

 

 

Risposta dell’Autore alla (legittima) Interrogazione del Lettore:

 

Dello strepitoso insuccesso darwiniano ho saputo per caso, traslocando un bello ma sgangheratissimo antico (per un breve periodo sono stato anche… “antiquario”) e tarlato scrittoio di vascello inglese, “donatomi”, per liberarsene gratuitamente, dalla più tirchia delle mie avare ziastre, essendomi piovuto addosso, direttamente sulla zucca, nell’ultima rampa di scale, un segreto tiretto contenente una riservata missiva di Sir Charles alla sua “wife”, dal contenuto che ho testé esposto e che la Lady, gelosa custode di tutte le carte del suo “husband” premortole, non distrusse, dopo averla letta, come voleva il suo Charlie, assolutamente deciso a negare l’insuccesso del definitivo inoppugnabile mancato ritrovamento del cosiddetto anello, o “ring”, congiuntivo fra la scimmia e l’uomo ed il fallimento della sua strampalata teoria evoluzionistica.

 

 

 
Lettera di una madre al figlio
 
 

Se un giorno mi vedrai vecchia: se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi … abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo.

 Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose … non mi interrompere … ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi.

 Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare … ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno.

 Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l’abc; quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso … dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire ….. la cosa piu’ importante non e’ quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti li vicino pronto ad ascoltarmi.

 Quando le mie povere gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l’ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi.

 Quando dico che vorrei essere morta … non arrabbiarti un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive.

 Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un po’ del tuo tempo, dammi un po’ della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l’ho fatto per te.

 Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza in cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te.

TI AMO FIGLIO MIO E TI AMERO' X SEMPRE

Lettera pubblicata su Facebook dal "Club degli esauriti"
 

 

 

GENTE COME NOI

 

In questo mondo dove i valori non contano più niente

In questo mondo dove vince solo chi fa il prepotente

Un grido si alza silenzioso dalle viscere del mio cuore

Un grido di speranza per un futuro che sia migliore

Basta con la gente che con la rabbia e per frustrazione

Annienta ogni sogno e cancella tutte le emozioni

Quelle che avevano da bambini quando mano nella mano

Sognavano che il futuro ci potesse portare lontano

Gente come noi che sogna ancora di poter cambiare il mondo

Gente come noi che per la vita nutre un sentimento profondo

Che vuole vedere ancora dei bimbi fare un girotondo

Che vuole vedere di nuovo la pace regnare in questo mondo

In questo mondo dove in un secondo si può sparire nel nulla

In questo mondo dove si fa scempio di una piccola fanciulla

Un grido sale dalle viscere della mia anima candida e sincera

Un grido di speranza per un mondo dove sia sempre primavera

Ed io che sono solo un puntino nel mare dell’Universo

A volte mi sento solo e mi ritrovo come disperso

E vorrei urlare al mondo intero che così non si può continuare

E vorrei urlare al mondo intero che il mondo si può cambiare

Gente come noi.…

Simone Tavi
 

 

 
 
Dialogo fra la mia mente e il cuore:
Daniella Pasqua.
(Mente = "M" - Cuore = "C")

Mente (rivolta al cuore):"Si può sapere che cos'hai?".
Cuore:"Nulla, perché?".

M: "Cerco di guardare con gioia a questa vita, ma sento un peso che mi àncora al dolore e…devo purtroppo ammettere che sei tu!".
C: "Certo... per te tutto è semplice! Sei razionale, nulla ti scalfisce che sia bello, che sia brutto… Che importanza ha?".

M: "Ascolta: non è forse tutto uguale? Ricorda: dipende tutto da come guardi e vivi ogni situazione. Sono sicura che io sto meglio di te".
C: "Sarà! - Ma tu non sai cosa significa provare emozioni come: amore, felicità… Certo! anche dolore ed amarezza; ma gli uni sono vincolati agli altri; cioè divisi, non si capirebbe l'alto valore degli uni e degli altri. Ma dimmi: i sentimenti per te cosa sono?".

M: "Sei troppo complicato ed è per quello che soffri. Io non faccio altro che cercare di renderti meno gravose, come dici tu, queste sensazioni".
C: "Forse hai ragione, ma se io non fossi legato a te, tu saresti priva di sostanza, di umanità e di personalità… di amore.

M: "Sì, non posso negarlo… infatti se io non ci fossi, tu cuore, rimarresti vittima di te stesso".
C: "Allora comprendi? - Io ho bisogno di te e tu hai bisogno di me - Alcune esperienze mi hanno afflitto e il cercare di curare queste ferite, mi è purtroppo faticoso, ma se tu mi aiuti a comprendere con la tua ragione, sicuramente potrei superare meglio questo mio malessere.".

M: "Sì, posso proteggerti dagli assalti negativi della vita, ma solo se tu riuscirai a valutare gli avvenimenti anche da un'altra prospettiva, e cercando di capire che il sole può arrivare anche là, dove ci sono le ombre più oscure; però non è tanto facile, sai?… avverto però che tu sei più forte di me!".
C: "Se vuoi possiamo trovare un compromesso, vuoi?".

M: "Dimmi: quale?".
C: "Cercherò di farmi distrarre da stimoli positivi che mi porrai davanti, però non dovranno urtare la mia sensibilità, so che tu ami elevazioni che io non potrei capire…".

M: "Ciò che è insito in me non è facile da controllare, ma qui dovrai intervenire tu per perfezionare il tuo desiderio. Credo che se trovassimo un accordo, sono sicura che staremmo veramente bene entrambi".
C: "Sì, come le verdi foglie che sul frondoso ramo mosse da brezza procurano benessere e refrigerio al Cuore ed alla Mente, io farò del mio meglio per mantenere questa promessa e se dovessi cedere, lascerò a te ogni decisione".

M: "Ben detto! Ed ora adagiati e lasciati guidare, vedrai che la tua pena, pian piano, svanirà".
C: "E sia…".

 

 

 
 
 
 


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