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Un consiglio per la salute...quando correre dal medico senza perdere tempo!!!
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| DANZA LENTA | ||||||||
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Hai mai guardato i bambini in un girotondo ? O ascoltato il rumore della pioggia quando cade a terra? O seguito mai lo svolazzare irregolare di una farfalla ? O osservato il sole allo svanire della notte? Faresti meglio a rallentare. Non danzare così veloce. Il tempo è breve. La musica non durerà. Percorri ogni giorno in volo ? Quando dici "Come stai?" ascolti la risposta? Quando la giornata è finita ti stendi sul tuo letto con centinaia di questioni successive che ti passano per la testa ? Faresti meglio a rallentare. Non danzare così veloce Il tempo è breve. La musica non durerà. Hai mai detto a tuo figlio, "lo faremo domani?" senza notare nella fretta, il suo dispiacere ? Mai perso il contatto, con una buona amicizia che poi finita perché tu non avevi mai avuto tempo di chiamare e dire "Ciao" ? Faresti meglio a rallentare. Non danzare così veloce Il tempo è breve. La musica non durerà. Quando corri cosi veloce per giungere da qualche parte ti perdi la metà del piacere di andarci. Quando ti preoccupi e corri tutto il giorno, come un regalo mai aperto . . . gettato via. La vita non è una corsa. Prendila piano. Ascolta la musica |
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Vi proponiamo un filmato in cui viene acceso il fuoco con le stesse
modalità dell'uomo preistorico: Accensione del fuoco al Parco dell'Orecchiella Il filmato, tratto da www.archeologiasperimentale.it, è molto pesante da caricare |
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Per vedere altri sistemi di accensione del fuoco clicca e vai su questa pagina del sito:www.archeologiasperimentale.it |
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| L'eredità | ||||||||
| Fiorella Cappelli | ||||||||
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Questa poesia
descrive talmente bene i sentimenti vissuti in quei momenti di
enorme tristezza, da farli rivivere ai lettori di partecipiamo, non
possiamo esimerci dal diffonderla con tanto Impegno. |
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| La Scimmia di Darwin | ||||||||
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Il famoso scienziato naturalista britannico Charles Darwin per comporre la sua famosa opera intitolata: “Viaggio d’un naturalista attorno al mondo”, scrupoloso com’era, si diede a viaggiare per il mondo allo scopo anche di raccogliere elementi significativi e prove valide ed inoppugnabili a fondare il “Darwinismo”, perseguendo sempre ostinatamente il fine di dimostrare l’origine della specie umana come scaturita dalla selezione naturale.
Un giorno, Darwin, sbarcato di fresco dalla nave “Beagle” (Cane poliziotto), comandata dal suo paziente amico e sostenitore capitano Fitzeroy, lasciato il bagnasciuga ed inoltratosi nel folto della foresta equatoriale, fumava, pensieroso, ma attento a piante ed animali, la sua lunga pipa di canna, che, però, ad un certo punto, stufa d’esser trascurata, come tutti gli oggetti e persone di specie e genere femminile, indispettita dalla irriguardosa trascuranza, si spense; ora, com’è a conoscenza di tutti i “pipaioli” del globo, la pipa, specie quella a cannuccia lunga, va succhiata piano e ad intermittenza, ma di continuo, perché se il tabacco del fornello non viene stimolato a dovere, si spegne e bisogna riaccenderlo con santa pazienza, schiacciarlo lievemente col polpastrello dell’indice, fino a che la brace non scotti il polpastrello detto, quasi mai prontamente ritratto dal fumatore distratto da altri pensieri od azioni che non quelli banali attorno all’accensione a regola d’arte del fornello che, come detto, si succhia simultaneamente dal cannello; orbene e dunque, mentre Sir Darwin riaccendeva e succhiava la sua pipa, si sentì battere lievemente sulla spalla e giratosi lentamente, poiché pensava che il tocco amichevole fosse del Cap. Fitzeroy sopraggiunto, grande fu la sua sorpresa e somma la sua meraviglia, quando vide che non del Comandante del Beagle si trattava, ma di una scimmia abbastanza alta, di forte complessione, quasi del tutto eretta, quasi del tutto nuda, di carnagione quasi del tutto scura e con un sigaro, quasi del tutto consumato, stretto tra i labbroni sorridenti che gli chiedeva cortesemente, bofonchiando un inglese appena comprensibile, di dargli da accendere, essendo rimasto privo dell’acciarino per averlo smarrito o lasciato nella sua nicchia di fogliame nella biforcazione dell’albero che aveva eletto a sua dimora, or erano tre mesi, dall’ultimo uragano che gli aveva prima allagato e poi distrutto il suo precedente bel rifugio che era stata la sua confortevole casa da più di un anno, orbandolo anche del suo grazioso fedele cercoletto. Ora capite bene che, nonostante Sir Charles fosse dotato di sangue freddo come le lucertole e piuttosto statico come i ciechi gechi, le sue gambe secche da inglese attempato e brizzolato, furono tentate di muoversi da sole, istantaneamente e di corsa per allontanarsi il più possibile dal mostro d’improvviso apparso inaspettato sulla scena, ma “the english self control”, che lo controllava tutto, dalla testa ai piedi, immediatamente impartì l’ordine contrario alle gambe frementi di giusto ed appropriato impeto, che, dunque, ristettero immobili coi ginocchi basiti. Ma capite altrettanto bene che la strana imprevista, e perciò incresciosa, situazione di stallo era insostenibile a lungo per chiara mancanza di buona creanza verso l’indigeno. Il primate, infatti, per quanto di insolito sembiante scimmiesco, dato anche che appariva rasato di fresco, si mostrava benevolmente accogliente l’ospite intruso nella sua terra e cortesemente altrettanto ben disposto, una volta acceso il sigaro, ad intrattenersi piacevolmente col turista, con lui chiacchierando del più e del meno, mentre si stava amichevolmente a sfumacchiare insieme. Così, obbedendo alla rigida educazione ricevuta dal Lord suo padre, Charles fece accendere il gentiluomo scimpanzé (perché di una cotal intelligente scimmia si trattava indubbiamente, osservando i suoi peculiari tratti somatici e la sua inconfondibile postura) e, al primo sbuffo puteolente di fumo del sigaro (sicuramente di foglie macerate chissà con quale porcherioso liquido, ancorchè ingegnoso sistema), Darwin diede finalmente e finemente l’avvio alla seguente interessante conversazione.
- “Mi chiamo Charles Darwin, suddito di Sua Maestà Britannica, scienziato naturalista, in viaggio di studio nel suo amabile paese.”-
- “Buonagiorna Mr. Charly, parmettatemi chi presenta ancora io: mio noma è Chimpa, fuma sicara e viva dova veda, mio casa è viciana e mi fecilita di fara chiacchiero con vostra”.-
- “Como mai” -interloquì sgrammaticando a bellaposta Charles, per adeguarsi all’idioma dell’indigeno e non metterlo così in imbarazzo col suo linguaggio forbito- “tu parlia linguo englisha?”.-
- “Chimpa sentita sempre parlato ingliscia da widowa kepera hongonga (vedova del guardiano del faro di Hong Kong) e ‘mpara presta perche ha testo ntelligento sveglia”.-
- “Wella, very wella, my darlingo; ma como mai non porta pelo, quantamena barbo?”-
- “Perche pela di barbo ntriccia cco rama de albera enda capitòmbolia e graffia spisso, cosi taglia prima chi cresco troppa lungo fare”. Meglia tu taglio ancora”.-
- “Tenkia darlingo, nont disturbo”.-
- “Wiscia walkiggiare for albera o a pieda?”-
- “Megliora pieda, darlingo frienda.”-
Così i due si avviano per il sentiero e Chimpa fa compitamente gli onori di casa, mostrando mobili e suppellettili, ovverossia, piante e piccoli graziosi animali e, addirittura, con un gran balzo scimmiesco, salta su un albero e da questo ad un altro e, veloce, come appunto una scimmia, cattura un topo e lo offre allo scienziato per lo spuntino delle undici:
- “Na, tenkia molta, ma non ho fama, puttalo vio”.-
- “Perca? si nont vuola, mangia Chimpa”- e l’addenta di gusto.
- “Tu viva sempre quia?”-
- “Certa, quia tuta caso mia!”-
I conversari continuano piacevolmente fino all’ora di cena ed a quel punto i due si separano: Sir Charles mette su la tenda ed accende la lampada da campo e Chimpa con una lampadina tascabile tra i dentoni, vola di ramo in ramo fino a casa; ma promettono di rivedersi, per approfondire l’amicizia, l’indomani, intorno alle nove, per fare “breakfast” insieme, avendo Sir Charly promesso di preparare appositamente per lui uno squisito “porridge”.
Rimasto solo, lo scienziato si abbandona alla gioia più sfrenata e, dimenticando finanche la compassatezza inglese, danza tutto intorno alla lampada ad acetilene, quasi ubriacandosi di “bourbon” insaporito di “cherry”: egli ha, dunque, finalmente trovato il finora introvabile “ring”, l’anello, lo stramaledetto anello di congiunzione fra la scimmia e l’uomo: è, dunque, Chimpa, l’affabile scimpanzé-umano, fortuitamente incontrato su quell’isola ignorata dai portolani grossolani: il tratto congiuntivo, la maglia finora dispersa tra il tessuto scimmiesco e quello umano; l’adorabile ospitale disponibile scimpanzesco buon Chimpa che “to morrow” tornerà ad assaggiare il suo “porridge”: la catena dell’evoluzione è finalmente completa, la sua ardita teoria è finalmente –“Deo gratias!”(?)- comprovata! Porterà l’anello, addirittura ancora vivente, in England e lo presenterà alle loro Maestà e vedrà allibire quell’antipatico osteggiatore del Vescovo di Westminster…. Che ineffabile gioia, che trionfo scientifico! Potrà finalmente riposare le ossa anchilosate a casa e godere della rendita favolosa dei ricchissimi diritti d’autore e sistemerà Chimpa in un buon pensionato per handicappati, in attesa di avere il suo scheletro a disposizione per venderlo, osso per osso, a carissimo prezzo al British Museum...: ragazzi, è fatta!
L’indomani mattina, come promesso, alle nove precise ritorna il simpatico scimpanzé umano, portando per colazione, di suo, certi pregiati topi grigi e baffuti, secchi e farciti di miele squisito di rare api rosse; Chimpa, però, non gradisce il “porridge” che gli resta stuccato fra i denti e dice:
- “Escusma Charly ma nont riesca a ngullare thisa schefiario, magnema topa bona miela nutriva apa reda”.
Sir Darwin si scusa a sua volta, dando la colpa della schifezza del “porridge” allo stolido cambusiere del Beagle, rifiutando, comunque, i topastri, con la scusa di soffrire al momento della cosiddetta diarrea liquida ed incolore del viaggiatore incauto e delicato di stomaco occidentale.
I due fraternizzano vieppiù ed a tal punto che Sir Charles invita a bordo Mr. Chimpa, dove, fustigato l’incolpevole cambusiere Don Lucas, consumano al tavolo imbandito del Comandante Fitzeroy un “brunch” finalmente mangiabile ed alla frutta, portata dall’ospite di riguardo, s’abboffano finalmente di gustose banane, di succulenti manghi, di fragranti papaie, dei celebri avocadi, di ananassi superbi, d’insipidi kiwi e di dolci cocchi. Non si fece a tempo a sturare la fiasca di “cherry”, perché al primo rullare della nave, messa proditoriamente in movimento dal comandante ad una furba occhiata di sottecchi del tristanzuolo Darwin, Chimpa, senza neanche salutare, si buttò a capofitto in acqua e scomparve alla vista finanche del colombiere.
Giorni e giorni di ricerche risultarono di poi del tutto infruttuosi: Chimpa s’era come volatilizzato. Non restò altro da fare, dunque, serpeggiando già -oltre lo scontento- lo scorbuto fra i marinai, che girare la prua e dirigerla verso altri lidi più ospitali: il Capitano fu irremovibile, temendo imminente l’ammutinamento dei suoi. Ma Charles riuscì a convincere il comandante a dargli una scialuppa per raggiungere la rocca del faro spento e colà, se fosse ancora viva la vedova del guardiano, attingere da lei notizie sullo scomparso prezioso Chimpa.
Così avvenne e Darwin, portando in regalo una cassa di “bourbon” andato a male per il forte calore della stiva, conferì con la vedovella di Hong Kong:
- “Ma che scimio e che …ringo, mio Chimpaman è bravissimissima quilibristo-crobata-trepezisto de Macao, naufragito in thisa isla bandonata de alls, ch’ia nutrica e non vesta pre mancamenta di stuffe risistenti, datusi ch’illo si rampica simpre into arbules e si scica qualunquia camisa wit cross offi brancs, tanta ca nont ce tiempo de puntiarla. In te enda, ve diga ca Chimpa nont ve wils plus videra, pere causa vostro temptata rapimienta de illo ande chi si ne sbattes -escusma la parabla vulgara- de vuestra pilosa amity. Buonagiorna Sir: leadinga winda (vento in poppa)!”.
Risposta dell’Autore alla (legittima) Interrogazione del Lettore:
Dello strepitoso insuccesso darwiniano ho saputo per caso, traslocando un bello ma sgangheratissimo antico (per un breve periodo sono stato anche… “antiquario”) e tarlato scrittoio di vascello inglese, “donatomi”, per liberarsene gratuitamente, dalla più tirchia delle mie avare ziastre, essendomi piovuto addosso, direttamente sulla zucca, nell’ultima rampa di scale, un segreto tiretto contenente una riservata missiva di Sir Charles alla sua “wife”, dal contenuto che ho testé esposto e che la Lady, gelosa custode di tutte le carte del suo “husband” premortole, non distrusse, dopo averla letta, come voleva il suo Charlie, assolutamente deciso a negare l’insuccesso del definitivo inoppugnabile mancato ritrovamento del cosiddetto anello, o “ring”, congiuntivo fra la scimmia e l’uomo ed il fallimento della sua strampalata teoria evoluzionistica. |
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| Lettera di una madre al figlio | ||||||||
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Se un giorno mi vedrai vecchia: se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi … abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo. Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose … non mi interrompere … ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi. Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare … ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno. Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l’abc; quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso … dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire ….. la cosa piu’ importante non e’ quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti li vicino pronto ad ascoltarmi. Quando le mie povere gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l’ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi. Quando dico che vorrei essere morta … non arrabbiarti un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive. Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un po’ del tuo tempo, dammi un po’ della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l’ho fatto per te. Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza in cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te. TI AMO FIGLIO MIO E TI AMERO' X SEMPRE |
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| Lettera pubblicata su Facebook dal "Club degli esauriti" | ||||||||
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GENTE COME NOI
In questo mondo dove i valori non contano più niente In questo mondo dove vince solo chi fa il prepotente Un grido si alza silenzioso dalle viscere del mio cuore Un grido di speranza per un futuro che sia migliore Basta con la gente che con la rabbia e per frustrazione Annienta ogni sogno e cancella tutte le emozioni Quelle che avevano da bambini quando mano nella mano Sognavano che il futuro ci potesse portare lontano Gente come noi che sogna ancora di poter cambiare il mondo Gente come noi che per la vita nutre un sentimento profondo Che vuole vedere ancora dei bimbi fare un girotondo Che vuole vedere di nuovo la pace regnare in questo mondo In questo mondo dove in un secondo si può sparire nel nulla In questo mondo dove si fa scempio di una piccola fanciulla Un grido sale dalle viscere della mia anima candida e sincera Un grido di speranza per un mondo dove sia sempre primavera Ed io che sono solo un puntino nel mare dell’Universo A volte mi sento solo e mi ritrovo come disperso E vorrei urlare al mondo intero che così non si può continuare E vorrei urlare al mondo intero che il mondo si può cambiare Gente come noi.… |
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| Simone Tavi | ||||||||
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| Dialogo fra la mia mente e il cuore: | ||||||||
| Daniella Pasqua. | ||||||||
| (Mente = "M" - Cuore = "C") | ||||||||
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Mente (rivolta al cuore):"Si può sapere che cos'hai?". |
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