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Perché si dice "Volo pindarico"

Di Nadja Aretini, 25.09.13 Curiosando

Solitamente l’espressione “fare dei voli pindarici” viene attribuita a persone che tendono a proiettarsi in un mondo irreale, creativo, dunque a sé stante. Il termine deriva dal nome dell’antico poeta e cantore greco Pindaro, uno dei più grandi esponenti della lirica corale, per intenderci.

Di base è un distacco dalla realtà contemporanea e il conseguente ingresso in un mondo ad essa parallelo, spesso dai contorni allucinogeni e fiabeschi dove regna una “sana” alterazione assolutamente deviante e per certi versi destabilizzante. 

È una sorta di “droga autofinanziata” dal nostro cervello quindi un viaggio nel subconscio. Il raggiungimento di un mondo fantastico senza far uso di droghe sintetiche e quindi una pura e libera divagazione in un’entità creata da noi stessi. Naturalmente molto dipende dal quoziente d’immaginazione e inventiva che appartiene a ognuno di noi.

La missione del “volo” è quella di annientare gli influssi catastrofici e nefasti del mondo circostante. Una non-accettazione della realtà porta quindi a farsi cullare in mondi colorati e conditi da dolci evasioni, staccarsi dal suolo terreno metaforicamente. Un distacco dai propri doveri per approdare in un mondo fatto di ricordi, emozioni, sogni e aspirazioni.

Insomma un vero e proprio trionfo della fantasia, nella sua più larga accezione del termine.

Lunga vita al volo, dunque, ed ai suoi benefici influssi.

… e se può esservi d’aiuto, lasciatevi “rapire” da un volo pindarico…!

Sono molte le persone che nell’esprimersi effettuano tale volo, riescono a passare in maniera originale e ardita da un argomento all’altro rimanendo in un contesto unitario. Può assumere un duplice senso, negativo cioè divagare e saltare da un ragionamento all’altro senza logica, oppure positivo, cioè saltare sì da un argomento all’altro però mostrando fini capacità digressive nonché abilità nel mantenere un filo conduttore nel discorso.

 

 

"Invasioni botaniche" a Cremona

7 maggio 2017
 
 
Jonathan Swift

Jonathan Swift (Da i viaggi di Gulliver) – … e dichiarò come sua opinione personale che “chiunque è capace di far crescere due spighe di grano o due fili d’erba dove prima non ne cresceva uno, merita assai più del genere umano e rende al suo paese un servigio assai più importante che non tutta la genia dei politici messi insieme”.

Saggezza sconosciuta a gran parte dell'umanità che preferisce correre dietro alle chiacchiere di furbi soggetti piuttosto che ai fatti concreti di chi risolve loro i problemi reali della vita!!! che ne pensate? Buongiorno amiche amici Santino Gattuso

(Clicca e chiedimi l'amicizia su Facebook per partecipare all'ampio dibattito che si svolge sugli aforismi che pubblico ciao Santino Gattuso)

 
 
Illumina il Mondo
 
 
 
Arturo Ricci

1854 - 1919

Il pranzo di nozze
Il recital

Arturo Ricci ( Firenze , 1854-1919) è stato un italiano pittore, soprattutto di genere soggetti costume.

È stato un residente di Firenze, dove aveva studiato sotto Tito Conti. Tra le sue opere: Veduta di Viareggio; Il Ciabattino, Il pranzo di nozze; Il fanatico per la musica; La visita alla figlia; L'ultima Lettera Amorosa; Risposta all'ultima Lettera Amorosa; Ritorno dalla guerra; Il pranzo di nozze; e Il Ritorno degli sposi Dalla Chiesa.

 
 
Il Matrimonio - Kahlil Gibran

Voi siete nati insieme, e insieme starete per sempre.
Voi sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
Sì, insieme anche nella tacita memoria di Dio.
Ma vi siano spazi nella vostra unione,
e fate che i celesti venti danzino tra voi.

Amatevi reciprocamente, ma non fate dell’amore un laccio:
Lasciate piuttosto che vi sia un mare in moto tra le sponde delle vostre anime.
Riempia ognuno la coppa dell’altro, ma non bevete da una coppa sola.
Scambiatevi il pane, ma non mangiate dalla stessa pagnotta.
Cantate e danzate e siate gioiosi insieme, ma che ognuno di voi resti solo,
così come le corde di un liuto son sole benché vibrino della stessa musica.

Datevi il cuore, ma l’uno non sia in custodia dell’altro.
Poiché solo la mano della Vita può contenere entrambi i cuori.
E restate uniti, benché non troppo vicini insieme,
poiché le colonne del tempio restano tra loro distanti,
e la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.

 
 
...TU  ERI  NELLE  BAMBOLE  DELLA  MIA  INFANZIA...

Rabindranath Tagore

Maternità

Da dove sono venuto?

Dove mi hai trovato?

Domandò il bambino a sua madre.

Ed ella pianse e rise allo stesso tempo

e stringendolo al petto gli rispose:

tu eri nascosto nel mio cuore, bambino mio,

tu eri il suo desiderio.

Tu eri nelle bambole della mia infanzia,

in tutte le mie speranze,

in tutti i miei amori, nella mia vita,

nella vita di mia madre,

tu hai vissuto.

Lo Spirito immortale che presiede nella nostra casa

ti ha cullato nel Suo seno in ogni tempo,

e mentre contemplo il tuo viso,

l’onda del mistero mi sommerge

perché tu che appartieni a tutti,

tu mi sei stato donato.

E per paura che tu fugga via

ti tengo stretto nel mio cuore.

Quale magia ha dunque affidato

il tesoro del mondo nelle mie esili braccia?

 
 
Ciminna
Per una vacanza gastronomica e rilassante nel cuore della Sicilia, vicino a Palermo ed Agrigento
Ciminna Santa Maria Maddalena – Cattedrale di Donnafugata nel film “il Gattopardo” di Lucchino Visconti
Clicca per le foto di Ciminna
 
 
 

Vincent Von Gogh

animiamo la sua pittura

 
la_domenica_gioacchino_mineo
La Domenica...Gioacchino Mineo

Una Testimonianza dal carcere che lascia riflettere sulla vita di chi ha commesso un errore. Seguita  dalla  recensione  di  Vito Mauro

 
 
 
Pastore: Femminile plurale

Anna Kauber - Questo progetto è un viaggio che vuole narrare attraverso voci e immagini la storia e lo stato attuale della pastorizia al femminile in Italia... clicca per saperne di più.

 
 
Zenzero

Studiosi concordi: lo zenzero è molto più efficace dell’ibuprofene e ha la stessa efficacia del cortisone, ma con una piccola differenza, non ha i devastanti effetti collaterali dei farmaci chimici. Ma non lo dite in giro, la gente non deve saperlo, le Lobby dei Farmaci ci rimetterebbero un sacco di soldi !!

Attenzione, non siamo una rivista scientifica e ciò che leggete è stato preso da internet. Vi invitiamo pertanto, in caso di malattia, di rivolgervi al medico e fare tutto ciò che vi verrà consigliato.

 

Un nuovo studio che ha comparato l’efficacia dello zenzero con i più comuni antidolorifici somministrati dai medici come l’ibuprofene e il cortisone ha dimostrato che questa spezia usata da millenni nella medicina Ayurvedica è molto più efficace dell’ibuprofene e ha la stessa efficacia del cortisone, con una differenza sostanziale: lo zenzero non produce i pesanti effetti collaterali dei farmaci chimici, ma anzi apporta benefici anche ad altri livelli.

Lo studio pubblicato sulla rivista medica Arthritis rivela che lo zenzero contiene dei composti in grado di inibire la produzione di citochine, le molecole che causano infiammazione e quindi dolore.

Questa capacità curativa è assente nell’ibuprofene (principio attivo di molti farmaci comuni) mentre invece è presente nel cortisone. I ricercatori hanno sottolineato che lo zenzero è migliore però anche del cortisone perché quest’ultimo può causare gonfiore, debolezza muscolare, aritmia cardiaca, pressione alta, ansia e problemi di insonnia.

Lo zenzero è stato utilizzato per migliaia di anni nella medicina ayurvedica in India come un alimento antinfiammatorio naturale. Il Dr Krishna C. Srivastava, ricercatore di fama mondiale sugli effetti terapeutici delle spezie, ha condotto una ricerca approfondita su gli effetti antidolorifici dello zenzero all’Odense University in Danimarca. In uno studio, il dottor Srivastava ha somministrato a pazienti artritici piccole quantità di zenzero ogni giorno per tre mesi. Quasi tutte le persone coinvolte hanno avuto significativi miglioramenti nel dolore, gonfiore e rigidità mattutina mangiando zenzero quotidianamente. In un altro studio su pazienti affetti da osteoartrite ci sono stati notevoli miglioramenti rispetto al dolore alle ginocchia a seguito della somministrazione di zenzero in dosi giornaliere da 50 a 300 milligrammi per un periodo massimo di 36 settimane.

Lo zenzero ha dimostrato effetti antinfiammatori e antidolorifici sia se mangiatofresco, scaldato oppure consumato in polvere.

La quantità utilizzata nello studio del dottor Srivastava è stata di 5 grammi di zenzero fresco o 1 cucchiaino di zenzero in polvere, in dosi divise durante la giornata.

COME ASSORBIRE I BENEFICI EFFETTI ANTIDOLORIFICI DELLO ZENZERO
 

Aggiungere lo zenzero fresco tritato o lo zenzero in polvere nelle zuppe, stufati, fritti (al posto dell’aglio) e altre ricette. Lo zenzero è delizioso in molti piatti sia salati che dolci.

Se hai una centrifuga o un estrattore puoi fare dei succhi di zenzero fresco, un concentrato di benessere che si abbina bene con altre verdure e frutta, come carote o mele.

Capsule di Zenzero sono un modo semplice di assimilazione per chi è spesso fuori casa. Segui le indicazioni sulla confezione.

La Tisana di Zenzero fresco è un altro ottimo modo per assorbire tutte le proprietà dello zenzero. Tuttavia bisogna far bollire a lungo lo zenzero per far uscire tutti i principi attivi. Infatti è consigliato: prendi una radice di 5-6 centimetri ben lavata e tagliata a pezzettini, aggiungila ad un litro di acqua e fai bollire a fuoco bassa per 45 minuti o un’ora.

La Tintura di Zenzero permette di assorbire facilmente i principi attivi resi disponibili dalla macerazione idroalcolica. Una dose tipica è di 30 gocce tre volte al giorno.

Lo zenzero, come molti altri composti della natura, ha curato l’uomo per migliaia di anni ed è per questo che ha fatto parte dell’alimentazione. La vera cura è prevenzione e solamente adottando delle sane abitudini quotidiane possiamo mantenere e rafforzare il nostro benessere.

 

Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Journal del National Cancer a Gennaio 2008 , 68 (1) :11-9 da Craig Stellpflug , un ricercatore che si occupa del cancro e specialista di nutrizione , sostiene che la radice di zenzero è una cura miracolosa per il cancro alla prostata che rappresenta uno dei tumori più diffusi e trattati.

Si stima che circa il 40 per cento di tutti gli uomini di età di 50 anni può sviluppare il cancro alla prostata, spesso senza nemmeno sapere di essere affetto dalla malattia. Sempre secondo lo scienziato il cancro alla prostata non uccide fino a quando non si è sottoposti a a screening per poi essere trattati con Big Pharma protocolli.

Lo scienziato sostiene che, (poi). le cose prendono una brutta piega ed il tumore benigno a crescita lenta, si trasforma in genere in assassino.

I numeri per il cancro alla prostata raddoppiano dell’80 per cento negli uomini di età di 80 anni.

Secondo Craig Stellpflug il business della vendita di trattamenti contro il cancro rappresenta soprattutto un vantaggio finanziario e un cash cow.

La prostata dell’uomo si allarga naturalmente con l’età. Più grande diventa, maggiore è la possibilità che alcune delle cellule della prostata diventano cancerose.

Ciò è dovuto, secondo lo scienziato, principalmente a diete altamente infiammatorie ricche di glutine che causano il cancro, ad OGM, zuccheri e additivi chimici in combinazione con i nostri stili di vita sedentari.

La US Preventive Services Task Force di quest’anno ha scoperto che gli esami del sangue PSA sono troppo inaffidabili e danno risultati positivi falsi nell’ 80 per cento dei casi e che su 1.000 uomini sottoposti a screening solo uno rischia la morte per cancro alla prostata – ma questo non è il peggio.

Molti uomini rischiano l’impotenza, incontinenza, attacchi di cuore e anche la morte a causa di un trattamento di tumori molto piccoli che non li avrebbe in primo luogo uccisi.

 
Lo zenzero cura miracolosa

Il British Journal of Nutrition ha pubblicato i risultati di uno studio americano di recente in un estratto sullo zenzero (Zingiber officinale).

La sostanza ha in realtà ucciso cellule umane di cancro alla prostata, mentre le cellule sane della prostata non sono state attaccate.

I risultati sono stati verificati con una dose giornaliera di 100 mg di estratto di zenzero per kg di peso corporeo.

In otto settimane, l’estratto di zenzero ha ridotto la crescita del tumore della prostata della metà.

I ricercatori hanno stimato che 100 grammi di zenzero fresco, mangiato tutti i giorni può offrire gli stessi risultati.

Lo zenzero ha proprietà anti-infiammatorie, antiossidanti ed effetti antiproliferativi sul tumore.

Tutto questo rende lo zenzero un promettente agente chemio preventivo. Estratto di zenzero intero induce la morte ed effetti di inibizione in un ampio spettro di cellule tumorali interrompendo la progressione del ciclo cellulare del cancro e la sua riproduzione, modulando l’apoptosi.

Ma la cosa più importante è che lo zenzero non ha alcuna tossicità in condizioni normali. Assunto per via orale può prevenire o alleviare la nausea derivante da chemioterapia o cinetosi. Non solo la radice di zenzero può curare il cancro, ma è un rimedio naturale per mal d’auto, nausea, indigestione, flatulenza, coliche, sindrome del colon irritabile, perdita di appetito, brividi, cattiva circolazione, crampi mestruali, dispepsia, bruciore di stomaco, indigestione e molti altri problemi gastrointestinali. Lo zenzero è anche un potente antinfiammatorio per problemi alle articolazioni ed è indicato per l’artrite, febbre, mal di testa, mal di denti, tosse, bronchite, artrosi, artrite reumatoide, tendiniti, colesterolo alto e la pressione sanguigna e può anche prevenire la formazione di coaguli di sangue interni. Lo zenzero è anche anti-virale e ottimo rimedio contro l’influenza.

 
Prostata cosa fare e cosa non fare

Ci sono studi che dimostrano che gli uomini che consumano grandi quantità di acido folico sintetico e ossido di zinco, hanno più probabilità di sviluppare il cancro alla prostata.

Anche gli uomini che assumono grandi quantità di multi-vitamine possono sviluppare il cancro alla prostata con maggiore frequenza.

Altri studi suggeriscono che l’olio di pesce, magnesio, curcumina, broccoli e licopene (trovato in prodotti di pomodoro) proteggono gli uomini contro il cancro.

Evitare tutti i cibi OGM e cibi elaborati con la loro presenza di additivi chimici è molto importante per la salute della prostata. Il mantenimento di una dieta low-carb è noto può ridurre il rischio di sviluppare il cancro alla prostata.

Infine non dimenticare di assumere radice di zenzero.

Sorgenti di questo articolo la Ricerca sul Cancro 1999 15 marzo, 59 (6) :1225-30. Journal del National Cancer Institute 2008 Gen 1, 68 (1) :11-9. L’autore: Craig Stellpflug è una specialista del cancro e si occupa di nutrizione, stile di vita e lo sviluppo di percorsi per combattere e prevenire la malattia. ( visita anche http://www.healingpathwayscancerclinic.com /)

Ha 17 anni di esperienza clinica per la ricerca sul cancro al cervello. Craig ha sperimentato in prima persona gli effetti devastanti di vaccini e prodotti farmaceutici sul corpo umano ed è giunto alla conclusione che uno stile di vita naturale e rimedi naturali sono le risposte vere ai problemi della salute.

Potete trovare il suo blog sulla salute, tutti i giorni sul sito www.blog.realhealthtalk.com ed i suoi articoli sul sito www.realhealthtalk.com

 

Tisana allo zenzero

Le proprietà della radice di zenzero ci aiutano in particolar modo a prenderci cura del nostro apparato gastrointestinale, ma anche a combattere raffreddore, ma di gola e sintomi influenzali.

Lo zenzero è quasi sempre associato al Natale ed ai pezzi di radice zuccherati che vengono consumati specialmente in questo periodo dell'anno ma chi apprezza e ama l'erboristeria e la fitoterapia conosce bene le caratteristiche e le proprietà di questa radice.

Uno dei metodi più utilizzati e maggiormente in grado di esaltare le proprietà dello zenzero è sicuramente la tisana che ci permette di assumere, con una bevanda calda e piacevole, molte proprietà benefiche di questa radice.

 
 
 
 
 
 

 

 
 
Messaggio di Papa Francesco
 

Messaggio di Papa Francesco per la celebrazione della XLIX giornata mondiale della pace

1 gennaio 2016

 
 

 

 
  Un bellissimo Pavone  
  Clicca per vederlo pavoneggiare  
 

 

 
  Monsanto (o Monsanto da Beira)  

Monsanto (o Monsanto da Beira) è una freguesia (Unità amministrativa) del Portogallo del comune di Idanha-a-Nova. È un luogo caratteristico per l'area megalitica di granito in cui è situato e per la presenza di una fortezza già posseduta dai templari.

 

Clicca e vai alla pps

 
  Storia  

L'origine del paese viene fatta risalire al paleolitico e vi sono tracce di presenza romana e, successivamente, delle dominazioni musulmane. L'area in cui è fondato l'abitato è situato su un montagna piatta da cui si domina il confine con la Spagna.

Probabilmente il luogo è stato ritenuto sacro sin dall'antichità. Molte case usano come muro di supporto i megaliti presenti, sui quali sono state incise le sedi per i travi dei tetti e i muri di pietra o mattone.

Nel punto più alto del monte, da cui si gode un suggestivo panorama, si trovano i resti di una cappella con annesso cimitero.

Interessanti alcune tombe scavate direttamente nella pietra del monte e un'imponente castello, di probabile origine romana, più volte rimaneggiato nei secoli.

 
 

 

 
Perchè una donna piange?

La toccante storia di un bambino che voleva capire…

Un bambino chiese alla mamma: mamma perché’ piangi?

Perché sono una donna… gli risponde.

Non capisco disse il bambino.

La mamma lo stringe a sé e gli dice: Non potrai mai capire, amore.

Più tardi il bambino chiede al papà: Perché la mamma piange ?

Tutte le donne piangono senza ragione, fu tutto quello che il papà seppe dirgli

Divenuto adulto, chiese a Dio:

Signore, perchè le donne piangono così facilmente?

E Dio rispose:

Quando l’ho creata, la donna doveva essere speciale.

Le ho dato delle spalle abbastanza forti per portare i pesi del mondo.

E abbastanza morbide per renderle confortevoli.

Le ho dato la forza di donare la vita, quella di accettare il rifiuto che spesso le viene dai suoi figli.

Le ho dato la forza per permetterle di continuare quando tutti gli altri abbandonano.

Quella di farsi carico della sua famiglia senza pensare alla malattia e alla fatica.

Le ho dato la sensibilità di amare i suoi figli di un amore incondizionato,

anche quando essi la feriscono duramente..

Le ho dato la forza di sopportare il marito nelle sue debolezze e di stare al suo fianco senza cedere.

E finalmente, le ho dato lacrime da versare quando ne sente il bisogno.

Vedi figlio mio, la bellezza di una donna non è nei vestiti che porta, né nel suo viso, o nella sua capigliatura.

La bellezza di una donna risiede nei suoi occhi.

E’ la porta d’entrata del suo cuore… la porta dove risiede l’amore.

 

 

 
Un appello di Luciano Somma a tutela del cane.
Luciano Somma: Un cane per amico

E’ molto tempo che vivo con voi in famiglia, mi avete adottato che ero cucciolo ora sono grande.

Vi sono sempre stato fedele, vi ho sempre difeso contro tutto e tutti, ho abbaiato, ho aggredito, pur essendo solo un cane sono diventato un leone per allontanare da voi qualsiasi pericolo.

Ora però vedo e sento nell’aria qualcosa che non mi convince, non mi accarezzate più come un volta, sbuffate, sento parlare di vacanze, sento dire: “ A chi lo diamo?” “ Dove lo lasciamo?” L’albergo vieta l’ingresso agli animali … E tante altre cose che feriscono il mio piccolo cuore.

Ho un brutto presentimento, non abbandonatemi vi prego, tremo al solo pensiero! Io non vi abbandonerei mai, io vi sono sempre stato fedele e mi sono accontentato di un po’ di pappa e d’una cuccia, ma purtroppo temo che nei vostri progetti io non ci sarò.

Smentitemi, non vi chiedo di più!

 

 

 

 
La vita ci trasforma

Pánta rêi (πάντα ῥεῖ) guardate la sequenza di queste foto, avreste detto mai che si tratta sempre della stessa persona? Tutto scorre, la nostra vita ci trasforma, le nostre idee determinano il nostro futuro. Nulla succede per caso, quando la vita ci mette davanti a un bivio siamo noi a decidere quale deve essere il nostro futuro siamo noi, infatti, a decidere cosa fare delle mille occasioni che ci si presentano. Decideremo se buttare via la nostra vita o viverla nel migliore dei modi. Noi sceglieremo il nostro futuro anche se, nel momento in cui facciamo la scelta, non sappiamo ancora con certezza le conseguenze che quella scelta potrà avere per noi!!! ciao a tutti Santino Gattuso

 
 

   

 

 

 

 

Accoglienza

Paola Turci: "la solidarietà è la considerazione dell'altro, è accoglienza, è sapere che c'è un altro accanto a noi."

 

Santino Gattuso: Accoglienza è il valore che i nostri padri hanno tanto desiderato quando emigravano e, infine, l'hanno ottenuta! La paura di non riuscire a sopravvivere ci spinge ad impedire ad altri di fuggire dalle guerre, ma durante la seconda guerra mondiale tanti nostri genitori in fuga dalle grandi città sono stati accolti nei paesini e nelle campagne condividendo, con chi li ha accolti, quel poco che c'era e da ciò è nato amore e non rancore e odio!!! E Tanti altri fuggirono dalla guerra grazie a persone che non li respinsero, ma li aiutarono per sfuggire dai tedeschi mettendo a rischio la loro stessa vita.

La guerra di Luigi

 

La seconda lettera che si riporta ha come autore il soldato che compare nella fotografia sotto. L’immagine mi è stata fornita dalla moglie cui ho fatto arrivare una copia del documento e che mi ha raccontato con commozione gli antecedenti della storia militare del marito, ora defunto.

Marzo 1942, l’autore della lettera alla signora albanese

 

Li riporto brevemente: combattente in Montenegro, dopo l’8 settembre era stato fatto prigioniero dai tedeschi e internato in un campo di concentramento della ex Jugoslavia. Convinto che non ne sarebbe uscito vivo, quando gli fu offerta da un sacerdote la possibilità di evadere, decise di rischiare il tutto per tutto. Gli andò bene e, fornito di documenti falsi, riuscì a raggiungere Durazzo, in Albania. Con il nuovo nome di Luigi e con l’aiuto della vedova di un dirigente d’impresa che si prodigò anche a favore di vari altri soldati montesi sbandati, si diede qui a piccoli commerci. Grazie a qualche guadagno messo da parte, potè sfruttare al volo una seconda occasione favorevole: imbarcarsi clandestinamente e a caro prezzo per l’Italia.

Quando la nave giunse nei pressi del porto di Taranto, gli fu detto di buttarsi in acqua. Per fortuna sapeva nuotare e riuscì a raggiungere la riva. Aveva solo un paio di pantaloncini con dentro, ben nascosta, una moneta d’oro con la quale poi comprerà il suolo sul quale sorge adesso la casa adesso di famiglia.

In queste condizioni si avviò a piedi per Montescaglioso. Verso sera giunse a una masseria di un santermano residente a Monte che lo sfamò a pasta e fagioli e il giorno dopo lo accompagnò in paese.

Appena giunto si sparse la notizia del suo arrivo e i famigliari di quanti si trovavano in Albania corsero a chiedere notizie dei loro cari. Ad alcuni poté assicurare che sarebbero tornati fra qualche giorno. Fu incaricato allora di andare ad aspettarli e su un carretto carico di pane, formaggi, salsicce e vino tornò a Taranto per offrire un primo ristoro ai fantasmi che si avvicinavano alla riva su un zatterone e increduli lo videro in attesa sul molo.

 

Storia proveniente da: www.montescaglioso.net/node/1031

 

Io non voglio commentare, ma invito tutti coloro che leggono a riflettere su ciò che noi stiamo facendo con chi cerca rifugio dalla guerra.

 

 

 
Guarda questo filmato e, che tu sia giovane o anziano, non dimenticarlo mai!!!
 
 

 

 
 
Ape

Video

   
 

 

 
FRANCO FRILLI, "L'ape nella Sacra Scrittura". 

Estratto dalla rivista specialistica "l'ape nostra amica". Anno XXIV. 2002.

   
Curriculum Franco Frilli Ape nella Bibbia
Ape e lo sciame Miele
Favo Cera Considerazioni, bibliografia, Franco Frilli
 

 

 
Una dieta ricca di calcio, ma senza latticini: ecco cosa mangiare
   

Abbiamo bisogno di 1000 mg di calcio al giorno e un bicchiere di latte ce ne dà solo 100 mg: ecco una lista di alimenti da non farsi più mancare per un regime a tutto calcio.

Il sesamo è ricchissimo di calcio ma anche i semi di papavero e di chia possono fungere da piccola miniera di calcio da portare in tavola per abbellire e fortificare i vostri piatti. Mentre i semi di papavero contengono fino a 975 mg di calcio per 100 gr di prodotto consumato, i semi di chia (ancora poco diffusi in Italia) ha un apporto di 631 mg. Tuttavia questi ultimi sono ricchissimi di fosforo, omega 3 e omega 6.

In natura esistono moltissimi alimenti che contengono calcio, pur non essendo derivati del latte.

Innanzitutto ci sono le uova. Il tuorlo è ricchissimo di calcio, anche se la sostanza si trova nella più alta concentrazione nel guscio. Dovremmo trovare il modo di consumare il guscio, ma ad oggi trovare un libro di ricette che si azzardi a includerlo come ingrediente in uno dei suoi piatti, è un'impresa ardua!

Poi c'è il pesce: acciughe, sgombri, sardine, sogliole, salmone, gamberi e frutti di mare (cozze, vongole e ostriche) sono ricchissimi di calcio. Se non siete allergici ai mitili, potete preparare gustose paste nutrienti.

Snack salutare e veloce da consumare, la frutta secca è anche una ricca fonte di calcio. Potete mangiare delle mandorle (264 mg per 100 gr), o delle nocciole, noci o pistacchi: saranno i vostri preziosi alleati contro la lotta all'osteoporosi, ad esempio. Tra i prodotti secchi, anche se non in origine, spiccano i fichi secchi: perfetti come spuntino, possono fornire fino a 162 mg per ogni 100 gr consumati.

Regina tra i legumi ricchi di calcio è senz'altro la soia. Inoltre questo germoglio contiene la daidzeina, una sostanza in grado di prevenire la decalcificazione delle ossa. Per ogni 100 grammi di semi di soia consumata, assumerete ben 102 mg di calcio. Consumare il tofu ottenuto con latte di soia e solfato di calcio, permette di assumere ben 350 mg di calcio!

Non dimentichiamo anche ceci, fagioli cannellini, fagioli borlotti e occhio nero e lenticchie: in tutti questi legumi ci sono più di 100mg di calcio per porzione.

Se avete bisogno di calcio, con le verdure potete davvero sbizzarrirvi: spinaci, verza, cipolla, cardi, rape e broccoli sono ricchissimi di calcio vegetale. Occhio agli spinaci però: il metodo di cottura ne modifica l'apporto nutritivo.

Non dimentichiamo anche le "verdure del mare", le alghe: le hiziki (1400 mg di calcio per 100 grammi), le kombu (900 mg) e le wakame (660 mg). Si possono utilizzare per cucinare i legumi o nelle zuppe di verdure, limitando però l'assunzione a pochi grammi al giorno per non assumere troppo iodio.

Anche la frutta può dare il suo contributo nell'apporto di calcio: una buona spremuta d’arancia, oltre a tanta vitamina C, potassio e beta carotene, ci fornisce fino a 40 mg ogni 100 gr.

Tra le erbe e gli aromi ci sono molti alimenti che possiamo includere in questa dieta rinforzante. Non facciamoci mai mancare la santoreggia (2132 mg di calcio per 100 gr di prodotto), la maggiorana (1990 mg), il timo (1890 mg), la salvia (1652 mg), l’origano (1576 mg), la menta (1488 mg), il rosmarino (1280 mg), i semi di finocchio (1196 mg), l’alloro (834 mg). Abbinati ai legumi, li potenziano nell'apporto di calcio e li insaporiscono.

   
 

 

 
 
 
Roberto Benigni: La felicità
Roberto Benigni:

 

La felicità

 
 
 

 

 
La noce dei tre desideri

Da un'antichissima tradizione birmana.

Tre possono essere i desideri, ma il cercare di raggiungere uno e uno solo,

può essere la scelta vincente

in grado di offrire risvolti inaspettati se il condimento

del pensiero umano è la generosità d'animo.

Un monaco birmano, una volta all'anno,

usava donare la noce dei desideri alle persone a lui predilette

dettando loro le importanti regole-istruzioni da seguire

affinchè realmente la noce potesse esaudire,

quanto prima, qualunque desiderio.

Le antiche magiche regole,

tramandate dagli storiografi, sono le seguenti:

Stringere la noce nel pugno della propria mano sinistra, al buio,

in una mezzanotte, senza null'altra persona presente in casa;

quindi esprimere con coraggio ad alta voce i tre desideri segreti,

non uno di più, non uno di meno; poi riaccendere il lume, sedersi

a meditare riponendo con cura la noce in un fidato scrigno.

Appena si avvererà uno dei tre desideri - per non farlo svanire

a ritornare un sogno - stringendo nuovamente la noce nel pugno,

si dovrà promettere a se stessi di rinunciare per tre anni ai due desideri

rimasti da esaudire; non dimenticando di donare la

noce dei desideri a persona che si ritiene degna, spiegando a

questa le regole affinché si realizzino i desideri di entrambi.

 

 

 
Messico
   
La leggenda della

 

 

 

Stella di Natale

Ines era una piccola e graziosa bambina indiana, grandi occhi neri nel visetto scuro, che vagava per il mercato a piedi nudi, guardando ogni cosa che c’era sulle bancarelle. Tutte cose per lei proibite, ricca solo del suo sorriso con cui cercava di intenerire i venditori, che le regalavano sempre qualcosa.

Tutto quello che riceveva lo metteva nella tasca del suo grembiule. Il contenuto di quella tasca era preziosissimo: quello era il cibo per i suoi fratellini e la mamma ammalata che aspettavano a casa.

La sera della Vigilia di Natale, la tasca era colma più del solito. Ines però non era del tutto felice, aveva un piccolo ma insistente, segreto cruccio.

Ines desiderava portare un fiore a Gesù Bambino come era tradizione a Città del Messico. C’era un specie di gara a chi portava il fiore più bello e lei immaginava che fosse il suo.

Ma come faceva a procurarsi un fiore? Avrebbe voluto cogliere qualche fiore dai balconi più ricchi, ma come faceva a portare un fiore rubato a Gesù Bambino?

La piccola vagava inquieta, alla ricerca di un fiore. Cautamente si inoltrò in una stradina tortuosa piena di ruderi in cerca di un fiore, ma anche lì non trovò niente. Era tardi e la mamma stava certamente aspettando il suo ritorno. Gettò un ultimo sguardo e vide in un angolo un ciuffo di piantine che avevano foglie verdi, lucide, disposte come i petali di un fiore.

Raccolse alcuni rametti e formò un piccolo mazzo. Mancava ancora qualcosa. La bambina si tolse la cosa più preziosa che aveva: il nastro rosso che serviva a legare i capelli. Con il nastro fece una coccarda intorno alle foglie verdi. Ormai doveva tornare a casa; Ines passò davanti alla chiesa ed entrò. Vide la statua di Gesù Bambino e gli disse:” Te li lascio adesso, mi vergogno troppo a venire dopo con gli altri bambini”. Un “oh” di meraviglia la fece trasalire, intorno a lei c’era un gruppo di gente che fissava meravigliata il suo mazzo di fiori. “ Che bei fiori……dove li hai trovati? Non ho mai visto dei fiori così belli…..” Ines guardò il suo mazzo di foglie e rimase senza parole. Le foglie erano diventate rosse, al centro le bacche avevano formato come un cuore d’oro. La bambina depose il suo prezioso mazzo di stelle rosso oro ai piedi della statua di Gesù Bambino.

Ora sapeva che Gesù aveva gradito il suo dono e aveva trasformato delle semplici foglie nel fiore più bello del Messico: La Stella di Natale.

Da quel giorno le stelle di Natale in Messico sono chiamate " Flores de la Noce Buena ", fiori della Santa Notte. Nel 1825, Joël Poinsett, ambasciatore Americano in Messico, portò negli Stati Uniti i semi delle stelle di Natale e le fece conoscere in tutto il mondo.

 
 

 

 
Dar da mangiare ai pappagali che meraviglia!!!
 

 

 
 

Con queste testimonianze raccolte nel web e con lo splendido lavoro

di Stefano Caranti vogliamo gridare:

 

No a tutti i tipi di violenza!!!

Vai alla pagina completa
 

Apprezzeremmo moltissimo se qualche lettore volesse darci testimonianze utili alla lotta contro la violenza o ancor meglio se volesse dedicarsi a questo tema per il nostro giornale!!!

 

Lucia Annibali

«Il 18 settembre compio 36 anni e per me questo sarà anche l’anno zero. Sarò un’altra Lucia per tutta la vita, non posso continuare a nascondermi. Che vedano pure come mi hanno ridotta, non sono certo io che devo vergognarmi...» ...clicca

Lucia, una storia vera

Stefano Caranti

Napolitano nomina cavaliere Lucia Annibali,

la donna sfregiata con l'acido dall'ex

 
 

 

 
 
Consigli per l'estate
 

Come non litigare in vacanza con il partner o con gli amici

 
La zanzare tigre, un flagello per l'estate...

qualche consiglio per difenderci...

 

Come scegliere Angurie e meloni

 

Estate è tempo di vacanze
 
 

L'ape punge: come e perché, a cura di Renzo Barbattini

 

 

 
Il vero significato del detto “In bocca al Lupo”

Non tutti conoscono la bellezza del significato del modo di dire “in bocca al Lupo”.

L’augurio rappresenta l’amore della madre lupo che prende con la sua bocca i propri figlioletti per portarli da una tana all’altra, per proteggerli dai pericoli esterni. Dire “in bocca al lupo” è uno degli auguri più belli che si possa fare ad una persona. E’ la speranza che tu possa essere protetto e al sicuro delle malvagità che ti circondano come la lupa protegge i suoi cuccioli tenendoli in bocca. Da oggi in poi non rispondete più “crepi” ma “ grazie di cuore”

 

 

 

In una grande chiesa inglese, sotto l’antico pavimento, fu trovata una lastra di marmo sulla quale secoli fa venne scolpito questo messaggio:

Metti uno specchio nell’anima!

"Va pure tranquillo nel frastuono di questa vita frenetica,

ma pensa a quanta pace può esserci nel silenzio.

Con dignità, senza compromessi,

fa di tutto per andare d’accordo con chi ti sta vicino;

dì la verità in modo chiaro e sereno,

e ascolta gli altri,

anche se sciocchi o ignoranti:

anche loro hanno una storia da raccontare!

Evita chi è aggressivo o parla troppo forte,

perché opprime il tuo spirito.

Se ti paragoni agli altri puoi diventare presuntuoso o invidioso.

Metti uno specchio nell’anima!

Ci sarà sempre chi è più in alto o più in basso di te.

 Impegnati nel tuo lavoro per umile che sia:

è la sola cosa vera nel gioco delle fortune alterne.

Sii cauto negli affari:

il mondo è pieno di inganni;

ma non essere cieco di fronte alla vera onestà:

c’è molta gente che lotta in nome di alti ideali,

e c’è eroismo un po’ ovunque.

Sii te stesso!

Soprattutto non fingere affetti;

ma non essere neppure cinico in amore perché,

malgrado le amarezze e le delusioni,

l’amore è come un prato:

sempre verde…

Accetta il passare degli anni,

e abbandona senza rimpianti le smanie della gioventù.

Abitua il tuo spirito ad essere forte perché ti sorregga nelle improvvise avversità;

e non fare drammi su cose che non esistono:

le tue paure nascono solo dalla stanchezza o dalla solitudine.

Sii dolce con te stesso.

Metti uno specchio nell’anima!

Sii un figlio dell’universo,

non meno degli alberi e delle stelle.

Hai diritto di stare al mondo,

e che tu lo voglia o no,

l’universo è giusto così com’è…

Perciò sii in pace con Dio,

qualunque sia il tuo modo di concepirlo,

e sii in pace con la tua anima,

quali che siano i tuoi problemi e i tuoi desideri,

con tutte le ipocrisie,

le ingratitudini e i sogni andati in fumo:

il mondo è ancora bello!

Metti uno specchio nell’anima!

Lotta per essere felice!". 
 
 

 

 

 

La Vecchiaia

 

Leggete e non preoccupatevi, ma sorridete... anche se io comincio ad avere i primi sintomi di quella vecchiaia che state per leggere ma, se ne avrete voglia, dovrete sopportarmi ancora a lungo!!!

 

 

 
 
Mitici anni 60 - 70 - 80
 

 
 
Figli dei fiori
 
Hippie Bus
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
   
 
 
 
 
 
 
 
Hippies
 
 
 
 
 
 
 
 

Mods, rockers, hippies.

 
 

Negli anni ’60 succede una cosa alquanto unica, la moda e il costume divengono un prodotto politico-culturale, arrivano le cosiddette “nuove generazioni” che devono differenziarsi dai modi delle generazioni precedenti, assumendo comportanti che contaminano ogni aspetto della vita, non da ultimo i codici vestiari. Tra l’Europa e l’America si vede davvero di tutto, nascono cose delle quali mica ci siamo sbarazzati, ma principalmente ricordiamo: i mod, figli dei fiori e/o hippies, i rockers, e tanti altri. Perché prima di tutto, i Sessanta sono gli anni della rivoluzione pop, e nei Settanta pop era il mondo in cui si viveva.

I figli dei fiori erano assurdi, indossano stili disparati, portano i capelli lunghi, fanno esplodere i colori e li accoppiano senza alcuna logica, idem con i materiali (Mick Jagger indossa il vinile, se gli capita). hippies

Agli hippies piacciono le mise etniche, le bandane, le collane, le giacche in camoscio, i jeans a zampa. Spesso a loro aggrada anche il capello unto e il sudore in genere, tendenza che faccio notare resiste fino ad oggi.

Arriva la minigonna, per l’occorrenza tagliata fino al gluteo (tutta questione di comodità all’interno del concetto di “amore libero”). Sempre in quella zona, si portano gli hot pants, non più semplici shorts: mia nonna, con la tipica delicatezza che un’arzilla usa ad un nipote, mi disse che gli shorts erano corti, mentre con gli hot pants si rischiava di vedere la spirale. Il nonno apprezzava. Una delle linea guida dice: stretto, meglio se strettissimo. Tutto una taglia meno. Twiggy è il prototipo di donna magra, capelli corti, poco seno, slanciata, scarpe basse con tacco. Alla Edie Sedgwick, per intenderci.

Gonne e hot pants a parte, l’uomo non veste diversamente, la moda si fece più che mai unisex. Ricordiamo però il mocassino nelle tonalità del marrone caldo, i beatle boots in pelle (che spopolarono pure in Italia),

 

beatle boots

 
 

le giacche fustagnate degli intellettuali, il blue jeans alla James Dean (retaggio anni ’50), anche questi strettissimi e a vita piuttosto bassa, perchè devono dare risalto al pacco. Altra novità dell’epoca, come sottolinea Andy Warhol in Popism, è la moda optical, le camicie a quadri, le gonne con disegni geometrici, magari a scacchi bianchi e neri.

I mod o modernists sono un capitolo a parte: prendono a modello il vestiario perfettino del collegiale americano, con giacche a tre bottoni, camicie sempre chiuse da cravatta, i revers stretti, mocassini o Clarks o brogues per i ragazzi (da noi dovrebbero essere più conosciute come trickers), all’occorrenza un gilet laminato con camicia a colletto tondo; scarpe senza tacco per le ragazze, poco truccate e con le gonne più lunghe. Nell’immaginario il mod inglese ha il taglio a caschetto, guida una vespa o una lambretta, ascolta Beatles e Who, guarda “Ready, Steady, Go!”, la polo con il maglione oppure quelle mitiche cravatte sottili. A volte fin troppo sottili, e quando si esagera, si esagera. Come soprabito indosserà per sempre il parka, non è dato sapere se ogni tanto lo lavi.

Ma è soprattutto la tensione verso un ideale di sobria eleganza e finezza estetica a distinguerli, in questo senso la moda dell’abito nero con cravattina nera e camicia bianca è decisamente mod.

 
 
 
 

Mod e rockers non si tenevano in grande considerazione. Anzi, all’occorrenza s’ammazzavano letteralmente. Se gli uni ascoltavano più i Beatles, gli altri ascoltavano più i Rollings Stones, ma il problema ovviamente andava ben al di là del gusto musicale. I rockers vengono prima, dagli States (in Inghilterra diventano teddy boys o teds), stanno sempre in nero come dei becchini, portano giubbotti borchiati, stivali, fazzoletto al collo. Immaginate tanti cloni di Marlon Brando ne Il Selvaggio. In caso, immaginate tanti cloni del “pellato” dei Village People, che va bene lo stesso. Ma occhio, non si tratta di emuli di Grease.

E tante, tante altre cose: aggiungiamoci le nascenti fissazioni futuristiche che producono abiti dall’appeal spaziale, moda surfer, moda yè-yè, abiti metallici a dischi di Paco Rabanne.

 
 

IL SESSANTOTTO La fine del decennio del 1960 è passato alla storia come il “momento dei giovani”più teso di quegli anni: il Sessantotto. Fu un periodo di violente rivoluzioni, manifestatesi in grandi.

 
 
 
1° maggio 1970, avevo 18 anni
 

Come una scorreggia

Si è dissolta la Grande Madre Russia

Come una scorreggia

 

Arrivederci bandiera rossa

Eri metà sorella metà nemica

Eri i nostri vent’anni

Felici di essere traditi e calunniati

Eri l’altra faccia della luna

Il corpo della specie che dolora

L’urlo

La tenerezza che abbiamo dimenticato

La durezza che abbiamo conservato

Troppi morti troppi

Ecco perché adesso lacrime non ci sono da detergere

Né giustifiche da cercare

Arrivederci  bandiera rossa

A Lima giocando a pallone qualcuno ancora muore

A Lima a qualcuno ancora hanno tagliato la testa

Troppi morti troppi

Ecco perché adesso lacrime non ci sono da detergere

Ma nascere di nuovo dobbiamo

Anche se nascere di nuovo è ancora più pesante

Giace la nostra bandiera nel grande bazar della storia

La smerciano per dollari, alla meglio

Non ho preso il palazzo d’inverno

Non ho mai amato Stalin o Gorbaciov

Non sono stato mai iscritto al partito comunista

Ma guardo la bandiera e piango.

 

Emilio Piccolo (Acerra, 13/05/51 – 23/07/2012)

 
San Gimignano, inizio anni 70 manifestazione a sostegno del popolo vietnamita.
 
Ricchi e poveri anni 70
 
 

Chiara Perretti - I famosi anni 70. Quell'epoca ha rivoluzionato la politica, la moda e, naturalmente, la musica. Tocca interpretare il ruolo anni Settanta e immergerti nello ...

 
 

Milano, San Babila, anni '70: militanti della "destra radicale". Nella storica foto, a sinistra, si riconoscono: Maurizio Murelli e "Mammarosa" Rodolfo ...

 
 
 
 
 
 

Oltre la destra : I gruppi parlamentari

 
 

Gli anni ’70 erano anni fortemente ideologizzati, fatti di scontri violenti dentro e fuori del Parlamento. Erano anni permeati da due visioni del mondo contrapposte e inconciliabili. Ci si scontrava (verbalmente, ma spesso anche fisicamente) per affermare la propria idea di mondo perfetto. Perché ognuno credeva, presuntuosamente, che la sua portasse alla giustizia, all’uguaglianza, alla felicità.

Non erano anni belli, anzi erano bui, tesi, pesanti (di piombo), ma in quel marasma caotico di parole e di slogan c’era la speranza di poter migliorare il mondo e il destino degli uomini.

In quegli anni la politica infiammava perché aveva un sogno da realizzare. Progettava il futuro, difendeva o, addirittura, creava diritti, spiegava che la vita poteva essere migliore e che l’uomo doveva aspirare a molto di più.

 
 

Primi anni '70: Pier Paolo Pasolini e un giovanissimo Walter Veltroni.

 
Anni 80
 
 

Eleonora Giorgi rappresenta un altro esempio di fascino e bravura che trova la sua affermazione nella commedia italiana degli anni 80. In questa foto con Carlo Verdone

 

 
 
 

Il cubo di Rubik o cubo magico (Rubik-kocka in ungherese) è un celebre rompicapo (in particolare un twisty puzzle) inventato dal professore di architettura e scultore ungherese Ernő Rubik nel 1974. Chiamato originariamente Magic Cube (Cubo magico) dal suo inventore, il rompicapo fu rinominato in Rubik's Cube (Cubo di Rubik) dalla Ideal Toys nel 1980 e nello stesso anno vinse un premio speciale dalla giuria dello Spiel des Jahres in Germania, unico solitario premiato nella storia del premio. È il giocattolo più venduto della storia, con circa 300 milioni di pezzi venduti, considerando anche le imitazioni.

 
 

 

 
 
 
 
 
 

 

 
Foto di Dora Angeloro nella campagna a tutela della Natura

Scattata da: Fabio Tosca (Atelier fotografico di Cerro Maggiore)

 
 

 

 
 
Il paradosso del nostro tempo
George Carlin
 

Il paradosso del nostro tempo nella storia è  che
abbiamo edifici sempre più alti, ma moralità più basse,
autostrade sempre più larghe, ma orizzonti più ristretti.

 

Spendiamo di  più, ma abbiamo meno,
comperiamo di più, ma godiamo meno.

 

Abbiamo case più  grandi e famiglie più piccole,
più comodità, ma meno tempo.

 

Abbiamo  più istruzione, ma meno buon senso,
più conoscenza, ma meno giudizio,
più  esperti, e ancor più problemi,
più medicine, ma meno  benessere.

 

Beviamo troppo, fumiamo troppo,
spendiamo senza ritegno,  ridiamo troppo poco,
guidiamo troppo veloci, ci arrabbiamo  troppo,
facciamo le ore piccole, ci alziamo stanchi,
vediamo troppa TV, e  preghiamo di rado.

Abbiamo moltiplicato le nostre proprietà,
ma  ridotto i nostri valori.

 

Parliamo troppo, amiamo troppo poco  e odiamo  troppo spesso.

 

Abbiamo imparato come guadagnarci da vivere, ma non come  vivere.

 

Abbiamo aggiunto anni alla vita, ma non vita agli anni.

 

Siamo  andati e tornati dalla Luna,

ma non riusciamo ad attraversare la strada
per incontrare un nuovo vicino di casa.

 

Abbiamo conquistato lo spazio esterno, ma non lo spazio interno.

 

Abbiamo creato cose più grandi, ma  non migliori.

 

Abbiamo pulito l'aria, ma inquinato l'anima.

 

Abbiamo dominato l'atomo, ma non i pregiudizi.

 

Questi sono i tempi del fast food e della digestione lenta,
grandi uomini e piccoli caratteri, ricchi profitti e povere relazioni.

Questi sono i tempi di due redditi e più divorzi,

case più  belle ma famiglie distrutte.

 

Questi sono i tempi dei viaggi veloci, dei pannolini usa e getta,
della moralità a perdere, delle relazioni di una  notte,
dei corpi sovrappeso e delle pillole che possono farti fare di tutto,
dal rallegrarti al calmarti, all'ucciderti.

E' un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino

 

Un tempo in cui  la tecnologia può farti arrivare questa lettera,
e in cui puoi scegliere di condividere queste considerazioni con altri.

 

Ricordati di spendere del tempo con i tuoi cari ora,

perché non saranno con te per sempre.

 

Ricordati di dire una  parola gentile

a qualcuno che ti guarda dal basso in soggezione,
perché  quella piccola persona presto crescerà e lascerà il tuo  fianco.

 

Ricordati di dare un caloroso abbraccio

alla persona che ti  sta a fianco,
perché è l'unico tesoro che puoi dare con il cuore e non  costa nulla.

 

Un bacio e un abbraccio possono curare ferite

che vengono dal  profondo dell'anima.

 

Ricordati di  tenerle le mani e godi di questi momenti,
perché un giorno quella persona non sarà più lì.

 

Dedica tempo all'amore, dedica tempo alla conversazione,
e dedica tempo per condividere i pensieri preziosi della tua mente.

 

E RICORDA SEMPRE:
la vita non si misura da quanti respiri  facciamo,

ma dai momenti che ci tolgono il respiro...

 

George Carlin

 
 

 

 
 
 
 

 

 
 
 
 

 

 
 
Pievi della "Via Francigena"

(clicca per vedere tutte le pievi)

“Il dipinto raffigura il Duomo di Berceto (Appennini Parmensi). Questo dipinto è il termine di una mia ricerca personale sulle Pievi della "Via Francigena" della mia zona in un tratto che va dalla pianura alla Montagna. La via Francigena era un sentiero medioevale, che è tracciato tuttora, che partiva da Santiago de Compostela, e da Canterbury, e si univa proprio nei pressi di Parma per poi prendere un'unica via che portava a Roma. Io ho ripercorso con la pittura le pievi che i pellegrini incontravano nel tratto da Vicofertile a Berceto chiedendo ospitalità alle varie Pievi per vitto e alloggio.... Renzo Barbattini

 
 

 

 
 
Rugantino
Roma nun fà la stupida stasera
 

Roma nun fa' la stupida stasera

damme na mano a faje dì de sì

sceji tutte le stelle più brillarelle che poi

e 'n friccico de luna tutta pe' noi

 

Faje sentì ch'è quasi primavera

manna li mejo grilli pe' fa' cri…cri…

prestame er ponentino più malandrino che c'hai

Roma reggeme er moccolo stasera.

 

Roma nun fa' la stupida stasera

damme 'na mano a famme dì de no

spegni tutte le stelle più brillarelle che c'hai

nasconneme la luna se no so' guai

 

Famme scordà che è quasi primavera

tiemme 'na mano 'n testa pe' dì de no

smorza quer venticello stuzzicarello che c'hai

Roma nun fa' la stupida stasera…..

 
 

 

 
 
Mondo Virtuale
 
 
 

 

 
 

Habemus Papam: Jorge Mario Bergoglio - Papa Francesco

 

 

«Habemus Papam»: è il cardinale di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio, 77 anni (Buenos Aires, 17 dicembre 1936). Il nome che ha scelto è Francesco. Alle 19.06 la fumata bianca ha annunciato l'elezione. Campane a festa a San Pietro e in tutta la Chiesa. Emozione in tutto il mondo. È il primo Papa sudamericano della storia, il primo non europeo e il primo gesuita divenuto Papa.

 

 

E' il 266° Papa della Chiesa

 Cattolica.

 

 
Biografia
Papa Francesco

(clicca per aprire una pps)

 
 

Papà! Nato in una famiglia di origine piemontese, ha studiato dapprima come tecnico chimico, poi in seminario, quindi nel 1958 è entrato a far parte come novizio della Compagnia di Gesù, trascorrendo un periodo in Cile e tornando a Buenos Aires per laurearsi in filosofia.

Dal 1964 ha insegnato per tre anni letteratura e psicologia nei copapapappppaaaaaaaaaallegi di Santa Fe e Buenos Aires, ricevendo poi l'ordinazione sacerdotale il 13 dicembre 1969.

Dopo altre esperienze di insegnamento e la nomina a Provinciale dell'Argentina è stato rettore della facoltà di teologia e filosofia a San Miguel e, nel 1986 è stato in Germania per il completamento del dottorato, prima del ritorno in patria, nella città di Córdoba, dove è diventato direttore spirituale e confessore della locale chiesa della Compagnia di Gesù.

Il 20 maggio 1992 è nominato vescovo ausiliare di Buenos Aires e titolare di Auca.

Il 3 giugno 1997 è nominato arcivescovo coadiutore di Buenos Aires. Succede alla medesima sede il 28 febbraio 1998, a seguito della morte del cardinale Antonio Quarracino. Diventa così primate d'Argentina. Dal 6 novembre dello stesso anno è anche ordinario per i fedeli di rito orientale in Argentina.

Dopo la nomina cardinalizia da parte di papa Giovanni Paolo II, il 21 febbraio 2001 con il titolo di San Roberto Bellarmino, è stato eletto a capo della Conferenza Episcopale Argentina, dal 2005 al 2011, Bergoglio è stato da sempre considerato uno dei candidati più in vista per l'elezione a Pontefice nel conclave del 2005.

 
 
Eletto Papa il 13 Marzo 2013
 

La ricostruzione più puntuale del conclave, raccolta dal vaticanista Lucio Brunelli, e che consiste nel diario di un cardinale elettore, indica in Bergoglio il cardinale più votato in conclave dopo Ratzinger.

L'annuncio è stato dato al mondo dal protodiacono di Santa Romana Chiesa, il cardinale francese Jean Louis Tauran, dalla loggia della basilica di San Pietro con la tradizionale formula: "Habemus Papam".

 
 

 

 
 

Ma il nostro pensiero, in questo momento, va anche a Benedetto XVI° che ha voluto tutto questo.

 
 
 
 

 

 
 
Noi che.....
     
 

 

 
 
 
Come scegliere angurie e meloni maturi
 
 

L'estate è la stagione dell'anno che ci regala maggiormente una vasta varietà di frutta e di verdura con le quali alimentarci, arricchendo di sapore e di colore le nostre tavole.

Due dei frutti che sono considerati come dei veri e propri simboli della stagione calda sono l'anguria ed ilmelone. Sono perfetti da consumare a colazione o come spuntino, per la preparazione di granite o di frullati, ma anche di primi piatti gustosi, come il risotto al melone. Se per il loro consumo le possibilità sono svariate, rimane un unico grande dilemma: come scegliere i meloni e le angurie più buoni e maturi?

Prima di passare a svelare alcuni trucchi necessari al perfetto acquisto di questi due frutti, è necessario ricordare l'esistenza sia di angurie che di meloni estivi di provenienza italiana, verso i quali, se possibile, sarebbe opportuno rivolgere le nostre preferenze. Nelle regioni più soleggiate molte famiglie si dedicano alla coltivazione di angurie e meloni nell'orto domestico. Rivolgetevi a loro se avete la fortuna di conoscerle personalmente.

 

MELONE

 

Per quanto riguarda il melone, resta sempre valido il classico trucco di bussare leggermente sulla sua buccia con una mano stretta a pugno. Se da questa operazione otterrete un suono sordo, allora il vostro melone sarà maturo. Evitate di acquistare invece quei frutti che vi trasmettono un rimbombo vuoto. Non sarebbero ancora pronti per essere consumati al momento. Un'altra accortezza consiste nel porre attenzione all'odore emanato dal melone stesso. Se si tratta di un profumo molto dolce, è altamente probabile che il melone che state esaminando sia maturo.

La maggiore indicazione del livello di maturazione del melone deriva però dal picciolo. Via libera all'acquisto se notate che il picciolo non risulta secco, bensì morbido e tendente a staccarsi facilmente. Potrete ottenere un'ulteriore rassicurazione relativamente al fatto che il melone che vorreste acquistare sia maturo andando a premere con le dita il punto opposto rispetto alla collocazione del picciolo. Tale zona dovrà risultare elastica e non troppo morbida.

 

ANGURIA

 

Come scegliere, invece, un'anguria matura e saporita? Bisogna prima di tutto porre attenzione alla presenza del picciolo, che non dovrà essere secco. Se nel punto in cui esso si trova o si trovava inizia a fuoriuscire del succo, significa che il frutto sarà particolarmente maturo e zuccherino. Anche per l'anguria vale il trucco del suono da ottenere picchiettandone l'esterno (in questo caso dovrà trattarsi di un suono di "vuoto"), ma la più importante indicazione dell'essere in presenza di un'anguria ben matura è data dalla possibilità di individuare striature o chiazze gialle sulla sua buccia. Potreste anche provare a scalfire con le unghie la superficie dell'anguria. Se noterete un colore verdastro, l'anguria sarà matura. Scegliere un frutto già pronto per essere gustato è importante, poiché le angurie smettono di maturare una volta raccolte. Un'anguria acerba sarebbe poco saporita e quasi immangiabile.

 

Autore: Marta Albè

 
 
 

 

 
 
 
Albert Einstein

Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle allo stesso modo.

La crisi è la miglior cosa che possa accadere a persone e interi paesi perché è proprio la crisi a portare il progresso.

La creatività nasce dall'ansia, come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che nasce l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie.

Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce le sue sconfitte alla crisi, violenta il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni.

La vera crisi è la crisi dell'incompetenza. Lo sbaglio delle persone è la pigrizia nel trovare soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. E' nella crisi che ognuno di noi affiora, perché senza crisi qualsiasi vento è una carezza. Parlare di crisi è creare movimento; adagiarsi su di essa vuol dire esaltare il conformismo.

Invece di questo, lavoriamo duro!

L'unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla.

 
 

 

 
I tuoi figli non sono figli tuoi.
 

 

 

I tuoi figli non sono figli tuoi

Sono i figli e le figlie della vita stessa.

Tu li metti al mondo ma non li crei.

Sono vicini a te, ma non sono cosa tua.

Puoi dar loro tutto il tuo amore,

ma non le tue idee.

Perché loro hanno le proprie idee.

Tu puoi dare dimora al loro corpo,

non alla loro anima.

Perché la loro anima abita nella casa dell’avvenire,

dove a te non è dato di entrare,

neppure col sogno.

Puoi cercare di somigliare a loro

Ma non volere che essi somiglino a te.

Perché la vita non ritorna indietro,

e non si ferma a ieri.

Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani.

Khalil Gibran

 
 

 

 
 
Sorridere è contagioso
 
 

Sorridere fa bene ed è contagioso.

 

Sorridete alla vita, e la vita vi sorriderà.

 

Buongiorno amiche/ci Santino Gattuso

 

clicca per il filmato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

Sorridere è contagioso,

si espande come un raffreddore,

quando qualcuno ci sorride,

anche noi cominciamo a sorridere.

 

 

 

  

Passavo per strada

e qualcuno mi ha visto sorridere

quando mi ha restituito il sorriso

ho capito che lo avevo contagiato.

 

 

La risposta di quel sorriso

mi ha fatto capire

che sorridere vale la pena.

Un sorriso semplice come il mio,

può viaggiare per tutto il mondo!

 

 

 

 

Così, se senti che ti stanno mandando un sorriso,

non far finta di niente,

comincia una rapida epidemia

e contagia tutti quanti!

 

 

 

 

  

Mantieni questo SORRISO in movimento,

mandalo ai tuoi amici speciali!

Tutti  

hanno bisogno di un 

SORRISO!

 

 
 

 

 
 
Amore Lindo
 

Un commento non può esprimere la tenerezza di questo video: guardatelo!!

 
 

 

 
 
Fumare fa Male
 
 
Smettere di fumare, i benefici
 

Fumare fa male, smettere no. Un'ovvietà, ma pochi sanno esattamente quali sono i benefici di smetterla con il tabacco. E, soprattutto, pochi sanno quando si sentono gli effetti e quando l'assenza di nicotina inizia a fare bene al corpo.

Già dopo un giorno si sta meglio. L'American Cancer Society ha stilato una lista di benefici alla salute che il nostro corpo riceve fin da 20 minuti dopo aver spento l'ultima sigaretta. Dopo quel lasso di tempo, infatti, si normalizza la pressione arteriosa, il battito cardiaco torna al livello naturale, così come torna normale la temperatura di mani e piedi. Le tossine presenti nel sangue dei fumatori iniziano ad abbandonarci otto ore dopo aver smesso di fumare. In questo lasso di tempo, infatti, scende il livello di anidride carbonica nel sangue, normalizzando così il livello di ossigeno. Insomma, basta un solo giorno senza sigaretta affinché il nostro corpo torni a livelli accettabili e dopo 24 ore diminuisce già il rischio di attacco cardiaco.

In un anno si respira a pieni polmoni. Se si resiste un giorno senza tabacco, allora si può resistere anche due giorni. E dopo 48 ore senza sigarette iniziano a ricrescere le terminazioni nervose e migliorano i sensi dell'olfatto e del gusto. Un altro giorno da salutista e dopo 72 ore il sistema respiratorio inizia a sentire i primi effetti della scelta. Si rilassano, infatti, i bronchi, migliora il respiro e aumenta la capacità polmonare. Resistere alla tentazione della "bionda", quindi, migliora la vita già dopo pochi giorni. Se si continua, poi, la sensazione di benessere diventa evidente. Fin dalle prime due settimane, infatti, migliora la circolazione e camminare diventa sempre meno faticoso, mentre nel primo anno da non fumatore diminuiscono affaticamento, respiro corto, altri sintomi come la tosse e aumenta il livello generale di energia.

Bye bye rischio tumore. E' il cancro il primo nemico dei fumatori. Le sigarette, infatti, moltiplicano i rischi di tumore, non solo polmonari, ma anche chi è stato un tabagista può nell'arco di pochi anni azzerare gli effetti nocivi della nicotina. Entro cinque anni dall'ultima bionda spenta, infatti, la mortalità da tumore polmonare per il fumatore medio (un pacchetto di sigarette al giorno) scende da 137 per centomila persone a 72. Entro 10 anni, invece, le cellule precancerose vengono rimpiazzate e diminuisce il rischio di altri tumori: alla bocca, alla laringe, all'esofago, alla vescica, ai reni e al pancreas. Infine, dopo dieci anni che non si fuma la mortalità da tumore polmonare scende a 12 per centomila che é la normalità; praticamente il rischio di decesso per tumore polmonare è paragonabile a quello di una persona che non ha mai fumato.

Gabriele Donchi

 
 
 
 

 

 
 

Un consiglio per la salute...quando correre dal medico senza perdere tempo!!!

 


1) Incepparsi nel discorso - Quando le parole sembrano non voler uscire di bocca e si prova una sensazione di netta difficoltà nel parlare, potrebbe essere il segnale di uno scarso afflusso di sangue al cervello (possibile anticamera di un ictus). Attenzione, non stiamo parlando di ciò che accade molto più spesso ­ e cioè il non trovare le parole adatte, che restano "sulla punta della lingua…" ­ ma proprio di una sensazione di blocco, accompagnata magari da qualche termine che non corrisponde affatto a quello che invece si vorrebbe dire. Sintomi di questo tipo richiedono di rivolgersi immediatamente a un medico, se non direttamente al pronto soccorso. Ictus di portata minore possono protrarsi per qualche minuto e i sintomi di solito scompaiono entro un’ora. Ma se si verificano, possono voler dire che un ictus vero e proprio è imminente. Età più a rischio: dopo i 55 anni.

2) L’affanno - Gli uomini tendono a prendersela con il fatto di essere fuori forma. Ma un segnale come questo può in realtà annunciare anche un infarto. Precisiamo, però: se già soffrite di asma o allergia, sapete delle vostre difficoltà nella respirazione. Ma il fiato corto, in seguito a uno sforzo anche minimo (anche una sola rampa di scale, per esempio), potrebbe essere la spia del fatto che al cuore non arriva abbastanza ossigeno, tipico della malattia cardiaca coronarica. Specie se aumenta ogni volta. Non c’è urgenza massima, di fronte a un segnale come questo. Ma vale la pena di rivolgersi al medico di fiducia per sottoporsi ad esami specifici (come elettrocardiogramma, ecocardiogramma, radiografia al cuore). Età più a rischio: over 55.

3) Un dolore forte e persistente su un lato dell’addome - Non pensate per forza di aver esagerato con gli esercizi per gli addominali: qualunque dolore all’addome passa da solo al massimo in tre giorni, se di poco conto. Proprio il fatto che non se ne vada deve invece mettervi sul chi vive: fatevi visitare da un medico. Potrebbe dipendere da molte cause, alcune delle quali molto serie (tumore incluso).
Se poi il dolore è lancinante, localizzato e non migliora entro un’ora, potrebbe trattarsi di un calcolo renale, come di un’appendicite, un’ernia o un’ulcera perforante. Ecco perché diventa fondamentale correre al pronto soccorso.

4) Sangue nell’urina o nelle feci - Forse è il sintomo meno a rischio di sottovalutazione. A seconda dei casi, potrebbe indicare la presenza di emorroidi, calcoli renali, un’ulcera, ma anche malattie molto più serie. Meglio rivolgersi a un medico, che potrebbe ritenere opportuno effettuare una colonscopia o un’endoscopia per chiarire meglio la situazione. E ricordate: anche tracce microscopiche di sangue possono segnalare un problema.

5) Disfunzione erettile - Non preoccupatevi soltanto di come risolvere il problema, pensate piuttosto a ciò che questo disturbo può voler indicare. Diversi studi hanno confermato che gli uomini tra i 40 e i 50 anni con disfunzione erettile hanno più probabilità di essere colpiti, entro massimo 5 anni, da un problema cardiovascolare come un infarto. L’arteria che arriva al pene ha un diametro pari alla metà di quella che parte dal cuore: l’arteriosclerosi, cioè il restringimento dei vasi sanguigni, si manifesta quindi anzitutto in quella parte del corpo. Rivolgetevi a un medico di fiducia, un cardiologo o un urologo, per gli esami del caso.

6) Stanchezza continua durante il giorno - Non date la colpa soltanto alle vostre frequenti uscite serali. Potrebbe trattarsi di apnee notturne, difficoltà di respirazione durante il riposo che interrompono di continuo il sonno (anche 30 volte in un’ora), rendendo impossibile il riposo. Non solo: le apnee notturne fanno rischiare moltissimo. Possono causare problemi molto seri, dalle aritmie all’infarto, all’ictus. Attenzione, però: per senso di stanchezza continua, si intende la netta difficoltà a mantenere gli occhi aperti durante il giorno, in qualunque momento, non momenti transitori che possono capitare a chiunque. Il problema è più frequente negli obesi e nei forti russatori. Meglio farsi vedere da uno specialista.

7) Malumore continuo - Può essere un periodo di stress, è vero. Ma se fosse soltanto quello, dopo qualche giorno passerebbe tutto o quanto meno andrebbe meglio. Ecco perché non si può escludere la depressione: si presenta per periodi ininterrotti (anche due settimane consecutive), fa perdere interesse per qualunque cosa intorno a noi, rende antipatici e sgradevoli verso il prossimo, di pessimo umore. Il consiglio, in questo caso, è di rivolgersi subito a un medico per chiarirsi un po’ le idee.

8) Voglia di urinare spesso - Se arrivate ad alzarvi anche due o più volte per notte, per andare in bagno, potrebbe trattarsi di un ingrossamento della prostata (specie se il flusso vi sembra debole o se avete l’impressione di non riuscire a svuotare del tutto la vescica) oppure di un problema con i valori della glicemia (occhio al diabete di tipo 2, insomma).

9) Pelle giallastra - Invece di cercare di darvi un colorito migliore a colpi di lampada abbronzante, riflettete: potrebbe trattarsi di un problema epatico, il fegato non sta funzionando come dovrebbe. Per colpa di un’epatite o di calcoli biliari, per esempio, oppure anche qualcosa di peggio (come un tumore). Rivolgetevi al vostro medico di fiducia, sarà lui ­ se necessario ­ a indirizzarvi a uno specialista.

10) Nuovi nei o lentiggini o macchie della pelle - Prima di parlare di melanoma, il tumore della pelle, ce ne corre, è vero. Ma se spuntano fuori nuovi segni oppure quelli già esistenti cambiano forma, colore o dimensioni, è bene farsi vedere subito da un dermatologo. Specialmente i nei possono indicare la presenza di un cancro della pelle o di un melanoma benigno. Ma la valutazione, naturalmente, può farla solo lo specialista. Prima possibile.

 

 
 

 

 
 
DANZA LENTA
 
 
Hai mai guardato i bambini in un girotondo ?

O ascoltato il rumore della pioggia

quando cade a terra?



O seguito mai lo svolazzare

irregolare di una farfalla ?

O osservato il sole allo

svanire della notte?



Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce.

Il tempo è breve.

La musica non durerà.



Percorri ogni giorno in volo ?

Quando dici "Come stai?"

ascolti la risposta?



Quando la giornata è finita

ti stendi sul tuo letto

con centinaia di questioni successive

che ti passano per la testa ?



Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce

Il tempo è breve.

La musica non durerà.



Hai mai detto a tuo figlio,

"lo faremo domani?"

senza notare nella fretta,

il suo dispiacere ?



Mai perso il contatto,

con una buona amicizia

che poi finita perché

tu non avevi mai avuto tempo

di chiamare e dire "Ciao" ?



Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce

Il tempo è breve.

La musica non durerà.



Quando corri cosi veloce

per giungere da qualche parte

ti perdi la metà del piacere di andarci.



Quando ti preoccupi e corri tutto

il giorno, come un regalo mai aperto . . .

gettato via.



La vita non è una corsa.

Prendila piano.

Ascolta la musica
 
 

 

 
 
Vi proponiamo un filmato in cui viene acceso il fuoco con le stesse modalità dell'uomo preistorico:

Accensione del fuoco al Parco dell'Orecchiella

Il filmato, tratto da www.archeologiasperimentale.it, è molto pesante da caricare

ma è di ottima qualità vi consigliamo di pazientare

 

L'uso del fuoco è uno degli elementi che differenzia l'uomo dagli animali. Non è certa la data della sua scoperta. E' invece certo che alcuni Homo erectus abbiano padroneggiato il fuoco già circa 500.000 anni fa. E' impossibile sapere se l'Homo erectus fosse già in grado di produrre il fuoco a suo piacimento; è comunque ipotizzabile che, all'inizio, lo abbia preso durante eventi naturali come incendi spontanei nelle savane o causati da fulmini o ancora da eruzioni vulcaniche. Il problema era quello di mantenerlo sempre acceso. Sicuramente, in seguito, cercò di costruire strumenti adatti all'accensione. I modi con i quali si poteva accendere il fuoco nella preistoria, si dividono in due gruppi: a percussione e a frizione di legna. Quello a percussione consiste nel battere insieme un minerale, con percentuali di zolfo, con una pietra molto dura (selce, diaspro, quarzite...) insieme vengono chiamate " pietre focaie "con queste producevano scintille, per poi attivare una combustione. Invece quello a frizione di legna consiste nello strofinare insieme, in vari modi possibili, due legni. I quali facendo attrito producono segatura e calore. Solo quando la temperatura arriva a circa 250 gradi la segatura inizia a bruciare. I sistemi a frizione di legna si chiamano: trapano da fuoco, ad archetto, a sega, ad aratro ecc...

Per vedere altri sistemi di accensione del fuoco clicca e vai su questa pagina del sito:www.archeologiasperimentale.it

 
 

 

 
 
L'eredità
 
Fiorella Cappelli

Respiravo quell'aria

che muoveva i pensieri

raccoglievo l'essenza...

perché Tu c'eri!

Eri nel vento

con il nostro pianto

lenta immagine

di un voltar di pagine...

Tu, uomo vero

simbolo unanime

del nostro Vangelo.

Viaggi senza confini

per farci sentire

ancor più vicini

piegato nel corpo,

dalla Tua sofferenza

insegnavi al mondo

ad avere pazienza...

Ai potenti della Terra

gridavi "non più guerra!"

In tante lingue parlavi d'amore:

"aprite le porte del vostro cuore".

Ogni Tua parola, da tutti era sentita

quando invocavi

rispetto per la vita!


Verso chi ti ha colpito

hai rivolto il perdono, raccolto pietà

lasciandoci ricchi...della Tua eredità.

Questa poesia descrive talmente bene i sentimenti vissuti in quei momenti di enorme tristezza, da farli rivivere ai lettori di partecipiamo, non possiamo esimerci dal diffonderla con tanto Impegno.
Grazie Fiorella, per merito tuo anche chi era assente dai funerali di Papa Giovanni Paolo II può respirare l'aria che tu hai respirato per noi ciao Santino Gattuso

 
 

 

 
 
La Scimmia di Darwin
 
 

Il famoso scienziato naturalista britannico Charles Darwin per comporre la sua famosa opera intitolata: “Viaggio d’un naturalista attorno al mondo”, scrupoloso com’era, si diede a viaggiare per il mondo allo scopo anche di raccogliere elementi significativi e prove valide ed inoppugnabili a fondare il “Darwinismo”, perseguendo sempre ostinatamente il fine di dimostrare l’origine della specie umana come scaturita  dalla selezione naturale.

Un giorno, Darwin, sbarcato di fresco dalla nave “Beagle” (Cane poliziotto), comandata dal suo paziente amico e sostenitore capitano Fitzeroy, lasciato il bagnasciuga ed inoltratosi nel folto della foresta equatoriale, fumava, pensieroso, ma attento a piante ed animali, la sua lunga pipa di canna, che, però, ad un certo punto, stufa d’esser trascurata, come tutti gli oggetti e persone di specie e genere femminile, indispettita dalla irriguardosa trascuranza, si spense;  ora, com’è a conoscenza di tutti i “pipaioli” del globo, la pipa, specie quella a cannuccia lunga, va succhiata piano e ad intermittenza, ma di continuo, perché se il tabacco del fornello non viene stimolato a dovere, si spegne e bisogna riaccenderlo con santa pazienza, schiacciarlo lievemente col polpastrello dell’indice, fino a che la brace non scotti il polpastrello detto, quasi mai prontamente ritratto dal fumatore distratto da altri pensieri od azioni che non quelli banali attorno all’accensione a regola d’arte del fornello che, come detto, si succhia simultaneamente dal cannello;  orbene e dunque, mentre Sir Darwin riaccendeva e succhiava la sua pipa, si sentì battere lievemente sulla spalla e giratosi lentamente, poiché pensava che il tocco amichevole fosse del Cap. Fitzeroy sopraggiunto, grande fu la sua sorpresa e somma la sua meraviglia, quando vide che non del Comandante del Beagle si trattava, ma di una scimmia abbastanza alta, di forte complessione, quasi del tutto eretta, quasi del tutto nuda, di carnagione quasi del tutto scura e con un sigaro, quasi del tutto consumato, stretto tra i labbroni sorridenti che gli chiedeva cortesemente, bofonchiando un inglese appena comprensibile, di dargli da accendere, essendo rimasto privo dell’acciarino per averlo smarrito o lasciato nella sua nicchia di fogliame nella biforcazione dell’albero che aveva eletto a sua dimora, or erano tre mesi, dall’ultimo uragano che gli aveva prima allagato e poi distrutto il suo precedente bel rifugio che era stata la sua confortevole casa da più di un anno, orbandolo anche del suo grazioso fedele cercoletto.

Ora capite bene che, nonostante Sir Charles fosse dotato di sangue freddo come le lucertole e piuttosto statico come i ciechi gechi, le sue gambe secche da inglese attempato e brizzolato, furono tentate di muoversi da sole, istantaneamente e di corsa per allontanarsi il più possibile dal mostro d’improvviso apparso inaspettato sulla scena, ma “the english self control”, che lo controllava tutto, dalla testa ai piedi, immediatamente impartì l’ordine contrario alle gambe frementi di giusto ed appropriato impeto, che, dunque, ristettero immobili coi ginocchi basiti.

Ma capite altrettanto bene che la strana imprevista, e perciò incresciosa, situazione di stallo era insostenibile a lungo per chiara mancanza di buona creanza verso l’indigeno. Il primate, infatti, per quanto di insolito sembiante scimmiesco, dato anche che appariva rasato di fresco, si mostrava benevolmente accogliente l’ospite intruso nella sua terra e cortesemente altrettanto ben disposto, una volta acceso il sigaro, ad intrattenersi piacevolmente col turista, con lui chiacchierando del più e del meno, mentre si stava amichevolmente a sfumacchiare insieme.

Così, obbedendo alla rigida educazione ricevuta dal Lord suo padre, Charles fece accendere il gentiluomo scimpanzé (perché di una cotal intelligente scimmia si trattava indubbiamente, osservando i suoi peculiari tratti somatici e la sua inconfondibile postura) e, al primo sbuffo puteolente di fumo del sigaro (sicuramente di foglie macerate chissà con quale porcherioso liquido, ancorchè ingegnoso sistema), Darwin diede finalmente e finemente l’avvio alla seguente interessante conversazione.

 

- “Mi chiamo Charles Darwin, suddito di Sua Maestà Britannica, scienziato naturalista, in viaggio di studio nel suo amabile paese.”-

 

-  “Buonagiorna Mr. Charly, parmettatemi chi presenta ancora io: mio noma è Chimpa,   fuma sicara e viva dova veda, mio casa è viciana e mi fecilita di fara chiacchiero con vostra”.-

 

- “Como mai”  -interloquì sgrammaticando a bellaposta Charles, per adeguarsi all’idioma dell’indigeno e non metterlo così in imbarazzo col suo linguaggio forbito-  “tu parlia linguo englisha?”.-

 

- “Chimpa sentita sempre parlato ingliscia da widowa kepera hongonga (vedova del guardiano del faro di Hong Kong) e ‘mpara presta perche ha testo ntelligento sveglia”.-

 

- “Wella, very wella, my darlingo; ma como mai non porta pelo, quantamena barbo?”-

 

- “Perche pela di barbo ntriccia cco rama de albera enda capitòmbolia e graffia spisso, cosi taglia prima chi cresco troppa lungo fare”. Meglia tu taglio ancora”.-

 

- “Tenkia darlingo, nont disturbo”.-

 

- “Wiscia walkiggiare for albera o a pieda?”-

 

- “Megliora pieda, darlingo frienda.”-

 

   Così i due si avviano per il sentiero e Chimpa fa compitamente gli onori di casa, mostrando mobili e suppellettili, ovverossia, piante e piccoli graziosi animali e, addirittura, con un gran balzo scimmiesco, salta su un albero e da questo ad un altro e, veloce, come appunto una scimmia, cattura un topo e lo offre allo scienziato per lo spuntino delle undici:

 

- “Na, tenkia molta, ma non ho fama, puttalo vio”.-

 

- “Perca? si nont vuola, mangia Chimpa”-  e l’addenta di gusto.

 

- “Tu viva sempre quia?”-

 

-         “Certa, quia tuta caso mia!”-

 

I conversari continuano piacevolmente fino all’ora di cena ed a quel punto i due si separano: Sir Charles mette su la tenda ed accende la lampada da campo e Chimpa con una lampadina tascabile tra i dentoni, vola di ramo in ramo fino a casa; ma promettono di rivedersi, per approfondire l’amicizia, l’indomani, intorno alle nove, per fare “breakfast” insieme, avendo Sir Charly promesso di preparare appositamente per lui uno squisito “porridge”.

 

   Rimasto solo, lo scienziato si abbandona alla gioia più sfrenata e, dimenticando finanche la compassatezza inglese, danza tutto intorno alla lampada ad acetilene, quasi ubriacandosi di “bourbon” insaporito di “cherry”: egli ha, dunque, finalmente trovato il finora introvabile “ring”, l’anello, lo stramaledetto anello di congiunzione fra la scimmia e l’uomo: è, dunque, Chimpa, l’affabile scimpanzé-umano, fortuitamente incontrato su quell’isola ignorata dai portolani grossolani: il tratto congiuntivo, la maglia finora dispersa tra il tessuto scimmiesco e quello umano; l’adorabile ospitale disponibile scimpanzesco buon Chimpa che “to morrow” tornerà ad assaggiare il suo “porridge”: la catena dell’evoluzione è finalmente completa, la sua ardita teoria è finalmente –“Deo gratias!”(?)- comprovata!  Porterà l’anello, addirittura ancora vivente, in England e lo presenterà alle loro Maestà e vedrà allibire quell’antipatico osteggiatore del Vescovo di Westminster….  Che ineffabile gioia, che trionfo scientifico!  Potrà finalmente riposare le ossa anchilosate a casa e godere della rendita favolosa dei ricchissimi diritti d’autore e sistemerà Chimpa in un buon pensionato per handicappati, in attesa di avere il suo scheletro a disposizione per venderlo, osso per osso, a carissimo prezzo al British Museum...: ragazzi, è fatta!

 

   L’indomani mattina, come promesso, alle nove precise ritorna il simpatico scimpanzé umano, portando per colazione, di suo, certi pregiati topi grigi e baffuti, secchi e farciti di miele squisito di rare api rosse; Chimpa, però, non gradisce il “porridge” che gli resta stuccato fra i denti e dice:

 

- “Escusma Charly ma nont riesca a ngullare thisa schefiario, magnema topa bona miela nutriva apa reda”.

 

   Sir Darwin si scusa a sua volta, dando la colpa della schifezza del “porridge” allo stolido cambusiere del Beagle, rifiutando, comunque, i topastri, con la scusa di soffrire al momento della cosiddetta diarrea liquida ed incolore del viaggiatore incauto e delicato di stomaco occidentale.

 

   I due fraternizzano vieppiù ed a tal punto che Sir Charles invita a bordo Mr. Chimpa, dove, fustigato l’incolpevole cambusiere Don Lucas, consumano al tavolo imbandito del Comandante Fitzeroy un “brunch” finalmente mangiabile ed alla frutta, portata dall’ospite di riguardo, s’abboffano finalmente di gustose banane, di succulenti manghi, di fragranti papaie, dei celebri avocadi, di ananassi superbi, d’insipidi kiwi e di dolci cocchi.

Non si fece a tempo a sturare la fiasca di “cherry”, perché al primo rullare della nave, messa proditoriamente in movimento dal comandante ad una furba occhiata di sottecchi del tristanzuolo Darwin, Chimpa, senza neanche salutare, si buttò a capofitto in acqua e scomparve alla vista finanche del colombiere.

 

   Giorni e giorni di ricerche risultarono di poi del tutto infruttuosi: Chimpa s’era come volatilizzato.  Non restò altro da fare, dunque, serpeggiando già -oltre lo scontento- lo scorbuto fra i marinai, che girare la prua e dirigerla verso altri lidi più ospitali: il Capitano fu irremovibile, temendo imminente l’ammutinamento dei suoi.

Ma Charles riuscì a convincere il comandante a dargli una scialuppa per raggiungere la rocca del faro spento e colà, se fosse ancora viva la vedova del guardiano, attingere da lei notizie sullo scomparso prezioso Chimpa.

 

   Così avvenne e Darwin, portando in regalo una cassa di “bourbon” andato a male per il forte calore della stiva, conferì con la vedovella di Hong Kong:

 

- “Ma che scimio e che …ringo, mio Chimpaman è bravissimissima quilibristo-crobata-trepezisto de Macao, naufragito in thisa isla bandonata de alls, ch’ia nutrica e non vesta pre mancamenta di stuffe risistenti, datusi ch’illo si rampica simpre into arbules e si scica qualunquia camisa wit cross offi brancs, tanta ca nont ce tiempo de puntiarla.  In te enda, ve diga ca Chimpa nont ve wils plus videra, pere causa vostro temptata rapimienta de illo ande chi si ne sbattes -escusma la parabla vulgara- de vuestra pilosa amity. Buonagiorna Sir: leadinga winda (vento in poppa)!”.

 

 

Risposta dell’Autore alla (legittima) Interrogazione del Lettore:

 

Dello strepitoso insuccesso darwiniano ho saputo per caso, traslocando un bello ma sgangheratissimo antico (per un breve periodo sono stato anche… “antiquario”) e tarlato scrittoio di vascello inglese, “donatomi”, per liberarsene gratuitamente, dalla più tirchia delle mie avare ziastre, essendomi piovuto addosso, direttamente sulla zucca, nell’ultima rampa di scale, un segreto tiretto contenente una riservata missiva di Sir Charles alla sua “wife”, dal contenuto che ho testé esposto e che la Lady, gelosa custode di tutte le carte del suo “husband” premortole, non distrusse, dopo averla letta, come voleva il suo Charlie, assolutamente deciso a negare l’insuccesso del definitivo inoppugnabile mancato ritrovamento del cosiddetto anello, o “ring”, congiuntivo fra la scimmia e l’uomo ed il fallimento della sua strampalata teoria evoluzionistica. 

 
 

 

 
 
Lettera di una madre al figlio
 
 

Se un giorno mi vedrai vecchia: se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi … abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo.

 Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose … non mi interrompere … ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi.

 Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare … ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno.

 Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l’abc; quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso … dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire ….. la cosa piu’ importante non e’ quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti li vicino pronto ad ascoltarmi.

 Quando le mie povere gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l’ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi.

 Quando dico che vorrei essere morta … non arrabbiarti un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive.

 Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un po’ del tuo tempo, dammi un po’ della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l’ho fatto per te.

 Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza in cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te.

TI AMO FIGLIO MIO E TI AMERO' X SEMPRE

Lettera pubblicata su Facebook dal "Club degli esauriti"
 
 

 

 
 

GENTE COME NOI

 

 

In questo mondo dove i valori non contano più niente

In questo mondo dove vince solo chi fa il prepotente

Un grido si alza silenzioso dalle viscere del mio cuore

Un grido di speranza per un futuro che sia migliore

Basta con la gente che con la rabbia e per frustrazione

Annienta ogni sogno e cancella tutte le emozioni

Quelle che avevano da bambini quando mano nella mano

Sognavano che il futuro ci potesse portare lontano

Gente come noi che sogna ancora di poter cambiare il mondo

Gente come noi che per la vita nutre un sentimento profondo

Che vuole vedere ancora dei bimbi fare un girotondo

Che vuole vedere di nuovo la pace regnare in questo mondo

In questo mondo dove in un secondo si può sparire nel nulla

In questo mondo dove si fa scempio di una piccola fanciulla

Un grido sale dalle viscere della mia anima candida e sincera

Un grido di speranza per un mondo dove sia sempre primavera

Ed io che sono solo un puntino nel mare dell’Universo

A volte mi sento solo e mi ritrovo come disperso

E vorrei urlare al mondo intero che così non si può continuare

E vorrei urlare al mondo intero che il mondo si può cambiare

Gente come noi.…

Simone Tavi
 
 

 

 
 
 
Dialogo fra la mia mente e il cuore:
Daniella Pasqua.
(Mente = "M" - Cuore = "C")

Mente (rivolta al cuore):"Si può sapere che cos'hai?".
Cuore:"Nulla, perché?".

M: "Cerco di guardare con gioia a questa vita, ma sento un peso che mi àncora al dolore e…devo purtroppo ammettere che sei tu!".
C: "Certo... per te tutto è semplice! Sei razionale, nulla ti scalfisce che sia bello, che sia brutto… Che importanza ha?".

M: "Ascolta: non è forse tutto uguale? Ricorda: dipende tutto da come guardi e vivi ogni situazione. Sono sicura che io sto meglio di te".
C: "Sarà! - Ma tu non sai cosa significa provare emozioni come: amore, felicità… Certo! anche dolore ed amarezza; ma gli uni sono vincolati agli altri; cioè divisi, non si capirebbe l'alto valore degli uni e degli altri. Ma dimmi: i sentimenti per te cosa sono?".

M: "Sei troppo complicato ed è per quello che soffri. Io non faccio altro che cercare di renderti meno gravose, come dici tu, queste sensazioni".
C: "Forse hai ragione, ma se io non fossi legato a te, tu saresti priva di sostanza, di umanità e di personalità… di amore.

M: "Sì, non posso negarlo… infatti se io non ci fossi, tu cuore, rimarresti vittima di te stesso".
C: "Allora comprendi? - Io ho bisogno di te e tu hai bisogno di me - Alcune esperienze mi hanno afflitto e il cercare di curare queste ferite, mi è purtroppo faticoso, ma se tu mi aiuti a comprendere con la tua ragione, sicuramente potrei superare meglio questo mio malessere.".

M: "Sì, posso proteggerti dagli assalti negativi della vita, ma solo se tu riuscirai a valutare gli avvenimenti anche da un'altra prospettiva, e cercando di capire che il sole può arrivare anche là, dove ci sono le ombre più oscure; però non è tanto facile, sai?… avverto però che tu sei più forte di me!".
C: "Se vuoi possiamo trovare un compromesso, vuoi?".

M: "Dimmi: quale?".
C: "Cercherò di farmi distrarre da stimoli positivi che mi porrai davanti, però non dovranno urtare la mia sensibilità, so che tu ami elevazioni che io non potrei capire…".

M: "Ciò che è insito in me non è facile da controllare, ma qui dovrai intervenire tu per perfezionare il tuo desiderio. Credo che se trovassimo un accordo, sono sicura che staremmo veramente bene entrambi".
C: "Sì, come le verdi foglie che sul frondoso ramo mosse da brezza procurano benessere e refrigerio al Cuore ed alla Mente, io farò del mio meglio per mantenere questa promessa e se dovessi cedere, lascerò a te ogni decisione".

M: "Ben detto! Ed ora adagiati e lasciati guidare, vedrai che la tua pena, pian piano, svanirà".
C: "E sia…".

 
 
 

 

 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


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