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Poesie e passi scelti |
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Silvana Pagella |
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Scritto da Goffredo Mameli nel 1847,
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| MARCIA NUZIALE | |||
| FABRIZIO DE ANDRE’ | |||
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Matrimoni per amore, matrimoni per forza ne ho visti di ogni tipo, di gente d'ogni sorta di poveri straccioni e di grandi signori di pretesi notai e di falsi professori… ma pure se vivrò fino alla
fine del tempo Fu su un carro da buoi se si vuole essere franchi Cerimonia originale, strano tipo di festa, Ed ecco soffia il vento e si porta lontano Ed io non scorderò mai la sposa in pianto Mostrando i pugni nudi gli amici tutti quanti |
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| Inno di Garibaldi | |||
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Si scopron le tombe, si
levano i morti, I martiri nostri son tutti risorti, Le spade nel pugno, gli allori alle chiome, La fiamma ed il nome d'Italia sul cor. Corriamo! Corriamo! su O giovani schiere, Su al vento per tutto nostre bandiere Su tutti col ferro, su tutti col fuoco, Su tutti col fuoco d'Italia nel cor. Va' fuori d'Italia! va' fuori ch'è l'ora! Va' fuori d'Italia! va' fuori, stranier!
Va' fuori d'Italia! va' fuori ch'è l'ora! Va' fuori d'Italia! va' fuori, stranier!
Va' fuori d'Italia! va' fuori ch'è l'ora! Va' fuori d'Italia! va' fuori, stranier!
Va' fuori d'Italia! va' fuori ch'è l'ora! Va' fuori d'Italia! va' fuori, stranier!
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| La Partenza del Crociato | |||
| Giovanni Visconti Venosta. Autunno 1856 | |||
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Passa un giorno, passa l'altro mai non torna il prode Anselmo, perché egli era molto scaltro andò in guerra e mise l'elmo... Mise l'elmo sulla testa per non farsi troppo mal e partì la lancia in resta a cavallo d'un caval. La sua bella che abbracciollo diede un bacio e disse: "va!" e poneagli ad armacollo la fiaschetta del mistrà Poi donatogli un anello sacro pegno di sua fe', gli metteva nel fardello fin le pezze per i piè. Fu alle nove di mattina che l'Anselmo uscia bel, bel, per andare in Palestina a conquidere l'Avel. Nè per vie ferrate andava come in oggi col vapor, a quei tempi si ferrava non la via ma il viaggiator. La cravatta in fer battuto e in ottone avea il gilè, ei viaggiava, è ver, seduto ma il cavallo andava a piè Da quel dì non fe' che andare, andar sempre, andare, andar... quando a pie' d'un casolare vide un lago, ed era il mar! Sospettollo... e impensierito saviamente si fermò. Poi chinossi, e con un dito a buon conto l'assaggiò. Come fu sul bastimento, ben gli venne il mal di mar ma l'Anselmo in un momento mise fuori il desinar. Il Sultano in tal frangente mandò il palo ad aguzzar, ma l'Anselmo previdente fin le brache avea d'acciar. Pipe, sciabole, tappeti, mezze lune, jatagan, odalische, minareti, già imballati avea il Sultan. Quando presso ai Salamini sete ria incominciò, e l'Anselmo coi più fini prese l'elmo, e a bere andò. Ma nell'elmo, il crederete ? c'era in fondo un forellin e in tre dì morì di sete senza accorgersi il tapin. Passa un giorno, passa l'altro, mai non torna il guerrier, perché gli era molto scaltro andò in guerra col cimier. Col cimiero sulla testa, ma sul fondo non guardò e così gli avvenne questa che mai più non ritornò. |
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| Rondinella pellegrina | |||
| Tommaso Grossi | |||
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Rondinella pellegrina, |
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| L'estate di San Martino | |||
| Giuseppe Risica | |||
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Nell'autunno freddo andava un meschino poverello, silenzioso egli tremava ricordando il tempo bello.
Un cavaliere avanzava baldo tra le nebbie del mattino, nel mantello stava caldo: il suo nome era Martino.
O signore carità a chi mesto te la chiede, egli mosso da pietà mezzo manto tosto diede.
E Iddio ne fu contento tra le ultime viole, sorridendo fermò il vento e improvviso tornò il sole. |
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| LA NONNA FILA E DICE..... | |||
| Severino Ferrari 1856 1905 | |||
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La nonna fila e dice. |
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| AVE MARIA DI LOURDES | |||
| canto mariano | |||
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1
Ave, ave, ave Maria…. Ave, ave, ave Maria…
2
3
Ave, ave, ave Maria… Ave, ave, ave Maria…
4
Ave, ave, ave Maria… Ave, ave, ave Maria…
Ave, ave, ave Maria… Ave, ave, ave Maria…
6
Ave, ave, ave, Maria… Ave,ave, ave Maria…
7
Ave, ave, ave Maria… Ave, ave, ave Maria…
8
Ave, ave, ave Maria… Ave, ave, ave Maria…
9
Ave, ave, ave Maria… Ave, ave, ave Maria…
10
Ave, ave, ave Maria… Ave, ave, ave Maria…
Ave, ave, ave Maria… Ave, ave, ave Maria…
12
Ave, ave, ave
Maria…
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| LA MESSE | |||
| Nedda Falzolgher 1906 1956 | |||
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Viene alle labbra il segno docile del silenzio, come va l'ombra sulla meridiana. Per chi vuoi la mia vita stasera, Cristo? E' tutta fiorita. Da lunghe morti cancellata, per mille vite rigermogliata come il gestire del grano. E il tempo greve d'amore nel sole la scorda e la colora per un ignoto scintillio di falci che mietono lontano. |
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| LA GUIDA | |||
| Trilussa (C. A. Salustri) 1873-1950 | |||
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Quela Vecchietta ceca, che incontrai |
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| LA CROCE | |||
| Pietro Paolo Parzanese | |||
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Quando io nacqui, mi disse una voce: Vidi un re tra baroni e scudieri Vidi un giorno tornare un soldato Vidi al letto del figlio morente Vidi un uomo giulivo nel volto, Più e più allor mi abbracciai la fatica, |
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| Affetti di una madre | |||
| Giuseppe Giusti | |||
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Presso alla culla, in dolce atto d’amore, |
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| La canzone dello Spazzacamino | |||
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Spazzacamino , spazzacamino! Ho freddo, ho fame, sono, poverino: in riva al lago, ove son nato, ho la mia mamma abbandonato. Come l’augello che lascia il nido, per guadagnarmi qualche quattrin: E tutto il giorno vo attorno, e grido: Spazzacamino, spazzacamin.
Torino è grande, ma il paesello ove son nato mi par più bello, e sempre sempre vado col core in riva al nostro Lago Maggiore.
E dico intanto: - Nel casolare la mamma mia che mai farà? Sarà seduta al focolare, oppure le reti aggiusterà?
Non ho nessuno che mi vuol bene, e che s’affligga delle mie pene: ho gli occhi foschi, la faccia oscura, ai fanciulletti metto paura.
Si, poveretto, si, brutto io sono, perfin la mamma dice al bambin: - Se d’ora innanzi non sarai buono, Chiamerò il nero spazzacamin!-
Se ho sete, bevo dell' acqua pura, se ho fame mangio pan di mistura e vo soffiando sopra le dita quando la mano ho intirizzita.
Con le mie scarpe che sono rotte ho nella neve da camminar, e con un soldo per ogni notte, ho un po' di paglia per riposar.
E quando, al sorgere del bel mattino, ascolto il gemito del passerino Che par cantando, onori Iddio, allor mi sveglio, Lo prego anch' io.
Prego che presto m' arrivi il giorno che al mio paese posso tornar: veder la mamma, saltarle attorno, metterle in mano tanti quattrin.
Ma se, arrivato, mi si facesse incontro alcuno e mi dicesse: - prendi, fanciullo, questo sentiero che ti conduce al cimitero:
ove la terra appena smossa non ha un fil d’erba, un fiorellin, v’è la tua mamma, spazzacamin.- Oh, allor saria per te finita la tua vita spazzacamin! |
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| Messaggio di tenerezza | |||
| Anonimo brasiliano | |||
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Questa notte ho fatto un sogno, |
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| IL SUSINO | |||
| Bertolt Brecht | |||
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Nel cortile c’è un susino. Quant’è piccolo, non crederesti. Gli hanno messo intorno una grata perché la gente non lo calpesti.
Se potesse crescerebbe: diventar grande gli piacerebbe. Ma non servono parole: ciò che gli manca è il sole.
Che sia un susino, appena lo credi perché di susine non ne fa. Eppure è un susino e lo vedi dalla foglia che ha. |
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| E CRESCENDO IMPARI....... | |||
| ( Anonimo ) | |||
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E crescendo impari che la felicità non e'
quella delle grandi cose. ...e impari che il profumo del caffè al
mattino |
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IL MENDICANTE (Da: “Le poesie in prosa”) |
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| Ivan Turgheniev | |||
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Passeggiavo per la via… Un mendicante, un vecchio cencioso, mi fermò. Aveva gli occhi infiammati, le labbra violacee, le vesti a brandelli, e mostrava piaghe ripugnanti… Oh! Come la miseria aveva, laidamente, conciato quell’essere infelice. Mi stese una mano rossa, gonfia, sudicia… Con un gesto mi chiese soccorso. Mi frugai per tutte le tasche… Non avevo né il portamonete, né l’orologio, neppure il fazzoletto…non avevo nulla indosso. Ed il mendicante se ne stava sempre lì, in attesa …Tendeva la mano ed era scosso da un fremito lieve. Turbato, confuso, afferrai vigorosamente quella mano lurida e tremante: “Abbi pazienza, fratello, non ho nulla.” Confessai. Il mendicante mi guardò coi suoi occhi infiammanti; le sue labbra violacee si schiusero in un sorriso, e stringendomi a sua volta le gelide dita, mormorò: “ Che importa, fratello! Grazie lo stesso. Anche questa è carità!” compresi che avevo ricevuto anch’io un’elemosina da quel mio fratello. |
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| Mac Arthur | |||
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La giovinezza, non è un periodo della vita, è un atteggiamento della mente, un effetto della volontà, una vittoria del coraggio sulla codardia, dello spirito avventuroso sull’indolenza. Non si diventa vecchi solo per avere vissuto un certo numero di anni, ma per avere disertato gli ideali. Gli anni inaridiscono la pelle, ma la rinuncia agli ideali inaridisce l’anima. I timori, i dubbi, il rancore e lo sconforto sono i nemici che lentamente ci piegano e ci riducono in polvere prima della morte. Giovane è chi si stupisce e si meraviglia, chi si domanda: “E poi?”. Giovane è chi partecipa con allegria al gioco della vita. Le sfide lo stimolano, le sconfitte lo temprano, le vittorie lo migliorano. Sei giovane quanto hai fede, tanto vecchio quanto dubiti, tanto giovane quanto hai fiducia in te stesso, tanto vecchio quanto non ce l’hai e vivi senza gioia. Sarai giovane fino a quando continuerai ad essere veramente generoso e sarai entusiasta di donare agli altri le tue cose, i tuoi pensieri e le tue parole. La giovinezza durerà fino a quando durerà la tua gratitudine nel ricevere, la consapevolezza di dover dare ancora ed il desiderio di dover dare di più. Rimarrai giovane finché sarai sensibile alla bellezza, alla bontà, alla grandezza e saprai cogliere i messaggi della natura, dell’uomo e di Dio. Se un giorno, a qualsiasi età, il tuo cuore sarà logorato dal pessimismo, torturato dall’egoismo, roso dal rancore… Che Dio abbia pietà della tua anima di vecchio! |
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| "L'Apologia di Socrate" | |||
| Platone | |||
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Ma è già ora di andare: |
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| HOLOCAUSTO III | |||
| Miguel Barbosa | |||
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Nemmeno un sogno un volo un grido solo silenzio tra migliaia di corpi sotterrati nella neve talvolta una bambola di bimba geme perché dentro di lei sta nascendo un fiore. |
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| Ho insegnato ciò che ho vissuto | |||
| Giovanni Cassiano | |||
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Padre Cassiano raccontò: “ Mi recai in Egitto assieme al santo Germano da un anziano che ci ospitò.” Gli chiedemmo: “ Come mai nell’ospitare fratelli forestieri non osservate la regola del digiuno che abbiamo ricevuta in Palestina?” “Il digiuno è sempre con me”, rispose, “mentre non posso trattenere voi sempre con me.” Quando padre Giovanni fu in punto di morte, e andava a Dio con slancio di gioia, mentre i fratelli lo attorniavano e volevano che lasciasse loro in eredità una parola breve e salutare, per poter giungere alla perfezione in Cristo. Egli disse gemendo: “ Non ho mai compiuto la mia volontà, non ho mai insegnato a nessuno qualcosa che non avessi prima fatto.” |
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| E il digiuno, benché utile e necessario, è tuttavia l’offerta di un dono volontario, mentre il compimento dell’opera della carità è l’esigenza assoluta del precetto. Perciò, accogliendo in voi Cristo, devo ristorarlo e, dopo avervi congedato, potrò compensare in me, con un digiuno più rigoroso, l’umanità che vi ho manifestata per riguardo a Cristo. Infatti, « gli amici dello Sposo non possono digiunare mentre lo Sposo è con loro », ma quando si sarà allontanato, allora potranno farlo. | |||
| Giuramento d' Ippocrate. | |||
| Ippocrate | |||
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Consapevole dell'importanza e della solennità dell'atto che compio e dell'impegno che assumo, giuro:
di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento;
di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'Uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale;
di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente;
di attenermi nella mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze;
di prestare la mia opera con diligenza, perizia e prudenza secondo scienza e coscienza e osservando le norme deontologiche che regolano l'esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione;
di affidare la mia reputazione esclusivamente alla mia capacità professionale e alle mie doti morali;
di evitare, anche al di fuori dell'esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della categoria;
di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni;
di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica;
di prestare assistenza d'urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità, a disposizione dell'Autorità competente;
di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico, tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto;
di astenermi dall' "accanimento" diagnostico e terapeutico;
di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell'esercizio della mia professione o in ragione del mio stato. |
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| Fontana di luce | |||
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Ada Negri |
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Nel marzo ebro di sole il grande arbusto in mezzo al prato si coprì di gialli fioretti: le novelle accese rame salenti e ricadenti con superba veemenza di getto dànno raggi e barbagli a mirarle; e tu quasi odi scroscio di fonte uscir da loro; e tutta la Primavera da quell'aurea polla ti si versa cantando entro le vene. |
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E’ la fede degli amanti |
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Pietro Metastasio |
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E’ la fede degli amanti come l’araba fenice: che vi sia, ciascun lo dice: dove sia nessun lo sa.
Se tu sai dov’ha ricetto, dove muore e torna in vita, me l’addita, e ti prometto di serbar la fedeltà. |
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Dio |
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Pietro Metastasio |
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Dovunque il guardo giro, immenso Dio, Ti vedo: nell’opre Tue T’ammiro, Ti riconosco in me. La terra, il mar, le sfere parlan del Tuo potere: Tu sei per tutto; e noi tutti viviamo in Te. |
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Cuore. Il libro cuore |
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Ricordo ancora il primo giorno a scuola le mie matite i pennarelli blu che lontano quel tempo come vola verdi giorni che non tornan più.
Quanti giorni su quei neri banchi quanti sogni, non ricordo più ma un pensiero assopito si fa avanti e' quel libro che leggi ora tu
Il tamburino sardo corre senza aver paura alto tiene il suo stendardo messaggero di ventura
Va, parte il bastimento Genova e' ormai lontana Marco va nel nuovo mondo terra sudamericana
Oh, caro vecchio libro Cuore con la tua semplicità continui a far sognare i ragazzi d'ogni età mio vecchio libro Cuore mai nel tempo scorderò le pagine d'amore forse fuori moda un po' ma ieri ho visto il mio ragazzo che toglieva un po' di polvere da te
(bambini che corrono e giocano)
In castigo dietro alla lavagna quante macchie con l'inchiostro blu Con la mente che naviga e sogna su quel libro che leggi ora tu
Lo scrivano fiorentino nel profondo della notte scrive sotto il lumicino cento e mille e più fascette
La vedetta in alto sale grande premio al suo valore fiori getta l'ufficiale copre tutto un tricolore
Oh, caro vecchio libro Cuore con la tua semplicità continui a far sognare i ragazzi d'ogni età mio vecchio libro Cuore mai nel tempo scorderò le pagine d'amore forse fuori moda un po' ma ieri ho visto il mio ragazzo che toglieva un po' di polvere da te ma ieri ho visto il mio ragazzo che toglieva un po' di polvere da te. |
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Chiesi a Dio |
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Kirk Kilgour |
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Chiesi a Dio di essere forte per eseguire progetti grandiosi ed Egli mi ha reso debole per conservarmi nell’umiltà. Domandai a Dio che mi desse la salute per realizzare grandi imprese ed Egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio. Gli domandai la ricchezza per possedere tutto e mi ha lasciato povero per non essere egoista. Gli domandai il potere perché gli uomini avessero bisogno di me; ed Egli mi ha dato l’umiliazione perché io avessi bisogno di loro. Domandai a Dio tutto per godere la vita e mi ha lasciato la vita perché io potessi essere contento di tutto. Signore, non ho ricevuto nulla di quello che ti ho chiesto, ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno e quasi contro la mia volontà. Le preghiere che non feci furono esaurite. Nessuno possiede più di quello che io ho! |
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Mac Arthur |
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La giovinezza, non è un periodo della vita, è un atteggiamento della mente, un effetto della volontà, una vittoria del coraggio sulla codardia, dello spirito avventuroso sull’indolenza. Non si diventa vecchi solo per avere vissuto un certo numero di anni, ma per avere disertato gli ideali. Gli anni inaridiscono la pelle, ma la rinuncia agli ideali inaridisce l’anima. I timori, i dubbi, il rancore e lo sconforto sono i nemici che lentamente ci piegano e ci riducono in polvere prima della morte. Giovane è chi si stupisce e si meraviglia, chi si domanda: “E poi?”. Giovane è chi partecipa con allegria al gioco della vita. Le sfide lo stimolano, le sconfitte lo temprano, le vittorie lo migliorano. Sei giovane quanto hai fede, tanto vecchio quanto dubiti, tanto giovane quanto hai fiducia in te stesso, tanto vecchio quanto non ce l’hai e vivi senza gioia. Sarai giovane fino a quando continuerai ad essere veramente generoso e sarai entusiasta di donare agli altri le tue cose, i tuoi pensieri e le tue parole. La giovinezza durerà fino a quando durerà la tua gratitudine nel ricevere, la consapevolezza di dover dare ancora ed il desiderio di dover dare di più. Rimarrai giovane finché sarai sensibile alla bellezza, alla bontà, alla grandezza e saprai cogliere i messaggi della natura, dell’uomo e di Dio. Se un giorno, a qualsiasi età, il tuo cuore sarà logorato dal pessimismo, torturato dall’egoismo, roso dal rancore… Che Dio abbia pietà della tua anima di vecchio! |
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Poesia ed Handicap |
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Queste Poesie vogliono essere di stimolo al nostro prossimo nel condividere un cammino di difficoltà, proprio verso le barriere, che molte volte nella condivisione ed aiuto può essere superato. Basta volerlo! |
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