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Poesie e passi scelti

Silvana Pagella

 
 
   
   

   

Scritto da Goffredo Mameli nel 1847,
musica di Michele Novaro

 

 

Fratelli d'Italia,
l'Italia s'è desta;
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma;
ché schiava di Roma
Iddio la creò.

Stringiamoci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
calpesti, derisi,
perché non siam popolo,
perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
bandiera, una speme:
di fonderci insieme
già l'ora suonò.

Stringiamoci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci;
l'unione e l'amore
rivelano ai popoli
le vie del Signore.
Giuriamo far libero
il suolo natio:
uniti, per Dio,
chi vincer ci può?

Stringiamoci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.

Dall'Alpe a Sicilia,
dovunque è Legnano;
ogn'uom di Ferruccio
ha il core e la mano;
i bimbi d'Italia
si chiaman Balilla;
il suon d'ogni squilla
i Vespri suonò.

Stringiamoci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
le spade vendute;
già l'aquila d'Austria
le penne ha perdute.

Il sangue d'Italia
e il sangue Polacco
bevé col Cosacco, ma il cor le bruciò.

Stringiamoci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.

   
   
   
   
MARCIA NUZIALE  
FABRIZIO DE ANDRE’  
   
Matrimoni per amore, matrimoni per forza
ne ho visti di ogni tipo, di gente d'ogni sorta
di poveri straccioni e di grandi signori
di pretesi notai e di falsi professori…

ma pure se vivrò fino alla fine del tempo
io sempre serberò il ricordo contento
delle povere nozze di mio padre e mia madre
decisi a regolare il loro amore sull'altare.

Fu su un carro da buoi se si vuole essere franchi
tirato dagli amici e spinto dai parenti
che andarono a sposarsi dopo un fidanzamento
durato tanti anni da chiamarsi ormai d'argento.

Cerimonia originale, strano tipo di festa,
la folla ci guardava gli occhi fuori dalla testa
eravamo osservati dalla gente civile
che mai aveva visto matrimoni in quello stile.

Ed ecco soffia il vento e si porta lontano
il cappello che mio padre tormentava in una mano
ecco cade la pioggia da un cielo mal disposto
deciso ad impedire le nozze ad ogni costo.

Ed io non scorderò mai la sposa in pianto
cullava come un bimbo i suoi fiori di campo
ed io per consolarla, io con la gola tesa
suonavo la mia armonica come un organo da chiesa.

Mostrando i pugni nudi gli amici tutti quanti
gridarono "per Giove, le nozze vanno avanti"
per la gente bagnata, per gli dei dispettosi
le nozze vanno avanti, viva, viva gli sposi!

   
   
   
   
Inno di Garibaldi  
   
   
       Si scopron le tombe, si levano i morti,
I martiri nostri son tutti risorti,
Le spade nel pugno, gli allori alle chiome,
La fiamma ed il nome d'Italia sul cor.
Corriamo! Corriamo! su O giovani schiere,
Su al vento per tutto nostre bandiere
Su tutti col ferro, su tutti col fuoco,
Su tutti col fuoco d'Italia nel cor.

Va' fuori d'Italia! va' fuori ch'è l'ora!

Va' fuori d'Italia! va' fuori, stranier!


       La terra dei fiori, dei suoni, dei carmi,
Ritorni qual'era la terra dell'armi;
Di cento catene ci avvinser la mano,
Ma ancor di Legnano sa i ferri brandir.
Bastone Tedesco l'Italia non doma;
Non crescon al gioco le stirpe di Roma:
Più Italia non vuole stranieri e tiranni,
Già troppo son gli anni che dura il servir.

Va' fuori d'Italia! va' fuori ch'è l'ora!

Va' fuori d'Italia! va' fuori, stranier!


       Le case d'Italia son fatte per noi,
E là sul Danubio le case de' tuoi;
Tu i campi ci guasti; tu il pane c'involi;
I nostri figliuoli per noi li vogliam.
Son l'Alpi e i due mari d'Italia i confini,
Col carro di fuoco rompiam gli Appennini,
Distrutto ogni sogno di vecchia frontiera
La nostra bandiera per tutto innalziam.

Va' fuori d'Italia! va' fuori ch'è l'ora!

Va' fuori d'Italia! va' fuori, stranier!


       Sien mute le lingue, sien pronte le braccia,
Soltanto al nemico volgiamo la faccia.
E tosto oltre i monti n'andrà lo straniero,
Se tutto un pensiero l'Italia sarà.
Non basta il trionfo di barbare spoglie,
Si chiudan ai ladri d'Italia le soglie;
Le genti d'Italia son tutte una sola,
Son tutte una sola le cento Città.

Va' fuori d'Italia! va' fuori ch'è l'ora!

Va' fuori d'Italia! va' fuori, stranier!

 

   
   
La Partenza del Crociato  
Giovanni Visconti Venosta. Autunno 1856  
 
Passa un giorno, passa l'altro
mai non torna il prode Anselmo,
perché egli era molto scaltro
andò in guerra e mise l'elmo...

Mise l'elmo sulla testa
per non farsi troppo mal
e partì la lancia in resta
a cavallo d'un caval.

La sua bella che abbracciollo
diede un bacio e disse: "va!"
e poneagli ad armacollo
la fiaschetta del mistrà

Poi donatogli un anello
sacro pegno di sua fe',
gli metteva nel fardello
fin le pezze per i piè.

Fu alle nove di mattina
che l'Anselmo uscia bel, bel,
per andare in Palestina
a conquidere l'Avel.

Nè per vie ferrate andava
come in oggi col vapor,
a quei tempi si ferrava
non la via ma il viaggiator.

La cravatta in fer battuto
e in ottone avea il gilè,
ei viaggiava, è ver, seduto
ma il cavallo andava a piè

Da quel dì non fe' che andare,
andar sempre, andare, andar...
quando a pie' d'un casolare
vide un lago, ed era il mar!

Sospettollo... e impensierito
saviamente si fermò.
Poi chinossi, e con un dito
a buon conto l'assaggiò.

Come fu sul bastimento,
ben gli venne il mal di mar
ma l'Anselmo in un momento
mise fuori il desinar.

Il Sultano in tal frangente
mandò il palo ad aguzzar,
ma l'Anselmo previdente
fin le brache avea d'acciar.

Pipe, sciabole, tappeti,
mezze lune, jatagan,
odalische, minareti,
già imballati avea il Sultan.

Quando presso ai Salamini
sete ria incominciò,
e l'Anselmo coi più fini
prese l'elmo, e a bere andò.

Ma nell'elmo, il crederete ?
c'era in fondo un forellin
e in tre dì morì di sete
senza accorgersi il tapin.

Passa un giorno, passa l'altro,
mai non torna il guerrier,
perché gli era molto scaltro
andò in guerra col cimier.

Col cimiero sulla testa,
ma sul fondo non guardò
e così gli avvenne questa
che mai più non ritornò.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
Rondinella pellegrina
Tommaso Grossi
 

Rondinella pellegrina,
Che ti posi in sul verone,
Ricantando ogni mattina
Quella flebile canzone,
Che vuoi dirmi in tua favella,
Pellegrina rondinella?
Solitaria nell'oblio,
Dal tuo sposo abbandonata,
Piangi forse al pianto mio
Vedovetta sconsolata?
Piangi, piangi in tua favella,

Pellegrina rondinella.
Pur di me manco infelice
Tu alle penne almen t'affidi,
Scorri il lago e la pendice,
Empi l'aria de' tuoi gridi,
Tutto il giorno in tua favella
Lui chiamando, o rondinella.
Oh se anch'io!... Ma lo contende
Questa bassa, angusta vôlta,
Dove sole non risplende,
Dove l'aria ancor m'è tolta,
Donde a te la mia favella
Giunge appena, o rondinella.
Il settembre innanzi viene
E a lasciarmi ti prepari:
Tu vedrai lontane arene;
Nuovi monti, nuovi mari
Salutando in tua favella,
Pellegrina rondinella:
Ed io tutte le mattine
Riaprendo gli occhi al pianto,
Fra le nevi e fra le brine
Crederò d'udir quel canto,
Onde par che in tua favella
Mi compianga, o rondinella.
Una croce a primavera
Troverai su questo suolo:
Rondinella, in su la sera
Sovra lei raccogli il volo:
Dimmi pace in tua favella,
Pellegrina rondinella.

 
 
L'estate di San Martino
Giuseppe Risica

 

Nell'autunno freddo andava

un meschino poverello,

silenzioso egli tremava

ricordando il tempo bello.

 

Un cavaliere avanzava baldo

tra le nebbie del mattino,

nel mantello stava caldo:

il suo nome era Martino.

 

O signore carità

a chi mesto te la chiede,

egli mosso da pietà

mezzo manto tosto diede.

 

E Iddio ne fu contento

tra le ultime viole,

sorridendo fermò il vento

e improvviso tornò il sole.

 
LA NONNA FILA E DICE.....
Severino Ferrari 1856 1905
 

La nonna fila e dice.
suggon le sue parole
i bimbi coloriti,
le belle occhi-di-sole.
Dice del minor figlio d'un re,
smarrito a caccia,
e de l'orco che annusa fiero
l'umana traccia.
De l'orco i bimbi tremano
come le rose al vento,
ma dietro i re si perdono
le belle occhi-pensose.

 
AVE MARIA DI LOURDES
canto mariano
 

1


O, Vergin Maria,
regina del ciel,
a Lourdes ritorna
il popol fedel.

 

Ave, ave, ave Maria….

Ave, ave, ave Maria…

 

2


Va un dì Bernadetta
fuscelli a cercar
con due bambinette
che il gel fa tremar.

Ave, Ave, Ave Maria…
Ave, ave, ave Maria…

 

3


La grotta s'accende
di luce del sol.
La bella Signora
la bimba a sé vuol.

 

Ave, ave, ave Maria…

Ave, ave, ave Maria…

 

4


Di bianco candore
recinta d'un vel
le cinge la vita
un lembo del ciel..

 

Ave, ave, ave Maria…

Ave, ave, ave Maria…


5


La bimba ai suoi piedi
là sta ad ammirar
il segno di Croce
impara a ben far.

 

Ave, ave, ave Maria…

Ave, ave, ave Maria…

 

6


Sgranando un rosario
si muove la man
la via della prece
non indichi invan.

 

Ave, ave, ave, Maria…

Ave,ave, ave Maria…

 

 

7


Sarà mio diletto
vederti ancor qui
ritorna t'aspetto
per quindici di.

 

Ave, ave, ave Maria…

Ave, ave, ave Maria…

 

 8


A te io prometto,
fanciulla fedel
il gaudio splendente
per sempre nel ciel.

 

Ave, ave, ave Maria…

Ave, ave, ave Maria…

 

9


La folla credente
qui viene a gioir
dell'umil veggente
spiando il venir.

 

Ave, ave, ave Maria…

Ave, ave, ave Maria…

 

10


Il popol fedele
capisce da sé
che un'era si schiude
d'amore e di fé.

 

Ave, ave, ave Maria…

Ave, ave, ave Maria…


11


O Madre sul Santo
romano postor
rivolgi lo sguardo
materno d'amor.

 

Ave, ave, ave Maria…

Ave, ave, ave Maria…

 

 12


O, Vergin Maria,
per fede sappiam
che al fin della via
in ciel Ti vediam.

 

 

Ave, ave, ave Maria…
Ave,  ave, ave Maria…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
LA MESSE
Nedda Falzolgher  1906  1956
 

Viene alle labbra

il segno docile del silenzio,

come va l'ombra sulla meridiana.

Per chi vuoi la mia vita stasera, Cristo?

E' tutta fiorita.

Da lunghe morti cancellata,

per mille vite rigermogliata

come il gestire del grano.

E il tempo greve d'amore

nel sole la scorda e la colora

per un ignoto scintillio di falci

che mietono lontano.

 
LA GUIDA
Trilussa (C. A. Salustri) 1873-1950
 

Quela Vecchietta ceca, che incontrai
la notte che me spersi in mezzo ar bosco,
me disse : - Se la strada nu' la sai,
te ciaccompagno io, chè la conosco.

Se ciai la forza de venimme appresso,
de tanto in tanto te darò una voce
fino là in fonno, dove c'è un cipresso,
fino là in cima, dove c'è la Croce... -

Io risposi: - Sarà... ma trovo strano
che me possa guidà chi nun ce vede... -
La Ceca, allora, me pijò la mano
e sospirò: - Cammina! -

Era la Fede.
da "Acqua e Vino" - 1942 Mondadori (Milano)

 
LA CROCE
Pietro Paolo Parzanese
 

Quando io nacqui, mi disse una voce:
“Tu sei nato a portar la tua croce”.
Io piangendo la croce abbracciai,
che dal cielo donata mi fu;
poi, guardai, guardai, guardai...
tutti portan la croce quaggiù.  

Vidi un re tra baroni e scudieri
sotto il peso di cupi pensieri;
e al valletto che stava alla porta
domandai: a che pensa il tuo re?
Mi rispose: la croce egli porta,
che il Signore col trono gli dié!

Vidi un giorno tornare un soldato
dalla guerra col braccio troncato:
perché mesto, gli chiesi, ritorni?
non ti basta la croce di onor?
Ei rispose: passano i miei giorni,
altra croce mi ha dato il Signor.

Vidi al letto del figlio morente
una ricca signora piangente,
e le dissi; dal cielo conforto
d’altri figli a te, o donna, verrà.
Mi rispose: contenta mi porto
quella croce che il Cielo mi dà.

Vidi un uomo giulivo nel volto,
in mantello di seta ravvolto,
e gli dissi: a te solo, o fratello,
questa vita è cosparsa di fior?
Non rispose, ma aperse il mantello…
la sua croce l’aveva nel cor.

Più e più allor mi abbracciai la fatica,
ch’è la croce dei poveri amica.
del mio pianto talor la bagnai;
ma non voglio lasciarla mai più.
O fratelli, guardai e guardai...
…Tutti portan la croce quaggiù.

 
Affetti di una madre
Giuseppe Giusti
 

Presso alla culla, in dolce atto d’amore,
che intendere non può chi non è madre,
tacita siede e immobile; ma il volto
nel suo vezzoso bambinel rapito,
arde, si turba e rasserena in questi
pensieri della mente inebriata.

Teco vegliar m’è caro,
gioir, pianger con te: beata e pura
si fa l’anima mia di cura in cura;
in ogni pena un nuovo affetto imparo.

Esulta alla materna ombra fidato,
bellissimo innocente!
Se venga il dì che amor soavemente
Nel nome mio ti sciolga il labbro amato;

come l’ingenua gota e le infantili
labbra t’adorna di bellezza il fiore,
a te così nel core
affetti educherò tutti gentili.

Cosí piena e compíta
Avrò l’opra che vuol da me natura;
sarò dell’amor tuo lieta e sicura,
come data t’avessi un’altra vita.

Goder d’ogni mio bene,
d’ogni mia contentezza il Ciel ti dia!
Io della vita nella dubbia via
Il peso porterò delle tue pene.

Oh, se per nuovo obietto
Un dì t’affanna giovenil desío,
ti risovvenga del materno affetto!
Nessun mai t’amerà dell’amor mio.

E tu, nel tuo dolor solo e pensoso,
ricercherai la madre, e in queste braccia
asconderai la faccia;
nel sen che mai non cangia avrai riposo.

 
La canzone dello Spazzacamino
 

Spazzacamino , spazzacamino!

Ho freddo, ho fame, sono, poverino:

in riva al lago, ove son nato, 

ho la mia mamma abbandonato.

Come l’augello che lascia il nido,

per guadagnarmi qualche quattrin:

E tutto il giorno vo attorno, e grido:

Spazzacamino, spazzacamin.   

 

Torino è grande, ma  il  paesello 

ove  son nato mi par più bello,

e sempre  sempre  vado  col core

in riva al nostro Lago Maggiore.  

 

E  dico intanto: - Nel  casolare

la   mamma mia che mai farà?

Sarà  seduta al  focolare,

oppure  le reti aggiusterà?

 

Non  ho nessuno che mi vuol bene,

e che s’affligga delle mie pene:

ho gli occhi foschi, la faccia oscura,

ai fanciulletti metto paura.

 

Si, poveretto, si, brutto io sono,

perfin la mamma dice al bambin:

- Se  d’ora innanzi non sarai buono,

Chiamerò il nero spazzacamin!-

 

Se ho sete, bevo dell' acqua pura,

se ho fame mangio pan di mistura

e vo soffiando sopra le dita

quando la mano ho intirizzita.

 

Con le mie scarpe che sono rotte

ho nella neve da camminar,

e con un soldo per ogni notte,

ho un po' di paglia per riposar.

 

E quando, al sorgere del bel mattino,

ascolto  il gemito del passerino

Che par cantando, onori Iddio,

allor mi sveglio, Lo prego anch' io.

 

Prego che presto m' arrivi il giorno

che al mio paese posso tornar:

veder la  mamma, saltarle attorno,

metterle in mano tanti  quattrin.

 

Ma se, arrivato, mi si facesse

incontro alcuno e mi dicesse:

- prendi, fanciullo, questo  sentiero

che ti conduce al cimitero:

 

ove la terra appena smossa

non ha un fil d’erba, un fiorellin,

v’è la tua mamma, spazzacamin.-

Oh, allor  saria  per te finita

la tua vita spazzacamin! 

 
Messaggio di tenerezza
Anonimo brasiliano

Questa notte ho fatto un sogno,
ho sognato che ho camminato sulla sabbia
accompagnato dal Signore
e sullo schermo della notte erano proiettati
tutti i giorni della mia vita.

Ho guardato indietro e ho visto che
ad ogni giorno della mia vita, proiettati come un film,
apparivano due orme sulla sabbia:
una mia e una del Signore.

Così sono andato avanti, finché
tutti i miei giorni si esaurirono.

Allora mi fermai guardando indietro,
notando che in certi punti
c'era solo un'orma...
Questi posti coincidevano con i giorni
più difficili della mia vita;
i giorni di maggior angustia,
di maggiore paura e di maggior dolore ............ .

Ho domandato, allora:
"Signore, Tu avevi detto che saresti stato con me
in tutti i giorni della mia vita,
ed io ho accettato di vivere con te,
ma perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti
più difficili ?".

Ed il Signore rispose:
"Figlio mio, Io ti amo e ti dissi che sarei stato
con te e che non ti avrei lasciato solo
neppure per un attimo .......... :

i giorni in cui tu hai visto solo un'orma
sulla sabbia,
sono stati i giorni in cui ti ho portato in braccio".

 
IL SUSINO
Bertolt Brecht
 

Nel cortile c’è un susino.

Quant’è piccolo, non crederesti.

Gli hanno messo intorno una grata

perché la gente non lo calpesti.

 

Se potesse crescerebbe:

diventar grande gli piacerebbe.

Ma non servono parole:

ciò che gli manca è il sole.

 

Che sia un susino, appena lo credi

perché di susine non ne fa.

Eppure è un susino e lo vedi

dalla foglia che ha.

 
E CRESCENDO IMPARI.......
( Anonimo )
 

E crescendo impari che la felicità non e' quella delle grandi cose.
Non e' quella che si insegue a vent'anni, quando,
come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi...
La felicità non e' quella che affannosamente si insegue credendo che l'amore sia tutto o niente,...
non e' quella delle emozioni forti che fanno il "botto" e che esplodono fuori con tuoni spettacolari...,
la felicità non e' quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.
Crescendo impari che la felicità e' fatta di cose piccole ma preziose....
 

...e impari che il profumo del caffè al mattino
e' un piccolo rituale di felicità,
che bastano le note di una canzone,
le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore,
che bastano gli aromi di una cucina,
la poesia dei pittori della felicità,
che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane
per sentire una felicità lieve.
E impari che la felicità e' fatta di emozioni in punta di piedi,
di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore,
che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,
e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto,
che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno,
e che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.
E impari che l'amore e' fatto di sensazioni delicate,
di piccole scintille allo stomaco,
di presenze vicine anche se lontane,
e impari che il tempo si dilata
e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore,
e impari che basta chiudere gli occhi,
accendere i sensi, sfornellare in cucina,
leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto
per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.
E impari che sentire una voce al telefono,
ricevere un messaggio inaspettato,
sono piccolo attimi felici.
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore,
sogni piccoli ma preziosi.
E impari che tenere in braccio un bimbo e' una deliziosa felicità.
E impari che i regali più grandi sono quelli che
parlano delle persone che ami...
E impari che c'e' felicità
anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri,
che c'e' qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.
E impari che nonostante le tue difese,
nonostante il tuo volere o il tuo destino,
in ogni gabbiano che vola
c'e' nel cuore un piccolo-grande Jonathan Livingston.
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.

 

IL MENDICANTE  (Da: “Le poesie in prosa”)

Ivan Turgheniev
 

Passeggiavo per la via… Un mendicante, un vecchio cencioso, mi fermò.

Aveva gli occhi infiammati, le labbra violacee, le vesti a brandelli, e mostrava piaghe ripugnanti…

Oh! Come la miseria aveva, laidamente, conciato quell’essere infelice.

Mi stese una mano rossa, gonfia, sudicia… Con un gesto mi chiese soccorso.

Mi frugai  per tutte le tasche… Non avevo né il portamonete, né l’orologio, neppure il fazzoletto…non avevo nulla indosso.

Ed il mendicante se ne stava sempre lì, in attesa

…Tendeva la mano ed era scosso da un fremito lieve.

Turbato, confuso, afferrai vigorosamente quella mano lurida e tremante: “Abbi pazienza, fratello, non ho nulla.” Confessai.

Il mendicante mi guardò coi suoi occhi infiammanti;

le sue labbra violacee si schiusero in un sorriso, e stringendomi a sua volta le gelide dita, mormorò:

“ Che importa, fratello! Grazie lo stesso. Anche questa è carità!”

compresi che avevo ricevuto anch’io un’elemosina da quel mio fratello.

 
Mac Arthur
 

La giovinezza, non è un periodo della vita, è un atteggiamento della mente, un effetto della volontà, una vittoria del coraggio sulla codardia, dello spirito avventuroso sull’indolenza. Non si diventa vecchi solo per avere vissuto un certo numero di anni, ma per avere disertato gli ideali. Gli anni inaridiscono la pelle, ma la rinuncia agli ideali inaridisce l’anima. I timori, i dubbi, il rancore e lo sconforto sono i nemici che lentamente ci piegano e ci riducono in polvere prima della morte. Giovane è chi si stupisce e si meraviglia, chi si domanda: “E poi?”. Giovane è chi partecipa con allegria al gioco della vita. Le sfide lo stimolano, le sconfitte lo temprano, le vittorie lo migliorano. Sei giovane quanto hai fede, tanto vecchio quanto dubiti, tanto giovane quanto hai fiducia in te stesso, tanto vecchio quanto non ce l’hai e vivi senza gioia. Sarai giovane fino a quando continuerai ad essere veramente generoso e sarai entusiasta di donare agli altri le tue cose, i tuoi pensieri e le tue parole. La giovinezza durerà fino a quando durerà la tua gratitudine nel ricevere, la consapevolezza di dover dare ancora ed il desiderio di dover dare di più. Rimarrai giovane finché sarai sensibile alla bellezza, alla bontà, alla grandezza e saprai cogliere i messaggi della natura, dell’uomo e di Dio. Se un giorno, a qualsiasi età, il tuo cuore sarà logorato dal pessimismo, torturato dall’egoismo, roso dal rancore… Che Dio abbia pietà della tua anima di vecchio!

 
"L'Apologia di Socrate"
Platone

Ma è già ora di andare:
io a morire, voi a vivere.
Chi di noi andrà a stare meglio,
occulto è ad ognuno,
salvoché a Dio.

 
HOLOCAUSTO III
Miguel Barbosa
 

Nemmeno un sogno

un volo

un grido

solo silenzio

tra migliaia di corpi

sotterrati nella neve

talvolta una bambola

di bimba geme

perché dentro di lei

sta nascendo

un fiore.

 
Ho insegnato ciò che ho vissuto
Giovanni Cassiano
 

Padre Cassiano raccontò: “ Mi recai in Egitto assieme al santo Germano da un anziano che ci ospitò.”

Gli chiedemmo: “ Come mai nell’ospitare fratelli forestieri non osservate la regola del digiuno che abbiamo ricevuta in Palestina?”

“Il digiuno è sempre con me”, rispose, “mentre non posso trattenere voi sempre con me.”

Quando padre Giovanni fu in punto di morte, e andava a Dio con slancio di gioia, mentre i fratelli lo attorniavano e volevano che lasciasse loro in eredità una parola breve e salutare, per poter giungere alla perfezione in Cristo.

Egli disse gemendo: “ Non ho mai compiuto la mia volontà, non ho mai insegnato a nessuno qualcosa che non avessi prima fatto.”

E il digiuno, benché utile e necessario, è tuttavia l’offerta di un dono volontario, mentre il compimento dell’opera della carità è l’esigenza assoluta del precetto. Perciò, accogliendo in voi Cristo, devo ristorarlo e, dopo avervi congedato, potrò compensare in me, con un digiuno più rigoroso, l’umanità che vi ho manifestata per riguardo a Cristo. Infatti, « gli amici dello Sposo non possono digiunare mentre lo Sposo è con loro », ma quando si sarà allontanato, allora potranno farlo.
 
Giuramento d' Ippocrate.
Ippocrate
 

Consapevole dell'importanza e della solennità dell'atto che compio e dell'impegno che assumo, giuro:

 

di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento;

 

di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'Uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale;

 

di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente;

 

di attenermi nella mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze;

 

di prestare la mia opera con diligenza, perizia e prudenza secondo scienza e coscienza e osservando le norme deontologiche che regolano l'esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione;

 

di affidare la mia reputazione esclusivamente alla mia capacità professionale e alle mie doti morali;

 

di evitare, anche al di fuori dell'esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della categoria;

 

di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni;

 

di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica;

 

di prestare assistenza d'urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità, a disposizione dell'Autorità competente;

 

di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico, tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto;

 

di astenermi dall' "accanimento" diagnostico e terapeutico;

 

di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell'esercizio della mia professione o in ragione del mio stato.

 
 
Fontana di luce

Ada Negri

 

Nel marzo ebro di sole il grande arbusto

in mezzo al prato si coprì di gialli

fioretti: le novelle accese rame

salenti e ricadenti con superba

veemenza di getto dànno raggi

e barbagli a mirarle; e tu quasi odi

scroscio di fonte uscir da loro; e tutta

la Primavera da quell'aurea polla

ti si versa cantando entro le vene.

 
 

E’ la fede degli amanti

Pietro Metastasio

 

E’ la fede degli amanti

come l’araba fenice:

che vi sia, ciascun lo dice:

dove sia nessun lo sa.

 

Se tu sai dov’ha ricetto,

dove muore e torna in vita,

me l’addita, e ti prometto

di serbar la fedeltà.

 
 

Dio

Pietro Metastasio

 

Dovunque il guardo giro,

immenso Dio, Ti vedo:

nell’opre Tue T’ammiro,

Ti riconosco in me.

La terra, il mar, le sfere

parlan del Tuo potere:

Tu sei per tutto;

e noi tutti viviamo in Te.

 

 

Cuore. Il libro cuore

 

Ricordo ancora il primo giorno a scuola

le mie matite i pennarelli blu

che lontano quel tempo come vola

verdi giorni che non tornan più.

 

Quanti giorni su quei neri banchi

quanti sogni, non ricordo più

ma un pensiero assopito si fa avanti

e' quel libro che leggi ora tu

 

Il tamburino sardo

corre senza aver paura

alto tiene il suo stendardo

messaggero di ventura

 

Va, parte il bastimento

Genova e' ormai lontana

Marco va nel nuovo mondo

terra sudamericana

 

Oh, caro vecchio libro Cuore con la tua semplicità

continui a far sognare i ragazzi d'ogni età

mio vecchio libro Cuore mai nel tempo scorderò

le pagine d'amore forse fuori moda un po'

ma ieri ho visto il mio ragazzo che

toglieva un po' di polvere da te

 

(bambini che corrono e giocano)

 

In castigo dietro alla lavagna

quante macchie con l'inchiostro blu

Con la mente che naviga e sogna

su quel libro che leggi ora tu

 

Lo scrivano fiorentino

nel profondo della notte

scrive sotto il lumicino

cento e mille e più fascette

 

La vedetta in alto sale

grande premio al suo valore

fiori getta l'ufficiale

copre tutto un tricolore

 

Oh, caro vecchio libro Cuore con la tua semplicità

continui a far sognare i ragazzi d'ogni età

mio vecchio libro Cuore mai nel tempo scorderò

le pagine d'amore forse fuori moda un po'

ma ieri ho visto il mio ragazzo che

toglieva un po' di polvere da te

ma ieri ho visto il mio ragazzo che

toglieva un po' di polvere da te.

 
 

Chiesi a Dio

Kirk Kilgour

 

Chiesi a Dio di essere forte

per eseguire progetti grandiosi

ed Egli mi ha reso debole

per conservarmi nell’umiltà.

Domandai a Dio che mi desse la salute

per realizzare grandi imprese

ed Egli mi ha dato il dolore

per comprenderla meglio.

Gli domandai la ricchezza

per possedere tutto

e mi ha lasciato povero

per non essere egoista.

Gli domandai il potere

perché gli uomini

avessero bisogno di me;

ed Egli mi ha dato l’umiliazione

perché io avessi bisogno di loro.

Domandai a Dio tutto per godere la vita

e mi ha lasciato la vita

perché io potessi essere contento di tutto.

Signore, non ho ricevuto nulla

di quello che ti ho chiesto,

ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno

e quasi contro la mia volontà.

Le preghiere che non feci furono esaurite.

Nessuno possiede più di quello che io ho!

 
 

Mac Arthur

 

La giovinezza, non è un periodo della vita, è un atteggiamento della mente, un effetto della volontà, una vittoria del coraggio sulla codardia, dello spirito avventuroso sull’indolenza. Non si diventa vecchi solo per avere vissuto un certo numero di anni, ma per avere disertato gli ideali. Gli anni inaridiscono la pelle, ma la rinuncia agli ideali inaridisce l’anima. I timori, i dubbi, il rancore e lo sconforto sono i nemici che lentamente ci piegano e ci riducono in polvere prima della morte. Giovane è chi si stupisce e si meraviglia, chi si domanda: “E poi?”. Giovane è chi partecipa con allegria al gioco della vita. Le sfide lo stimolano, le sconfitte lo temprano, le vittorie lo migliorano. Sei giovane quanto hai fede, tanto vecchio quanto dubiti, tanto giovane quanto hai fiducia in te stesso, tanto vecchio quanto non ce l’hai e vivi senza gioia. Sarai giovane fino a quando continuerai ad essere veramente generoso e sarai entusiasta di donare agli altri le tue cose, i tuoi pensieri e le tue parole. La giovinezza durerà fino a quando durerà la tua gratitudine nel ricevere, la consapevolezza di dover dare ancora ed il desiderio di dover dare di più. Rimarrai giovane finché sarai sensibile alla bellezza, alla bontà, alla grandezza e saprai cogliere i messaggi della natura, dell’uomo e di Dio. Se un giorno, a qualsiasi età, il tuo cuore sarà logorato dal pessimismo, torturato dall’egoismo, roso dal rancore… Che Dio abbia pietà della tua anima di vecchio!                                        

 

      Il progetto Poha     

 

Poesia ed Handicap

 

Queste Poesie vogliono essere di stimolo al nostro prossimo nel condividere un cammino di difficoltà, proprio verso le barriere, che molte volte nella condivisione ed aiuto può essere superato. Basta volerlo!