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Silvana Pagella |
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Amaro più del mio destino |
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Lettera ad un padre dalla figlia spastica |
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Mio caro papà,che ora giaci presso gli austeri e muti cipressi, |
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tu non m’ispiri, nella poesia, |
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perché quand’eri in vita non sei stato un buon esempio per la tua famigliola: sei stato amaro più del mio destino. (Io, non lo capivo. Io, ti amavo). Possedevi: quattro lauree, in più due specializzazioni; avevi le parete del tuo studio tappezzate di tremila volumi; |
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una cultura profonda, un’estesa conoscenza, bensì un Ex Partigiano fosti, eri amante della politica e dei politici incarichi avesti. Ciò nonostante, un padre od addolorato, od impreparato, nei miei confronti, tu, fosti? |
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Od amasti te stesso per primo? Poco mi donasti, addirittura nulla, spiritualmente, intendi? Allorché da bambina stavo nell’istituto, |
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distante da casa, tu, raramente, venisti a trovarmi. Tanti anni di studio, per la tua responsabilità, ho perduto. E, dopo, non più volesti che proseguissi. Questo rimarrà, sempre, il mio unico componimento poetico, dedicatoti, papà! E m’auguro che giunga; Là, dove, tuttora, si troverà l’anima tua. Ora, non più, puoi dirmi: “Taci!” Ricordati le Parole del Vangelo: “ Sapienti e Dotti della Legge, se uno di voi, dice a questi miei piccoli di tacere, si metteranno ad urlare le pietre.” Papà!La tua figliola “disgraziata.” |
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COMMENTO DI POHA Le righe, le
uniche riservate al padre denunciano una forte amarezza che solo la
poetessa ha conosciuto. E’ vero il ricordo di quando l’handicap era
giudicato come una disgrazia calata inesorabilmente su tutta la
famiglia. |
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Cara Silvana questa poesia è molto triste e mi addolora tantissimo. Cosa può spingere un padre a tali comportamenti nei confronti della figlia non è possibile spiegarlo ma tutti noi, quando saremo al cospetto di colui che tutti ama, comprenderemo tutto ciò che non è possibile capire su questa terra ed io sono sicuro che la tua sofferenza avrà una sua ragione e quando l'avrai capita tutto quello che provi adesso ti sembrerà molto banale. Se ciò può affievolire la tua sofferenza, sappi che ti sono vicino con una profonda solidarietà e tanto affetto Santino |
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Mia cara, dolce Silvana, Questa sera mi sono soffermata molto sul tuo sito. Impossibile riassumere in un unico commento il mio pensiero. Quindi, credo , pur apparendoti ' molesta ', che seguiterò a scrivere le mie impressioni sui tuoi scritti in separate lettere. Ovviamente non occorre che tu mi risponda. Rispetto sinceramente i tuoi spazi, il tuo tempo, i tuoi desideri, ma non posso esimermi dal formulare la mia idea su quanto scrivi. Ho letto e riletto più volte il tuo componimento poetico dedicato ad un padre che, certamente, non ti ha dato ciò che avresti meritato. Mi sono addirittura 'presa' mio marito da parte e l'ho letto ad alta voce. Volevo che il tuo pensiero divenisse " mio ". Volevo trasmetterlo a lui, e l'effetto è stato molto forte. E' stato reale. Volevo entrare nel sentimento che ti ha spinto a scrivere un pezzo così sentito, così doloroso, così dannatamente vero da fare rabbrividire. Sai, carissima amica, anch'io non posso dire di avere un ricordo speciale del mio defunto padre. Certo, non posso paragonare la mia esperienza alla tua, molto più drammatica. Quasi mi vergogno a farne anche solamente una sorta di paragone. Leggendo questo amaro pezzo mi sono resa conto -forse non appieno, certamente- di quanto tu debba aver sofferto per quest'indifferenza. Forse, come dici tu, tuo padre 'non era preparato ' al dolore e te ne procurava per negarlo a se stesso. A volte, purtroppo spesso, non è la cultura che fa una persona superiore, ma sono le piccole cose. Bastonata dalla vita, da una tremenda prova, non hai mai smesso di lottare, e tuo padre non si è reso conto che accanto a te era debole. Oppure, al contrario, era proprio questo che lui temeva. Non ci sono giustificazioni, non ci sono parole per difendere quest'uomo, che, comunque, ha dato al mondo una persona speciale come te. Nel tuo amaro pensiero rimane sempre una sorta di 'stima' per lui. Non lo giustifichi, ma lo colpevolizzi con intelligenza, con sottile eleganza. Lo colpisci, se così si può dire, con la superiorità che ti rende grande al mondo, a differenza sua. Qualcuno osa tacciare le esperienze altrui se descritte in pubblico. Qualcuno, che dalla vita non ha avuto alcun insegnamento -e non l'avrà mai!!!- si arroga il diritto di tacciare questi pensieri come forme di autocommiserazione. Io, al contrario, sono certa che ci voglia molto senno e coraggio per gridare al mondo un'esperienza drammatica. Niente ipocrisia, niente falsità. Niente di tutto quello che oggi va tanto di moda. Non c'è vacuità, solo verità, e si sa che la concretezza spaventa chi di concreto non ha nulla. Non è facile rievocare ciò che ci ha fatto soffrire. Non è facile esprimersi al mondo senza temere ciò che si esprime. Io ammiro molto questa sincerità. Ammiro le persone che hanno il coraggio -quello vero- di parlare di se stesse, nel bene e nel male. Ammiro te, che sei rimasta candida nonostante le brutture di una vita molto difficile. Hai mantenuto purezza nel tuo pensiero di rimprovero. Io non ci sono riuscita. Ho visto chi mi ha fatto soffrire come un nemico che guerreggio anche oggi. Io, a differenza tua, non sono in pace con me stessa. Non riesco a perdonare, e come dice Amleto, chi scava una fossa per il suo nemico, la scava anche per se stesso. Ti riscriverò, carissima e dolce anima poetica. Ti riscriverò ogni volta che riuscirò ad immedesimarmi nei tuoi pensieri. Ogni volta che, leggendo e rileggendo, riuscirò a far mio il tuo comporre, il tuo poetare la vita. La tua vita, che in fondo è quella di tutti, pure di chi crede il contrario. Perdona questa mia lunga lettera, ma sentivo di doverti scrivere e spero di non essere stata inopportuna nel farlo. Ti abbraccio con amicizia sincera. Tiziana |
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