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Ireneo Mancinelli

Poesie

 

Introduzione

Scrivere poesie perché.

Avevo tredici anni, quando mi diagnosticarono, una malattia genetica, incurabile la Distrofia muscolare progressiva Una botta tremenda per la mia giovane età, tutti i sogni in un attimo svaniti annientati.

Un bravo professore, una persona sensibile e intelligente è la migliore medicina che ci sia.

Mi ha invitato nel suo ufficio per un colloquio personale, spiegandomi, che per guarire non c’erano scienziati preparati, che possono curarti, n’e Americani, Russi Giapponesi, tu non devi credere a nessuno la cura non esiste. Parlando con tuo padre ho scoperto che giochi a pallone vai in bicicletta lavori, ecco la tua forza. Il consiglio è uno solo, non abbandonare mai le tue capacità motorie, affrontale con più accortezza, quando avverti d’essere stanco ti fermi, per recuperare le forze. Abbiamo gestito insieme a mio fratello, “anche lui malato” una rivendita di giornali per trent’anni, alzandomi tutte le sante mattine alle ore 4,30, per 23 anni.

Poi nel 1996, alla morte di mio fratello, rimasi solo in casa, non uscivo più, e avevo solo desiderio di farla finita.

Nel 2000 sono caduto in casa, mi sono fratturato tibia e perone, la botta finale, per farmi smettere di camminare.

Delle volte di notte riflettendo, mi ponevo una domanda, adesso per me assurda, è giusto, continuare a vivere la vita. Una notte riflettendo trovo la risposta, brutta o bella la vita Dio me la data, e guai chi me la tocca. Prendendo lo spunto da queste parole, scrivo la mia prima poesia “Le mie interminabili notti” prendo il secondo Premio Letteratura Città di Terni il primo passo per ricaricarmi, per non arrendermi a questo killer spietato che è dentro il mio corpo, che distrugge barbaramente, le mie cellule.

Vado nei centri asl per ragazzi con diverse patologie, non adatto alle mie esigenze. Alcuni giorni di smarrimento, pian piano mi adeguo, conquistando la loro fiducia e l'amicizia, racconto storie per rallegrarli, passando il tempo svolgendo piccoli lavoretti con la creta e pasta di sale.

Con l’aiuto di genitori, di ragazzi con le mie problematiche, organizziamo un’Associazione denominata Aladino, per le pari opportunità e pari dignità delle persone malate, alla chiesa Santa Maria del Rio con l’aiuto di Don Marcello, poi Don Luca con il benestare del Vescovo Monsignor Qualtrini e con l'avallo del nuovo Vescovo Monsignor Paglia, che ci dà la piena disponibilità dei locali della chiesa, apriamo una finestra di luce sulla città. Un centro multimediale, con 10 computer e dei laboratori di sartoria, parrucchiera e un giornalino d’informazione per la comunità, con ricette di cucina.

La malattia lentamente progredisce, costringendomi continuamente a adeguare i miei gesti alla mia forza, togliendomi pian piano il gusto di scattare una fotografia quello che per me era una grande passione.

Scrivere poesie era l’ultima mia possibilità, descrivere un ambiente, una gara di pesca, un centro sociale per anziani, una persona amica far conoscere a tutti.

È diventato il mio hobby con la penna scattare una vera poesia.

Il mio libro di poesie insegna, non bisogna mai arrendersi, quando ti si presentano, queste asperità nel percorso della vita.

 
      Il progetto Poha    
 
Poesia ed Handicap
 

Queste Poesie vogliono essere di stimolo al nostro prossimo nel condividere un cammino di difficoltà, proprio verso le barriere, che molte volte nella condivisione ed aiuto può essere superato. Basta volerlo!