|
|
|
|
|
Giovanni Ibello |
|
Dolce Amaro |
|
Ricordo i tempi passati lontani di Amor che mi sfiora labbra e ginocchia; ricordo le miti sere di marzo di anguste cantine unte di gioia! Sospira l’Amara bocca d’Amore di spine e di morbi allora lontani; giace lo spirito stanco,straziato sulle tue gambe che scappano via. Amore lontano che ameno parevi agli occhi e al respiro di quel fanciullo, Amore che Amaro invece ti mostri all’ispido viso di un giovane uomo! Oh Mirto d’Amore mero e insapore ne più mai amaro ne acre,villano farai capolinea nella mia bocca!! Oh folle Cupido dai dardi furiosi angelico volto figlio di satana possa il tuo petto patire le mie stesse pene di placido inferno! Ne più mai spoglio sarà il verde seme corona spinosa di San Sebastiano; oh lugubri braccia potate e corvine tornate rigonfie agli occhi Materni |
|
Notte al porto |
|
È notte fonda giù al porto lo dice anche la luna si culla fra le acque che frastagliano i contorni del suo umido faccione Seduto in riva al molo fisso un punto verde è il faro intermittente lo scruto senza fiato per gli occhi rubicondi stanchi color sangue Sempre più sfocato lo abbandono fra gli abissi e riverente lo ringrazio Smeraldo,fata o assenzio velo sui miei occhi soprabito dell’anima
mi cela dal
dolore |
|
La sua ripida visione obliqua |
|
Ho sonno fratello ormai sono stanco dolente,sudato disteso nel fango, mi agito invano. Ho sonno fratello mi pesano gli occhi non posso spiare con timido sguardo cotanto dolore; la osservo smarrita, con pallido viso lume di luna opaca e di spalle la scruto annegare fra gli ispidi rami delle sue lacrime al gusto di mare. Ho sonno fratello, non voglio parlare |
|
URLO!!! (tributo ad Arthur Rimbaud) |
|
Devo dare un
senso al mio dolore.... |
|
Dare colori
alle vocali Arturo? Visione totale della Poesia? No,rigetto! Il
dolore non conosce che il nero, poche le sfumature... e solo il
dolore sapevi cantare... Sei stato all’inferno per circa 3 mesi, fra
fuochi e passioni sguazzavi in pozzi di lacrime al gusto di zolfo.
Maledetta la polvere che stanziava le sue chiappe moleste sul tuo
viso gentile (dal gallico aspetto) e sulla fulgida chioma
biondastra,che scendeva lungo le gote...celando il rossore di
occhi vermigli e straziati!! |
|
Croce di mogano. |
|
Senza più remore ascolto inquietato echi corvini dentro il mio petto che sfrecciano rapidi sotto la pelle stanca ed afflitta da questo corpo che non sa più vivere,ne passeggiare per viali alberati e fiori campestri, ne più fiutare profumi d’oriente e miti sapori di primavera. Il peso del sole sulle mie spalle raggio su raggio su per la schiena, è Croce di mogano che,trascinata su queste ginocchia,astiose e ricurve, grava sul petto di un giovane uomo. Così il capo eretto è ostello comune che offre ristoro e calde vivande ad Incertezze e stabili ansie che sporche e villane oscurano i sensi: fomentano il fuoco dell’inquietudine. In queste regioni vermiglie tramonto ogni piacere è fine a se stesso, la terza parte del suo desiderio! È un Animo spoglio di fiori in autunno, rapito da nubi dense e corpose; è freddo padano,lastre di nebbia, venti montani,frane di ghiaccio! È Croce di mogano sulle mie spalle, ripida marcia per stretti sentieri; ma è con questi piedi,nudi e violacei che giungerò sano al traguardo, seguendo l’istinto che fa del Poeta, profeta ed Angelo delle emozioni. |
|
Lacrime di ghiaccio |
|
|
|
Lacrime di ghiaccio raggelate sul mio viso non accennano a disfarsi per non voler morire sul pendio delle mie labbra, e dare luce a un giorno nuovo. E’ solo oscura ormai, la riverita notte che in tempi non sospetti, mi cullava con cautela, dolcemente mi reggeva, in un letto fra le stelle. Gelido è quel letto, che ormai senza coperte, mi lascia alle intemperie di un cielo nuvoloso, senza astri luminosi che mi mostrino la via in un tunnel senza fine. -Chiudi gli occhi,non guardare! Sono nubi passeggere, tieni duro,non mollare!- Intimava la mia mente, all’intimorito spirito, vagante fra il sublime senza bordi,ne maniglie. Lontane son le nubi, ma fievole è il chiarore di queste spente stelle, e la sottile luna che magra e silenziosa non mi da segni di vita, ne calore necessario, che possa liquefare il mio dolore, ben saldo sul mio viso: aspetto il Sole. |
|
Io sono come il mare ( Io canto la notte… ) |
|
Diretto è il raggio d’Apollo che schiva il mio ispido viso, sgranati son sempre i miei occhi se ammiro Te,o Mia cara Notte! Notte,quieta e senza vento ascolto sublime il tuo canto che dalle rive schiumose, si spande fine nell’aria. O notturno mare d’inverno, perché sei diverso di Notte? Iracondo infatti,di giorno, ti mostri grigio,ma forte,impetuoso; ti scagli su rocce marine e colmo di rabbia, ci incuti timore! Docile e affabile se cala il sole, di Notte diventi gioioso: ascolto in silenzio la flebile voce, che ingenua mi giunge leggiadra. Ed io come te di Notte mi spoglio di tutti gli umani dolori, e danzo con lei, amante perfetta, sublime visione d’amore. |
|
ROBERTA. |
|
Lo sguardo melanconico e disperso di un animo a cui troppo il mondo chiede, ripido è il terreno dei pensieri che ogni giorno scali fino in cielo.
Le lacrime che bacian le tue labbra più salate son di quelle d’ogni donna, impervio è il sentiero di montagna che intrapreso,dietro non puoi più tornar.
Crespo è mosso il mare del tuo animo sì che doni gran stupore a chi lo ammira, è la luna che iraconda un po’ t’invidia perché di notte dei suoi raggi sei vestita.
Scoccato il nuovo giorno tu risorgi, lo saluti,e gli tendi la tua mano ma forte brucia il sole mattutino la ritiri, e più non tenti invano.
Ma ascoltami Roberta,e dunque credimi: non disperar se arde ancora la tua mano… “ il tempo è galantuomo”, e stanne certa, rinascerai,e passo passo andrai lontano.
|
|
Poesia ed Handicap |
|
Queste Poesie vogliono essere di stimolo al nostro prossimo nel condividere un cammino di difficoltà, proprio verso le barriere, che molte volte nella condivisione ed aiuto può essere superato. Basta volerlo! |
|
|