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Se Vedemo!

Cose romane viste da Gigi

 

 

La vettura della linea 495 era semivuota, in quelle prime ore del pomeriggio estivo.

Il ragazzino down stava seduto nella parte anteriore, vicino al finestrino.

Occupai il posto dietro di lui.

Si girò sorridendo e mi apostrofò con un “ciao!”. Era sui dodici anni, forse meno, difficile a dirsi.

“Sei solo?”

“Sì. Vado a lezione”. Mi mostrò un quaderno.

Lo guardai, annuendo con benevolo interesse.

“Sai dove scendere?” indagai, vagamente a disagio.

“Sì”, assicurò lui, allegro. E di nuovo mi propose il quaderno che non avevo voglia di prendere.

“Bene”, conclusi, cercando di non farmi coinvolgere.

Lui, però, aveva una gran voglia di chiacchierare. Così mi rassegnai ad assecondarlo, distrattamente.

Andava a ginnastica, mi parve di capire. La sua fisionomia piatta era aperta, rivolta verso di me senza inibizioni, festosamente fiduciosa.

Non credo mi abbia detto il suo nome. Mi fece, piuttosto, un sacco di domande.

Così mi ritrovai a raccontarmi, catturata dalla sua infantile curiosità, dalla sua concentrata attenzione, segno, pensai, di consuetudine con un mondo adulto, o addirittura vecchio. Senza coetanei.

Passato il ponte, in Prati, l’autobus fece una fermata. L’autista aprì la porta anteriore e il ragazzino scese disinvolto indirizzandogli un “ciao”.

Lo guardammo avviarsi tranquillo, verso chissà dove, tenendo stretto il suo quaderno.

L’autista richiuse la porta, poi, dallo specchio, mi rivolse un sorriso.

 

Roma, Luglio 2008

 
 TEMPO DE SARDI
 

So arivati li sardi! Tutti a core

a comprasse mutanne e li carzini.

Ch’artro se pò comprà er conzumatore:

dovemo tutti sordi a li strozzini!

 

Vojo dì co le rate, er contatore,

li mutui, pe’ sfamà li regazzini

ce vorebbero sardi a tutte l’ore

e, pe’ principio, ne li mercatini.

 

Famo sardi p’er pane, pe’ la pasta,

pe chi vive sortanto de penzione.

Pe’ vive mejo, cosa che nun guasta,

 

famoli puro pe’ n pò d’istruzzione:

potè magnà, p’er Vangelo, nun abbasta.

Ma gnente sconti su l’educazzione!