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Francesco Franceschini

 
 
 
L’INFANZIA
 

Ecco ora che la casa è di altri,

e dove riponemmo i nostri gesti

ha visto trafugare come merce

la memoria; ecco la domenica!

l’asfalto aspetta, le motociclette

hanno stancata l’attesa;

 

potessero i miei gomiti

d’uomo puntarsi ancora

a quel davanzale, nell’intorpidito

dopopranzo d’agosto

quando tutto e tutto è fermo

e brucia, e la sciantosa estate

sciala la sua giovinezza;

 

scordiamo l’amore che

abbiamo voluto, buttiamolo

via, sciupiamolo come

aria viziata. Alla radio

incombono notizie di calcio,

l’autunno s’avvista

nel furore dei nervi;

 

rovinosa vive il suo tempo

la fanciullezza: eccomi! griderei

a chi mi chiama. Ma le voci sono

a un esilio d’amore muto che non

ha ritorno, e a un dolore quotidiano

che non ha lenimento.

 

 

Oggi la mia città

Oggi la mia città è triste. Arsa di tramontana sembra

una cosa dimenticata, come già marzo di falsa luce

ruba il tramonto. Ricordami di volerle bene,

ricordami il bene che assieme le abbiamo voluto

nel tempo sventato del nostro precoce calvario;

 

del primo amore non si rammenta l’affanno. Si vezzeggia

un coriandolo appena di nostalgia su questo balcone

con vista sul mare di teste e di case che in ordine stanno.

Vorrei dirti che t’amo di più, se più di allora fosse possibile,

vorrei stringerti come mai c’è accaduto. Ma il tempo ci stinge,

costringe la giovinezza in un vicolo stretto che non puoi voltarti,

e poi se ne va senza misericordia.

 
 
 
 
 
 
 
 

      Il progetto Poha     

 

Poesia ed Handicap

 

Queste Poesie vogliono essere di stimolo al nostro prossimo nel condividere un cammino di difficoltà, proprio verso le barriere, che molte volte nella condivisione ed aiuto può essere superato. Basta volerlo!