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Poesia ed Handicap |
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Carlo Catalano |
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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA FACOLTÀ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE Polo Scientifico Didattico di Terni |
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Corso di Laurea in Esperto in Progettazione per l’Insegnamento a Distanza
“L’Arte di Christo e Jeanne Claude”
Relazione di approfondimento per l’insegnamento di: Storia dell’Arte Contemporanea
A cura di Carlo Catalano Anno Accademico 2007-2008
“La memoria vivente è immemoriale,
(Eugenio Montale)
1. Introduzione
2. I Lavori e l’Arte di Christo
3. Biografia e Opere
4. Conclusioni
5. Bibliografia
6. Sitografia
INTRODUZIONE
L’architettura è per eccellenza il mezzo della memoria a cui è stato demandato il compito di collocare immagini nei luoghi della memoria, i luoghi del vuoto, scrivendo ciò che è capace di scrivere nella materia (superfici, volumi, etc.), costringendo il vuoto a connotarsi quale spazio e lo spazio come manufatto nello spazio-tempo ricreando il pieno, quasi che il ricordo non possa essere che materia, pietra, cemento. Il tempio è forse il primo esempio di architettura della memoria, quella di un Dio immanente che ha lasciato gli uomini orfani della sua presenza, del quale celebriamo il ricordo in ogni angolo della terra.
Ma se la memoria è
assenza, nulla può essere più evocativo del vuoto, nulla rende con
maggior efficacia l’angoscia della perdita di quanto possa fare la
privazione prodotta dalla scomparsa, il vuoto è la vera celebrazione
della memoria, della “disperata memoria” gaddiana, è la metafora
perfetta dell’assenza e della perdita. Christo e Jeanne-Claude hanno profondamente segnato la storia dell’arte della seconda metà del Novecento. Con il loro lavoro, che si delinea già a partire dagli anni Cinquanta, mettono in relazione il gesto estetico con quello quotidiano, il mondo dell’arte con la vita di tutti i giorni. L’artista realizza i primi “impacchettamenti”, occultando con tessuto e spago gli oggetti più disparati. Sono queste le opere che, da subito, gli danno notorietà a livello internazionale. Jeanne-Claude de Guillebon sul finire degli anni Sessanta si affianca artisticamente a Christo nella ideazione e realizzazione di opere che, uscendo dagli spazi tradizionalmente ristretti degli studi, delle gallerie e dei musei, diventano grandi progetti sul territorio rurale e metropolitano. A partire dal 1969 cominciano a intervenire nell’ambiente naturale e monumentale attraverso un sempre più sofisticato e spettacolare drappeggio, facendo convivere il momento del progetto e quello dell’azione. Tuttavia al riguardo ho qualche dubbio: forse le opere naturali non piacciono a tutti ma, definirei presunzione, il volersi accaparrare il diritto di “decidere per tutti”. L’intervento sul paesaggio muove da una duplice esigenza estetica e sociale. La prima corrisponde a un segno macroscopico che i due artisti inseriscono nel paesaggio trasformandolo, in qualcosa di totalmente “altro”, inimmaginabile prima, indimenticabile poi. La modificazione percettiva dei luoghi e dei manufatti non è mai invasiva, si propone e non si impone, anche grazie alle soluzioni tecniche di volta in volta adottate, allo studio e all’impiego di materiali e tecnologie d’avanguardia. La seconda risponde alle componenti sociali, umane ed economiche necessarie alla preparazione e realizzazione dei progetti. La struttura fisica e sociale del territorio sul quale verrà realizzato il progetto, la coscienza ecologica ed ambientale, sono parti fondamentali delle loro realizzazioni. La scala e la natura dei progetti intrapresi, i materiali, le forme i cromatismi introdotti rappresentano una costante offerta di linguaggi sempre nuovi e contemporanei. L’impacchettamento degli oggetti, così come i drappeggi dei progetti, giocano sulla sorpresa che la forma occultata rivela nel momento in cui viene scoperta e trasformata, evidenziandone il valore formale e simbolico, forte e misterioso. Ciò che caratterizza il gesto artistico di Christo e Jeanne-Claude è l’attenzione verso l’aspetto naturale di qualcosa, sia esso un oggetto semplice o un territorio complesso, in modo da collocarlo in una nuova dimensione percettiva. Trasformare l’oggetto, il monumento, l’edificio, il territorio con un intervento che tiene conto delle regole compositive della storia dell’arte significa collocarli in una nuova realtà, quella estetica. La temporanea sottrazione dei loro elementi alla loro abituale forma e funzione li riconduce in un luogo di invenzione formale che è quello specifico della ricerca artistica. Centinaia di migliaia di spettatori, visitando e vivendo le loro installazioni, hanno testimoniato un rapporto possibile, nuovo e diverso, tra grande pubblico e arte contemporanea, creando nei fatti un incontro troppo spesso ritenuto impraticabile Vorrei, inoltre, affermare che a mio parere c’è una caratteristica che, in qualche modo, unisce l’operato dell’artista e me: Christo crea dei pacchi o, per meglio dire, dei contenitori fisici agli oggetti o ai monumenti soggetti delle sue opere, io che non posso esprimermi allo stesso modo uso dei contenitori virtuali elettronici, come ad esempio il blog su MySpace, per esprimere le mie idee.
I LAVORI E L’ARTE DI CHRISTO
Pierre Restany, teorico del Nouveau Réalisme, ne mette in risalto, al di là del significato sottilmente concettuale, proprio l’aspetto progettuale, perché di vero e proprio progetto si può parlare nel caso delle “sparizioni” di Christo: "...in un momento in cui l'architettura conta troppi ingegneri o uomini d'affari e non abbastanza poeti, Christo fa parte di questi artisti che assumono il rilancio immaginativo di questo campo". I "Wrapped Buildings" di Christo Javacheff sono esperimenti da laboratorio che riproducono artatamente la perdita e l’assenza di una realtà della quale ci obbliga a ricostruire il ricordo, se vogliamo conservare le importanti coordinate spazio-temporali di riferimento sulle quali è costruito il senso del presente, del passato e dell’identità storica.
A quello che Restany
definisce rilancio immaginativo corrisponde nell’osservatore uno
sforzo immaginativo consapevole che costruisce il “non visto” o,
come dice André Breton, ciò che desidera diventare reale, attività
mentale non ludica, ma vero e proprio processo cognitivo, lo stesso
che entra in gioco nell’esperienza estetica, “…l’immaginazione non è
che una fuga dal pensiero, è un pensiero altrettanto rigoroso che il
pensiero filosofico o scientifico, l’arte è al livello più alto del
pensiero immaginativo, come la scienza al livello più alto del
pensiero razionale.”
“…io voglio ricreare
in questo progetto qualcosa di significativo, che parta dalla
memoria per rivolgersi alle generazioni future…,” così dice a
proposito di Ground Zero Daniel Libeskind (Bologna, Palazzo della
Cultura e dei Congressi 15 ottobre 2003). Libeskind è musicista alla
ricerca di un denominatore comune fra tutte le forme creative, che
dice "...il più ricco insegnamento viene dalla musica...", o Walter
Pater che già nel nel 1870 scrive "tutte le arti tendono alla
musica". Se è utopia pensare che si possa salvaguardare il vuoto lasciato da una distruzione, altrettanto lo è pensare che milioni di metri cubi possano esserne i custodi del ricordo e non invece una la celebrazione trionfalistica che trasforma i luoghi della memoria in luoghi del potere. Sarà forse l’impacchettamento di un artista visionario come Christo, un architetto del sogno che sa trasformare la realtà in un mistero tutto da svelare, a ricordarci di ricordare emozioni, pensieri, gioie, paure e sentimenti e cercarli nel grandioso progetto di Libeskind, nell'aggressiva architettura di Postdamerplatz o negli innumerevoli musei di tutti gli olocausti, con la speranza di ritrovarli Quando nel '74 questo artista sbarcò nella capitale per rivestire quel pezzo di antica Roma, in pochi lo presero sul serio. Le solenni Mura Aureliane, in realtà ,avevano cambiato colore e aspetto. Sembravano un'altra cosa, a metà tra il giocattolone e un mega oggetto di arredo urbano. Si trattava in realtà di una vera e propria opera d'arte firmata Christo. Egli si era già fatto conoscere in Italia quattro anni prima per aver impacchettato a Milano il monumento a Vittorio Emanuele. Ma il caso Christo scoppiò a Roma. Era una provocazione bella forte, un modo inconsueto di portare l'arte al pubblico, intervenendo in uno dei luoghi sacri dell'arte, manipolandone gli esempi più illustri e trasformandoli in opere della contemporaneità. In realtà questo lavoro Christo (che è un artista ambientale: interviene vale a dire in contesti precisi e modella le sue opere a partire da questi) lo fece giustamente a Roma, culla dell'arte classica. Altrove i suoi mega drappeggi sono tutt'altra cosa, perché è il luogo, l'ambiente appunto, a fare in un certo senso l'opera. In America, ad esempio, la fantasia, la grande libertà espressiva di Christo si esercitano negli smisurati spazi naturali presenti in quel Continente. Così in Colorado sta ultimando un intervento sul fiume Arkansas: un enorme rivestimento drappeggiato e sopraelevato del letto del fiume. In Svizzera, invece, ha sottolineato la natura verde di questo Paese avvolgendo con gradi teli un bosco di alberi. In Germania, ancora, nello storico Gasometro di Oberhausen, ha realizzato un grande muro (The Wall, è il titolo dell'opera) con tante piccole botti colorate. E mai questi interventi sono invasivi, sono realizzati anzi tenendo molto in conto l'equilibrio ecologico del luogo, la sua configurazione all'interno dello spazio. In molti, soprattutto tra i non addetti ai lavori, si sono chiesti che cosa volesse dimostrare Christo. E la risposta in realtà è molto semplice. Christo lavora, come avviene molto spesso nell'arte contemporanea, sulla modificazione percettiva dei luoghi, che sotto le sue mani e con lo strano rivestimento che gli aggiunge, cambiano natura, ma anche il modo di essere guardati. Un po' il rovescio dell'operazione che ha fatto Duchamp con il "ready made" quando innalzò l'oggetto d'uso, l'orinatoio, ad opera artistica. Christo fa il contrario: se in partenza ha un'opera d'arte (come le Mura Aureliane) questa è reinventata come un bizzarro oggetto d'uso. Se è un elemento naturale o un manufatto, si trasforma in opera artistica. E tutte comunque diventano indimenticabili. Perché protagoniste di una nuova estetica. Monumentali, solenni e sontuose come le Mura Aureliane. L’opera Valley Curtain viene realizzata ad un anno di distanza da un medesimo tentativo però andato male. L’artista allestisce con una tenda gigantesca la chiusura di un canyon, il Grand Hogback Rifle nel Colorado. Questo immenso sipario era largo circa 394 metri e composto da uno speciale tessuto sintetico, il polyamide. Il colore scelto dall’artista per la sua installazione gigantesca fu l’arancione spiccava particolarmente mentre sbarrava il fondo della vallata tra due fianchi rocciosi. Per garantire la stabilità della struttura è stato necessario l'impiego di decine di tonnellate di cavi d'acciaio, ma nonostante questo dopo 28 ore l'opera dovette essere smontata a causa delle raffiche di vento presenti nel canyon. Molte opere di Christo, come in questo caso, nascono nell'ambiente ed esprimono un messaggio di riconciliazione con esso , i materiali impiegati infatti sono tutti scarti dell'industria, riciclati e riciclabili. Le sue istallazioni infatti non intendono modificare l'assetto naturale delle zone in cui opera ,bensì coprire, nascondere e dividere luoghi ed elementi che possono scomparire senza però cambiare la loro identità. Il velo che copre l’oggetto lasciando trasparire solo la forma è un’operazione estetica, per Christo, che riconsegna alla percezione umana l'essenza stessa di quell’oggetto. L’opera di Running Fence, dalle dimensioni gigantesche, è stata realizzata attraverso le contee di Marin e di Socoma , in California, a nord di San Francisco. Essa consiste in una sconfinata muraglia di tela che, alta più di cinque metri, corre per quaranta chilometri attraversando colline e valli della California. Fu necessario interromperla però nei tratti in cui incrociava l’autostrada. Il percorso di questa muraglia di tessuto si snoda in maniera piuttosto accidentata per poi tuffarsi nell’oceano. Per questa installazione fu necessario un progetto che durò quattro anni. Per fissare la tenda furono necessari duemila pali metallici e centinaia di migliaia di ganci; l'infrastruttura di ancoraggio fu fisicamente realizzata da 65 operai specializzati in vari mesi di lavoro e l’'operazione finale di montaggio del tessuto durò per ben tre giorni, con l’aiuto di 350 studenti. La riflessione che intende proporre quest’opera è quella del limite che l’uomo pone arbitrariamente alla natura illimitata con contini di stato, confini di proprietà, e anche confini mentali e culturali. Per 14 giorni , dal 24 giugno al 7 luglio del 1995 , il Reichstag di Berlino fu avvolto e legato su tutti i lati dall’artista bulgaro con un tessuto metallizzato, come se fosse un pacco. Era dal 1971 che Christo e Jeanne-Claude, sua compagna di una vita, avevano in mente questo progetto. Dopo ventiquattro anni di lavoro e perseveranza, grazie anche alla partecipazione dei cittadini e delle istituzioni (tra questi ovviamente il comune della città di Berlino e le autorità federali), l’artista riuscì a portare a termine questa emblematica opera d’arte. Per avvolgere per due settimane il simbolo della democrazia tedesca furono stati usati 100.000 metri quadrati di tessuto di propilene con finitura in alluminio e più di 16 chilometri di corda dello stesso materiale. Surrounded island o Isole impacchettate di Christo (1983). E' il più spettacolare intervento di Christo per quanto riguarda il mare. La progettazione di tale installazione è durata quattro anni. Le undici, piccole isole della Biscaine Bay, in Florida, vicino a Miami, sono state circondate da un tessuto rosa brillante. Per rendere possibile fisicamente tale opera, le porzioni di tessuto sono state cucite tra loro direttamente in mare, in modo da seguire i reali contorni degli isolotti, formando un bordo colorato largo 200 piedi. Quest’opera, tanto gigantesca, fu altrettanto effimera: la sua durata fu di soli quattordici giorni. La fruizione di tale installazione, inoltre, è stata possibile solo attraverso un volo aereo, poiché il territorio di Miami, non presentando alture, rendeva impossibile una visibilità da terra delle isole impacchettate.
BIOGRAFIA E OPERE
Christo e Jeanne-Claude, o più spesso solo Christo, è il nome d'arte con il quale è conosciuta l'opera comune di Christo Javacheff (nato il 13 giugno 1935 a Gabrovo in Bulgaria) e di Jeanne-Claude Denat de Guillebon (nata ugualmente il 13 giugno 1935 a Casablanca in Marocco). Questa coppia di artisti contemporanei si è resa celebre per i suoi oggetti impacchettati. Americani naturalizzati, vivono a New York nel quartiere di Soho. Come appena detto sopra, Christo Javacheff è nato a Gabrovo, in Bulgaria, il 13 giugno 1935. Il periodo che va dal 1953 al 1956, Christo studia la pittura, la scultura, il disegno e l'architettura, effettua anche esperienze come regista e di messa in scena teatrali con il teatro d'avanguardia Burian. Per vivere esegue ritratti su commissione. Poco dopo si trasferisce a Praga, dopo gli studi all'Accademia delle Belle Arti di Sofia. Nel 1957 rimane per sei mesi a Vienna e studia scultura nell’atelier di Fritz Wotruba all’Accademia di Belle Arti. Nel 1958 Christo arriva a Parigi, dove sceglie di utilizzare esclusivamente il suo nome rinunciando al suo cognome slavo. Lì nel paese transalpino conoscerà, inoltre, la sua futura moglie Jeanne Claude de Guillebon. Inizia a creare le sue prime opere i cosiddetti "wrapped objects" cioè oggetti impacchettati con i quali si fa' conoscere, tra gli oggetti vi sono; lattine, sedie, bottiglie e scatole avvolte da tessuto cerato e spago. Secondo la concezione di Christo gli oggetti di tutti i giorni possono diventare degli oggetti di vero interesse per l'arte senza distinzione di forma e di bellezza. Conosce ed entra in contatto con Pierre Restany e i futuri membri del Nouveau Réalisme. Le sue prime opere sono dei dipinti astratti e degli impacchettamenti di oggetti (bottiglie, bidoni, cartoni, tavoli ecc.) o di modelli viventi nella tela o nella plastica. Jeanne-Claude Denat de Guillebon, è francese. Nata a Casablanca in Marocco il 13 giugno 1935. Una curiosità stà nel fatto che lei e Christo sarebbero nati lo stesso giorno alla stessa ora. Si è laureata in filosofia nel 1952 a Tunisi. I due si incontrano nel 1958, anno che segna l'inizio della loro collaborazione artistica. Christo è principalmente l’artista, e Jeanne-Claude l’organizzatrice : « Le opere destinate al pubblico sono firmate da Christo e Jeanne-Claude, i disegni da Christo ». A Gentilly in un garage,mette insieme dei bidoni d’olio rivestiti di tela cerata e spago: "Inventaire 1958-1960". Nel 1960 Christo ha un figlio dalla sua compagna Jeanne che chiamano Cyril. L’anno successivo si inizia la costruzione del muro di Berlino. Christo è particolarmente colpito a causa della propria origine. Prima mostra personale con il testo critico di Pierre Restany alla galleria Haro Lauhus a Colonia. Nel porto di Colonia inizia a progettare e realizzare le sue opere su larga scala; "Project for the wrapping of a public building", "Stacked oil barrels"(bidoni d’olio sovrapposti) e "Dockside packages" nel porto di Colonia, che segna anche l'inizio della collaborazione artistica con Jeanne-Claude. Esegue il progetto per l’imballaggio dell’Ecole Militaire a Parigi, e in dicembre espone con Deschamps alla Galerie J a Parigi nell’esposizione collettiva Nouvelles aventures de l’objet organizzata da Pierre Restany. Nel 1962, in occasione del matrimonio di Yves Klein con Rotraut Uecker realizza come dono di nozze, un ritratto degli sposi rimasto incompiuto. Realizza la "Iron Curtain-Wall of Barrels", bloccando la Rue Visconti di Parigi. Impacchetta modelle viventi a Parigi (da Yves Klein), Londra e Dusseldorf dove l’azione è filmata da Charles Wilp. Impaccaggi di motociclette, macchine da presa, segnali stradali. Sempre nello stesso anno si sposa con Jeanne-Claude de Guillebon. Nel 1963 espone alla galleria Schwarz a Milano, alla galleria Schmela a Dusseldorf e alla galleria del leone a Venezia. Prime "Show Cases": scatole-vetrine rettangolari in vetro trasparente ed impaccate internamente da tessuto che tappezza ogni parete. Partecipa ad una manifestazione nel quadro del Nouveau Réalisme innalzando a Monaco un muro di barilotti di birra. Realizzazione del film "Voiture empaquetée" prodotto da Charles Wilp a Dusseldorf. L’anno seguente Christo rimane stabilmente a New York. Realizza l’mpacchettaggio di una statua, all’Esplanade du Palais de Chaillot a Parigi filmato dalla televisione belga. Prime vetrine d’esposizione, "Store Fronts", elaborate partendo dal principio delle vetrine e inserite in cornici architettoniche colorate, in legno, plastica o metallo. Progetto di imballaggio di due grattacieli a New York: Lower Manhattan Packed Buildings. Nel 1966 Christo realizza l’esposizione personale allo Stadelijk van Abbe Museum di Eindhoven, con testo di Lawrence Alloway, dai primi incontri con la realtà americana nascono i progetti per gli "Air Packages" (imballaggi d’aria sotto forma di palloni, legati con spago, di circa cinque metri di diametro). Non riesce realizzare il progetto degli alberi imballati "Packed Trees" per il Park Forest di St.Louis (Missouri). Nuovo imballaggio d’aria: 42,390 Cubic Feet Package, Walker Art Center, Minneapolis School of Arts. Nel 1967 Christo non riesce a realizzare un progetto di un immenso muro galleggiante di bidoni sbarranti il canale di Suez: "Floating Oil Drums Mastaba", Suez Canal. Il 1968 si caratterizza per la presenza di Christo con una mostra personale presso il MOMA di New York, con testo di William Rubin, Christo wraps a Museum. Impacchettamento di una fontana: "Packed Fountain" e di una torre medievale: "Packed Medieval Tower" a Spoleto. Primo impacchettamento di un edificio pubblico: la Kunsthalle di Berna, "Packed Kunsthalle Bern". Progetti non realizzati: l’impacchettamento del Museum of Modem Art di New York nel quadro dell’esposizione Dada, Surrealism and their Heritage; gli sbarramenti della quinta e sesta avenue di New York con dei barili d’olio e l’impacchettamento delle sculture esterne del museo in occasione della sua esposizione personale al Museum of Modern Art di New York. Installazione di 5000 Cubic Meter Package in un impacchettamento di 5000 metri cubi d’aria di 93 metri di altezza e di 11 metri di diametro per Documenta IV di Kassel. L’involucro di tessuto rinforzato è trattenuto da 1818 metri di cavi d’acciaio legati a fondamenta di 183 tonnellate di cemento disposte in un cerchio di 273 metri di diametro. Sempre a Documenta: corridoio-vetrina di magazzino, Corridor Store Front di circa 500 metri quadrati. All’Institute of Contemporary Art di Philadelphia, realizzazione di un Mastaba di 1240 barili: 1240 oi1 Drums Mastaba e impacchettamento di due tonnellate di fieno, Two Tons of Stacked Hay. Sempre lo stesso anno, Christo realizza l’esposizione personale all’Institute of Contemporary Art, University of Pennsylvania, Philadelphia. Nel 1969 imballa, con l'aiuto di vari studenti, il Museo d'arte Contemporanea di Chicago "Packed Museum of Contemporary Art". A Little Bay, presso Sydney (Australia) realizza circa 1,5 Km di impacchettamento di una costa rocciosa con 304.000 metri quadri di tessuto legato con 58 Km di corde di nylon: "The Wrapped Coast". Realizza la mostra personale alla National Gallery of Victoria a Melbourne (Australia). Realizza un film: "Wrapped Coast". Durante quest’anno abbiamo diversi progetti non realizzati: l’accatastamento di 1.249.000 barili di petrolio in Texas: "Project for Stacked Oil Drums" Houston Mastaba, lo sbarramento di un autostrada: "Closed Highway" e l’imballaggio di tutti gli alberi dell’avenue des Champs-Elysées a Parigi: "380 Wrapped Trees". Nel 1970 non riesce a realizzare alcuni progetti di percorsi ricoperti di tessuto: "Wrapped Walk Ways" nel parco di Ueno a Tokyo, di imballaggio dei chiostri a New York: "The Cloisters Wrapped-Project" for New York, e di un muro di tessuto a Berlino Ovest: "Curtains for West-Berlin Project for the Berlin Wall". Per il decimo anniversario del Nouveau Réalisme realizza l’impacchettamento della statua di Vittorio Emanuele in piazza Duomo "Wrapped Monuments, Milano: Monument to Vittorio Emanuele, Piazza Duomo" e del monumento di Leonardo da Vinci, in piazza Scala a Milano: "Wrapped Monuments, Milano: Monument to Leonardo da Vinci, Piazza Scala". Numerose esposizioni personali nei musei tedeschi "Wrapped Floors" (Haus Lange Museum Krefeld, Kunsthaus di Amburgo), americani (the Museum of fine Arts, Houston) e gallerie in Inghilterra, Italia, Francia, Svizzera. Dopo 28 mesi di lavoro, Christo riesce a terminare, il "Valley Curtain". Un primo tentativo fallì nell’ottobre 1971, ma poi il 10 agosto 1972, a Grand Hogback Rifle nel Colorado si dispiega su 394 metri di larghezza, una tenda di polyamide arancione che sbarra il fondo della vallata tra due fianchi rocciosi. Al termine di 28 ore, forti raffiche di vento soffianti a 100 km/h rendono necessario il suo smontaggio. Viene realizzato un film: Christo’s Valley Curtain. Primo progetto di impacchettamento del Parlamento tedesco a Berlino "Wrapped Reichstag, Project for Berlin". Dal 1973 al 1975 Christo espone la sua arte in vari musei europei e in America, a Roma impacchetta un muro: "The Wall", a Newport Rhode Island "Ocean Front":13940 metri quadri di tessuto di polypropilene galleggiano sul mare. Progetto per il Pont Neuf: "The Pont Neuf Wrapped - Project for Paris", diversi progetti d’imballaggi non realizzati a Ginevra in particolare quello dei getti d’acqua, lungolago Gustave Ador e a Washington il centro J.F.Kennedy. Numerose esposizioni personali negli Stati Uniti e in Svizzera al Musée Rath a Ginevra. Progetto d’impaccaggio della monumentale statua di Cristoforo Colombo a Barcellona: "Wrapped Monument to Cristobal Colon". "The Running Fence", in California, è un progetto di Christo datato 1972 che si concretizza il 10 settembre 1976. Per 14 giorni, a nord di San Francisco, questa frontiera di nylon bianco di 5,50 m di altezza ha attraversato per 40 km di lunghezza i terreni di 59 proprietari per andare a gettarsi nell’Oceano Pacifico a Bodega Bay. Produzione del film: Running Fence sull’evento. Nel 1977 Christo incontra le autorità tedesche, per il progetto datato 1972, di impacchettamento del Reichstag a Berlino: "Wrapped Reichstag Berlin". Un’esposizione consacrata al progetto ha luogo a Londra (Annely Juda Fine Art) in novembre - dicembre. Progetto ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi di accatastamento di 390.500 bidoni di petrolio: "Abu Dhabi Mastaba, Project for United Arab Emirates". Nel biennio 1978-1979 Christo realizza dei percorsi ricoperti, "Wrapped Walk Ways" nel Loose Memorial Park a Kansas City, Missouri dal 2 al 16 ottobre. Su 4,5 km di percorsi e viali, tredicimila metri quadrati di nylon arancione sono fissati al suolo con chiodi e fermagli. Produzione del film Wrapped Walk Ways. Nel 1980 Christo realizza "The Gates"; progetto per Central Park a New York, si tratta di allestire i percorsi e viali del parco con grandi riquadri in metallo (1,70 m di altezza) installati perpendicolarmente ogni 3 metri e muniti di una tenda di tela appesa al montante superiore e fluttuante liberamente. Progetto non realizzato di copertura del Duomo di Colonia in occasione del 500° anniversario della costruzione della cattedrale. Il 1983 è l’anno della realizzazione di "Surrounded Islands"; In Florida, a Biscayne Bay, Miami: undici isole vengono circondate da 60 ettari di tessuto di polypropilene galleggiante sull’oceano. L’installazione dura 15 giorni. Il progetto era stato lanciato nel 1980. Nel 1984 Christo realizza il "Wrapped Floors and Stairways" in Svizzera. Durante il 1985 Christo esegue il progetto "The Umbrellas, project for Japan and Western U.S.A.", vuole collegare tra di loro Giappone ed ovest degli Stati Uniti in una linea ideale formata da 3000 ombrelli di forma ottagonale, talora raggruppati, talora distanziati gli uni dagli altri, questi seguono l’andamento del terreno attraversando i territori di due continenti. Impacchettamento del "Pont Neuf" a Parigi dal 20 settembre al 4 ottobre, (progetto del 1974) con utilizzazione di 40.000 metri quadri di tela e di 13.000 metri di corda. Nel 1990 realizza il "Wrapped Vestibule", alla Art Gallery of New South Wales, Australia. Nel 91' realizza in parte il progetto "The Umbrellas, project for Japan and Western U.S.A." Nel 1992 "Over The River, Project for the Arkansas River, State of Colorado". Progetto di copertura di un fiume con teli di plastica sostenuti da cavi d’acciaio. Nel 1995 Christo realizza "Wrapped Floors and Stairways and Covered Windows" Museum Würth, Künzelsau, Germania. Realizzazione di "Wrapped Reichstag, Berlin, 1971-95", 100,000 metri quadrati di tessuto, 15600 m di corde e funi. Poi nel 1998 realizza il "Wrapped Trees", alla Fondation Beyeler and Berower Park in Svizzera. Nel 1999 Christo realizza: "The Wall - 13,000 Oil Barrels", un’installazione all’interno del Gasometro di Oberhausen, Germania.
CONCLUSIONI
L’opera di Christo mi lascia perplesso. Ho come la sensazione che egli voglia trasmettere al pubblico una sensazione di mistero e di fascino come per un regalo. Infatti, se da un lato il regalo incartato acquista fascino e mistero aumentandone l’apprensione al momento in cui lo si scarta (si potrebbe, allora, dire che il momento più atteso nelle opere di Christo è quando le scarta!) dall’altro se il regalo è bello non ha bisogno di essere incartato (come diceva la pubblicità dei cofanetti Sperlari, circa 27 anni fa) e, le opere di Christo riguardano cose già belle per loro intrinseca natura. Penso che, se le opere di Christo da un lato possono sembrare una protezione delle cose, dall’altro ne offuscano il fascino e la bellezza. C’è di positivo che, lo spettatore e il pubblico chiamato a sciogliere e far galoppare la sua fantasia, sarà portato a dare un valore maggiore alle stesse cose che abitualmente vede con occhio indifferente. Con l’impacchettamento credo che Christo voglia rappresentare il velo che spesso ci offusca la visuale che dalla mente raggiunge il campo visivo, facendoci vedere cose annebbiate o, a volte, togliendocele completamente dalla vista. Christo penso che intenda realizzare e trasmettere essenzialmente questo effetto. Tra l’altro ciò gli servirà a sentirsi potente, visto che questo effetto è prerogativa della natura. Mi ha fatto riflettere questo ritaglio di articolo de “L’Unità”: «È curioso pensare che una città come New York abbia bisogno di pubblicità. Ma se da un lato c’è la chiarezza dei bisogni di Bloomberg e dell’economia cittadina (si dice che grazie a questa mostra all’aperto circa 80 milioni di dollari per 200.000 turisti in più rispetto alla media stagionale entreranno nelle casse del comune), dall’altra c’è la vaghezza dell’artista, Christo, il quale a chi gli chiede «Ma perché dei portali, o cancelli che dir si voglia, nel parco?», «Ma perché proprio arancioni (o color zafferano)?», «E che cosa significano?», risponde che «l’arte non è nulla, è solo arte» ed è fatta solo «per la gioia e la bellezza». Vorrei concludere affermando che nelle opere di Christo ho ritrovato qualcosa che si ricollega un po' ad una breve favola che ho scritto qualche anno fa' intitolata la “Montagna” e che è riportata qui sotto: Tanto e tanto e tanto tempo fa c'era un paesino che era “sorvegliato” da una montagna misteriosa. Questa montagna manteneva il suo mistero perché, nessuno era riuscito ad andare in cima! Tutti quelli che avevano tentato, chi per il brutto tempo, chi perché aveva trovato il ghiaccio, insomma, avevano dovuto desistere! C’era un uomo in paese che, si chiamava Filippo. Questo Filippo era famoso per la sua tenacia. Non c’era impresa che aveva cominciato che poi non avesse finito. Una sera decise che la mattina dopo sarebbe andato in cima alla montagna misteriosa. La mattina dopo si alzò presto e si avviò! Con la tenacia che lo distingueva piano, piano arrivò in cima. Qui vide un panorama meraviglioso, se guardava ad est vedeva il mare, se guardava ad ovest vedeva altre montagne. Adesso però avvenne un prodigio: guardò di nuovo ad est ed il panorama era cambiato ed ogni volta che si girava il panorama cambiava. Restò a voltarsi e rivoltarsi per alcune ore! Poi venne la sera e dovette lasciare la vista di quel panorama che, magicamente, cambiava e si avviò verso valle. Quando giunse in paese, andò all’osteria e raccontò della sua avventura, un vecchio (considerato il saggio del paese) disse: “ogni cosa per essere bella deve essere vista, finché nessuno la vede non sarà mai bella!” Questa storia dice: nulla è bello se nessuno lo vede
BIBLIOGRAFIA
Argan C. G. , Introduzione alla storia dell’arte italiana, ed. Sansoni, Firenze 1988 Dorfles G. , Ultime tendenze nell’arte d’oggi, Universale Economica Feltrinelli, Milano 1999 Corgnati M. e Poli F. , Dizionario dell’arte del novecento, Bruno Mondadori, Milano 2001 Maraniello G. , Arte in Europa 1990-2000, ed. Skira, Milano 2002 Barilli R. , L’arte contemporanea, da Cézanne alle ultime tendenze, Universale Economica Feltrinelli, Milano 2006 Gombrich E. H. , Argomenti del nostro tempo, Cultura e arte nel XX secolo, Giulio Einaudi Editore |
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