Queste Poesie vogliono essere
di stimolo al nostro prossimo nel condividere un cammino di
difficoltà, proprio verso le barriere, che molte volte nella
condivisione ed aiuto può essere superato. Basta volerlo!
" POHA
SEZIONE LIBRO "
UILDM DI BERGAMO
-
SOTTO IL SEGNO DEL DIVERSO -
Da questo libro sono state tratte
le poesie scritte da autori disabili:
MARCELLA RIBONI
CLAUDIO IMPRUDENTE
ROSANNA BENZI
UGO ALBRIGONI
LUCIANO LORENZON
ROSANNA BENZI
UGO ALBRIGONI
LIVIO BONZANNI
MINA CASSAGO
KATIA
Introduzione di DAVID MARIA TUROLDO
PERCHE' NON CI SIANO PIU'
<<DIVERSI>>
Comincio amico, da due richiami evangelici.
Il primo si riferisce ad un uomo che aveva
una mano inaridita. Quando Gesù, proprio perché era il
giorno di sabato e tutti i farisei stavano a guardare cosa
avrebbe fatto in pieno sabato, disse all'infermo: <<Mettiti
in mezzo!>> - Proprio così : era un handicappato, messo nel
mezzo, avanti tutto; poi guarito: in pieno sabato, ripeto.
Il secondo e' il ricordo di una sala di
nozze che a un certo punto si riempie di <<ciechi, e zoppi e
sciancati>>, cioè di emarginati di ogni genere, raccolti
perfino da <<dietro le siepi>>.
Ti dico subito, lettore, il mio stato
d'animo. A presentare un libro come questo, sento
inevitabile un composito senso di disagio. Per molte
ragioni. Primo perché e' un libro su emarginati: composto e
quindi vissuto, con una sensibilità quasi offensiva (certo,
al di là delle intenzioni), nei confronti della tua presunta
condizione di <<essere civile>>, condizione ritenuta da te,
magari involontariamente, quale spartiacque tra te e loro:
tra te che ti pensi normale e loro anormali perché menomati.
Questo e' il confine, la cinta di difesa della tua
superiorità. Una situazione che non può non farti
riflettere, se appena conservi ancora, nel tuo <<essere
civile>> un minimo di umanità! Altra ragione di disagio è
che non basta parlare e magari scrivere bene! - ma bisogna
fare. E poiché non fai, o comunque non fai mai bene
abbastanza, ecco che a farsi belli con la sofferenza degli
altri e con i meriti dei pochi generosi che sono i fratelli
volontari, c'è semplicemente da arrossire se appena
sopravvive un pò di pudore.
Infine, al di là delle statistiche che pure
e' bene sempre aggiornare, e al di là dei metodi da
rinnovare sempre, e i rimedi sempre da inventare; al
di là di questo, cosa dire che già non si sappia? E
rispetto al fare: ridursi, come succede, al solito gesto di
pietà? Ma se non c'è nulla di più offensivo quanto questo
modo usuale, appunto pietoso, del nostro interessarsi ai
loro casi?
Anche se proprio questo e' il termine che
bisognerebbe riscattare fra tutti: precisamente il termine
della pietà che e' valore principe, il valore che dovrebbe
informare tutta la vita, sia religiosa che civile! Tanto più
che e' difficile vivere un'autentica vita quando la si
incasella in schemi che poi rischiano di danneggiarsi
reciprocamente. E' scritto che la pietà e' utile a tutto, ma
cosa si deve intendere per pietà?
<<C'era un uomo>> capitato in una società di
briganti, spogliato di tutto, lasciato mezzo morto ai
margini della strada. Ecco, che sulla stessa strada, - narra
la parabola - , passa un prete che vede quell'uomo ma
scostandosi, va oltre. Immagine precisamente di una
religione senza pietà. A che serve? Ancora sulla stessa
strada ecco che passa un levita. Il levita era uno
appartenente alla classe dirigente, destinato a divenire
membro della gerarchia; lo si potrebbe dire, oggi, uno
dell'esecutivo. Anche il levita <<lo vide e passò oltre>>.
Infine passa un samaritano, sempre sulla
stessa strada. Il samaritano era per la mentalità ebraica,
un eretico, uno scomunicato, un perduto. Invece è proprio
quell'uomo che vide quel povero uomo spogliato di tutto,
che giaceva carico di ferite ai margini della strada. Il
Vangelo dice che <<vedutolo, subito il samaritano si
mosse a pietà>>. Il testo dice esattamente così: <<che lo
vide, e si mosse a pietà, e si curvò su di lui: gli fasciò
le ferite, gli versò olio e vino, lo caricò sul suo
giumento; poi lo portò nell'albergo, si prese cura di lui,
pagò per lui; poi ritornò indietro a pagare>>. Ecco, questa
è la pietà finalmente spenta; lo pietà non offensiva. Il
valore che ci può salvare, sia rispetto alla vita religiosa
che quella civile: il valore che dovrebbe ispirare tutte le
leggi e tutti i volontariati. Il valore che si appoggia sui
dieci verbi che costituiscono il nuovo decalogo: appunto i
dieci verbi dell'amore. Sarà allora che non esisteranno
più né emarginati né diversi, poiché saremo tutti una <<cosa
sola>>: una società precisamente che possa dirsi religiosa e
civile insieme, perchè sarà una sola realtà. Anche se i
distrofici continueranno ad esistere, ma non si sentiranno
più diversi Invece, nonostante i duemila anni di
cristianesimo ecco che continuiamo a fare ancora
<<orfanotrofi>> e <<brefotrofi>>, e <<correzionali>> e,
<<ricoveri>> ed <<ospizi>> che sono parcheggi di attesa E
magari facciamo tutto questo con l'aggiunta della
soddisfazione di una coscienza tranquillizzata. Senza
neppure avvertire che anche noi, proprio perché ispirati a
un tale genere di <<buone azioni>>, ci rendiamo responsabili
di una società tanto ipocrita quanto disumana: una società,
in fatto di emarginazione, senza nessun pudore; e da parte
degli emarginati, una società senza scampo. Anche perché
non è solo il distrofico e l'handicappato che è un peso, ma
lo stesso uomo, qualunque uomo, rischia di non contare più
nulla. Cioè, una società dove c'è sempre meno posto per
l'uomo. A questo punto non c'è da rifarci alle statistiche
come dicevo; non c'è da leggere e da prendere coscienza. E
però deciso a partire da questo punto di vista che mi sono
sforzato di esporre: dalla necessità di cambiare
radicalmente lo spirito; diversamente, non servono né
professionalità né statistiche e perfino rischiano di non
servire neppure certi volontariati; che invece ci
auguriamo siano i segni più delicati di questa nuova
umanità che sogniamo.
Marcella Riboni
DIFFICILE
Difficile è amarti!
Difficile è capirti!
Difficile è accettare
il verdetto che designa
un assurda sconfitta.
Una sconfitta
troppo grande,
troppo dura.
Tanto più grande,
tanto più dura,
perché incomprensibile,
inattesa.
Angoscia,
disperazione,
sofferenza
scrivono ormai
giorno dopo giorno
ogni pagina della mia vita.
Difficile è amarti!
Difficile è capirti!
Ma nonostante tutto
Voglio cercare di farlo.
Marcella Riboni
PERCHE' MI
GUARDATE COSI'
Perché mi guardate così,
non avete mai visto una creatura che soffre?
Non avete mai visto un�Anima piangere?
Perché mi guardate così,
perché mi perseguitate
coi vostri sguardi pieni di compassione,
perché mi ferite
con le vostre parole piene di pietà.
Non voglio compassione,
non cerco pietà!
Il mio corpo è malato, è vero,
e forse anche la mia Anima lo è;
ma io desidero avere comprensione,
io cerco amicizia.
Claudio Imprudente
UNA CITTA' IN
ATTESA
Il buio oscura la città
che si addormenta
in un sonno irrequieto.
Dormono gli alberi,
pieni di tristezza e,
di pietà:
dormono i piccioni,
che sul fango della strada,
aspettano un domani migliore di ieri.
Dormono tutti un sonno irrequieto.
Tanti aspettano colui che dovrebbe
fare camminare il domani in un oggi
pieno di speranze e d'amore.
Il cielo si sta vestendo di colori e
il sole saluta la città.
Il grande giorno è arrivato!
Tutti gridano, cantano, pregano.
C'è chi porta le bandiere, le chitarre.
C'è chi fa di tutto per toccarlo.
C'è chi porta le macchine fotografiche,
il magiare, gli handicappati, gli ombrelli.
Tutti sono felici di vederlo.
Poi colui che dovrebbe cambiare il domani
In oggi pieno di speranza e d'amore,
se ne va com'è venuto.
Ma nessuno l'ha sentito.
I piccioni che sul fango della strada,
aspettano un domani migliore di ieri,
s'addormentano di nuovo.
Claudio Imprudente
MARIA (sulla droga)
Maria,
tu che sei un'amica
per quelli che ti vedono
la prima volta
perchè sei bella, attraente
e dai sicurezza.
Maria,
tu che quando ti sposi,
con un ragazzo
non lo lasci fino alla morte.
Maria,
tu che dai sempre
la colpa alla società
e non ti accorgi
che sei tu la società.
Maria
perché non smetti
di togliere vite
una dopo l'altra,
come un cervo
toglie dal prato
dei fili d'erba
per soddisfare il suo stomaco
Maria,
perché non ti togli
la maschera che hai
e non fai vedere il tuo vero volto
che è come quello
d'un avvoltoio
quando aspetta la preda per ucciderla.
Maria,
vattene da questo mondo! Maria.
Marcella Riboni
NON POSSO
Non posso
chiudere gli occhi per non vedere
tutte le miserie
che esistono sulla terra.
Non posso
fingere di non sentire
la voce
disperata della gente
che chiede aiuto,
che cerca un sorriso.
Non posso
imprigionare i miei pensieri
per scoprire una verità
troppo crudele.
Non posso
stringere le labbra
per non gridare
giustizia
per chi, come me,
è costretto a vivere
ai margini della vita.
Non posso
Soffocare la mia coscienza
che ha sete
di pace,
di libertà,
non posso più essere vile,
non posso più
chinare la testa
per rispondere
sempre sì.
Marcella Riboni
LA MIA VITA
La mia vita è una canzone
che non ha parole,
un pentagramma senza note.
I miei pensieri sono farfalle
a cui sono state tagliate le ali.
Il mio sorriso
è un fuoco che non trova più legna da ardere.
Le mie parole
sono fiori senza stelo,
alberi senza foglie.
è un libro con pagine bianche.
Il mio futuro
una macchia d'inchiostro.
Marcella Riboni
MA PERCHE?
Non
sono come tutte le altre
dalla vita non avrò mai niente
nessun ragazzo mai mi bacerà
non avrò un attimo di felicità.
Sapeste com'è triste vivere così,
so che gli altri si divertono
ed io rimango qui sola
sola a chiedermi perché
la vita ce la proprio con me.
Vedo le mie amiche che lentamente si allontanano
da me.
E' giusto. E' giusto.
Vanno verso la vita
ma io rimango sola
a chiedermi perchè
e continuare questa vita vuota
senza nessuno che mi capirà;
gli altri si divertono
ed io rimango qui
sola come un cane
a chiedermi perché
questo schifo di mondo
ce la proprio con me.
Rosanna Benzi
PENSIERI
<<Mi sei antipatico>>
Se sei capace di dirlo ad un diverso
Vuol dire già considerarlo normale>>
Fra noi e voi l'unica differenza
è che spesso noi
non possiamo scegliere.
Riconoscere la propria diversità
è il primo passo per non essere più tali.
Essere handicappati vuol dire assumersi le proprie
responsabilità,
non voler accettare privilegi, ma pretendere
il rispetto dei propri diritti,
assolvendo ai propri doveri.
Ugo Albrigoni
HO CHIUSO IL DOLORE
N'è nato
un altro,
un altro.
Ho chiuso il dolore
dentro al cuore.
E nato
il grido che rompe
ricade schiacciato, pesante.
Un altro,
che strappa
beni di saggezza, di bontà.
Ugo Albrigoni
GAMBLER
Crocifisso con i mozzi
Non sanno che stringo
raggi di luce
zingaro dello spirito
azzardo più volte me stesso
su queste magiche roulettes
e quando la mano adunca
dell'ultimo croupier
ritirerà la posta
la vincita sarà troppo grande
e qualcosa rullerà
sul verde tappeto
dei prati del mondo
tinnendo che il banco ha perso.
Luciano Lorenzon
SOLO IN ME STESSO
La sbandata
è stata tremenda;
ma ho saputo
frenare il flusso
talvolta conveniente
della disperazione.
Sono riuscito a parlarmi.
Non ho risolto
i miei problemi.
Ho capito però
che solo in me stesso
erano riposti,
covati nella cenere
della mia pigrizia,
braci ancora ardenti
di desiderio,
grinta di lottare
e soffrire per vivere,
che da molto,
troppo tempo ormai
credevo spenti.
Luciano Lorenzin
RITENTA
Non fare
di una semplice collina
una invalicabile montagna.
Prova a salirla;
e se cadi
non ti scoraggiare;
ritenta.
Forse
non ce la farai;
ma alla fine
sarai fiero
di averla combattuta
e non subita.
(continua)
Non proverai vergogna
per le mani scorticate,
ginocchia ammaccate,
pei sanguinanti piedi,
ma orgoglio;
perché saprai
di avere vissuto
intensamente
la tua vita.
Livio Bonzanni
Ho pensato di disegnare
un gruppo di cavalli belli e sani
e un cavallo malato in disparte,
ma sono andato fuori tema
perché gli animali non fanno queste differenze.
Le fa solo l'uomo
Mina Cassago
IL MIO CREDO
Credo nella vita
nei giorni che si presentano
come sullo scenario di un grande teatro,
ove io sono il cigno nel lago,
l'immagine nello specchio, l�eroe e il vinto.
Credo in me, nel mio essere
nelle mie capacita�, nella mia ESISTENZA.
Credo e offro la mia convinzione a Dio,
a colui che mi ha creata,
che mi ha fatto vivere.
Katia
CREDERE
Ho alzato lo sguardo, ho visto
un cielo illuminato da tantissime stelle
Ecco ne vedo una che sta per cadere
Mi hanno detto di chiudere gli occhi
e di esprimere un desiderio che si sarebbe
avverato.
Ebbene l�ho fatto
Ma di vero non c�e� niente,
non so se credo ancora nelle stelle
Ma so di credere ancora nella vita.