Partecipiamo.it...vai alla home page

 

 

P A R M A
 
Hostis turbetur quia Parmam virgo tuetur

Renzo Pezzani

(Parma, 4 giugno 1898 - Castiglione Torinese, 14 luglio 1951)

 

Figlio di Secondo, artigiano del ferro, e di Clementina Dodi. L'ambiente in cui visse la fanciullezza, di schietto sapore popolare, intessuto di dure fatiche, di slanci passionali e di solidarietà, rivive nelle pagine della sua poesia dialettale. Se la sua cultura si formò sulle pagine più dense della poesia pascoliana, senza ignorare Novaro e Moretti, per non dire Papini e Manzoni, la sua ispirazione più genuina guardò, più che alla cultura strettamente letteraria, ai mutevoli orizzonti di una realtà osservata nel cuore della sua terra.

Nel 1915 si arruolò volontario come ardito lancia-fiamme allo scoppio della prima guerra mondiale. All'entusiasmo patriottico dei primi mesi, subentrò ben presto una valutazione critica delle cose, con dubbi, scontentezze e ripensamenti. Infine un'amara reazione lo portò a una intensa e tormentosa crisi spirituale, acuita, nel 1918, dallo sconforto seguito alla morte del padre e della sorella minore Elsa. Ritornato definitivamente alla vita civile, riprese gli studi (Istituto tecnico e Istituto magistrale) e nel 1919 aderì al socialismo e al sindacalismo di De Ambris.

Nel 1920 fece l'esordio letterario con la pubblicazione della raccolta di liriche Ombre, con derivazioni stranamente composite di stilemi futuristico-crepuscolari e qualche pennellata dannunziana. In Parma, frequentò il Caffè Marchesi di via Garibaldi, luogo di convegno e di discussioni degli appassionati di lettere e arti, e iniziò l'attività giornalistica: collaborò a La Difesa Artistica (arte, letteratura e teatro, 1921-1923), di cui divenne direttore nel 1922 e che nel febbraio del 1923 accolse in appendice Rovente (diretto da Pietro Illari, futurista). Il Pezzani affiancò a La Difesa artistica una propria casa editrice (ETO) per stampare in proprio la rivista e pubblicare volumi di poesia e prosa. Sempre nel 1922 compilò il manifesto Per una religione immanente del Bene, e iniziò l'insegnamento nella scuola elementare P. Cocconi. Del 1923 è l'abbozzo di Le seti di Baussa, rimasto inedito e introvabile. Nello stesso anno pubblicò il primo lavoro destinato ai ragazzi: Il sogno di un piccolo re (fiaba in versi, Parma, Fresching) e finì di stampare la raccolta di liriche Artigli (ETO) con coloriture futuriste e dannunziane. Del 1924 è la breve e presto delusa adesione al fascismo del Pezzani. Ritornò poi a collaborare attivamente a giornali e fogli di propaganda politica e di lotta sindacale, particolarmente a Gioventù sindacalista e L'Internazionale, cui diede la sua adesione fin dal 1922. In aperto dissenso col fascismo ormai imperante, subì persecuzioni politiche. Infine, amareggiato e disilluso della vita politica attiva, trovò ospitalità nel monastero di San Giovanni Evangelista di Parma. I colloqui con l'abate Caronti lo ricondussero alla pratica religiosa e a studi liturgici. Il Pezzani, più tardi, così esprime quelle esperienze vissute tra il 1920 e il 1924: Partecipò alle battaglie politiche. Se ne ritrasse con anima nuova e cattolica. Nel maggio 1924 fondò La Grande Orma (1924-1925, mensile di religione, lettere e arti), che riporta, nel 2° numero, la nuova professione di fede del Pezzani. Nel 1925 compose una Leggenda di San Francesco, rimasta inedita e poi smarrita. Nello stesso anno il Pezzani subì il forzato allontanamento dalla scuola e la forzata sospensione de La Grande Orma, e collaborò a Battaglie magistrali (periodico di interessi magistrali della provincia di Parma).

Nel 1926 si trasferì a Torino, dove lavorò alla Società Editrice Internazionale. Pubblicò la raccolta di liriche La rondine sotto l'arco (S.E.I.) e iniziò una multiforme attività giornalistica. Sempre nel 1926 pubblicò La stella verde, romanzo fiabesco, presso la S.E.I. Nel 1927 compose i primi versi dialettali, Al stizz (Scuola tipografica San Benigno Canavese - S.E.I., rimasti in bozze), destinati alle scuole di Parma, notevoli come inizio di un interessante settore della produzione poetica del Pezzani. Inoltre iniziò l'attività di traduttore (racconti e romanzi).

Nella primavera 1928 fondò la casa editrice Le Muse, con il proposito di lasciare l'ufficio della S.E.I. (un distacco che avvenne effettivamente soltanto nel 1941) e dedicarsi interamente ad attività editoriali in proprio. La prima sede fu a Torino (via Cirié 14), poi a Parma (strada Cairoli 17). L'attività de Le Muse durò poco più di un anno e mezzo: se ne ricorda il titolo d'una collana (Trovatori del tempo nuovo) e pochissimi volumi, nonostante un'ampia programmazione. Nel 1930 collaborò alla rivista Boccadoro, di cui in seguito divenne direttore. Pubblicò la raccolta di liriche L'usignolo nel claustro (Alpes, Milano), i Racconti del coprifuoco (Artigianelli, Pavia) e il romanzo per ragazzi Corcontento (S.E.I.). Nel 1933 pubblicò Angeli verdi (S.E.I.), Canzoniere degli alberi, e Sole Solicello (La Scuola), raccolta di liriche. Del 1935 è Credere (S.E.I.), racconti cui fu assegnato il premio Pallanza.

Compose inoltre opere in versi e in prosa a ritmo incalzante: La casa del padre (Ancora, Milano), racconto, L'apostolo dell'illusione (Artigianelli, Pavia), romanzo, Il viatico nella tempesta (Tip. Editrice Commerciale, Vicenza), racconto, e Belverde (S.E.I.), canzonette. Nel 1936 uscì Cantabile (Gambino, Torino), liriche nelle quali lo scavo più profondo dell'esperienza umana si realizza in una espressione ormai personale e robusta. Nel 1937 pubblicò Ruggine (S.E.I.), fiabe che segnarono l'affermazione del Pezzani quale prosatore per ragazzi. Due anni dopo pubblicò Il fuoco dei poveri (La Scuola), liriche. Sempre nel 1939, presso La Giovane Montagna di Parma, uscì il canzoniere dialettale Bornisi, matura rivelazione del Pezzani poeta dialettale e nuova stagione di un dolce stil nuovo per la poesia parmigiana in vernacolo. Nel 1940 fu richiamato alle armi. Dopo qualche mese di servizio, trascorso senza alcun entusiasmo né giustificazione ideale, venne congedato e ritornò a Torino. Il distacco definitivo dalla S.E.I. avvenne nel 1941. Iniziò allora l'attività editoriale autonoma con le edizioni de Il Verdone (1942-1945). Nel 1943 pubblicò La prigione illuminata (Il Verdone), con prefazione polemicamente antiermetica e con rifacimento di alcuni testi de La rondine sotto l'arco (1926). Sempre all'insegna de Il Verdone uscì il dittico Gesù Giuseppe Maria e Il fanciullo di Galilea, nonché la fiaba Il re artigiano. Presso la S.E.I. pubblicò una raccolta di bozzetti, La stirpe prediletta, e infine fece uscire un nuovo canzoniere parmigiano, Tarabacli (Il Verdone). L'anno seguente pubblicò la grande fiaba Re Ombra (Il Verdone). Al 1945 data l'attività partigiana e antifascista, a Torino e dintorni, del Pezzani. Nello stesso anno vi fu il fallimento della casa editrice Il Verdone. Il Pezzani aderì al Partito Comunista Italiano e collaborò con il quotidiano ufficiale del partito, L'Unità.

Nel 1946 volle pubblicare in edizione propria il suo Foco Vivo (corso di letture per la classi elementari: cinque volumi illustrati, già usciti in 1° edizione nel 1943 presso la S.E.I.), progettò una nuova rivista per Parma (Novissima Parma), che giunse a essere quasi pronta ma che si arrestò alle bozze del primo numero, e fondò una nuova casa editrice, le Edizioni Palatine (1946-1950). Del 1948 sono Angelo di fuoco (Edizioni Palatine) e Boschetto (poi ripreso nella definitiva raccolta Innocenza, del 1950), ma una bufera economica si abbatté sulle Edizioni Palatine, mentre in Pezzani si aggravavano i disturbi diabetici. L'anno seguente pubblicò La Bagaronna, novella dialettale in versi (Edizioni Palatine) e I mesi dell'anno, La cusen'na pramzana, Il specialitè ‘d Parma (poesie dialettali, in Giallo e blu, Tip. Donati). Del 1950 sono Innocenza (S.E.I.), raccolta di liriche, e Oc Luster (a cura della biblioteca del Consolato Parmense), terzo canzoniere dialettale parmigiano. I due volumi, nei rispettivi campi, segnano la vetta della poesia del Pezzani; contemporaneamente uscirono, presso Paravia, le liriche Odor di cose buone e, presso la S.E.I., il romanzo L'orchidea nera. Il Pezzani patì però in quel periodo nuovi gravi disastri finanziari nel campo dell'attività editoriale. Nel 1951 pubblicò la raccolta di liriche Poesie a due voci, in collaborazione con Giuseppe Colli (Ceam, Avezzano), e scrisse la commedia Al marches Popò. Le sue ultimissime cose furono l'Inno a Parma, musicato da Ildebrando Pizzetti, e un centinaio di versetti dettati per i coristi di Parma. Sommerso dai debiti, il Pezzani venne sepolto sotto le azioni giudiziarie che il fisco e i creditori fecero precipitare sui suoi beni immobili. Morì stroncato da coma diabetico, quando ormai si apprestava a traslocare dalla sua villa nella casa del parroco di Castiglione.

Pochi mesi dopo la morte del Pezzani, vide la luce Frate Luca e le noci (S.E.I., Torino), deliziosa favoletta in versi. Nel 1963, a cura di Ubaldo e Giovanna Ciabatti (edizione fuori commercio) vennero pubblicate sette poesie lasciate dal Pezzani tra i suoi scritti inediti.

Il 28 novembre 1953 i resti mortali del Pezzani vennero traslati dal piccolo cimitero di Castiglione Torinese alla Villetta di Parma, con grande partecipazione di tutta la cittadinanza. La poesia del Pezzani nasce da una singolare biografia di irregolare e di inadattabile, e si svolge su un registro tra il grottesco e il macabro, nella descrizione di una Parma piccolo borghese, cupa, gretta e chiusa. Pateticamente dolorosa, lungo un discorso che unisce alla nostalgia dell'infanzia il senso della vita fallita, questa poesia è sempre tragica, desolata, disperata, anche negli abbandoni più accorati, segnando esiti di indimenticabile forza e commozione.

 

Io ho in mente

un presepe da niente.

Un bambino Gesù,

un bambino soltanto,

posato nella culla

da tante manine

dei bimbi del mondo.

Io ho in mente

un presepe da niente.

E' Gesù che viene

tra tanti bimbi

che si vogliono bene.