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Il suo nome deriva dalla sua primitiva ubicazione
a Co del Lorno, cioè nel punto in cui questo canale affluisce
nel torrente Parma.
Di Caput Lurni si trova traccia nei documenti per la prima volta
nel 1004. In una posizione strategica per la difesa della città
di Parma, viene trasformato in baluardo fortificato a difesa
degli attacchi provenienti da Nord. Coinvolto nella lotta tra
Guelfi e Ghibellini, viene più volte assaltato, incendiato e
riedificato. Alla guida di questo feudo si succedono le famiglie
dei Correggio, dei Terzi e dei Sanseverino.
Azzo da Correggio nel 1337 trasferisce il paese sulla sponda
destra del torrente Parma e fa edificare una rocca nel luogo in
cui sorge oggi il palazzo ducale. Barbara Sanseverino trasforma
la rocca militare in palazzo signorile. Con la nascita, nel
Cinquecento, del Ducato di Parma e Piacenza, i Farnese
stabiliscono a Colorno la residenza estiva della Corte. È in
questo periodo che la cittadina, arricchita da un vasto e
spettacolare parco si guadagna il nome di "piccola Versailles".
Nella seconda metà del Settecento, dopo l'estinzione della
dinastia Farnese, Colorno rivive un momento di gloria con i
Borbone, che la abbelliscono e ne fanno una petite capitale.
Dopo il ducato di Maria Luigia d'Austria, seconda moglie di
Napoleone, con l'Unità d'Italia il paese perde ogni importanza
politica ed il palazzo viene privato di tutti i suoi tesori.
Solo dal dopoguerra l'Amministrazione Provinciale ha promosso un
importante e impegnativo progetto di riqualificazione tuttora in
corso. |
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Sulla piazza principale del paese, a ridosso del
torrente Parma, si innalza il Palazzo Ducale, antico fortilizio
dei Sanseverino trasformato in residenza ducale e luogo di
delizie per la Corte dei Farnese.
L'aspetto attuale dell'edificio - di forma poligonale e
porticato - è frutto di numerosi interventi operati nel tempo,
dai Sanseverino a Ranuccio II Farnese nella seconda metà del
secolo XVII e, quindi, da Francesco Farnese, che tra il 1712 e
il 1727 fece ridisegnare le fronti da Ferdinando Bibiena, con
quattro torri angolari.
Grazie a Filippo di Borbone, nella seconda metà del Settecento
si rinnovarono gli arredi interni in stile Luigi XV e venne
edificata la Cappella ducale di San Liborio: sotto la direzione
di Ennemond Petitot, che ideò entrambi i progetti, lavorarono
artisti come Fortunato Rusca e Benigno Bossi per gli stucchi,
Jean Baptiste Boudard per le sculture, Gaetano Ghidetti e
Antonio Bresciani per le pitture.
Dopo l'Unità, le pregevoli collezioni d'arte e gli arredi del
Palazzo vennero dispersi, e andarono ad arricchire le residenze
reali di Torino, Firenze e Roma.
All'interno
gli ambienti di maggiore interesse storico e artistico -oggi
visitabili dopo gli impegnativi lavori di restauro voluti
dall'Amministrazione Provinciale - sono quelli del piano nobile,
di epoca borbonica, cui si accede dal cortile, salendo il
napoleonico scalone d'onore.
Pur trattandosi di ambienti di parata e rappresentanza, ci si
trova spesso in stanze ridotte e intime, secondo il gusto
francese del tempo, che si riflette anche nei raffinati decori.
Impreziosiscono infatti le stanze del Palazzo grandi camini in
marmo, pavimenti policromi elegantemente intarsiati, slanciate
porte a due battenti con serrature in bronzo cesellato e dorato,
finestre poste in profondi vani a volta, ricche "boiseries" alle
pareti, ornati in stucco con motivi vegetali e a rocaille nei
soffitti e nelle cornici delle sovrapporte.
La Sala Grande, nell'appartamento del Duca, è la più ricca e
meglio conservata: l'ampio ambiente, che in altezza occupa due
piani del Palazzo, è decorato con stucchi di gusto neoclassico e
rococò, opere di Jean Baptiste Boudard e Fortunato Rusca
risalenti a metà Settecento, un camino in marmo di Boudard e
quattro dipinti di Adrien Manglard e Charles Lacroix.
Interessante è anche l'appartamento privato del Duca, composto
di nove piccoli ambienti, alcuni dei quali rivestiti nel 1787 di
affreschi e tempere. Da qui, una stretta scala in cotto saliva a
un'ampia sala al piano superiore, detta "Osservatorio
astronomico": per un foro praticato nel mezzo della volta usciva
un'asta con una bandierina che seguiva il vento; una freccia ne
riportava poi la direzione sulla rosa dei venti che ornava la
volta, mentre alle pareti erano raffigurate costellazioni e
segni zodiacali.
Dall'appartamento del Duca, percorrendo uno stretto corridoio e
passando per la tribuna che si affaccia nella Cappella Reale di
S.Liborio si raggiungeva il convento dei Domenicani (oggi
adibito a ospedale psichiatrico).
Un ampio scalone progettato da Ennemond Petitot scende nel
Parco, creato già nel Quattrocento sulla vasta area delle
antiche riserve di caccia; lo stile tipico del giardino alla
francese vi fu introdotto dai Farnese, in particolare da
Francesco, che fece costruire il "potager" e i canocchiali
prospettici, secondo la moda allora in auge a Versailles. I
recenti lavori di sistemazione del parco hanno ripristinato
l'aspetto di giardino all'inglese voluto da Maria Luigia nel
primo ventennio del XIX secolo.
I dintorni presentano numerose testimonianze storiche e
artistiche della presenza della Corte ducale.
è decorata all'interno da un grande affresco di
Domenico Muzzi raffigurante l'Incoronazione della Vergine. I due
elementi di maggior pregio sono il grande organo, costruito dai
fratelli Serassi di Bergamo tra il 1792 e il 1796 e l'arredo
ligneo del coro, notevole esempio di ebanisteria locale
settecentesca, eseguiti con tutta probabilità su disegno
dell'architetto di Corte Petitot. |