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Camillo Berardi

 
Il Pianeta Maldicenza - manifesto 2012
 
 
LA CITTA’  DI L’AQUILA  NELLA FESTIVITA’  LAICA DI SANT’AGNESE:
UN SANTUARIO DELLE MALELINGUE O UN TEMPIO DELLA  SANA MALDICENZA E  DELLA PARRESIA ?
 

   
"Annullo filatelico realizzato dalle Poste Italiane il 08/01/2012 in occasione del Palio di Sant'Agnese 2012".
 

Annullo filatelico per festa folkloristica di Sant'Agnese a L'Aquila
 

 

Le due immagini illustrano la copertina del libretto e del cd "Sant'Agnese jugulata" e rappresentano l'emblema delle malelingue aquilane così descritto nella  "Toponomastica storica della città di Aquila":

“Grande mascherone in pietra, con la lingua di fuori, ubicato al piano alto del palazzo Cammelli, angolo via Roma - via Santa Teresa, L’Aquila”.

“Trattasi di un emblema figurativo che gli antichi usavano mettere sui muri esterni, avvertimento per coloro i quali avessero la turpe abitudine della bestemmia. Il popolo aveva la credenza che al bestemmiatore si seccasse la lingua”.

 

Clicca per lo spartito di Sant'Agnese Jugulata

 
Clicca per ascoltare il canto " Sant'Agnese Jugulata" eseguito congiuntamente

dall' Associazione Polifonica Tempera (AQ) e dal Coro Polifonico di Marruci (AQ).

 

E' alle porte la festività pagana di Sant'Agnese e la città di L'Aquila, si appresta diventare nuovamente, per qualche giorno, "Regina e Capitale della Maldicenza". Più di duecento confraternite cittadine sono in fermento per celebrare il tradizionale evento e riunirsi in allegre e festose conviviali per lasciarsi andare ad una libera, divertente e frivola "maldicenza". A colpi di mordaci e caustiche "lencuate", i confratelli agnesini di ogni congrega si contenderanno le goliardiche cariche della pettelaria, del pettegolezzo e della maldicenza. A fianco della festa popolare, assai sentita dalla quasi totalità degli adepti agnesini, non mancheranno manifestazioni colte, organizzate da un'associazione culturale nata all'interno di una congrega cittadina, che, con diverse iniziative, nell'ambito del "Pianeta Maldicenza", si sforza di promuovere e far conoscere l'adeguato e corretto significato della "maldicenza" cittadina che consiste nel "dire il male" e non nel "dire male"...
Vale la pena osservare, però, che anche la "sana maldicenza" - << che dice il male, asserendo il vero >> - può inoltrare indiscrezioni, concretare fughe di notizie, svelare affari privati, tradire confidenze, mettere a nudo segreti, compromettere la reputazione della vittima e addirittura distruggerla; peraltro, più la maldicenza attinge nello scabroso e nello scandalo, maggiore è il suo potere di attrazione, ed in tale contesto inquietante - alimentato e accresciuto dalla molla della curiosità - non è facile considerarla "costruttiva" e, tanto meno, identificarla in una "virtù civica" o in uno "strumento di valenza sociale e di leale antagonismo".
In ogni caso, nella singolare festa cittadina l'aspetto ludico, burlesco e popolare prevale sempre sulla "sana maldicenza"; d'altronde, anche le numerosissime cariche goliardiche, spiritose, fantasiose e a volte volgari, che il 21 gennaio di ogni anno vengono assegnate a centinaia di adepti agnesini, non hanno nulla a che vedere con la distillata "maldicenza" cittadina decantata dalla predetta associazione culturale. Peraltro, se è universalmente riconosciuto che la Sant'Agnese pagana non si identifica con la giovane martire cristiana, evitiamo che qualche autorevole confratello agnesino, riferendosi alla circostanza in cui l'Arcivescovo Carlo Confalonieri fu elevato alla porpora Cardinalizia da Papa Giovanni XXIII nel 1958 "con l'assegnazione della titolarità della Basilica romana di S.Agnese fuori le mura", scriva e si domandi, nel suo libricino sulla tradizione Agnesina aquilana, "se questa scelta (della Basilica) avvenne per la fama della Santa laica festeggiata all'Aquila", città nella quale l'alto prelato guidò l'Arcidiocesi dal 1941 al 1950. La formulazione del quesito ipotetico, destituita di ogni fondamento, non sembra coerente con la "sana maldicenza", non appare una "comunicazione franca e gentile", "non dice il vero", non esprime una "valenza sociale", non è il frutto di una "virtù civica", "non propone una critica sincera e costruttiva", induce a creare un'assurda confusione tra la santa pagana aquilana e la giovane Agnese martirizzata, non entusiasma credenti e religiosi, non riflette i principi dettati dall' "eroica virtù della parresia" (ultima novità significativa del "Pianeta Maldicenza"); l'interrogativo, postulato in maniera del tutto gratuita, non offre nessun contributo culturale alla "sana maldicenza", e sembra una folkloristica battuta che si addice perfettamente e con pertinenza a confratelli di qualsiasi goliardica confraternita agnesina, non certamente ad illustri devoti di congreghe dotate all'interno di un'Associazione Culturale che si sforza di diffondere un'adeguata conoscenza della "sana maldicenza" legata al culto laico di Sant'Agnese.
Difficilmente, gli intenti profusi dalla suddetta Associazione riusciranno a trasformare il "Festival del pettegolezzo e delle malelingue" nel "Festival della maldicenza costruttiva e della parresia" e a far comprendere i valori della "sana maldicenza" cittadina.
Ma allora divertiamoci, partecipiamo scanzonatamente a questa festa folkloristica, unica nel suo genere, e sciogliamo le lingue senza legarle con capziosi giochi di parole, che non sono coerenti con le origini antiche del culto agnesino aquilano e neanche con il vocabolo "maldicenza" (= "maledire", "male dire", "dire male", locuzioni - patentemente chiare - che hanno un significato profondamente diverso dal "dire il male"). Evitiamo, dunque, di fare artificiose dissertazioni semantiche sulla "Maldicenza" o sulla "Sana Maldicenza".
E' ben noto, peraltro, che il pettegolezzo (la cui etimologia deriva da "peto", con una chiara allusione all'incontinenza verbale dei pettegoli) contiene sempre un fondo di verità, mentre la maldicenza è strettamente imparentata con la calunnia fine a se stessa ed è quasi sempre intenzionalmente falsa. Con i proverbi, ancor più che attraverso i racconti, le favole e la semantica, si entra profondamente nell'anima del popolo e nelle verità della vita quotidiana. Seguono alcuni detti, massime ed aforismi sul tema delle "malelingue":

• "A lo parlare agi mesura" (misura le parole). Il motto è riportato nella celebre "Lapide delle malelingue" teramana, realizzata nel XV secolo, conservata nella Sala Consiliare del Comune di Teramo.
• Al mal fatto si rimedia, al mal detto no.
• La maldicenza è indizio di mente malvagia (Dante Alighieri).
• Bocca muta non disse mai male.
• Il silenzio vale più di mille parole.
• La carità non sospetta il male, non è maliziosa, è il contrario della maldicenza; la maldicenza
  può rovinare l'amore fraterno.
• Bocca e lingua castigate, molte angustie risparmiate.
• La bocca va preservata dal mangiare cibi proibiti e dalla maldicenza.
• Chi d'altrui sparla si brucia la lingua.
• La maldicenza fa più male che si pensa.
• Le parole del maldicente sono come ghiottonerie e penetrano fino all'interno delle viscere.
• Se punti un dito contro qualcuno, le altre tre della tua mano le punti contro te stesso.
• La maldicenza sconfitta difende la libertà della poesia.
• Chi mal pensa mal dispensa.
• Con lingua e bocca castigate, molte pene avrai risparmiate.
• Contro la lingua non c'è corazza.
• La volpe che non arriva all'uva dice che è acerba.
• La maldicenza è amica dell'invidia.
• Due buone orecchie stancano cento malelingue.
• E' più facile tenere sulla lingua un carbone ardente che non un segreto degli altri.
• "Fa cchiù male ‘na lencua cattiva che centu bbone" (il male che fa una malalingua, sparlando, è
    infinitamente più grande rispetto al bene che possono fare tante persone amiche, tessendo le
    lodi).
• La lingua è peggio che tigna.
• La maldicenza è un brutto animale vorace.
• Gli animali sono amici assai discreti: non fanno domande e non riportano pettegolezzi.
• Il cuore dello stupido è nella sua bocca, ma la bocca del saggio è nel suo cuore.
• Il maldicente disunisce gli amici migliori.
• Il male degli altri è presto creduto.
• Fa che la tua bocca sia il carcere della tua lingua.
• Il pettegolezzo è il sale della vita, la maldicenza è l'oppio dell'oppresso.
• Il malvagio dà ascolto alle labbra inique e il bugiardo dà retta alla mala lingua.
• La bocca è il barometro del cuore.
• La lingua è più affilata di una spada.
• La lancia della lingua vince le lance di una truppa di guerrieri.
• "La lencua cattiva more de cancro".
• La lingua è la peggiore carne del mondo.
• La lingua che tutti comprendono è l'amore.
• "Vox populi vox dei"
• La lingua non ha ossi, ma fa mali grossi.
• La maldicenza fa più male di un bastone.
• La maldicenza non risparmia nessun ricercatore della verità.
• La spada ha due fili taglienti, la lingua ne ha mille.
• Le teste vuote hanno lingue lunghe.
• Lingua sagace sempre mordace.
• "Chi se fa l'affari sua torna sano a casa sua".
• L'invidia e la maldicenza hanno sempre avvelenato la vita.
• Il pettegolezzo è una forza della natura umana.
• Il pettegolezzo è più potente della verità.
• Lingue lunghe, lingue di fuoco.
• Il serpente ha la lingua biforcuta a due punte: è identica a quella del maldicente che con un sol
  morso avvelena l'orecchio di chi ascolta ed il buon nome di colui di cui parla.
• Ne uccide più la lingua che la spada.
• Quello che esce dalla lingua fa vedere quello che è nel cuore.
• Una lingua tagliente è l'unico strumento acuminato che migliora con l'uso.

 

In conclusione, mettendo, finalmente, da parte le dotte disquisizioni semantiche sulla "Maldicenza", con la consapevolezza che la "diffusione delle voci" è un fenomeno antico stimolante, seducente e molto contagioso, con la "benedizione laica" di Sant'Agnese, celebriamo spassionatamente questa festa gustosa e genuina che si svolge sempre in un clima "trasgressivo" di festosa allegria, fra numerosi gruppi di amici, all'insegna della burla e delle malelingue sciolte più pungenti e più affilate.

Camillo Berardi

 

 

Questa immagine rappresenta la "Lapide delle malelingue" teramana, murata sulla parete di un edificio medievale, fotografata prima della demolizione del palazzo. Dopo l'abbattimento dell'edificio la celeberrima lapide è stata recuperata e  collocata nella sala consiliare del Municipio di Teramo.

E' opportuno osservare che questo emblema non ha nulla a che vedere con la festa aquilana della Sant'Agnese laica.

Il bassorilievo in pietra scudiforme, del XV secolo, raffigura due  teste umane contrapposte con le  lingue sporgenti, trafitte dalle punte di un  un compasso da marangone; sul cartiglio in pietra che sovrasta lo scudo è inciso il motto: "A lo parlare agi mesura" ( = Misura le parole).

L'emblema della città di Teramo, estraneo alla sagra della maldicenza aquilana,  si riferisce ad un efferato episodio storico avvenuto nel capoluogo aprutino il cui dominio era conteso da due fazioni rivali: i "Melatinisti" e gli "Antonellisti".

 

La "Lapide delle malelingue"

La "Lapide delle malelingue"

Come si presenta oggi nella sala consiliare del
Municipio di Teramo

Teramana in una stampa d'epoca

 

 

SANT’AGNESE JUGULATA

Versi di Alarico Bernardi - Musica, armonizzazione ed  elaborazione corale  di Camillo Berardi

 

Sant’Agnese jugulata

la reggina ‘e lla lencua e ju sfotto’.

Sant’Agnese reprecata

‘na pipìzzela che non se’ po’ frena’.

 

A mezza strai, fra storia e tradizio’,

a L’Aquila te ‘nfrocio Sant’Agnese

che se rencora pe’ lla deozio’,

sintita da lla gente ‘e ‘stu paese!

“Quistu che pare propriu ‘nu borghittu,

è ‘na città borghese da ‘na freca!”

So’ pricisatu co’ ‘nu sorrisittu,

tantu ‘nguastita da non fa’ ‘na piega!

 

Sant’Agnese jugulata

la reggina ‘e lla lencua e ju sfotto’.

Sant’Agnese reprecata

‘na pipìzzela che non se’ po’ frena’.

 

“Girenno pe’ ‘ste rue, mopa e rattusa,

me so’ ‘ncontrata co’ lla Maldicenza

che, pirchipètela, striscea sgaliusa

e tutti ji faceano riverenza!”

Pocu cchiù abballe, pe’ lla stessa via,

Pettegolezzo ‘icea ‘na fessaria:

“Fasse ji fatti se’! Non esse’ spia!”

Ma è chiacchiara’ che provoca gulìa!

 

Sant’Agnese jugulata

la reggina ‘e lla lencua e ju sfotto’.

Sant’Agnese reprecata

‘na pipìzzela che non se’ po’ frena’.

 

S’attecchia co’ rapìa ‘na mala lencua zozza,

ironizzènno sempre su chi lla tene mozza!

 

Sant’Agnese jugulata

la reggina ‘e lla lencua e ju sfotto’.

Sant’Agnese reprecata

‘na pipìzzela che non se’ po’frena’.

 
 

Clicca per lo spartito di Sant'Agnese Jugulata

 
 

SANT’AGNESE SGOZZATA

(traduzione in lingua)

Versi di Alarico Bernardi - Musica, armonizzazione ed  elaborazione corale  di Camillo Berardi
 

Sant’Agnese sgozzata

La regina della lingua e dello sfottò.

Sant’Agnese ripregata

Una favella che frenare non si può.

 

A mezza strada, fra storia e tradizione,

a L’Aquila t’incontro Sant’Agnese

che si rincuora per la devozione,

sentita dalla gente di questo paese!

“Questo che sembra proprio un borghetto,

è una città borghese da molto tempo!”

Ho precisato con un sorrisetto,

tanto arrabbiata da non fare una piega!

 

Sant’Agnese sgozzata

la regina della lingua e dello sfottò.

Sant’Agnese ripregata

Una favella che frenare non si può.

 

“Girando per queste stradine, rattristata e libidinosa,

mi sono incontrata con la Maldicenza

che, pettegola, strisciava sgallettata

e tutti le facevano riverenza!”

Poco più avanti, per la stessa via,

Pettegolezzo diceva una fesseria:

“Farsi i fatti propri! Non essere spia!”

Ma è chiacchierare che provoca golosità!

 

Sant’Agnese sgozzata

la regina della lingua e dello sfottò.

Sant’Agnese ripregata

una favella che frenare non si può.

 

Si ascolta con desiderio irrefrenabile una mala lingua sozza,

ironizzando sempre su chi la tiene mozza!

 

Sant’Agnese sgozzata

la regina della lingua e dello sfottò.

Sant’Agnese ripregata

una favella che frenare non si può.

 

 

La secolare  commemorazione  di  Sant’Agnese  a  L’Aquila, il 21 gennaio, non ha nulla a che  vedere con il culto religioso della giovane Santa martirizzata intorno all’anno 250 d.c., ma è  un’occasione per incontrarsi in allegre e festose conviviali, animate e pervase dal pettegolezzo e dalla maldicenza.

La singolare Santa aquilana, nelle sue vesti prettamente laiche - protettrice delle malelingue, dei pettegoli e dei linguacciuti - secondo la tradizione, prima di essere decapitata fu sgozzata, “jugulata”, per impedirle di parlare.

Il componimento “Sant’Agnese jugulata” è ispirato alla singolare, quanto avvincente, festa che il 21 gennaio di ogni anno trasforma la città di L’Aquila nella trasgressiva “Capitale della Maldicenza”.

 
 
Il celeberrimo mascherone aquilano collocato nel piano alto del palazzo Cammelli
 
 
Le Malelingue
 
Elenco di alcune confraternite agnesine aquilane
Clicca per visualizzare l'elenco
 
Le Malelingue
 
Le Malelingue
 
ALTRO EMBLEMA AQUILANO DELLE MALELINGUE
 

Questo antichissimo emblema è collocato, in bella vista, nella struttura absidale esterna della Chiesa di Santa Maria Paganica a L'Aquila. La scultura raffigura la grande testa di un uomo con la lingua sporgente e simboleggia un ammonimento a parlare poco e con prudenza: "Lega la tua lingua affinché non straripi" (il fiume che tracima dal letto porta melma).

 
 
 
"Emblema aquilano delle malelingue"