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Camillo Berardi

 
 

 

 

L'Aquila

 
 

POVERA GENTE…

Un pensiero sentito e profondo del poeta scrittore trentino Corrado Zanol

Povera gente...

Ora, rimane soltanto quella polvere, come un bianco sudario, a ricoprire le miserie degli uomini. A soffocare il pianto sommesso di una madre, di un padre, di un fratello, di un amico.... Rimane quel silenzio angosciante, il silenzio della morte, rotto improvvisamente dalla speranza rinnovata, di una vita riportata alla luce. A nuova vita!

Rimangono le cupole delle chiese crollate, le case frantumate, e quel “dito di muro” con un crocifisso appeso miracolosamente intatto, quasi a volerci ammonire, a volerci dire, che Dio c'è... c'è ancora!

Ed ora è il Suo popolo - uomini e donne di buona volontà, e perfino eroi a quattro zampe - a muovere in soccorso di questo popolo sfortunato. Popolo montanaro, tanto simile al nostro. La terra trema ancora, quell'infido “mostro”, non si è ancora assopito! Tremano, anche le certezze di una vita. Trema un cuore smarrito, tra calcinacci e mattoni, resti di un vecchio porticato dove un tempo... qualche ora fa i bambini giocavano felici, rincorrendosi a perdifiato. Ed ora, pare sia trascorsa un’ eternità! Rimane l'impotenza, la mia, quella di un uomo fortunato. “Mi..che 'né sta nòt, cossì fréda e scura, vardo el ziel, e l'è tut en tremolar. Vardo el ziel, e me ciàpa la paura. E alór Te ciàmo, te prego, Sioredio... fai tornar de nòo el dì, che pòde véder ciar.” (Io... che in questa notte, così fredda e scura, guardo il cielo, ed è tutto un tremolare. Guardo il cielo, e mi prende la paura. E allora ti chiamo, ti prego, Signore Iddio... fai tornare di nuovo il giorno, che possa vedere la luce.)

Rimango attonito, con la sola certezza che il popolo Abruzzese - che non è mai stato solo - troverà la forza per portare la Sua croce, e la fede per risorgere a una nuova vita.

 
 

Una città devastata: ricordiamoci che dietro le macerie ci sono uomini, donne e bambini che soffrono

 
 
Documentazione sull'Aquila
 
 
L'Aquila: 5 anni dopo...
Foto di: Alfonso Mastracci
 
 
Pietro Guida (scrittore e giornalista) - Basilica di Collemaggio devastata dal sisma

A quattro anni dal sisma del 6 aprile 2009, e con la terra continua a tremare, L’Aquila è ancora una città fantasma dove regna il silenzio: il giornalista Paolo Rumiz l'ha definita "La terra delle pietre parlanti dove i cani sono custodi delle macerie". Le foto allegate documentano eloquentemente alcuni frammenti della  tragedia che ha dilaniato il capoluogo d'Abruzzo.

 
Pietro Guida (scrittore e giornalista) - Palazzo di via XX settembre spaccato in due parti

Desidero segnalare il filmato del  canto "Me tengo recorda' che sci' renata" (Devo ricordarmi la tua rinascita), accessibile cliccando il link seguente www.youtube.com/watch?v=MvFRt1se5Kc, per ricordare  il dramma del sisma che ha distrutto la città, con l’augurio che L’Aquila possa presto rinascere e tornare a volare. Camillo Berardi

Pietro Guida (scrittore e giornalista) - Palazzo in c.a. raso al suolo.
 
Pietro Guida (scrittore e giornalista) - Via Roma all'alba
 
Pietro Guida (scrittore e giornalista) - Volontari e soccorritori scavano tra le macerie
 
6 APRILE 2009
Luciano Somma
 

L’aria profumava di primavera

Con Pasqua alle porte

La terra che già da tempo tremava 

S’aprì

Per inghiottire

Uomini donne bambini

(e secoli di storia)

Anche il ciliegio

S’inginocchiò

Coi frutti perduti

Non bastarono “gloria al padre”

Ed “Avemaria”

Per l’Abruzzo non ci fu pietà.

l’eco di quelle urla

Chissà

Se arrivò fino al cielo.

La distesa

Di azzurro

Una beffa

Di vite lontane…

 

*

Patrizia Tocci - Due passi nella città fantasma.

Ho dei ricordi sfocati dell’Aquila, di quando ero bambina. Rivederla oggi è un’altra cosa.

È il 1° gennaio 2012, un giorno di festa. Facciamo una passeggiata all’Aquila, siamo nelle vicinanze, perché no?

Ci aggiriamo sconvolti nel cuore della città deserta, qualche camionetta dell’esercito rompe il silenzio con il suo passaggio.

Dov’è la gente? Vetrine di negozi distrutte, all’interno ancora manichini che risalgono a quasi tre anni fa ormai. Le case sono sorrette con impalcature, e molti vicoli sono completamente chiusi, “zona rossa” dicono i cartelli.

Una transenna, laterale con appese decine e decine di mazzi di chiavi, rovinate dal tempo e dal clima, con fiocchetti e portachiavi scoloriti e opachi. Una scritta dice “Queste sono le chiavi delle nostre case, appese alle transenne come le nostre speranze”.

Una passeggiata mistica in una città che ha perso colore e risate, ma non la speranza, non la rabbia, non il dolore.

Una città che tenta di rinascere, di tornare alla normalità con alberelli di Natale e lucine colorate in mezzo al nulla, in mezzo a calcinacci e difficoltà.

Ripropongo un grido d’aiuto letto tra quelle chiavi appese alle transenne, ripropongo perché non dobbiamo dimenticare:

*

 

“Venite a vedere cosa fa male all’anima. Venite a vedere le pietre che parlano, sussurrano e gridano. Erano frontoni, archivi, basamenti, capitelli. Venite a vedere quelle finestre che hanno per muro il cielo e che resistono ancora come una preghiera disperata. Venite a sentire il silenzio e il freddo dei vicoli, anche in piena estate: gli armadi che ancora si intravedono dietro i tramezzi ostinati che continuano ciecamente a sorreggere l’inutile.

Venite a vedere i telefoni delle docce penzolare nel vuoto, i quadri storti eppure ancora appesi ad un pezzo di muro; la carta da parati staccata e aperta sul vuoto; gli stendini ai balconi con i panni ormai anneriti; le bandiere della pace a brandelli. Venite a vedere come debordano dai muri di cinta le piante non potate, le schiere insolenti della parietaria che avanzano sulle macerie, l’erba che cresce davanti ai portoni chiusi delle case, tra i ciottoli dei vicoli che nessuno calpesta più.

*

Venite a vedere quel caro piccolo disordine sparso un po’ dovunque, dettagli di una vita abbandonata in fretta, un attimo prima che si spalancasse l’inferno. Dopo aver visto tutto, sbirciato tra le transenne dell’unica strada aperta nel centro (come una ferita) potrete parlare di noi e della nostra città. Potrete discutere di responsabilità, progetti, finanziamenti, ritardi, norme, tempi, cronoprogrammi. O forse non parlerete, per un po’. Continuerete a scattare foto pensando che il disastro non vi era sembrato così grande. Scattate tutte le foto che volete, ma testimoniate la verità. Date parole a quel poco che hanno potuto vedere i vostri occhi. Riferite che la nostra cocciuta ostinazione ha radici profonde. Che vogliamo tornare a viverci, nonostante tutto, nella nostra città morta e nei piccoli centri morti. E se qualcuno non vi crederà, ditegli di venire all’Aquila. Non abbiamo altre prove a nostro favore”.

Patrizia Tocci

*

 
" AGONIA DI UN'AQUILA"
Umberta Ortelli
 

Si sveglia l'aurora.

 

Timidi raggi di sole

stentano a filtrare

la cupa atmosfera

densa di umano dolore.

 

Tolgono, al buio della notte,

l'apparire di un'Aquila

dalle grandi ali spezzate.

Giace agonizzante,

con flebili palpiti di vita,

distesa

su scene di rovine,lutti,

angoscia,paura.

Si aprono voragini,

cupe bocche spalancate.

Hanno inghottito avide

piccoli uomini inermi,

frantumato vestigia

sottratte

al logorio dei secoli.

 

Sguardi attoniti

si incrociano

per cercar conforto,

in un'alba

che par vorrebbe ritrarsi.

 

Il giorno  nasce

su una primavera

senza più germogli,

senza un sorriso

di bimbo.

 

La terra ha tradito

il suo popolo.

Si riaprirà

per nascondere,

nelle sue colpevoli,

ingrate viscere ,

bare in lunghe file

allineate.

 

L'Aquila chiude gli umidi occhi,

sogna di tornare alta nel cielo

con grandi e sane ali.

 

Angeli volano silenziosi.

Pietosi guidan per mano

anime confuse che vagano

in uno spazio

dove tempo

non consuma

tempo.

 
Foto inviata da Luigi Golinelli

Il 20 maggio 2012 ho vissuto il primo sisma a San Felice ad un chilometro dell’ epicentro, il 29 a Medolla sul lavoro sempre all'epicentro nei capannoni adiacenti ci sono state delle vittime.

Attualmente purtroppo i versi che seguono si sono rilevati profetici:

Consumeremo unghie

su vetri opachi

e viscidi di burocrazia.

Si parla di finanziamenti al 100% ma in realtà si trovano cavilli per non dare nulla, l'economia che stava sopravvivendo alla crisi ora è in ginocchio.

Per chi non ha mai perso un'ora di lavoro per tutta la vita è veramente drammatico.

Luigi Golinelli

 
Foto inviata da Luigi Golinelli
 
Terremoto

Luigi Golinelli -  7 luglio 2012

 

Dopo i rumori

appaiono fantasmi

nella mente.

 

Poi,

nel silenzio

delle altre notti,

anche il palpito

del proprio cuore,

fa paura.

 

Il tuo nido d’amore

la tua fortezza

ora è un mostro

orrendo di notte

e di giorno.

 

Ogni certezza muore

soffocando ogni ricordo.

Consumeremo unghie

su vetri opachi

e viscidi di burocrazia.

 

Si rivive

con le crepe

nelle case e

nel cuore.

 

Cumoli di macerie

come lacrime versate.

 
Foto inviata da Luigi Golinelli
 
Catastrofe pasquale
Massimo Imperato
 

Aprite le tende,

pavidi figli della catastrofe.

Tanti, uniti, stretti,

ma miseramente soli

al cospetto di fatal terrore.

Figli arcigni di grigiastri monti,

fitti di boschi,

e di erbosi pascoli,

trucudati nel sonno

durante un natural sussulto

di tanto amata Madre Terra.

Aprite orsu' le tende

solo materna madre

rendere potra' la vita

senza voler strappata

si come nei secoli gia' data.

Uscite dalle tende

figli di Roma antica,

in risposta al filial rapporto,

in gloria e onore dei morituri

per riparare il torto;

quali degni eredi di Ovidio,

per scrivere la mitica storia

di un popolo risorto.

Pubblicata da Massimo Imperato il giorno Venerdì 10 aprile 2009 alle ore 9.16
Foto inviata da Luigi Golinelli
 
Foto inviata da Luigi Golinelli
Questa foto è veramente impressionante perché mostra che il crollo è avvenuto in un capannone in ottimo stato di conservazione
 
La carcassa di un gatto vittima del sisma  (Foto di Camillo Berardi)
 

L'ingresso principale di un'abitazione:  l'interno è stato completamente svuotato dal sisma e sullo sfondo si vedono i resti di altri edifici distrutti senza soluzione di continuità (Foto di Camillo Berardi).

 
 
La chiesa di S. Maria Paganica completamente sventrata dal sisma (Foto di L'AQUILANUOVA.ORG)
 
Io non ti cullo

Francesca Luzzio

Gioco con il tuo sorriso e  un lieve dondolio

accresce l’ineffabile luce dei tuoi occhi blu.

 

Ma io non ti cullo, piccolo mio

né  la terra ti mostra la sua affabile ospitalità.

 

Dondolio, oscillazione di oggetti dubbiosi nel cadere

 Boato improvviso, inatteso, mai sentito!

 

Ombra di paura oscura lo sguardo

atteggia le labbra a continuo pianto.

 

Ti stringo  in consustanziale unità, esco nella strada,

ormai troppo piena di umana infelicità.

 

Cadono i muri, si svelano gli arcani

gli scrigni segreti dell’intimità.

 

Tu guardi attonito il brulichio umano di lamenti

le mura squarciate che piangono dolenti il perduto pudore:

 

mostrano  lì, in posa, il tuo peluche, senza più occhi, né mani.

La parete esterna di un edificio il cui interno è colorato dall'azzurro del cielo (Foto di Camillo Berardi).
 
Ecco la delicata poesia trentina che Pina Sovilla, con una straordinaria sensibilità, ha dedicato al terremoto del 6 aprile 2009
 

Ale tre de matina

 

Ancòi no dirme, mama,

“No casca fòia che Dio no vòia”

vòi pensar che ale tre de matina, ‘ntant

che la zènt, la dormiva ‘n sòn merità,

forsi dormiva anca ‘l Signor.

 

Ale tre de matina,

endiaolà come ‘n lov famà,

s’è desmissià ‘l mostro scondù

en la panza dela tèra.

Ale tre de matina,

co ‘n fracàs ‘ndemonià,

l’à sconquassà case, Cese, ‘mucià

cumoi de prede. Ah i zighi desperadi

‘l terór dei sotradi, l’angóssa

de quei che vivér no voleva pu,

co la sola compagnia del dolor,

el coraggio dei feridi, ma vivi,

senza casa, ma vivi, che a man nude

i spostava le macèrie per zercar

i sòi despèrsi, i parènti, i paesani.

No Signor, no credo che t’ài volèst

sto flagèl da Bibia: gh’è inozènti

‘n tèra e ànzoi che se fa ‘n quatro

per aiutar la zènt, senza coèrt

e senza pàn. Lasseme pensar

che forsi ale tre de matina,

te dormivi anca Ti, Signor.

 

 

 

Alle tre del mattino

 

Oggi mamma, non dirmi

Non cade foglia che Dio non voglia”

 voglio pensare che alle tre del mattino, mentre

 la gente dormiva un sonno meritato,

 forse dormiva anche il Signore.

 

Alle tre del mattino,

indiavolato come lupo affamato,

s’è destato il mostro nascosto

nella pancia della terra

Alle tre del mattino,

con un fracasso indemoniato,

ha disastrato case, Chiese, ammucchiato

cumuli di pietre. Ah le grida disperate

il terrore dei sepolti, l’angoscia

di chi “vivere” non voleva più

con la sola compagnia del dolore,

il coraggio dei feriti, ma vivi,

senza casa, ma vivi, che a mani nude

cercavano di liberare dalle macerie

i familiari dispersi, i parenti, i paesani.

No Signore, non credo che hai voluto

questo flagello da Bibbia: ci sono innocenti

in terra e angeli che si fanno in quattro

per aiutare la gente senza tetto

e senza pane. Lasciami pensare

che alle tre del mattino, forse

dormivi anche Tu, Signore.

 

 

Pina Sovilla - (Trento)

 
I resti di una casa dilaniata dal sisma incredibilmente sospesi nel vuoto  (Foto di Camillo Berardi)
 

L'urna d'argento con le spoglie del Papa Celestino V collocata su uno dei due basamenti delle colonne che sostenevano l'arco trionfale della Basilica di S. Maria di Collemaggio distrutto da sisma.  L'immagine da un'idea delle dimensioni che avevano  le gigantesche colonne polverizzate dal terremoto (Foto di Camillo Berardi)

 
Dettaglio del puntellamento di un edificio nel centro storico della città, realizzato e  "affettuosamente"  firmato dai VV. del Fuoco di Trento. (Foto di Luciano Dionisi) 
 

Camillo Berardi segnala il link per visualizzare uno straordinario filmato che ha trovato su You Tube e che documenta in maniera spettacolare e impressionante  la drammatica "demolizione" di un edificio nel centro storico della città:    mentre l'abbattimento del palazzo inizia con particolare accortezza,  incominciando  da uno spigolo  estremo, la struttura collassa improvvisamente:  http://www.youtube.com/watch?v=j7Dg0jy8w_M

 

Clicca per visualizzare il filmato del canto  

"Me tengo recorda' che sci' renata"

Versi di Giuliana Cicchetti Navarra

Musica di Camillo Berardi

Esecuzione del Coro "Rajane Cante"

diretto dal M° Alessia De Amicis

 
 

Foto di Luciano Dionisi - Castello Cinquecentesco - Crollo della parte superiore, sede del Museo Nazionale d’Abruzzo - 10/4/2009

 

PER I TERREMOTATI D’ABRUZZO[1]

 

 Tutto hanno perduto,

le macerie li han travolti

e in un minuto

le loro case, la sicurezza

li ha abbandonati.

Corpi dispersi,

corpi ritrovati

vivi e feriti,

che si perdono nella massa informe,

che si annullano tra le macerie

nella rovina,

nel pianto,

nell’abbandono.

Vista orribile, dolore orrendo!

I sopravvissuti che sopraggiungono

si perdono in quel mare di cemento,

si confondono nella rovina di quelle case,

e chiedono aiuto, a tutti chiedono aiuto!

(8/4/2009)
© Emanuele Marcuccio
[1] Edita nell’Antologia poetica di autori vari Demokratika, Limina Mentis Editore, Villasanta (MB), 2010, p. 249.
 
Foto di Luciano Dionisi - Crollo distruttivo del Palazzo del Governo - 25/6/2009
 
Foto di Luciano Dionisi - Imponente impalcatura di sostegno sul Corso Federico II - 25/6/2009
 

Foto di Luciano Dionisi - Intervento dei VVF del nucleo S.A.F. (Speleo Alpino Fluviale) sulla chiesa di S. Maria del Suffragio - 25/6/2009

 

Clicca per visualizzare il canto  

"Me tengo recorda' che sci' renata"

Versi di Giuliana Cicchetti Navarra

Musica di Camillo Berardi

eseguito dal Coro "Rajane Cante"

diretto dal M° Alessia De Amicis

 
Foto di Luciano Dionisi - Imponente impalcatura sulla facciata del Teatro di S. Agostino - 25/6/2009
 

Foto di Luciano Dionisi - Massiccio puntellamento in legno di una via del centro storico realizzato da VVF di Asti e Sondrio - 25/6/2009

 

Foto di Luciano Dionisi - Basilica di S. Maria di Collemaggio. Le macerie hanno letteralmente sommerso la tomba di Papa “Celestino V” - Foto scattata in prossimità delle manifestazioni della “Perdonanza Celestiniana” - 9/8/2009

 

Foto di Luciano Dionisi - La Basilica di S. Maria di Collemaggio svuotata dal sisma. Puntellamento delle colonne superstiti della navata centrale. Foto scattata in prossimità delle manifestazioni della Perdonanza Celestiniana - 9/8/2009

 

Foto di Luciano Dionisi - Disegni realizzati dai bambini che illustrano la paura provata unita alla speranza di rinascita, appesi alle transenne lungo i portici di Corso Vittorio Emanuele II - 2/8/2010

 
Foto di Luciano Dionisi - Cartello spiritoso e ironico, ma carico di speranza per una veloce rinascita - 2/8/2010
 

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"Me tengo recorda' che sci' renata"

Versi di Giuliana Cicchetti Navarra

Musica di Camillo Berardi

Esecuzione del Coro "Rajane Cante"

diretto dal M° Alessia De Amicis

 
Foto di Luciano Dionisi - Simpatico cartello, molto spiritoso e ironico - 2/8/2010
 
Foto di Luciano Dionisi - Impalcatura per la messa in sicurezza degli edifici di Piazza Palazzo - 9/10/2010
 

Clicca per visualizzare il filmato del canto  

"Me tengo recorda' che sci' renata"

Versi di Giuliana Cicchetti Navarra

Musica di Camillo Berardi

Esecuzione del Coro "Rajane Cante"

diretto dal M° Alessia De Amicis

 
Foto di Luciano Dionisi - Puntellamento dei portali in “Corso Vittorio Emanuele II” - 1 gennaio 2011
 
Foto di Luciano Dionisi - Chiesa di Santa Maria Paganica - Imponenti lavori di messa in sicurezza - 1 gennaio 2011
 
Foto di Luciano Dionisi - Ingresso principale del palazzo Ardinghelli in piazza S. Maria Paganica - 1 gennaio 2011
 
Foto di Luciano Dionisi - Scritta ironica e risentita sulla “morte” dell’Aquila - 1 gennaio 2011
Protezione Civile Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
Protezione Civile Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
Foto dell'Archivio S.I.S.M.Aq (Servizio Informativo sul Sisma Memoria L'Aquila)
Foto dell'Archivio S.I.S.M.Aq (Servizio Informativo sul Sisma Memoria L'Aquila)
Foto dell'Archivio S.I.S.M.Aq (Servizio Informativo sul Sisma Memoria L'Aquila)

Nella tragica notte del sisma che il 6 aprile 2009 ha dilaniato il capoluogo abruzzese, hanno perso la vita 309 persone e tra queste moltissimi giovani e giovanissimi. Ai funerali solenni del 10 aprile 2009, celebrati alla presenza delle massime cariche dello Stato, spiccavano molte bare bianche: alcune di queste contenevano bambini di pochissimi mesi ed erano collocate su quelle delle loro mamme.

 
 

Sulle transenne che da quattro anni  delimitano  le voragini  generate dal sisma sono affisse le foto di giovani vittime che hanno lasciato vuoti immensi e abissi incolmabili alle loro famiglie; dietro le foto sono visibili i vuoti profondi  degli edifici cancellati dal terremoto: verranno ricostruiti, forse …,  in un futuro lontano e imprevedibile…

 

Sulle transenne che da quattro anni  delimitano  le voragini  generate dal sisma sono affisse le foto di giovani vittime che hanno lasciato vuoti immensi e abissi incolmabili alle loro famiglie; dietro le foto sono visibili i vuoti profondi  degli edifici cancellati dal terremoto: verranno ricostruiti, forse …,  in un futuro lontano e imprevedibile…

 

 

* Le foto e tutto ciò in cui non è indicato l'autore sono prese dal web a cura di Partecipiamo.it, se sono coperte da copyright siamo pronti a rimuoverle immediatamente o a mettere il nome dell'autore se ci viene indicato.

Cordiali saluti Santino Gattuso