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Vittorio Sartarelli
 
 
La Mia Città
 
 

L’Italia, il “bel Paese” per antonomasia, almeno per noi italiani, è una miniera inesauribile di bellezze, naturali, artistiche e perché no, etniche queste ultime poi, in questo XXI secolo che è appena iniziato, diventeranno sempre più multirazziali ed ecumeniche. La miscellanea di razze e culture diverse in questo nuovo mondo di globalità totale avrà sicuramente una funzione selettiva antropologica, creando nuovi tessuti sociali con caratteristiche sempre diverse ed interessanti.

         In ogni caso, tutto quello che di bello e d’interessante abbiamo nel nostro Paese è il frutto di una mescolanza d’esseri e di anime di provenienza diversa che hanno contribuito con la loro cultura, sensibilità, arte, religione e capacità, a realizzare cose mirabili e uniche che tutto il mondo c’invidia.

         Parlare dell’Italia e non parlare delle sue città sarebbe un delitto culturale imperdonabile, d’altra parte, essendo io siciliano e pur avendo visitato e conosciuto alcune città d’Italia, se devo parlare di una di esse, preferisco alla fine, anche per un fatto affettivo ed ancestrale, parlare della mia città.

         Trapani, la città falcata, per via della sua forma a falce che si distende, adagiandosi, quasi languidamente, come una bella donna, su due mari, il Mar Tirreno a Nord ed il Mar Mediterraneo a Sud. Dei suoi miti e delle sue origini e del suo albero genealogico etnico si è detto e scritto di tutto, scrittori greci, latini, francesi, spagnoli e perfino arabi.

Di questa città è stata raccontata la sua storia millenaria che si dispiega in oltre tremila anni dalla sua fondazione, sono stati descritti, le tradizioni, i commerci, la cultura, ma, probabilmente poco si è parlato delle emozioni che essa sa dare.

Le emozioni che questa città può suscitare in un viaggiatore di passaggio, che ammira il suo mare, le chiese, i palazzi barocchi e liberty, le saline, i bastioni possenti, un dì baluardi insormontabili e difese inespugnabili, sono diverse ma, senza partecipazione; e poi, egli riscopre, via via, gli antichi artigiani del corallo, un tempo ricercati dai mercanti di tutta Europa ed Asia, gli argenti creati dagli argentieri che realizzavano piccole opere d’arte di incisione o di sbalzo di questo metallo nobile.

Vi sono, poi, altre cose da ammirare e da gustare come il sacro rito della Processione dei Misteri, la più lunga del mondo, ritrovando e riscoprendo nei mercati e nelle botteghe odori e sapori che si pensava fossero andati perduti per sempre; e, tuttavia, queste emozioni pure essendo forti e prorompenti sono sempre superficiali per il visitatore di passaggio.

Così non si può dire di una persona che in questa città è nata e vissuta, che ha rappresentato per lui il presente, il futuro ed ora, il passato con i suoi ricordi dolci e struggenti della gioventù e dei migliori anni della sua vita. Io sono quella persona, che vive in simbiosi con la sua città, con essa e grazie a lei  è cresciuta e maturata, come un frutto sull’albero.

Sono emozioni che rimangono dentro e allora, raccontare la mia città s’identifica col raccontare me stesso, la mia vita e ricordi di allora e di adesso che appaiono filtrati attraverso le mie esperienze, il mio vissuto. Significa appropriarsi il palpito che emana dai palazzi, dalle botteghe odorose, dalle strade con i loro rumori ed il vocio dei passanti, o lo sciamare dei ragazzi che escono, felici, dalla scuola liberi, finalmente, come uno stormo d’uccelli in volo.

Ecco, che ogni angolo di questa città acquista una propria carica emotiva indipendentemente dall’avvenimento storico ad esso legato: racconta emozioni perchè, ad ogni angolo io ne ho legata una mia particolare. Come i ricordi della nonna, della sua casa, il primo incontro con la mia futura moglie, il Liceo, l’Università e a tanti altri accadimenti della mia vita.

Scrivere di una città non è mai facile; quando poi si tratta della propria città, l’impresa si fa ancora più ardua, tuttavia, mi limiterò a scrivere lasciandomi guidare per mano dal cuore, dal sentimento e dai ricordi.

La storia della mia città, Trapani, - e soprattutto le sue origini – affondano le loro radici nella “notte dei tempi”, per usare una frase ormai anche troppo abusata, eppure, nella circostanza essa calza a pennello per connotare la nascita di una città tra le più antiche della Sicilia, che sorse dopo la fondazione d’Erice e Segesta e prima che avessero origine fenicia le città di Panormo, Solunto e Mothia nell’omonima isola. La sua fondazione è collocata, molto approssimativamente, nel 1225 a.c., anche se su questa data non c’è accordo fra gli storici.

Trapani, originariamente, fu un villaggio di Sicani, chiamato Drapano (in seguito Drépanon dai Greci, Drepanum dai Romani) e fu abitato, poi, dagli Elimi, considerata dagli storici più accreditati, una popolazione proveniente dall’Asia Minore e più precisamente dalla Troade. Gli Elimi, quindi, presumibilmente non erano altri che dei profughi provenienti dalla città di Troia o dal suo ampio circondario, dopo l’assedio che i Greci portarono avanti per oltre dieci anni, durante la “Guerra di Troia”

Questi fuggiaschi, approdati sul litorale occidentale della Sicilia, avevano fondato le città d’Erice e di Segesta e, solo in seguito, il villaggio di Trapani, che d’Erice costituiva il porto. Questa notizia storica, ripresa poi in modo grandioso e poetico da Virgilio nell’Eneide, mi riporta indietro nel tempo, quando, giovanetto, frequentavo i banchi del Ginnasio e del Liceo “Ximenes” e mi meravigliavo, assieme ai miei compagni , studiando l’Eneide, che il nostro piccolo territorio, che credevamo piuttosto anonimo e quasi sconosciuto, fosse salito alla ribalta della Storia e quindi dell’eternità, per mano di un grande poeta dell’epoca romana augustea, Publio Virgilio Marone, forse tra i più grandi di quell’epoca.

Enea, fuggito dall’incendio e la distruzione di Troia, era approdato con le sue navi ed i compagni, sul litorale trapanese, una prima volta come profugo e proprio lì, aveva perduto il vecchio genitore Anchise e, una seconda volta, proveniente dall’Africa dopo essersi sottratto all’amore ed alle lusinghe di Didone. Quindi, Enea, aveva soggiornato in questi luoghi, ospite dei suoi compatrioti che già stanziavano ad Erice e si servivano di quel piccolo villaggio di Trapani che costituiva un porto strategico e sicuro.

Certo Trapani, nel millenario scorrere degli anni, anche a causa della sua posizione geografica e strategica, al centro del Mediterraneo, fu capolinea d’incontri e di scontri commerciali, culturali, militari ed egemonici. Forse a causa di queste innumerevoli contaminazioni etniche, politiche, culturali, linguistiche ed economiche, la mia città, come un po’ tutte le più importanti città della Sicilia, può vantare un retaggio di cultura, d’arte, di storia, di civiltà, difficilmente eguagliabile.

Il dolcissimo clima siciliano, la feracità della terra, la pescosità del suo mare, determinarono l’occupazione, non sempre pacifica dei primi colonizzatori. A loro altri seguirono, ad ondate successive; la Sicilia si era creata la sua fama d’Eldorado che aveva travalicato il mare. Per quanto riguardò la costa occidentale e Trapani in particolare, dopo gli Elimi arrivarono i Fenici poi, fu la volta dei Cartaginesi. Trapani fiorente città alleata di Cartagine, subì pacificamente l’influenza punica avvantaggiandosene e sviluppando i suoi commerci.

Neanche i Greci che occuparono, in seguito, tutta la Sicilia orientale, riuscirono a scalzare i cartaginesi da Trapani, solo i romani, successivamente, s’impossessarono della città cacciando definitivamente i cartaginesi dall’Isola dopo le guerre puniche. Ma, la storia non finisce lì, perché ci saranno ancora e per molti secoli altri popoli a dominare ed ad abitare la Sicilia :  Gli Arabi, i Normanni e gli Svevi, gli Spagnoli e i Francesi.

Parlare, infine, della propria città significa anche e soprattutto descrivere i suoi luoghi, storici e spettacolari al tempo stesso, le sue strade, le piazze, le chiese, i monumenti, i palazzi, i giardini e i suoi due lungo mare, uno a nord - Dante Alighieri - e l’altro a sud – Regina Elena.

I luoghi più importanti che appartengono alla memoria si trovano quasi tutti nel centro storico, ubicato nella parte vecchia della città. Come non parlare della “Rua Grande” odierno Corso Vittorio Emanuele?  Una volta, vi parlo di cinquant’anni fa, meglio identificata per i trapanesi come “La Loggia”, era considerata la strada principale della Trapani vecchia, costruita dagli Aragonesi assieme alla “Rua Nuova” odierna Via Garibaldi.

         “La Loggia”, il Corso, considerato da sempre il salotto buono della città, ritrovo mondano ed agorà dei trapanesi, dove si discuteva passeggiando e ci si confrontava. Altrettanto nota e radicata nelle coscienze dei miei concittadini era la tradizionale “passiata” ovverosia la passeggiata “giusta” che i trapanesi potevano e dovevano fare per acquistare, nel tempo, una rispettabile identità. Andare su e giù per la “Loggia” era un modo per incontrarsi, discutere, mettersi in mostra anche, spettegolare se si vuole, caratteristica quest’ultima tutta provinciale, che si adattava alla città di quel tempo. Oggi Trapani è diventata una città meno provinciale e più borghese e i suoi abitanti sono più discreti e composti come si addice ad una civiltà progredita, multietnica e, per molti versi, nuova.

         Fiore all’occhiello di questa strada sono il Palazzo Cavarretta, ex palazzo senatorio, la Cattedrale di San Lorenzo, La Chiesa del Collegio, o dei Padri Gesuiti, un piccolo gioiello di architettura barocca del XVII secolo, contigua al Ginnasio-Liceo “Ximenes”, il mio liceo al quale sono rimasto, affettivamente, molto legato. Il basolato del Corso d’antica memoria è stato, di recente, rifatto tale e quale era un secolo fa. Le basole che costituivano la pavimentazione, in pietra squadrata e lavorata, erano la caratteristica fondamentale di quasi tutte le strade del centro storico di una volta.

         E, a proposito della pavimentazione delle strade più antiche della mia città e non solo di essa, ma delle più grandi e importanti città della Sicilia, noi siculi possiamo andare giustamente fieri del passato storico della nostra Isola perché una volta essa, non era solo una mera estensione di terra circondata dal mare, bensì il perno attorno al quale ruotavano gl’interessi delle principali nazioni, oltre – s’intende – a quello della vicina terraferma italica.

         Le leggi qui applicate erano tra le più sagge e tolleranti, il naviglio siciliano era il più importante che in qualsiasi altro paese, fiorentissimi erano gli opifici industriali, la pesca, il commercio e l’agricoltura. Qui s’istituì il primo Parlamento e qui si cominciò a parlare in volgare, spargendo i primi semi dell’idioma italico. Le città più importanti erano ricche ed opulente, circondate da ville e giardini ubertosi e le loro strade erano perfettamente lastricate, quando a Londra e a Parigi, si camminava ancora nella polvere e nel fango.

         Per quanto riguarda le strade ho parlato anche della “Rua Nuova” odierna Via Garibaldi, un altro luogo simbolo della Trapani di un tempo, affollata di Chiese e palazzi nobiliari di pregevole fattura architettonica, la più importante tra le chiese di questa strada e quella dell’Itria o Chiesa di S. Rita, piena di dipinti di pittori famosi come Pietro Novelli e di nicchie e cornici ricolme di reliquie umane di santi dell’antichità. Una sorta di sacrario della fede cattolica.

         Questa strada fu chiamata “Nuova” dagli spagnoli che la costruirono dove, in effetti, non esisteva una strada e, in seguito, proclamata l’unità d’Italia, fu intitolata all’eroe dei due mondi: Giuseppe Garibaldi. In questa bellissima e affascinante strada, mia nonna abitava nella sua casa ed io prima da piccolo, per esigenze familiari ed affettive frequentavo questa strada e poi, via via crescendo, per accadimenti vari della mia vita, sono tornato, a più riprese a frequentare questo splendido salotto cittadino.

         Per finire, con le strade della mia città, scriverò, purtroppo brevemente per motivi di spazio editoriale, della Via G. B. Fardella, la strada più nuova e più bella di Trapani che si sviluppa in due ampie corsie transitabili divise da un marciapiede centrale infarcito di alberi rigogliosi, circondati da aiuole fiorite. Questa arteria stradale rappresenta in modo efficace, lo sviluppo urbanistico e il futuro della mia città, perché questa via appare ampia, solare e avveniristica, costeggiata da palazzi di recente costruzione ed è letteralmente affollata di negozi, che contribuiscono ad accrescere il suo prestigio scenografico.

         Vale la pena, poi, di ricordare una delle piazze più belle e più grandi della città: la Piazza Vittorio Emanuele con la splendida fontana del Tritone, opera dello scultore trapanese Li Muli, cui fanno da sontuosa cornice una serie di palme secolari di un piccolo giardinetto circostante, di fronte c’è la maestosa ed imponente statua di Vittorio Emanuele II, rimasto come il simbolo dell’unità d’Italia.

         Poi c’è Piazza Vittorio Veneto nella quale, a breve distanza l’uno dall’altro, si ergono quasi a simbolo di protezione per i cittadini, il Palazzo D’Alì, sede del Municipio, Il Palazzo della Questura-Polizia di Stato, il Palazzo della Provincia sede anche della Prefettura e, per finire, il Palazzo delle Poste e Telecomunicazioni, l’ultimo di questi edifici in ordine di costruzione, perché innalzato all’inizio del 1900.

Tornando a parlare delle chiese, non posso non dedicare alcune note alla Basilica della SS.Annunziata la cui costruzione risale al 1200, dove è custodita, in un’apposita cappella, la statua di marmo della Madonna con bambino, la Madonna di Trapani, attribuita a Nino Pisano. La cappella costituisce un’opera complessa d’architettura e pregio artistico, esempio espressivo della scultura gotica trecentesca in Sicilia. Ampia e molto sentita è la devozione da parte dei trapanesi, alla Madonna di Trapani, sostenuta oltre che dalla fede dal mito e dalla leggenda che circondano la venuta della statua nella città.

Ho parlato, anche se sommariamente, dell’interno della mia città ma, il passato ritorna ogni qualvolta girovagando per Trapani, si possono osservare le vestigie ormai consunte dal tempo e, tuttavia, sempre presenti nell’immaginario collettivo, le fortificazioni, le torri e i bastioni difensivi che circondavano la città in epoche antiche. Fu, infatti, durante il periodo cartaginese che Trapani iniziò la sua storia di città fortificata ed inespugnabile. Nel 260 a.C. Amilcare Barca fece costruire, ad oriente il Castello di Terra con l’omonima torre, i cui ruderi oggi possiamo ancora vedere, circoscritti, all’interno dell’odierno palazzo della Questura.

A difesa del porto fece costruire la Torre Pali e la Torre Peliade, detta in seguito Colombaia. Queste tre torri, unitamente alla Torre Vecchia e a quella di Porta Oscura, costituiscono il complesso delle cinque torri di Trapani, quali iconograficamente rappresentate nello stemma della città. Ma, vi sono altre Torri, costruite in epoche più recenti, che testimoniano la presenza delle diverse etnie che hanno attraversato la sua storia, come la Torre di Ligny dovuta ad un governatore spagnolo e la Torre della Giudecca, testimonianza ancora visibile degli insediamenti ebraici.

A descrivere una città non basterebbe né un libro, né un trattato, né un’enciclopedia, perché, di là di quello che si può vedere, dietro ogni cosa c’è il ricordo, il sentimento, il fatto storico o il semplice fatto personale di ciascuno di noi che vi abita, che appartiene solo a lui e del quale egli si fa custode geloso e fedele nella sua memoria.

Rifacendomi alla caratteristica forma di falce della mia città, poiché essa è bagnata da due mari, un riferimento, oltre che naturalistico legato al sentimento ed ai miei ricordi, meritano i due litorali costieri. Quello a Nord o di Tramontana, “Dante Alighieri” che dal limite estremo della falce di mitologica memoria, si dispiega in un litorale sabbioso di qualche chilometro, dove è allocata la spiaggia di S. Giuliano.

I ricordi personali mi riconducono con la mente, durante i primi anni ’50, a quella spiaggia, durante una delle più belle stagioni balneari, lì, ebbi la fortuna di conoscere la persona che poi diventò e lo è tuttora la compagna della mia vita. Altrettanto belli struggenti e pieni di nostalgia sono i ricordi che mi legano all’altro litorale sud di Trapani, il viale Regina Elena che noi trapanesi amiamo definire “La Marina”, la nostra passeggiata a mare.

A prescindere dal fatto umorale e viscerale d’appartenenza a questa terra, come si può rimanere insensibili o indifferenti di fronte ad un tramonto, a cielo sereno, una volta attraversato il porto, guardando verso occidente? Lo spettacolo offerto dalla natura è incommensurabile: il sole che si tuffa nel mare, spandendo ovunque i suoi accecanti bagliori di fuoco e facendo da sfondo al tetro forte della Colombaia ed alle Isole Egadi che si stagliano grigie all’orizzonte.

La passeggiata alla Marina, anche questa, è sempre stata un’altra abitudine tradizionale dei trapanesi, soprattutto nella bella stagione; quando, sovente, il sole la mattina e l’aria tiepida la sera, invitano a godere di questo incantevole spazio marino, ora sul molo a due passi dal mare che lo lambisce languidamente, ora sull’ampio marciapiede sul lato opposto, quasi presidiato da una fila di alberi, tutti uguali, con la medesima inclinazione verso nord, a testimoniare la loro tenace opposizione alla sferza dello scirocco, il mitico vento del Sud.

I miei ricordi di questa passeggiata a mare sono diversi e si sono ripetuti nel tempo, tutti legati da un unico fil rouge che è quello dei sentimenti. Ho passeggiato per quei viali, giovanetto, con la mia ragazza; dopo qualche anno sotto braccio con la fidanzata ed ancora dopo, con mia moglie ed i miei figli. Ancor ora, a volte, non disdegno una lenta passeggiata, sempre uguale ma densa di ricordi e di emozioni che rivivono nella memoria del tempo passato e che suscitano, sempre, una struggente nostalgia dei miei anni verdi, i migliori, ora che la mia vita si sta avviando lentamente ed inesorabilmente verso il suo “occasum”, l’unico conforto a questa triste constatazione è che “il tramonto”, estrema metafora della nostra esistenza, è una méta cui tutti, alla fine, siamo destinati a giungere.

 
 
 

Vittorio Sartarelli

 

Vittorio Sartarelli nato Trapani 20/02/1937

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