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Vittorio Sartarelli
 
“Il Ficcanaso e la Posidonia”

di Salvatore Pandolfo

 

Ieri, 25 marzo 2018, abbiamo assistito con molto interesse e premiata soddisfazione, alla presentazione del nuovo libro di Salvatore Pandolfo, un autore lilibetano emergente, che si affaccia con successo sulla ribalta del grande pubblico letterario. La manifestazione, che si è svolta all’interno dei locali del vetusto e ieratico Convento del Carmine di Marsala, perfettamente organizzata dal punto di vista spettacolare, è stata seguita con interesse da un numeroso pubblico, è  allietata da alcuni e gustosi intermezzi musicali, canori ed artistici, accompagnati magistralmente con la chitarra da un noto musicista marsalese, da due deliziose ragazze che hanno letto ed interpretato, in modo professionale e artistico, numerosi passi del romanzo e da un noto professionista architetto che si è esibito, con la sua poliedrica capacità espressiva, nella lettura e nella canzone di una poesia in dialetto siciliano, molto bella e significativa. Altro evento importante da sottolineare è stata la consegna di una targa al merito sociale ed umano ed alla memoria di un caro e noto amico dell’autore, elemento di spicco nell’ambito dell’assistenza sociale, immaturamente scomparso.

 Ritornando alla presentazione del libro, edito da Elison Publishing, questo volume oltre ad essere un’arguta e precisa disamina comparativa, di matrice chiaramente saggistica, tra l’ambiente sociale e tradizionalistico siciliano e quello anglosassone, è un’appassionata descrizione narrativa del paesaggio naturalistico costiero lilibetano, antistante l’isola di Mothia. Un Eden inimitabile ed esclusivo la cui immagine, una volta percepita, rimane nella mente di chi l’ha goduta come un meraviglioso acquerello d’autore. Salvatore Pandolfo in questo suo secondo romanzo, dopo avere ambientato “Un colpo di Vita” nell’entroterra siculo, ci racconta adesso un’altra storia siciliana nella quale, con spirito critico e capacità espressiva autoctona non comune, evidenzia ambiente e caratteri tutti attribuibili a soggetti siciliani, mettendoli a confronto con gli analoghi inglesi, estremamente agli antipodi, sia dal punto di vista sociale che umano e questa è saggistica. Contemporaneamente, vantando una capacità narrativa brillante e profondamente strutturata raggiunge, forse ancora inconsapevolmente, perché si tratta di doti innate, una commistione artistica letteraria osmotica che solo i maggiori scrittori hanno saputo evidenziare.

Per concludere, oltre ai complimenti che facciamo all’autore, siamo certi che in futuro potremo leggere ed apprezzare nuove opere di questo novello narratore e quindi come si suol dire facendo eco al tradizionale proverbio: “Chi comincia bene è già alla metà dell’opera!” Ad Maiora dunque.

Recensione di Vittorio Sartarelli