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Vito Mauro
 
 
Versi d'inverno
Francesco Gonzalo Alvarez
 

Grazie a Francesco.

 

Grazie al professor Tommaso Romano, per avermi dato l’onore di essere fra i relatori del libro di poesie: VERSI D’INVERNO.

 

Volume pubblicato dalle Edizioni Thule, nella collana “Oltre il sole”, che annovera autori come: Giuseppe Bonaviri, Dino D’Erice, Carmelo Fucarino, Francesco Grisi, Alfio Inserra, Pietro Mirabile, Giulio Palumbo, per citarne alcuni.

 

Libro, VERSI D’INVERNO, che tra l’altro fa parte del catalogo storico del quarantennale delle Edizioni Thule.

 

Nell’incontrare Francesco, con il motore, con il casco, si può pensare che sia un duro, un macho, una persona distaccata, imperturbabile, invece nel frequentarlo si possono riconoscere i suoi modi educati, la sua grande umanità, un alto senso di responsabilità, le sue maniere professionali, ligie e rispettose, il suo timore referenziale verso le istituzioni, oggi quasi inverosimile, che riesce a nascondere sotto la vernice di un contegno impenetrabile e lievemente austero, il suo modo di parlare compito e misurato, tanto da sembrare timido.

 

Dentro l’apparenza di una persona solida, si cela un uomo disponibile, modesto, che scrive poesie.

 

Leggendo le sue poesie si può capire la sua estesa sensibilità e il suo uso delle parole, al pari di attrezzi da lavoro essenziali, con un risultato notevole e interessante.

 

E dalla lettura delle stesse non si può rimanere insensibili.

 

Le poesie, in un periodo in cui siamo distratti da mille impegni, correndo sempre, quando in fondo in fondo, siamo impegnati in nulla, ci frenano, ci fanno conoscere l’autore, ci fanno riflettere, che in un mondo, dove i valori sono sempre in diminuzione, sempre più messi in discussione, c’è sempre qualcuno che ci crede ancora, e ne parla, anzi ne scrive, senza farsi idealista, ma vincendo il riserbo e trasmettendo ricchezze come il rispetto, la fiducia, l’amicizia e il coraggio di tagliare nuovi traguardi che rendono l’uomo interamente e intensamente privo di vincoli.

 

Quelli di Francesco, sono versi intensi, volevo sceglierne qualcuno da citare, non sono riuscito nella scelta, sono tutti da menzionare, poi perché ho anche pensato che la preferenza è molto soggettiva, ognuno sceglie quelle che più apprezza, come la frutta mista in un cesto, ognuno prende quella che più gradisce.

 

D’altronde non poteva essere diversamente, ho assistito all’eccelsa presentazione, fra i relatori c’era il professor Tommaso Romano, del libro del padre di Francesco, professor Garcia, NIDI DI AIRONE – Memorie di un prete franchista – un libro che ho avuto il piacere di leggere e mi ha dato una sensazione di una lettura musicale, la stessa percezione che ho avuto nel leggere i libri di Gesualdo Bufalino e di  Milan Kundera, una scrittura profonda, intensa, meditativa, di nobile, aristocratica e raffinata mordacità.

 

Durante la presentazione, di NIDI DI AIRONE, tra le altre cose sono rimasto colpito dalla raffinatezza culturale del padre di Francesco e dalla consuetudine di fare dediche con naturalezza, con sincerità, come fa Francesco.

 

Per di più nelle poesie di VERSI D’INVERNO si coglie una passione, un calore spagnolo, una meravigliosa impronta paterna.

 

Un particolare che mi ha incuriosito in VERSI D’INVERNO, consiste nel fatto che le poesie di Francesco, sono senza titolo, ma accompagnate da disegni che prendono titolo dalle poesie, dodici acqueforti di Raffaele Romano, dal tratto intrigante, come le poesie di Francesco.

 

Come pure è coinvolgente e singolare la conversazione finale di Francesco, con Marc Van Paul, un suo amico d’infanzia.

 

Poesie, quelle di Francesco, che non possono catalogarsi, come romantiche, o come ermetiche, non sono un esercizio retorico, non sono poesie come quella del “Fanciullino”, di Pascoli, tanto cara al professor Ciro Spataro, senza nulla togliere alla poesia del celebre Giovanni Pascoli, quelle di Francesco, sono poesie che provengono dall’anima.

 

Sono poesie scritte nel periodo giovanile e oggi inducono a pensare, a una sorta di sosta poetica, a un delicato intermezzo lirico, a uno status di abdicazione dalla vita meditativa e spiritualmente fertile, ma ciò sarà, solo in apparenza, perché come afferma, il grande poeta-scrittore, Giovanni Raboni, nella lettera-prefazione del libro, Francesco ha un “dono”, una dote, un talento da coltivare.

 

Francesco, nelle sue poesie, da una sua visione completa delle cose, dà una corporeità al verso, con suoni, epifanie e segni dello sconfinato.

 

Francesco, con i suoi VERSI D’INVERNO, rientra benissimo nella definizione che, qualche settimana fa, sul Corriere della Sera, Francesco Alberoni attribuiva alla modestia, cito: “Un modo d'essere che ha la sua essenza nel non voler essere superiore agli altri e nel non dare loro disturbo. Il modesto, continua Alberoni, non si pone mete troppo elevate, non entra in competizione, non pretende di avere grandi riconoscimenti. Non si mette in mostra, non opprime, non si vanta. Evita tutto ciò che ha a che fare con la superbia, la presunzione, la vanità. È misurato in ogni cosa, nel parlare, nel vestire, anche nelle emozioni”, fin qui Alberoni.

 

Un minimo di sensibilità nella lettura e una lieve onestà intellettuale, generano una capacità critica tale da individuare in Francesco: una persona unica, genuina, pura, sobria, scrupolosa e misurata in una parola, una persona semplice.

 

E generalmente le persone semplici, sono grandi.

 

Non voglio aggiungere altro, tranne che, se ne fosse ancora necessario, dalla lettura delle poesie di Francesco si desume che la scienza, la biologia, spiegano cosa è l’uomo, ma la poesia spiega qual è il cuore dell’uomo e come diceva Pascal, senza il cuore non è possibile neanche la scienza.