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Vito Mauro
 
 

Vito Lo Scrudato ci aveva già abituato ai racconti dal suo amato paese, già inseriti nel libro Mille balconi ad oriente, (Edizione Comune di Cammarata, 2004), ora continua con le narrazioni pubblicando Le porte di Camico Soprana, con quadri di Gaetano Porcasi (Pietro Vittorietti Edizioni, 2014, €. 12,00).

Sin dall’inizio leggendo la presentazione dello stesso autore e osservando il disegno della pagina limitrofa si coglie una delle concepibili metafore cui fanno riferimento “le porte” che danno il titolo alla raccolta e cioè che per venire al mondo l’uomo deve attraversare una stretta porta di accesso alla vita.

E come nelle novelle di Boccaccio in ogni racconto di Vito Lo Scrudato ci sono rappresentate immagini della vita che fu, alcune ancora oggi resistenti, costellati d’ironia, nel nostro caso quelle di un paese che si affaccia sul precipizio verso oriente.

Nel primo racconto l’autore ci narra come i nobili, oltre a dissipare le loro fortune al gioco, abusavano dei bisogni delle famiglie contadine e con la gattopardesca scusa di essere incappati con mogli eccessivamente “religiose”, praticavano un adulterio stuprante, lasciando segni indelebili nelle povere famiglie.

In un altro racconto ci narra una storia di fierezza e contegno con una suprema e impareggiabile descrizione di uno dei protagonisti: in alto torreggiava la coppola, poco più sotto fumava la pipa sapiente e sotto ancora figurava un lindo gilet di lana… Poi c’erano un paio di pantaloni neppure tanto nuovi, ma appena sotto si esibiva quella meraviglia di cavalla.

Di verghiana memoria sembra rappresentato lo scenario campestre …l’erba che esplode dopo il gelo dell’inverno della montagna è nutrimento certo e abbondante, le giornate più lunghe, la campagna si offre alla vista…con tutta una gamma di colori e di odori che l’inverno congela. Nulla è cambiato sotto il sole quando si osserva che i tempi sono quelli che sono e non si medita più di tanto sulle coincidenze, più o meno determinate.

Sono questi racconti suscitati da memorie raccolte dai propri genitori e dai propri ricordi d’infanzia, riprodotti come segno d’amore verso il proprio paese, come quando si narra il fenomeno emancipante della fuitina, paragonabile all’attuale convivenza, senza le teatrali scene che coinvolgevano le famiglie e i vicini di casa della ragazza, spesso complici nell’organizzazione della stessa.

Racconti potenziati dai commenti dell’autore che ricorda giochi, usi, modi di vivere, attività agricole e artigianali scomparse, cogliendo l’occasione per fare l’elogio non solo dal mulo che non c’è quasi più, ma anche dei prodotti tipici locali e in particolare i derivati dal latte provenienti dagli allevamenti.

Come in tutti i racconti di memorie non può che nascondersi un’afflitta nostalgia di quell’infanzia, che stento a credere essere stata la mia, o una bruciante rabbia nel rivedere i luoghi una volta distanti per arrivarci a piedi o a dorso di mulo, oggi vicini per divenire la discarica privata di qualche imbecille, o un’amareggiata delusione nel ritrovare Il tutto è ricoperto da erba secca indisturbata e cardi spinosi, come una …irreversibile rovina e non rincontrare lo spirito della bambina di Piano D’Amata che mi passava accanto dandomi un senso di serenità e soddisfazione, come mai nella vita mi capitò di provare.

Ritroviamo anche una malinconica amarezza per quei tempi che in generale si sapeva prendere in giro la vita anche nei momenti in cui dovette affrontare drammi forti, magari tra abbondanti bevute, dei propri compaesani che avevano una smodata inclinazione al vino, che aiutava a dimenticare.

Racconti, dove si evidenzia come nulla sia cambiato per i giovani, che sia allora sia oggi sono spesso costretti a partire volontari per un ideale di “pace”, per guadagnare qualche soldo per l’avvenire e per tornare con gli occhi fissi sui ricordi e poca voglia di parlare. …ricordi che gli tolsero il piacere di vivere al REDUCE DI GUERRA con un FANTASMA NELLA SUA TESTA, appassionante e toccante narrazione di guerra, in tempi nei quali si condividevano col prossimo le poche cose possedute, dove si narrano, come un “cuntu”, le vicissitudini belliche di un siciliano di montagna.

La raccolta si completa con un racconto su un’esperienza scolastica, dove si pone in risalto come sono cambiati i rapporti dei genitori degli alunni con l’istituzione scuola, pronosticando quanto succede oggi, ove spesso si ricorre all’avvocato e al TAR per chiedere i danni morali, anche in caso di una bocciatura.

Un libro di narrazioni del proprio passato, col fascino del tempo vissuto, che consegna conoscenze di uomini e donne, di vizi, virtù e scherzi, di fatiche e dolori, raccontando e raccontandosi, per non dimenticare, i cui ricavi della vendita hanno uno scopo benefico, sono destinati alla realizzazione di una casa famiglia nel Perù intestata a “Carmela Petrucci”.