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Vito Mauro
 
Boccadifalco piccola storia di un grande aeroporto
 
 

Buona sera, mi ero memorizzato alcune cose da dire a braccio, ma quando Salvo mi ha fatto vedere gli inviti, le locandine, mi ha detto del luogo, dove avveniva la presentazione del libro, presso la sede della Fondazione Tricoli, mi sono detto, qui le cose sono organizzate alla grande, quindi non possiamo rischiare di fare una cattiva figura e siccome non sono abituato a parlare in pubblico, per evitare di emozionarmi, è preferibile e opportuno, scrivere qualcosa, cosi ho fatto.

 

Voglio intervenire per ricambiare l’onore di essere amico dell’autore, ma soprattutto per il piacere di essere amico del padre dello stesso, del dott. Pietro Di Marco, tanto amico che mi permette di chiamarlo “Biddazzu”, per la simpatia che sprigiona, con il suo dire, con le sue idee vulcaniche e originali e per la sua professionalità.

 

Durante le occasionali frequentazioni, nella farmacia di famiglia, ho notato l’estenuante impegno e la voglia di Salvatore di portare alla luce un libro sulla storia dell’aeroporto di Boccadifalco e credo di poter affermare, di aver visto quattro o cinque bozze. Si sentiva che aveva non solo un sogno nel cassetto, coltivato da tanto tempo, ma soprattutto la voglia di dire qualcosa, di impegnarsi per una passione che ha avuto da sempre.

 

Riguardo al testo non sono certo io a poter dire sulla compiutezza dello stesso, ma il libro, mi ha fatto tornare alla memoria, che nel 1968 una delle prime visite domenicali, svolta con gli istitutori del collegio San Rocco di Palermo, dove io alloggiavo per studiare, è stata proprio all’aeroporto Boccadifalco e per noi ragazzi che venivamo dalla provincia e si tornava in paese, due volte l’anno, per le vacanze di Natale e di Pasqua, è stato uno stupore vedere da vicino qualche aeroplano, come pure è stata una sorpresa scoprire, in quell’occasione, che fra noi c’era un ragazzo, il quale appena sentiva il rombo di un motore d’aereo riconosceva il modello senza vederlo e noi tutti ci stupivamo per l’abilità, per la preparazione in un ambito da molti sconosciuto, per noi quel ragazzo aveva un dono naturale. Dopo tanti anni ho scoperto che Salvatore è uno di quelli che hanno quel “dono naturale”, sa riconoscere gli aerei dal rombo del motore, ma non solo, lui, li costruisce pure, in piccolo, in miniatura, certamente li realizza con precisione, infatti, ha partecipato a diverse mostre di aeromodellismo ed è stato più volte premiato.

 

L’interesse e l’attenzione per gli aerei, hanno portato Salvatore, a raccogliere notizie, dati e foto di un aeroporto che sicuramente l’ha aiutato a fare crescere la propria passione.   

 

Con la storia dell’aeroporto e la collezione fotografica Salvatore compie una ricostruzione del passato, un tentativo di conservarlo, come un patrimonio di cose, di suggestioni, di ricordi. E certamente riuscirà a far amare l’aeroporto di Boccadifalco.

 

Le tante foto del libro ci raccontano storie, volti, momenti particolari che dicono, con molta chiarezza e immediatezza, più delle parole.

 

Sono foto che senza retorica e senza finzione parlano di un accaduto che rivedendolo ci aiuta a comprendere e a mantenere viva la memoria dell’aeroporto, sono momenti, testimonianze di vita destinati a durare nel tempo, ma soprattutto si valorizzano nel tempo e diventano senza tempo.

 

La raccolta ritrae momenti unici irripetibili, che trasmettono sensazioni uniche. Ogni immagine, ogni volto, diventa storia, diventa una testimonianza, diventa un’emozione, perché sono state raccolte e selezionate con impegno, passione e rispetto per un patrimonio che appartiene a tutti, riprodotti in un volume, per divenire un documento prezioso per le future generazioni e per offrire un’importante possibilità, non solo di ricordare ma anche di riflettere, insomma per non dimenticare e inquadrarle con la cornice della memoria.

 

Complimenti Salvo.