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Vito Mauro
 
Angeli e orchi
 
 
 
 

Quando si vuole fare un buon complimento ad un libro, si dice spesso, andrebbe letto nelle scuole a maggior ragione quando lo stesso ha ricevuto la massima attenzione dei ragazzi durante la presentazione alla Scuola Media “Don Giuseppe Rizzo” di Ciminna. Si sta parlando del libro di Nicolò Angileri, Angeli e orchi. Storie di abusi sui bambini raccontate da un poliziotto della Sezione specializzata minori di Palermo, Edizioni Dario Flaccovio, che ha incuriosito la Dirigente Scolastica Anna Rita Zappulla, interessato i professori Giuseppe Butera, Rosario Alesi, l’insegnante Piera Sacco e diversi genitori degli alunni presenti per l’occasione.

L’autore, presente in aula, ha parlato del libro con professionalità, avendo avuto una conoscenza diretta dei fatti, ed abbiamo ascoltato che come si dice in certe occasioni, “che la realtà superi ogni più fosca fantasia” e le brutture succedono e possono accadere ovunque, anche, e soprattutto secondo le statistiche, in ambito familiare e pertanto è necessario avere “il senso della giusta distanza dal mondo adulto”.

Ascoltando e soprattutto leggendo il libro Angeli e orchi abbiamo scoperto nell’autore una persona sensibile, con una grande umanità, con un alto senso di responsabilità, in lui si percepiscono le sue maniere professionali, ligie e rispettose, il suo timore reverenziale verso le istituzioni, oggi quasi inverosimile, che riesce a nascondere sotto la vernice di un contegno impenetrabile e lievemente austero, dato il suo modo di parlare compito e misurato. Una persona che crede negli Angeli e combatte gli Orchi, perché per lui esistono entrambi.

Dentro l’apparenza di una persona solida, come deve essere un poliziotto, si cela un uomo disponibile, modesto, che scrive “favole”. Favole, che purtroppo sono fatti reali, veri, da cui si può capire la sua estesa sensibilità e il suo uso delle parole, al pari di attrezzi da lavoro essenziali, con un risultato notevole e interessante. E dalla lettura delle stesse non si può rimanere insensibili, “perché segnano”.

E questi racconti che non sono a lieto fine (del tipo vissero felice contenti), sono sicuramente pieni di speranza, in un periodo in cui siamo distratti da mille impegni, correndo sempre, quando in fondo in fondo, siamo impegnati in un far nulla, ci frenano, ci fanno riflettere. In un mondo dove i valori sono sempre in diminuzione, sempre più messi in discussione, c’è sempre qualcuno che ci crede ancora, e ne parla, anzi ne scrive, e scrivendo fa nascere il rispetto, la fiducia e l’amicizia, anche verso istituzioni che a volte sono viste con distacco.

In questi racconti c’è Nicolò Angileri, c’è il poliziotto, c’è l’uomo, ma c’è soprattutto il papà, il marito, c’è una persona discreta, che non si mette in mostra, concreta e scrupolosa, in una parola, una persona semplice. E generalmente una persona semplici è “grande”.

Non per niente, in occasione della Festa della Polizia, ha ricevuto un riconoscimento, per quello che ha fatto durante il suo lavoro, in parte raccontato in questo libro Angeli e orchi.

Un libro che sorprende per i fatti raccontati, che ti tira dentro dalla prima pagina e che ti trascina correndo fino alla fine, come se dovessi scoprire un colpevole, pur sapendo sin da subito chi è il colpevole. È quasi impossibile staccarsene, forse anche per non avere il tempo di pensare se tutto questo possa mai riguardare anche noi.

Ciò mi ricorda quello che Sigmund Freud, il fondatore della psicoanalisi scrisse alla figlia: “Anna, guarda. Vedi quelle case, con le loro splendide facciate? Dietro quei muri, dietro quel bianco non è assolutamente detto che le cose siano poi altrettanto splendide.”.

Leggerlo è emozionante, credetemi e Nicolò, non l’ha scritto per fare successo, per guadagnarci, ma l’ha scritto con il cuore per liberarsi di alcuni pesi che il suo duro mestiere lo porta a sopportare e renderli noti a tutti, per farci riflettere sui casi della vita, togliendo ogni imballaggio al dolore, senza risparmiarsi e risparmiarci nulla, perché ha avuto voglia di raccontare la volontà ostinata che prende le persone di voler toccare il fondo a tutti i costi e lo ha fatto senza giri di frase, senza filtri, anzi riuscendo a dare una fluidità ai fatti che premono di farsi raccontare e non è facile con una materia dolorosa, scabrosa, scottante, a volte insopportabile. 

Riuscendo a farsi sentire amico dai lettori, d’altronde ci riesce anche con quelli che accompagna in carcere. A volte anche loro vittime, malgrado quando si è in divisa o con il suo giubbotto nero si possa pensare che sia una persona distaccata, mentre riesce a fare l’assistente sociale, il mediatore familiare, cioè deve fare i conti con tutte le fragilità e le insicurezze che la professione gli fa incontrare.

Alla fine della presentazione l’ins. Piera Sacco ha evidenziato quanto la discussione abbia appassionato i numerosi ragazzi presenti, i quali con domande e interventi (nessuno ha chiesto di andare al bagno e nessuno si è accorto che già era passato l’orario della ricreazione) e questo non tanto, e non solo, perché i fatti narrati sono ispirati a vicende realmente accadute, quanto perché dalle parole dell’autore traspariva tutta la fatica, la passione e la speranza che in queste “vicende umane” sono necessarie.

Il libro Angeli e orchi è arricchito dalla prefazione di Ficarra e Picone, dalla premessa di Raffaella Catalano, dagli interventi di Diego Di Simone, Alessia Sinatra e Angela Maria Ruvolo, nonché dagli articoli del codice penale relativi alla violenza sessuale.