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Mario Nicolò Pacino
 
Orme del tempo
 

Descrivere ciò che si prova quando si preme il pulsante di scatto della macchina fotografica, è molto difficile, forse impossibile. Sicuramente è un istante di forte emozione, un attimo bellissimo. È un momento fugace dal quale ci si aspetta un risultato positivo a compensazione di anni di studio, di ricerca e di applicazione. L’istante dello scatto è quello in cui si concentra tutta la capacità artistica dell’operatore, nella consapevolezza di rendere immortale un’emozione prodotta dalla vita quotidiana che potrà essere rivissuta nel tempo e condivisa con gli altri.

La differenza fra un artista e una persona comune si manifesta nella capacità di vedere, apprezzare e immortalare i fatti di ogni giorno in maniera unica e le fotografie di Eduardo Paladino rappresentano proprio la sua capacità di percepire prima degli altri i luoghi, gli spazi, le abitudini, la socialità, i volti, che possono presentarsi in maniera banale agli occhi di tutti, ma, se immortalati nella giusta dimensione, diventano documenti di straordinaria importanza per la valorizzazione di un popolo e del territorio in cui esso vive.

Le istantanee del maestro Paladino sono figure delicate, acquarelli in bianco e nero che svelano i piccoli dettagli della natura umana, documentando egregiamente una civiltà contadina, ormai per buona parte dimenticata, pregna di genuine abitudini, di lavori manuali, di giochi e di feste che esaltano la vita sociale di una comunità. Il viraggio dello spettro cromatico del bianco e del nero, racconta le sfumature delle emozioni che emergono dalle persone e dalle situazioni ritratte, in perfetta armonia con i luoghi e gli spazi.

Gli scatti realizzati a Ciminna ci riportano a un’epoca passata, a un periodo storico comune in tutti i paesi dell’entroterra siciliano, quando non esistevano i computer, i videogiochi e i telefonini responsabili, oggi, dell’azzeramento della vita sociale di molti giovani.

Le persone si riunivano nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nei circoli culturali, sviluppando un modello di socialità allegro e vivace, ricco di stimoli e di sentimenti. Sono immagini che misurano lentamente gli spazi e che lentamente e senza far rumore si muovono e prendono vita davanti agli occhi degli spettatori. È proprio nel mutamento e nel cambiamento che si può scorgere la logica che lega tutte le opere di Eduardo Paladino, la trasformazione che misura il passare del tempo e che affiora nella memoria e nel ricordo di tutti.

Le fotografie dimostrano la carica di attenzione e di rispetto che l’artista sente nei confronti della genuinità contadina e artigiana dei siciliani nel loro vivere il quotidiano. Osservandole attentamente non sono mai nostalgiche, tuttavia servono a richiamare nella mente uno sguardo perduto o dimenticato, a fare riaffiorare il sudore e gli odori di un tempo passato, fatti da piccoli gesti di persone comuni.

L’artista, nella realizzazione del suo lavoro, non è solo un costruttore d’immagini ma, anche, un vero narratore della storia che documenta. Vedere le sue opere induce un attimo per guardare indietro nel tempo, dapprima è faticoso riconoscersi in quelle persone di tanti anni fa, ma poi quando i ricordi cominciano ad affiorare, l’emozione è grandissima, ci si sente presente in quei luoghi, si odono le voci delle persone e si percepiscono gli odori del tempo.

Le fotografie in mostra sono un insieme di bellezza, un autentico patrimonio storico di eccezionale preziosità, per cui doverne scegliere una che possa rappresentare un ricordo particolare, è veramente difficile. Penso che ognuna di esse produca un’enorme quantità di emozioni, tuttavia la foto che mi ha riportato indietro nel tempo, agli anni più belli della mia infanzia, è quella che ritrae il ragazzo che guida “u carruzzuni”.

Una tavola di legno con le ruote “a palline” ovvero cuscinetti meccanici ormai logorati, che permetteva di scorrazzare per le strade in discesa del paese, mischiando un rumore infernale alle lamentele degli anziani disturbati dalle grida gioiose dei ragazzi che giocavano. Dieci o quindici ragazzini che passavano col “carruzzuni” per una strada, provocavano un chiasso enorme e puntualmente qualcuno li “assicurava” con un secchio di acqua. Il divertimento era assicurato!

L’Istituto Superiore per la Difesa delle Tradizioni di Palermo di cui sono socio e rappresentante per Palazzo Adriano, con l’approvazione unanime di tutti i membri del Direttivo e del Presidente, Dott. Roberto Giuseppe Trapani della Petina, riconoscendo l’alto valore socio culturale delle opere di Eduardo Paladino, si è pregiato di promuovere i suoi lavori attraverso una mostra espositiva allestita presso i locali del Museo Comunale di Palazzo Adriano.

La rassegna ha riscontrato il plauso dei numerosi visitatori, suscitando sentimenti di vivo apprezzamento. Alla chiusura dell’esposizione l’Amministrazione Comunale ha voluto insignire l’artista con la Benemerenza Civica per l’importante valore storico e culturale delle opere realizzate.

Conosco Eduardo Paladino da oltre vent’anni e ho sempre apprezzato il carattere e la volontà manifestati in innumerevoli occasioni, contribuendo ad accrescere significativamente la simpatia e la stima che nutro nei suoi confronti; una persona semplice, intelligente, capace di vedere la realtà delle cose e delle persone in modo diverso, ma soprattutto di percepirle in modo diverso, come dimostrano le sue istantanee.

Mario Nicolò Pacino*

 
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·         * Socio dell’Istituto Superiore per la Difesa delle Tradizione di Palermo;

·         * Governatorato di Palazzo Adriano;

·         * Già Assessore alle Attività Culturali del Comune di Palazzo Adriano dal maggio 2007 al maggio 2012.