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Eduardo Paladino e Vito Mauro in “Orme del tempo”
 
Le recensioni di "Orme del tempo"
 

In questa pagina le recensioni di:

  1. Ferdinando Russo

  2. Giovanni Dino

  3. Santo Lombino

  4. Commento di un Ciminnese - Onofrio Campanella - emigrato in America (USA)

  5. Papas Eleuterio F. Schiadà

  6. Carmela Cangemi

     

Recensioni da scaricare:

  1. Orizzonti Sicani, recensione di Vito Mauro: 1 - 2

 
Recensione di Ferdinando Russo
 
 

Ciminna, in provincia di Palermo, dopo Terrasini, Bisacquino, Giuliana, ha trovato i suoi cantori attraverso foto e liriche. È stato Vito Mauro, (nato a Ciminna 1955), a curare il volume di foto e pensieri, che mostra l’impegno e l’arte di un poeta – fotografo autodidatta, Eduardo Paladino, (nato a Ciminna 1958), che consegna all’archivio storico-fotografico del mondo contadino siciliano le “Orme del Tempo” un racconto per immagini, come l’autore ha voluto denominarlo (1).

La fotografia, come arte, sempre più conosciuta, in Sicilia, ove trova nuovi cultori, dell’essere e dell’apparire, quasi a fermare la storia delle vicende umane, ad eternare momenti “istantanei” del continuo procedere della vita, in una lotta contro il tempo. Terra meravigliosa, la nostra Isola, si presta ad essere rappresentata, analizzata, scandagliata per i presenti e o per quelli che verranno a viverla ed a visitarla in futuro, quasi per un maniacale amore per la sua bellezza, da conservare e non deturpare (2).

Ed è stata la passione per i libri, le tradizioni, i mestieri, l’amore per il territorio e la comunità di appartenenza, con tutte le opere dell’uomo, quella che ha unito i due operatori culturali, Paladino e Mauro, studiosi vissuti nel centro dell’Isola, a Ciminna, in provincia di Palermo, a segnare quanta cultura, dedizione, fatica creativa ed attenzione può nascere e svilupparsi per l’ambiente, il paesaggio, il lavoro, nel fermare il tempo e consegnarne qualche pagina, quasi come insegnamento per i distratti abitatori delle città-metropoli, e come messaggio accorato di richiamo per i figli degli emigrati siciliani. La passione per la fotografia, l’attaccamento ai valori della comunità di appartenenza, la sensibilità artistica hanno unito, Eduardo Paladino e Vito Mauro, in un’opera ricca di significati, di suggestioni, che rivelano una nuova identità della Sicilia trascurata, talvolta, dai suoi abitanti, quanto amata da alcuni spiriti eletti, diffusi in ogni angolo del territorio, inconsapevolmente autentici storici, apprezzati dai visitatori, dai letterati, dai poeti, dai registi cinematografici.

La Sicilia degli antichi visitatori e dei molti conquistatori, ricordata e recuperata da quanti per il lavoro l’hanno dovuta abbandonare. E Ciminna, il paese dei Nostri due artisti, ha già fatto da sfondo a Luchino Visconti, per il “Gattopardo” e a Tornatore, con la chiesa di San Vito, che dalla collina protegge Ciminna e che il regista ha inserito nel film Baaria, come già avvenuto a Palazzo Adriano, per Nuovo Cinema Paradiso, e a Bisacquino, per ispirare, con i valori della terra difficile, Frank Capra (4) (F.Russo in Sicilia Mondo n. del 2010) e, con i segni dell’immaginazione letteraria, Silvana Grasso (6) prima ancora di riviverli nelle foto di Paladino. Ora le immagini del Nostro, nella trasposizione storica-letteraria curata da Mauro, riprenderanno le strade degli emigranti e raggiungeranno i Siciliani che vivono in Belgio, in Germania, in Inghilterra, in Svizzera, in Canadà, negli USA, nel Sud America, in Australia. E Mimmo Azzia, l’instancabile direttore di “Sicilia Mondo”, ambasciatore culturale dei siciliani che vivono in tutti i continenti, potrà ricordare ai corregionali che l’Isola, dalle lontane loro origini, li attende, con la bellezza dei suoi paesaggi, con il recupero delle “Orme del Tempo”, che gli artisti immortalano con le loro immagini, con i musei della tradizione contadina, (Bisacquino Il Museo contadino) con le foto che segnano la fine del secondo millennio ed aprono i primi decenni del Terzo.

Dalle foto-ricordo nasce tanta nostalgia per un ritorno, in Sicilia, magari per contribuire, ancora, a cambiare il volto della comunità con altre arti, professionalità, culture e colture, espressioni delle più diverse nazioni, con le quali camminare assieme per lo sviluppo e la pace, come avvenuto, in questi giorni, a Marineo con la presentazione da parte del sindaco F.Ribaudo, il volume “ Terra, frumento e pane. Il ciclo del grano”, la cui storia è stata curata da N. Di Sclafani, F. Vitali, C. Greco, N. Scarpulla, N. Benanti.(6)

Per il Comune di Ciminna e la locale Pro Loco, Paladino e Mauro, un giorno o l’altro, immetteranno in internet il loro lavoro e sarà una ulteriore occasione, perché la loro fatica svolga anche un’azione culturale e promozionale per visitare la terra degli autori, i musei della civiltà contadina, il recupero di arti e mestieri mediterranei e forse per insegnare a non disperdere il valore della famiglia e a riscoprire il lavoro, come dono dell’intelligenza, dei talenti, dello studio, della conoscenza, della fatica dell’inventare e del creare artistico. E le prime mostre personali di Paladino, appena sperimentate in USA –Detroit e in Canada a Windsor, troveranno, in altre nazioni e continenti, i luoghi a cui portare un messaggio di storia e di cultura di Sicilia.

Le foto di Paladino, ospitate a Monreale dal sindaco Toti Gullo e dal consigliere provinciale ing. Giuseppe Mortillaro e ripresentate da Vito Mauro nel ristorante del museo etnografico La Rocca Bianca di Marineo, portano già le didascalie in lingua francese, inglese e tedesco a dare i primi orizzonti internazionali al racconto fotografico di un altro pezzo della Sicilia di Visconti (Gattopardo) e di Tornatore (Baaria). Mentre Enzo Brai, l’erede della Publifoto, (www.enzobrai.it) si è onorato, nel quadro di una operazione culturale di presentare a Palermo al Palazzo Sant’Elia, alla vigilia del nuovo anno, il meglio della sua vasta produzione, preconizzando un museo antologico dell’archivio della publifoto, (che potrebbe essere ospitato a Giuliana, nei locali dell’opera pia Buttafuoco Tomasini in comunicazione con il Castello di Federico II) con un richiamo da battistrada del crescente interesse per la fotografia, specie tra i giovani e che annovera in Sicilia i nomi di Scianna, G. Leone, Battaglia, Tornatore, Alinari, L. Del Castillo, G. Pepi, M.P. Lo Verso, Ardizzone, Sellerio, Spata, Calandra, A. Mulone, Noto, Minnella, Gonzales, M. R. Scuderi.

E la fotografia, come arte, di quell’arte di cui si può dire, come per Paladino “Artisti si diventa” (la fotografia nasce per gioco e per me fu “scrive il Nostro, e lo è ancora un hobby”), o come per Mauro, “critici si diventa” (basta cominciare da un regalo di un libro da parte di un amico per iniziare e provare), così come “musicanti si diventa”, come è stato per il “Corpo Bandistico di Ciminna”, che conquista successi da decenni da Parigi a Chicago e che alleva i suoi maestri musicali con lo studio e la passione che inculcano nella gioventù locale docenti di Educazione Musicale come Francesco Frangipane (15).

Per l’opera di Paladino hanno ancora provato molti a divenire “critici”, appassionati e profondi, dal sindaco Giuseppe Leone, che vi scopre “vive atmosfere che sanno di vera religiosità, di unione familiare, di profonda amarezza, di gioia autentica e di obbediente fatica”, a Vito Avvinti, a Padre Vincenzo Catalano, il Prof.Vincenzo Comparato, il Dr.Antonino Di Bella, il rag. Giuseppe Guttilla, il sig. Salvatore Mannina, l’ins. Piera Sacco, la prof. Rosalia Amato, l’avv. Mario Bellavista, il prof. Fausto Clemente, la prof. Biagia Ferrara, il prof. Francesco Frangipane, Gino Giubilo, Giuseppa La Paglia, Maria Giuseppina Rizzo, Fatima Rizzo, Vita Maria Rizzo, il dr. Antonio Sarullo,  il presidente della pro Loco, Alberto Piraino. Ed è stato come se un’intera comunità si mobilitasse per sostenere e promuovere, incoraggiare e collaborare al successo dell’opera, a nobilitarne l’ispirazione in una condivisione espressiva di testimonianze, di contributi, di solidarietà culturali, di scoperta di vocazioni, di stimoli a proseguire nella documentazione storica della vita della comunità, quasi a scoprirne, attraverso il passato ed il presente, il cammino futuro, incoraggiati in ciò da iniziative, assai stimate, come quella di Ino Cardinale in “A..Rivederci a Terrasini”, di Totuccio Selvaggio, su “Bisacquino –Frammenti di memoria (4) e di G. A. Marchese, l’indiscusso storico del corleonese, che ha curato Insula e numerose opere antologiche del territorio sicano (5).

Lo dimostrano le riflessioni, i richiami, i sentimenti, le osservazioni, presenti nel volume “Orme del tempo” di Paladino e Mauro, lusingati dalla ricerca dei pensieri espressi a commento delle foto da scrittori e poeti, da Sciascia a Pirandello, a Dacia Maraini, a I. Buttitta, a Camilleri, a Milan Kundera, letterati, storici, poeti, amministratori, a partire da Tommaso Romano, impareggiabile animatore culturale del terzo millennio palermitano, con la rivista Spiritualità e Letteratura, con gli intellettuali, E. Giunta, D’Aquila, Zinna, Zarcone, Colletti, Russo, Balletti, Matta, Rampolla, N. Romano, Liberto, attenzionati dai cine operatori del settimanale televisivo Arte e Cultura, realizzato con la regia di Alberto e Umberto Russo. L’opera di Paladino su Ciminna ha trovato il supporto in Giovanni Avanti, presidente della Provincia Regionale ed i contributi storici letterari locali, di Vito Graziano (9), S. Ribaudo (10 ), G. Cusmano (11).

Ed è da sottolineare che il CESIFOP, centro siciliano di formazione, con i suoi corsi di formazione professionale innovativi sulla fotografia digitale, il cinema, la tv, riproponga il recupero e l’aggiornamento tecnologico di mestieri e professioni, validi per il “made in Sicilia” ed il lavoro creativo e artistico attorno alle risorse ambientali, storiche, umane e produttive del territorio (sagre, mercati, musei, chiese, riserve) (13).
Analogamente un progetto dell’UCAI, (l’Unione cattolica degli artisti italiani della Sicilia), in fase di elaborazione, con la presidente Fulvia Reyes, ed i pittori Enza Oristano, Aida Vivaldi,Venera Carini, Umberto Russo, a Palermo e a Santa Flavia, si prefigge di aprire circoli, locali scolastici e gallerie come laboratori di fotografia, di pittura, di ceramica, di scultura, di lettura e musica, per ragazzi e giovani senza lavoro nel tempo della mai disarmante, perchè speriamo temporanea e congiunturale, disoccupazione. Basta ammirare il creato, le sue creature, con il loro operare, presente e passato, basta poi nascere in Sicilia, o visitarla, sotto lo stimolo di opere come quella di Paladino, con animo amico e con lo spirito del Creatore, presente in tutti gli uomini e può essere sufficiente donare qualcosa della propria professione o vocazione artistica agli altri.

E l’attenzione al bello, al vero, alla fatica, alla missione dell’uomo, faber, al suo naturale potenziale di dialogo, di accoglienza, di collaborazione ci guida alla speranza del vivere e della fede nella Provvidenza manzoniana ricordata nel commento delle foto di Paladino.

Chi tornerà a visitare Ciminna, sulle “orme del tempo”, su quelle dei vecchi e nuovi emigrati, di Paladino e del curatore dell’opera Mauro, rilascerà al sindaco della comunità parole di commiato come quelle indirizzate ad Antonio Sarullo da Goffredo Lombardo della Titanus e dagli attori Burt Lancaster, Claudia Cardinale, Paolo Stoppa, Alain Delon, Rina Morelli e Sergio Reggiani, protagonisti del “Gattopardo “: “Mai nella lunga storia del nostro lavoro abbiamo ricevuto una disinteressata e solidale accoglienza come quella ricevuta a Ciminna, “ in occasione della lavorazione del film di

Visconti, così come è avvenuto a Palazzo Adriano per Cinema Paradiso.

Questa è la Sicilia dalla sua vera identità, una regione senza tempo, che sa accogliere chi vi lavora, bianco o di colore, attore, cineoperatore o lavavetri e raccoglitore di olive, con la sensibilità di chi riconosce nell’altro un fratello da ospitare, come ovunque si è stati ospitati, quando si è partiti in cerca di lavoro, sempre desiderosi di un abbraccio universale di una mitica perduta fratellanza.

Non per nulla, scrive Vito Mauro: “Paladino è un fotografo con la sensibilità di un narratore, un romanziere dell’immagine senza ipocrisia né artificio, che imprime la sua pratica come messaggio, come un grido di allarme sociale”.
Da qui anche l’apprezzamento dell’autore “alle associazioni locali, alle Pro Loco, formate da volontari che mettono spesso a disposizione il proprio tempo e la propria attitudine per gli altri, in maniera spontanea e gratuita”, per un percorso di rinascita, di solidarietà, attraverso il lavoro e quando si vuole dell’arte, delle tradizioni, della fede.
E nello scenario naturale del panorama siciliano, caro da Lucrezio a Sciascia e a Pirandello, i volontari dell’associazionismo, come a Ciminna, si rincorrono nelle rappresentazioni classiche e religiose, a Prizzi, a Caltabellotta (Ag), a Burgio (Ag) ed a Giuliana (Pa), ove, in occasione del Natale e dell’Epifania, viene ricostruito, da parte delle associazioni dei volontari e della Pro Loco, il “Presepe vivente” nel quartiere arabo-normanno alla periferia del Castello, vicino alle grotte dei Sicani, alle cucine ed ai forni dei centenari, che continuano a vivere nel paese dell’interno e si nutrono dei prodotti non sofisticati della terra, offerti per l’occasione e nell’estate giulianese ai numerosi visitatori del maniero che fu anche sede degli Aragonesi (15).

 

Ferdinando Russo
onnandorusso@libero.it

 
 

1) E. Paladino, Orme del tempo-Un racconto per immagini, a cura di Vito Mauro Edizioni Qanat, Palermo 2010.

2) A. Russo, la fotografia come arte in CNTN, Anno V, Palermo

3) I. Cardinale (a cura)” A..Rivederci. Appunti fotografici a Terrasini”

4) T. Salvaggio, grafica di M. Andretta, in Bisacquino, Frammenti di memoria,

5) A. Marchese, (a cura) in AA. VV., L’isola ricercata, inchieste sui centri minori della Sicilia secoli XVI-XVIII, Atti convegno di studi, Aprile 2003, Provincia regionale di Palermo, 2009

6) S. Grasso, in Ninna nanna del lupo, Einaudi 1995, La pupa di zucchero, Rizzoli, 2001, Disio, Rizzoli 2005

7) AA. VV.,Terra, frumento e pane, il ciclo del grano a Marineo, a cura di N. Sclafani, C. Greco, N. Scarpulla, N. Benanti e F. Vitali e foto di W. Cangialosi, D’Aversa, Target Out Editrice, 2010.

8) V. Graziano, Ciminna Memoria e documenti, Amministrazione Comunale di Ciminna, 1987

9) V. Mauro, La luna Crollerà, poesie, Palermo 2011

10) S. Ribaudo, Notte lunga, Casa Editrice Don Lorenzo Milani, Termini Imerese 2000

11) T. Romano, Non bruciate le Carte, Prova d’autore, Palermo 2009

12) G. Cusmano, Notizie storiche sulla fondazione della Chiesa del SS. Salvatore, Palermo 2008

13) CESIFOP il sito www.cesigop.it

14) F. Russo, nei paesi dei centenari un medico li interroga, in www.maik07.wordpress.com
      e in www.google.it, in www.vivienna.it, in www.comune.giuliana.pa.it

15) F. Frangipane in Orme del Tempo op. cit. pag. 284-285

 
 
 
 
Recensione di Giovanni Dino
 
Orme del tempo

Un racconto per immagini di Eduardo Paladino

 Il titolo di questo libro, Orme del tempo – un racconto per immagini, dice tutto. Dichiara senza indugi provocazioni o interpretazioni di sorta, quel che l’autore dal suo cuore vuole comunicare

Eduardo Paladino è un figlio della terra di Ciminna (Pa) con la grande passione per gli scatti fotografi­:, passione che coltiva fin da ragazzo. Si diletta a fotografare di tutto, ma soprattutto tutto quello che, secondo lui, in Sicilia è destinato a scomparire. "L'opera di Eduardo Paladino si carica di particolare significato perché ci regala la visione di momenti di -come eravamo-" scrive Giuseppe Leone nella presenta­zione. Gli scatti, infatti, nascono dalla voglia di immortalare tutti quei mestieri antichi o tipici momenti di vita contadina e di abi­tudine di vita quotidiana che tendono a scomparire o mutare adattandosi ai nuovi cambiamenti epocali.

Infatti la sua sensibilità e il suo ingegno artistico-culturale sta a testimoniare la sua particolare attenzione rivolta verso la sua cittadina e la vita tipica della sua gente.

Vito Mauro, curatore dell'opera Orme del tempo, è amico di Eduardo Paladino e come lui è nativo di Ciminna. Assieme hanno avuto la geniale idea di antologizzare in un unico volume gli innumerevoli scatti di Eduardo Paladino attraverso i quali raccontare particolari attimi di vita del loro paese.

La fotografia, si sa, è stata l'invenzione più bella che abbia fatto l'uomo dal fine ottocento ma è stata anche l'invenzione che ha rivoluzionato e messo in crisi tutta la storia della pittura e in par­ticolare l'immagine. Infatti non aveva più senso fare ritratti per­fetti ai volti, alla natura o a ripresentare fra suggestive ombre e luci, chiari e scuri e colori parentesi di vita quotidiana; c'era la fotografia che riproponeva meglio ed in una versione più diret­ta e naturale ciò che i pennelli e i colori dovevano riproporre sulle tele.

E Vito Mauro e Eduardo Paladino hanno voluto raccontare solo attraverso foto la storia degli ultimi trent'anni del loro paese o meglio, più che storia, hanno voluto raccontare parentesi di vita quotidiana e lo hanno fatto con grande successo. Le foto anche se non sono di antica fattura nascono tutte dall'acuta intuizione che quello che ancora viveva sotto gli occhi di Eduardo Paladino, tra usi e costumi, era destinato attraverso l'evoluzione dei tempi a perdersi per sempre. Intuizione che oggi si è rivela­ta profetica. A distanza di 20 e 30 anni molte persone delle sue foto non ci sono, ovviamente per età, ma quello che fa e deve fare riflettere è il fatto che insieme a quelle persone sono scom­parse dalla quotidianità: i rituali gesti del loro lavoro, delle loro attrezzature, del loro modo di vestirsi. Con loro molte cose anti­che si sono fermate. Le foto testimoniano L' ultimo respiro di un tempo in transizione tra passato e presente. Infatti già dalle foto si nota un sentore di cambiamento e di modernizzazione che testimoniano un tempo attaccato al passato ma che risente già di un tempo che non è più uguale o è del tutto diverso al tempo di una volta e che tende a distendersi a un presente futuribile. Le foto parlano da sé, sono cariche di una loro forza espressiva, non hanno bisogno dì commenti ulteriori. Ad ogni foto viene affib­biata un’agile e scarne didascalia atta non a volere spiegare ogni singola fotografia ma per stimolare alla riflessione chi sta a guardarle. infatti, sono voci prese in prestito da altre opere, da ari autori poeti e scrittori contemporanei come Salvatore Ribaudo. Vito Graziano, Salvatore Di Marco, Tommaso Romano. Dacia Maraini . Giovanni Dino. Giacomo Giardina, Sara Favarò Giovanni Verga, o da canzoni di cantautori del cali­bro di Edoardo Bennato, Fabrizio de Andrè. Molte sono le citazioni prese dal Vecchio Testamento, da proverbi popolari. Chi non ha passato non vive bene il suo presente. Un popolo senza passato, senza memoria, senza storia è un popolo senza anima.

L'autore di questo elegante volume di fotografie non è un nostalgico del passato, è un artigiano foto­grafo che avverte, tra intuito artistico e sensibilità di uomo del suo tempo, che molte cose di cui è diretto testimone sono destinate a perdere memoria se `in qualche maniera non viene conservato ricordo . Un tempo le case erano tutte basse, i tetti erano spioventi e ricoper­ti di coppi. Per le strade si vedevano carretti di ambulanti, galli­ne e bambini scorrazzare senza pericolo di automobili. Nei campi ci si andava a piedi o coi muli. Non esisteva la televisio­ne. gli elettrodomestici, l'acqua veniva conservava nelle grosse giare e la si beveva a temperatura ambiente. Di tutto questo passato se non ci fosse qualcuno che ne parlasse documentandolo i ragazzi di oggi avrebbero grosse difficoltà ad immaginare che il mondo dell'infanzia dei loro genitori o dei loro nonni era com­pletamente distante e diverso da quello di cui oggi sono abituati a vedere.

Orme del tempo Un racconto per immagini "Sono ritratti di uomini e di donne di vita comune di Ciminna, volti immersi in un clima antico, anziani che hanno scolpito il loro tempo nel volto come sigillo di nobiltà, perché anche la terra è nobile con i suoi uomini quando li raccoglie in seno, quando dà fiato e amore anche nella ruvida, ancestrale condizione della difficile lotta per l'esistenza.... Sono fotografie relativamente recenti (qualche decennio fra le più antiche) ma hanno tutto intatto il rigore del documento, il, fascino di una storia antica da non obliare...." dice bene lo scrittore e poeta Tommaso Romano nel­l'introduzione ai libro. Di questo passato, infatti, appartiene la vita di Eduardo Paladino E di Vito Mauro, ambedue cinquantenni che sono cresciuti nelle strade di Ciminna dove era vita nor­male vedere per strada mucche e capre, l'arrotino o l'aggiusta ombrelli, l'ambulante che vendeva bottoni, cerniere e cotone.... di questo mondo antico, genuino e sincero, dove il tempo era scandito dal ritmo di un sano equilibrio, lontano dall'industria­lizzazione di ogni prodotto, lontano dallo smog e dalle rumoro­se e inquinanti macchine, dove i sentimenti e le emozioni ave­vano più intensità e il rapporto con le persone era più rispettoso diretto e personalizzato. Di tutto questo mondo antico è rimasto fotografato il ricordo nel cuore di quanto hanno vissuto questo tempo che possono testimoniare e commentare ai loro figli attra­verso le foto di Paladino.

" Sembra malinconicamente suggerirci il ritorno ad un mondo più puro, in cui le sublimi gioie quotidiane riprendano il posto della frenesia dei tempi moderni, dove accade, infatti, che si perda persino la percezione delle cose che ci attorniano.

Mi pare sia soprattutto questo il senso del libro di Paladino al quale, credo, vada riconosciuto il costante impegno per la con­servazione della memoria di Ciminna, ubbidendo ad un bisogno costante dell'uomo di trasmettere una testimonianza' della pro­pria esistenza. È per tale motivo che saluto con grande soddisfa­zione la pubblicazione di questo volume, un libro ricco di imma­gini, una raccolta che offre un' importate possibilità non solo di ricordare ma anche di riflettere, con una generosa e attenta sen­sibilità dell'occhio e della mente. " dalla Presentazione del libro a firma di Giovanni Avanti Presidente Provinciale Regionale di Palermo.

Settimanale di Bagheria  n. 423 del 26 dicembre 2010

 
 
 
 

SANTO LOMBINO

Lucciole pasoliniane di Sicilia

Avreste immaginato di potervi trovare di fronte (e insieme) passi della Bibbia e te­sti di canzoni di Lucio Battisti, un pro­verbio siciliano e brani di Gabriel Garcia Marquez, frasi di Andrea Camilleri e versi di Edoardo Bennato, Giorgio Gaber e Cicerone, Agostino di Ippona e Ermanno Olmi, storici locali e Giovanni Boccaccio, Lucrezio e Walt Whitman, Fa­brizio de Andrè e Tomasi di Lampe­dusa, il poeta pecoraio Giacomo Giardi­na e il gruppo Gente strana posse?

Eppure accade, e accade con piacevole risultato nel libro Orme del tempo. Un racconto per immagini di Eduardo Pala­dino, a cura di V. Mauro, con prefazio­ne di T. Romano, edito da Qanat. Il vo­lume è infatti una piccola grande enci­clopedia del mondo contadino illustrata e resa vivace dalle fotografie in rigoroso bianco/nero scattate da Paladino, già presentate in alcune fortunate mostre svoltesi in Sicilia e fuori, alle quali si accompagnano le citazioni dalla saggezza popolare o da opere musicali e letterarie scelte con sapiente acume dal curatore. Che a buon diritto può considerarsi coautore della pubblicazione, perché il li­bro sarebbe sicuramente diverso, forse ugualmente interessante ma meno ricco, senza il contributo di Mauro. In sette di­verse sezioni, le immagini fermate da Paladino fanno rivivere al lettore, con freschezza di sguardo e chiarezza didascalica, aspetti pubblici e privati della vi­ta quotidiana e degli eventi solenni della comunità di Ciminna. Centro abitato a sud est di Palermo (la cui storia ci è sta­ta narrata da Vito Graziano, Santo Gigante, Arturo Anzelmo) celebre per aver ospitato mezzo secolo fa le riprese de Il Gattopardo di Luchino Visconti, e molto recentemente, per aver offerto al­cuni edifici religiosi alle inquadrature di Baarìa di Tornatore. Paladino ci porta così nelle strade, nelle piazze, nelle campagne, nei luoghi di ritrovo, nelle case di Ciminna per farci sentire con i suoi scatti più o meno costruiti, sapori, odori, parole, suoni, pensieri di una realtà conta­dina ormai in via di sparizione o di profonda trasformazione. Un viaggio nel passato della nostra terra e dei suoi abitanti che, come ormai si è soliti dire, non è dettato dalla nostalgia, ma dal desiderio di conservare, con passione e con scienza, con affetto e spirito storico, la memoria di quanto era esistenza quotidiana per milioni di persone in ogni parte della Sicilia, d'Italia, del mondo. Nulla è realmente immobile, e lo scorrere di tutto a volte ci illudiamo di fermare fissando un dettaglio un istante un ricordo... In realtà quella esperienza si conserva in chi l'ha vissuta ed entra a far parte della sua cultura, del suo modo di essere, della sua visione del mondo ed è utile farle superare i limiti imposti dal tempo, serve sicura­mente a fornire una mappa a chi deve proseguire il cammino e ha bisogno di bussole, orientamento, GPS.

Nel 1975 Pier Paolo Pasolini, nel suo fa­moso articolo Il vuoto del potere in Italia pubblicato sul Corriere della Sera — e poi incluso nella raccolta Scritti corsari con il titolo L'articolo delle lucciole — lanciava l'allarme sulla scomparsa appunto di questi piccoli animali portatori di luce nella notte, Tale scomparsa era per lui metafora della cancellazione imminente della civiltà contadina, che aveva contrassegnato la realtà italiana nei secoli e nei millenni precedenti, e che allo scrittore-regista appariva un mondo valoria­le ed estetico più vero ed autentico delle costruzioni artificiali del consumismo e del potere televisivo incombente. Quello scritto suscitò una discussione molto ampia, ancora per molti versi non conclusa, segno che il problema che poneva non era di facile soluzione. Qualcuno definì reazionario Pasolini, qualcuno sostiene ancor oggi che reazionario lo era, ma in senso positivo. Questa pubblicazione mi sembra un modo per intervenire in que­sto dibattito, e molte delle venti persone che a vario titolo al libro contribuiscono, stimolati da Paladino e Mauro, esprimono testimonianze e ricordi dai margini di questo mondo, che molti pensavano scomparso appunto con l'avvento dei potenti e invadenti mezzi di comunica­zione individuale e di massa. Invece con­serva una sua presa ed un suo fascino, anche presso le nuove generazioni, non del tutto abbindolate dalla smagliante e volgare "società dello spettacolo", di cui aveva scritto anni fa Guy Debord. "Una comunità, un popolo consapevole — scrive Romano nella prefazione, che inseri­sce l'opera nel contesto degli studi etno - antropologici così radicati in Sicilia e della storia della fotografia italiana — hanno la pazienza di non cedere allo spaesamento. Coltivano le orme del tempo più o meno prossimo... in un impasto identitario che resiste all'omologazione, all'indistinto planetario, all'ovvio. Senza per questo vivere di ricordi incapacitanti". Può darsi che abbia quindi qualche ragione il filosofo e storico dell'arte Georges Didi-Hubermann nel saggio Come le lucciole (Torino, 2009), che invita a non disperare per ciò che sembra sia stato di­strutto da valanghe di parole inutili e miti del consumismo ipermoderno, che ci spinge a considerare le minoranze di donne e uomini che rifiutano il genocidio cultura­le, come portatori di "pensieri-lucciole", di "immagini-lucciole". Con il loro stesso improvviso apparire e sparire essi voglio­no indicare, anche inconsapevolmente, la tenace sopravvivenza di una speranza, di un pensiero autonomo, di una volontà di valorizzare, anche in tempi bui come i nostri, non il potere il successo i soldi l'effimero ma quanto di più umano c'è nella nostra specie, a partire dalla solidarietà, dalla sobrietà, dall'amore per la cono­scenza e la bellezza, dal rispetto verso se stessi, gli altri, la natura che ci contiene e avvolge." Sono scomparse le lucciole?" - si chiede Didi - Huberman, rispondendo negativamente. "Alcune sono proprio accanto a noi, ci sfiorano nel buio, altre se ne sono andate oltre l'orizzonte, cercando di ricostituire altrove la loro comunità, la lo­ro minoranza, il loro desiderio condiviso".

 

Pubblicato sul mensile SEGNO n. 319,  settembre-ottobre 2010 Palermo

e su Dialogos del 30 settembre 2010