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Vito Mauro
 
La luna crollerà
 
 
 
LA LUNA CROLLERÁ di Vito Mauro: la sostenibile leggerezza dell’essere
 

Nelle Lezioni americane, ossia il resoconto di quelle conferenze che avrebbe dovuto tenere ad Harvard e cui dovette rinunciare per la sopraggiunta morte, Italo Calvino avrebbe dedicato un’intera lezione alla ‘Leggerezza’, a quella qualità che, secondo il suo modo di sentire, la poesia deve possedere, a quella «sottrazione di peso», scrive, dalla fisicità delle cose.

La poesia, dunque, come qualcosa di etereo, ineffabile, intangibile e che gravita al di sopra della superficie delle cose? Assolutamente no! La leggerezza, afferma l’autore, si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono, per cui «la poesia dell’invisibile, la poesia delle infinite potenzialità imprevedibili, così come la poesia del nulla nascono da un poeta che non ha dubbi sulla fisicità del mondo».

Il significato di questa breve premessa è presto detto, presto si svelerebbe a chi per la prima volta si mettesse a sfogliare le pagine di La luna crollerà, Pensieri in versi, le riflessioni versificate di Vito Mauro: ogni parola è specchio di una traccia del vissuto, della materialità vitale, di un mondo pienamente concreto e concretamente pieno, ma dentro quel mondo, scriverebbe il poeta Aldo Palazzeschi, Vito Mauro soffia dentro, fino a renderlo leggero, fino a renderlo vuoto da quella consistenza che è sempre, però, la base di partenza. Vito racconta aspetti della sua vita, lo fa senza urlare, lo fa in maniera pacata, lo fa senza intenzione di trarre paradigmi universali, ma con la voglia di mettere sulla pagina un’esperienza, l’esperienza più grande di tutte che è vivere la quotidianità nell’accordo con gli altri e con il Tempo. Il paradigma che, semmai, viene fuori, è tutto personale, nasce all’interno del “focolare”, è, come dicevamo nella premessa con la voce di Italo Calvino, una sottrazione di peso, un togliere lo scheletro dal corpo, donare levità e vaporosità alla corposità di tutti i giorni.

La lettura dei versi di Vito Mauro, che tende alla leggerezza, parte però, si diceva, da un concreto vissuto, da uno sfondo vero, reale, da riflessioni sugli aspetti grandi e piccoli della vita, da considerazioni, da pensieri, appunto, sull’eterogeneità del reale e sulla sua multiforme veste. Ma nel fare ciò, sembra che Vito non cerchi mai l’artificio retorico studiato a tavolino, l’effetto straniante, l’accostamento metaforico “a tutti i costi”: la pagina è limpida, chiara, lieve, si estende nella massima semplicità per arrivare a toccare le corde del cuore di chi legge, il diapason dei suoi versi è modulato sempre su un piano che rifugge gli eccessi, che “smuove” la riflessione del lettore al momento stesso della lettura, senza necessità di cercare significati ulteriori.

«Ti ricordi?/Ricordo il passato che ritorna/non dimentico/le privazioni/le sofferenze,/i sacrifici dei miei/non si possono dimenticare». Queste righe, tratte dal componimento Ti ricordi?, ci appaiono tra le più emblematiche in tal senso, danno l’idea di levità e semplicità sottesi alla poesia di Vito Mauro, perché il ricordo del passato è carico di frammenti di vita forse anche più del presente stesso, il recupero dei giorni trascorsi è scandito da mille e mille momenti e di questa molteplicità la pagine di chi scrive ne risentirebbe. Ma la riflessione di Vito Mauro è immediata, nei versi isola quei termini che sono latori dei massimi significati e così esaurisce ogni artificio formale, la pagina è nuda, immediata, silenziosa e roboante al tempo stesso, nell’assunto che basta un niente per comunicare una sensazione.

La poesia di Vito Mauro è questa, nasce dalla vita e così a noi si presenta, senza intermediari, senza particolari ulteriori, in maniera pacata, leggera, testimone di un mondo pesante ma dentro cui l’autore soffia dentro: che si sia poeti o meno, soffiare dentro il mondo di tutti i giorni per renderlo leggero è forse la saggezza che da questo libro si può trarre. Allora, ci chiediamo, la luna crollerà? Nella frase che dà il titolo alla raccolta è sotteso un fondo malinconico, triste, doloroso? Forse, ma il senso di attaccamento alla vita, la consapevolezza delle gioie da essa derivanti sono forze che scaturiscono da ogni pagina, così l’anima si abbandona, malgrado attimi di sconforto, alla speranza, «Con l’entusiasmo di un momento/senza false promesse/con l’armonia del cuore/senza abbagli d’avventura/con fiducia al valore della vita/senza sognare»; una speranza che anima e aiuta senza urlare, con estrema leggerezza, in modo silenziosamente roboante.

Giuseppe La Russa